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lunedì 27 maggio 2013

Numero 90 - Siamo davvero un popolo di scrittori e poeti! - 27 Maggio 2013

Siamo davvero un popolo di scrittori e poeti! Scoperto casualmente nel web, voglio proporvi questo breve racconto che ho trovato originale e con un paio di passaggi, a mio giudizio, poetici. Complimenti a Marcello!
Buona lettura!

PRIMO LANCIO
di
Marcello Molteni


L'odore di cherosene combusto mi sta impregnando le narici.
Il G222 è pronto a ingoiarci nel suo capiente ventre, con le eliche che frustano l'aria e col frastuono dei motori che impedisce di sentire qualsiasi cosa se non urlata; i gesti convenzionali imparati durante il corso diventano inaspettatamente indispensabili ora.
Sto salendo, assieme ad altri 27 allievi paracadutisti della mia compagnia, sul vettore dal quale effettueremo il primo lancio: più della metà di noi non ce l'ha fatta ad arrivare a questo punto, e magari altri rinunceranno proprio da adesso al momento del "Via".
Siamo in volo da un tempo difficilmente quantificabile, l'emozione è viva ma tenuta sopita da mille pensieri, anche contrastanti tra di loro, che affollano le nostre menti.
I portelloni vengono aperti e il già notevole rumore di sottofondo si trasforma in vero frastuono.
Siamo alla resa dei conti ora: sta arrivando il momento culmine per il quale abbiamo fatto esplicita richiesta volontaria di far parte di questa brigata, passato attraverso test medici, superato il corso palestra e soprattutto tenuto duro a livello psicologico durante tutto questo periodo che ci ha scagliati dalla comoda vita di ragazzini in famiglia in una situazione diametralmente opposta, un'altra dimensione letteralmente.
Per uno strano scherzo del destino, o per un errore non saprei,  sono il primo alla porta del primo passaggio, praticamente sarò il primo ad uscire dall'aereo assieme al mio corrispettivo all'altro portellone; un "onore e onere" che, abitualmente, è prerogativa dei sottoufficiali o graduati istruttori.
Ci alziamo e ci avviciniamo al portellone.
Vedo il verde e il marrone della soleggiata campagna toscana che scorre a 450 metri sotto di noi: è tutto bellissimo e intriso di un certo alone di poesia.
Ho il cuore stranamente leggero e un po’ fatalista, anche se per un attimo la fatidica frase "Chi me l'ha fatto fare?" scorre veloce da un lobo all'altro del mio cervello.
Seguo le istruzioni e faccio i movimenti giusti e prestabiliti ripetuti centinaia di volte durante il corso; sono un automa ma cosciente della mia preparazione umana fatta di nervi, cuore, muscoli e cervello necessari per un atto del genere.
Lancio uno sguardo alle mie spalle e vedo gli altri che mi guardano con sguardi che vanno dal curioso, al preoccupato, al rilassato, al catatonico.
Presumo di aver sorriso, poiché vedo diversi di loro sorridere a loro volta.
Il direttore di lancio si sporge dal portellone per controllare l'avvicinamento: il vento deforma le sue guance in un modo che avrei ritenuto buffo in altre occasioni.
Si ritira dentro e mi fa cenno di andare alla porta: ci siamo.
Mi affaccio, mani sul portellone, piedi nella giusta posizione, ginocchia flesse pronte per slanciare all'esterno  il mio corpo compresso come una molla.
Le istruzione urlate nelle mio orecchio destro sono quelle che mi aspetto, è come se fossi ancora in palestra a simulare il tutto da un semplice gradino di 20 centimetri, e non sull'orlo di un urlante velivolo lanciato nell'aria.
Sento in contemporanea il "VIA!" del direttore di lancio e la pacca sulla spalla destra e sono già fuori quasi fosse una cosa automatica che faccio da sempre, e non per la prima volta.
Lo schiaffo del vento è inaspettatamente forte, e mi gira con la gambe parallele alla carlinga, mentre il rumore dei motori è a livelli inaccettabili di decibel.
Non faccio a tempo a riprendermi da quella sensazione inspiegabile mista di incoscienza, adrenalina, lucidità, terrore, eccitazione, frastuono, che tutto è già finito o quasi.
Guardo in alto e vedo la velatura che si dispiega correttamente con un forte fruscio di lenzuola sbattute e, all'improvviso il silenzio più totale.
Sto galleggiando nell'aria, morbidamente appeso al paracadute bianco completamente aperto: noto stupidamente come dal mio punto di vista somigli così tanto a una grossa, serica, medusa che si stia muovendo nell'aria.
Ho voglia di gridare di gioia ma il mio urlo rimane interiore e intimo.
Mi volto e vedo l'aereo oramai lontano e gli altri paracadute bianchi aperti nel cielo che è di un azzurro che più azzurro non si può; nel silenzio sento, in lontananza, grida di gioia liberatorie: sorrido, evidentemente non tutti siamo uguali in questo.
Mi godo qualche attimo la discesa ma è già tempo di mettere mano alle funicelle per prepararsi all'atterraggio; cerco di girarmi controvento e mi preparo esageratamente in anticipo con le gambe flesse pronte all'atterraggio.
Sento i primi rumori "terreni" e vedo il suolo che si avvicina prima in maniera esasperatamente lenta poi a velocità maggiore e infine esponenziale, ma so che è solo illusione ottica, o perlomeno prospettica.
Ecco l'impatto, non resisto al terreno né gli sfuggo, come ci hanno insegnato: lo assecondo ed eseguo la semicapriola in maniera pressoché perfetta, per assurdo molto meglio di tutte le volte che l'ho fatta in palestra.
Rimango un attimo sdraiato sulla schiena, col fiatone, ma non per stanchezza, solo per scaricare il residuo di adrenalina, e vedo gli altri che stanno atterrando anche loro.
Mi rialzo, sgancio tutta l'attrezzatura, la insacco, me la carico sulle spalle e mi porto verso il punto di concentramento.

Sono passati solo pochi minuti dalla mia uscita dal portellone, ma in quella breve scheggia di tempo tutto è cambiato, nulla sarà più come prima.

21 commenti:

  1. Per rispondere a queste domande, vi ricordo come si fa ad inserire il commento: sopra lo spazio dove dovreste scrivere il testo c'è una scritta che dice COMMENTA COME e sulla stessa riga trovate una piccola freccia sulla quale dovete cliccare; uscirà un elenco e cliccate su NOME/URL, si aprirà una nuova finestra e dovete scrivere il vs nome o nick dove c'è scritto NOME; poi cliccate su CONTINUA, inserite il testo e cliccate su PUBBLICA. Più facile di così!!!

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  2. cinzia chiaretta27 maggio 2013 20:41

    si,rende molto l'idea, l'ho vissuto da civile e il primo lancio è terribilmente adrenalinico....non che dopo sia molto diverso, ma in qualche modo ci si abitua al fatto che si è in grado di buttarsi fuori !!!! baci a tutti.....Cinzia C.

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    1. Ciao Cinzia:-) ti sei lanciata??? Racconta!!! Io non ne avrei mai il coraggio! Anche se credo sia una di quelle imprese che se riesci a fare, ti fanno alzare l'autostima a manetta e non hai più paura di niente;-)

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  3. cinzia chiaretta27 maggio 2013 22:40

    Lezione di volo....


    “Ragazzi si và!”
    Mi avvio e non so se è più l’entusiasmo o il terrore per questo battesimo.
    Mi siedo davanti ai miei compagni in fila e la vibrazione ed il rumore aumentano.
    Sento l’aria fresca che entra dalla fiancata aperta mentre il terreno si allontana.
    Chi ho di fronte controlla l’altimetro e mi guarda fisso negli occhi. Spero non legga la mia paura, non ho più saliva e sono un blocco di marmo.
    “Motore”
    L’aereo rallenta, e lascio i miei piedi penzolare fuori nel cielo,un attimo
    “ Via!”
    Apro le braccia e mi lancio, l’aria sembra solida,uno strappo e vedo le funicelle allungarsi e spalancarsi la velatura. Tutto bene!, prendo i comandi e padrona della mia ala disegno delle ampie spirali. Ora sono tre le vele colorate in questo immenso azzurro e si sente soltanto lo sventolare delle loro tele. Nemmeno una nuvola sull’appennino e mi pare di scorgere il mare all’orizzonte. Vedo il paesaggio avvicinarsi e le case farsi poco per volta più grandi.
    Devo tener d’occhio la quota e individuare il campo d’atterraggio. La manica a vento dirige la mia discesa e tocco terra con l’eleganza di un albatros, ruzzolando violentemente sul prato.
    Sporca di erba e terra mi rialzo e cerco di recuperare il paracadute.
    Applausi e risa dagli spettatori; io ho il cuore impazzito e l’adrenalina alle stelle.
    Il mio primo volo, una meraviglia concentrata, in pochi ma intensi minuti.
    Per tutta la vita mi ricorderà che posso affrontare e sconfiggere le mie paure.

    avevo 33 anni e le mie 2 bimbe più grandi mi chiedevano "mamma oggi le ali di che colore te le danno? perche noi ti guardiamo col binocolo!". non ero molto sana di mente già allora.....

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    1. E chi l'avrebbe mai detto che la dolce Cinzia Chiaretta avesse tutto questo coraggio!! Brava! Ma ora mica lo fai ancora, vero??;-)

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    2. Marcello Molteni28 maggio 2013 11:21

      Complimenti Cinzia.... stesse emozioni vedo.. :-)

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    3. cinzia chiaretta28 maggio 2013 22:01

      ciao, non mi lancio più da tanto tempo...negli ultimi anni solo canottaggio e sci, ora escursioni in montagna e palestra per problemi di spalle....a causa del mio lavoro ho forti contratture al collo che sto cercando di risolvere con grandi difficoltà....si avvicinano i 50 e la cosa non mi piace affatto !!!!!!! saluti a tutti.

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    4. Uè, ma non ti facevo così sportiva! Sei una sorpresa! Per i tuoi dolori... peccato essere lontante;-) Ti avrei fatto un po' di zen shiatsu;-)

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    5. cinzia chiaretta29 maggio 2013 20:55

      grazie per il pensiero del massaggio, sarebbe stata un'opportunità che non avrei perso.....a presto !

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  4. Ippolita la regina della litweb28 maggio 2013 09:01

    Bravissimo lui a scriver così.
    BRAVISSIMI tanti a volare nel cielo.
    Bravi vi invidio
    Io ho le vertigini anche ad un metro da terra.
    Bravi e bravi
    ciao
    ippolita

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    1. Ciao Ippi, anch'io soffro di vertigini;-) quando sono andata sulla cupola di S. Pietro, le guardie mi guardavano sospette perché io stavo in un angolo spiaccicata contro la parete con uno zainetto in mano (avranno pensato che fossi una terrorista:-\...) e non m avvicinavo alla balaustra per la paura...;-)

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  5. Marcello Molteni28 maggio 2013 11:19

    Grazie Stefania!

    Di solito tutte le "prime volte" ti lasciano qualcosa, o nel bene o nel male.
    In questo specifico caso, le "volte" sono state tante dopo questa prima e ho provato la soddisfazione di continuare questo sport fino alla caduta libera dopo aver terminato il servizio militare. Certo esserci arrivato così, nella maniera più dura possibile, vedendo tante persone che mollavano, è stata una soddisfazione personale immensa, che può poi essere fraintesa per megalomania narcisistica poi... ma eravamo militari, addestrati per evenienze che tutti speriamo non debbano più presentarsi.

    Grazie a tutti!

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    1. Secondo me non si tratta di megalomania narcisistica;-) ma di vero e proprio coraggio:-) e penso davvero sia una bella soddisfazione personale che rende più sicuri di sé;-)

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    2. cinzia chiaretta30 maggio 2013 13:08

      per me è nato tutto da una battuta del ragazzo di mia sorella (di 7 anni più giovane )che si era iscritto al corso e mi chiese "vieni anche tu ?". col disappunto di mio marito (ora ex) io dissi di si,così partecipai al corso teorico paramilitare in una caserma dietro il teatro Regio a Torino, 20 uomini e 3 donne,poi ci lanciammo a Novi Ligure,vincolati da 1200mt. prima si lanciavano i tondi, poi noi ala. Ho una decina di lanci all'attivo e non sono riuscita a fare la progressione per arrivare alla caduta libera causa una frattura....ora di quella esperienza mi rimane un Thunderbird tatuato sul polso destro....e non solo !
      saluti a voi tutti ,in particolare a Marcello per la sua curiosità !

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    3. Complimenti! Io non ne avrei mia avuto il coraggio!;-)

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  6. buongiorno,
    una volta sono stato anch'io nel ventre di un G222,è esattamente come lo ha descritto lui.Però io non dovevo lanciarmi.
    E' un dono fantastico quello di poter scrivere , condividere momenti , emozioni di vita vissuta...come se in quei due minuti di lettura fossimo stati noi a lanciarci con il paracadute.


    Grazie Marcello
    Grazie Cinzia
    Grazie a chi scrive

    saluti
    Daniele

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    1. E che ci facevi nel ventre di un G222? Racconta!

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  7. ippolita socialnews tiscali29 maggio 2013 15:16

    Che cos'è un G222?
    Guardo su google
    Daniele, evvabbè che sei un uomo...del 70
    ma racconta, dai

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    1. Infatti, Ippi, diglielo anche tu! Racconta, racconta!!

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  8. E brava Stefania!!!

    Sai davvero scovare talenti nel web!!!

    E' stata veramente una lettura molto coinvolgente, Marcello Molteni ha saputo trasmettere l'emozione del volo con spontanea facilità, tanto da infondermi la sensazione di totale vitalità adrenalinica dall'inizio del lancio con il paracadute fino all'atterraggio.

    Complimenti a Marcello Molteni per la sua scrittura e grazie a te per averlo proposto in questo Blog dove si fanno, giornalmente, voli di fantasia meravigliosi!

    cinzia

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    1. Alla fine diventeremo più famosi dei talent show televisivi;-)

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