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lunedì 29 giugno 2015

Numero 220 - Intervista a Marlene De Pigalle - 29 Giugno 2015



Marlene ed io, stesso editore, e così le nostre strade s'incrociano. C'è qualcosa che m'incuriosisce: mi trasmette un sogno dentro i suoi occhi che assomiglia al mio, e ne scorgo anche la fatica e l'impegno per realizzarlo. Come si dice... questione di feeling?
Decido di approfondire. E di fare conoscere anche a voi, amici del Blog, questo personaggio.
Entriamo insieme nella conversazione tra me e lei.

Chi è Marlene De Pigalle?
Chi è Marlene De Pigalle? E' una "bugia" nonché l'espressione della mia verità (come scrissi già in un monologo che interpretai a teatro in "Dieci storie diversamente normali" diretto da Alessandro Sena). Mi occupo prevalentemente di arte poiché le mie espressioni più vere, i miei messaggi più profondi, le mie liberazioni più intime e sincere le comunico attraverso la creazione. 
Ad esempio in teatro, dove lavoro come attrice en travestì, con le storie vissute dai personaggi raccontati sui copioni, cerco di scavare a tal punto da giungere a un legame con le mie esperienze umane. Anche in quel caso la bugia diventa espressione di verità. Cosa che ho capito fosse più giusta da seguire anche per quanto riguarda la mia personale esperienza nel mondo della scrittura. Per me trattasi di un'avventura del tutto nuova. E nonostante io abbia raccontato delle favole, nel mio libro "Come le farfalle e altri racconti", sono partita anche qui da una suggestione, legata a un'esperienza vera, un sentimento vivo e bruciante.

Mi sembra di capire che tu viva il tuo essere artista, sia nel teatro, sia nella scrittura, come fosse un viaggio catartico: è così?

Credo sia giusto così. Non si può "scimmiottare" quello che non si conosce, se vogliamo parlare di concetto di verità, di emozione. Certo, quando ho interpretato Baby Jane in "Hanno trovato Baby Jane", sempre con la regia di Sena, il personaggio era molto lontano da me. Ma i ruoli più distanti alla fine sono i più interessanti per l'esperienza di un attore. Malgrado ciò ho trovato dei profondi legami con me, ed è stato bellissimo. Siccome il personaggio era di una pazza alcolizzata, ed io sono astemia, una sera mi sono intenzionalmente ubriacata (senza superare i limiti per non perdere coscienza), per registrare come reagisse il mio corpo, come si modificassero i movimenti e il modo di parlare... Questo è un banale esempio per far intendere come io vada alla ricerca della cosiddetta "verità"...

...L'Arte come ricerca di sé, dunque, alla scoperta di noi stessi, anche dei propri lati oscuri: quali sono i tuoi? Anche se, mi rendo conto, questa domanda è quasi una contraddizione, in quanto i lati oscuri sono tali perché non si raccontano...

Io li racconto tutti, ma sempre attraverso dei personaggi che interpreto o dei testi che scrivo... Sia in bene che in male è questo il modo in cui mi racconto.


Parliamo del tuo libro: cosa te lo ha ispirato?

L'idea di pubblicarlo si è rafforzata maturando lo scopo di sostenere, con la vendita, la ricerca sulla fibrosi cistica attraverso la ffc (Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica Onlus). E' un libro composto da quattro fiabe. Chi le ha lette ha confermato il mio pensiero che siano racconti anche per adulti e non solo per ragazzi. La fiaba principale da cui prende il titolo il libro è "Come le farfalle", scritta immediatamente dopo la perdita di mia nipote Claudia nel 2010, per via della fibrosi cistica. Rifugiarmi in un mondo immaginario per trasfigurare il dolore in qualcosa di bello, mi ha permesso di non rimanere schiacciata dalla grande angoscia che in quel periodo conviveva con me. In quel racconto mantengo Claudia viva e a me vicina. Attraverso gli elementi che lei amava mi si sono schiuse le porte di un mondo magico. Non racconto la sua vita, ma mediante le immagini inventate di una fiaba, traccio  degli "scarabocchi" allegorici che rimandano a lei. Rileggendola, io rivedo lei. Un lettore estraneo si immerge semplicemente in una fiaba, spero gradevole. Le altre tre favole appartengono a una selezione di vecchi scritti generati in fasi diverse della mia vita; li ho rispolverati, rielaborati e vestiti con abiti nuovi, cercando di dare a loro una dignità adeguata per la divulgazione. Ed è così che è nata questa piccola raccolta.


Come vivi questa esperienza editoriale, rispetto a quella del teatro, che mi pare ti appartenga da più tempo?

Teatro, cinema e la narrativa sono accomunati dalla possibilità di raccontare storie. Il linguaggio è diverso per ciascuna di queste forme, ma la finalità è la stessa. L'esperienza letteraria, per me prima in assoluto, è stata una rivelazione. Giungere, attraverso uno scritto, al cuore di tante persone; scoprire che ognuna di loro vive il mio testo in modo diverso e personale. Conservano le mie pagine nella biblioteca di casa e questo  mi emoziona. Vedo che il libro, una volta che è nato, conduce una vita propria. Quasi si distacca dall'autore. E' come un figlio che viene al mondo e intraprende il suo cammino, basta saperlo ben guidare all'inizio. Un libro sopravvive a chi l'ha scritto e forse, un domani quando non ci sarò più, potrà capitare che qualcuno lo legga e ciò mi restituirà la vita nella piccola esperienza di lettura che potrà compiere. E' un'esperienza eccitante che mi ha dato il giusto stimolo per far sì che seguiti con la realizzazione di nuovi progetti. Il prossimo, già in stesura.

Ti capisco perfettamente. Condivido i tuoi pensieri, essendo anch'io scrittrice.
Ti va di raccontarci come ti sei avvicinata al mondo artistico? Quale è stata la circostanza della vita che ti ha portato su un palco, per esempio...

L'incontro col teatro è stato casuale. Il primo approccio ci fu nel lontano 1993. Frequentavo l'Istituto d'Arte e il pomeriggio seguivo un corso di teatro tenuto da un giovane regista, Davide Iodice, diplomatosi all'Accademia d'Arte Drammatica Silvio D'Amico. Da  lì è partito tutto. Ho scoperto il mio amore per questo mestiere. Ho frequentato poi una Compagnia locale (io sono della provincia di Frosinone) per poi trasferirmi a Roma, dopo il diploma, a studiare arte drammatica per rendere la mia passione un vero mestiere. E così è stato. Da Claretta Carotenuto, figlia del noto Mario, mia grande insegnante, a Luciano Damiani (che fu la fortuna scenografica di Giorgio Strehler negli anni d'oro del "Piccolo" di Milano, ricordato nei testi di storia del teatro come uno dei più grandi scenografi del '900), a Nadia Rinaldi, Augusto Zucchi e tanti altri nomi importanti fino al felice sodalizio artistico con Alessandro Sena, col quale oggi recito in spettacoli che reputo davvero poetici e bellissimi.


Un percorso ricco che sicuramente ha fatto di te un'artista a 360°! Immagino che questo cammino non sarà stato privo di ostacoli: quali e come li hai superati?

Molto lo devo ai miei. A mia madre che usava i suoi risparmi non serbando nulla per sé, ma destinandoli ad aiutarmi per studiare a Roma. E' un lavoro che vogliono fare in troppi e molto spesso non si tratta di persone predisposte ma solo accecate dall'idea futile della visibilità, per assecondare un bisogno narcisistico e non perché abbiano doti e contenuti da esprimere. C'è un grande sottobosco nel mondo del teatro e bisogna seminare  bene per raccogliere frutti, dimostrando di essere artisti seri e preparati. Oggi lavoro prevalentemente per conoscenza. Dopo tanti anni ho ridotto all'osso le lunghe file di attesa ai provini. Non ne faccio quasi più e lavoro con chi ammiro e, a sua volta, mi apprezza. Non si riesce a vivere solo di questo mestiere. Ecco il maggior rammarico. Sono fortunata a farlo, questo sì, ma non ci vivo. Come quasi la maggior parte dei componenti del sottobosco a cui accennavamo prima, si devono svolgere altri lavori per tirare avanti, in attesa che arrivi un nuovo progetto artistico. Per diversi anni ho potuto campare solo di questo, ed era un sogno. Ma fare gli artisti vuol dire essere precari. E' noto a tutti!

Tirando le somme, ritieni che la Vita, fino a questo momento, sia stata generosa con te?

Generosa, no. Nel senso che non mi è arrivato nulla gratuitamente. Ogni cosa è stata voluta, perseguita, sudata.
Però, se mi guardo indietro, vedo realizzate diverse cose molto belle, questo sì!

Oltre a promuovere il tuo libro "Come le farfalle", attualmente ti possiamo venire a vedere a teatro?

Attualmente no. La prossima stagione teatrale è in fase di pianificazione, ma non svelo mai nulla se non a tempo debito. Sembrerà sciocco, forse, ma le buone regole della scaramanzia preferisco non infrangerle. Invece sono alla vigilia di un progetto cinematografico. Un film corto ispirato a un bellissimo testo di Cocteau dove sarò l'unica interprete... Ma anche qui rischio di rivelare troppo... Il prossimo anno, se tutto va bene, lo si potrà vedere. A giorni scatterà il primo "Ciak"...

Bellissimi progetti! 
Ammettiamo che io sia la tua lampada di Aladino, cosa mi chiederesti di realizzare? Ti risparmio la risposta "la pace nel mondo"!

Un sogno semplice, non troppo ambizioso. Dopo anni che sono a Roma, mi piacerebbe poter tornare al paese, vivermi i miei e continuare questa nuova avventura della scrittura. Svegliarmi al mattino al suono e al profumo della campagna, trovare nuovi ispirazioni per i miei testi... Lontana dal caos, dal frastuono, dalla frenesia, dalla routine della vita in città, che adesso non mi piacciono più.

Un sogno realizzabile anche senza lampada...
Dove possiamo acquistare il tuo libro?

Fortunatamente si trova negli scaffali di molte librerie e lì dove non fosse presente, lo si può comunque ordinare. Dico "fortunatamente" perché sono approdata nella giusta casa editrice, onesta, con libri distribuiti in tutta Italia, da "laFeltrinelli", "Borri Books" ad altre librerie.
"Fortunatamente" perché nella piccola editoria ci sono tanti volponi. Ho ricevuto non so quante proposte di pubblicazione, ma quasi tutti volevano contributi e non avevano distribuzione. Poi quando stavo per gettare la spugna ho incrociato Rapsodia Edizioni e la direttrice editoriale, grande e serissima professionista, Eleonora Lo Nigro. Ha accolto il mio progetto che è diventato "nostro"  e ad oggi ha ottenuto ottime vendite! Oltre lei vorrei ringraziare la cantante Laura Valente (Matia Bazar) mia grande amica, che ha curato la prefazione; l'illustratrice Alexia Molino che ha unito, insieme alle mie illustrazioni, le sue bellissime tavole ad inizio di ogni capitolo; Roberta Volpi che ha curato l'editing con attenzione e amore e ha tracciato una toccante sinossi che accompagna il mio libro. Per concludere, i lettori più pigri che non hanno voglia di recarsi in libreria, lo possono acquistare negli store on line.



In bocca al lupo, Marlene De Pigalle! Ti seguiremo!

Alla prossima,
dalla vostra
Stefania Convalle

Per ordinare "Come le farfalle e altri racconti" direttamente dal sito della Casa Editrice, cliccate qui:
http://www.rapsodiaedizioni.com/portfolio-item/come-le-farfalle-e-altri-racconti/




1 commento:

  1. Per rispondere a queste domande o per lasciare un proprio pensiero, vi ricordo come si fa ad inserire il commento: sopra lo spazio dove dovreste scrivere il testo c'è una scritta che dice COMMENTA COME e sulla stessa riga trovate una piccola freccia sulla quale dovete cliccare; uscirà un elenco e cliccate su NOME/URL, si aprirà una nuova finestra e dovete scrivere il vs nome o nick dove c'è scritto NOME; poi cliccate su CONTINUA, inserite il testo e cliccate su PUBBLICA. Più facile di così!!!

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