Anime Antiche

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mercoledì 11 marzo 2020

Numero 318 - A tu per tu con la paura - 11 Marzo 2020


Chi non ha paura, in un momento come quello che stiamo attraversando? Credo sia un sentimento diffuso. 
Mi sono chiesta se sia meglio ignorarlo o esternarlo.
Ma siccome io, come tanti di voi, ho l'arma della scrittura che mi è venuta in soccorso in tanti momenti difficili della mia vita, ho pensato che parlarne serva a esorcizzare la paura.

In queste settimane, da quando circola quel virus lì, dal nome quasi regale - corona - ognuno di noi deve fare i conti con le proprie paure, alcune ataviche, come quelle di non avere sufficiente cibo, di dover affrontare la fame, e allora si mangia, si mangia, si mangia...

La mia vita non è cambiata di molto, stavo a casa prima e sto a casa adesso, lavorando tra le mie quattro mura. Ma è cambiato il mio sentire, la paura dell'ignoto, la paura di qualcosa fuori dal nostro controllo.

#iorestoacasa, sì, l'unico mezzo per proteggersi. 

Ma dobbiamo fare  i conti con noi stessi, con il personale equilibrio, per non farsi prendere dall'ansia.

E allora, amanti della scrittura, 
usiamo lo strumento che amiamo: le parole.

Scrivetemi il vostro rapporto con la paura in questa situazione contingente. Intanto il tempo passerà e la luce in fondo al tunnel sarà più vicina.

Inviatemi i vostri testi a steficonvalle@gmail.com, in allegato. Se volete accompagnare la vostra mail anche con una foto che accompagni il vostro testo, posterò il tutto in questo numero del blog.

Approfitto di questo spazio per ricordarvi che gli animali non rappresentano un pericolo e quindi NON ABBANDONATE i vostri amici pelosi! Tra l'altro, in questo periodo, loro riescono a strapparci un sorriso e li possiamo coccolare a volontà :-)



Unica cosa che vi chiedo.
Parlate di voi, non fate comizi coinvolgendo la politica etc etc. Grazie.

Vi aspetto!


Stefania Convalle (e Pepe)

A voi la penna...



Costanza Trotti


Il tempo non corre più, sembra fermo come le lancette del vecchio orologio a pendolo, messo in bella posa perché fa storia. A dire il vero anche i miei piedi non camminano, dondolano su e giù, prima uno poi l'altro, sotto il peso delle gambe incrociate sul divano.  Io che, appena rientrata, ero già pronta sulla porta a prendere il volo, le chiavi dell'auto in mano e il rombo del motore a graffiare l'aria, ora sono relegata in questo angolo di casa. Notizie tragiche, paura, disperazione, impotenza, facce che salutano attraverso un video, affetti lontani ostaggio di blocchi aerei, divieto di quelle visite piene di coccole, tutto così assurdo, sembra uno di quei sogni che si ha fretta di svegliare. Siamo nel mezzo di una catastrofe e non vediamo la fine. E allora si legge, pagine e ancora pagine diventano compagne di solitudine, fiumi di parole riempiono le giornate, non importa se son mute, per ora è così che deve andare. Chiamatemi forte e subito quando le mani potranno stringere altre mani e gli occhi tuffarsi nello specchio di mare a me tanto caro.
...


Valter Manunza



Qualche mese fa passavo da Via dei Pensieri tornando dal lavoro. Insisteva lunga, dritta e muta, tra il Circolo del Tennis, l’ippodromo e lo stadio, a sinistra; il campo da rugby, la piscina e il campo di atletica, a destra. Una strada muscolosa, sudata, riempita di solito dal vigore dei ragazzi e che invece era vuota e triste.

Passando, dicevo, vidi verso la fine, poco prima della pista di pattinaggio, dando un’occhiata distratta alla mia destra, una finestra chiusa al primo piano di una casa angusta .
Non era semplicemente chiusa, era stretta e sofferente, prigioniera di un rampicante prepotente.
Mi fermai, curioso, per capire se anche questo fosse l’effetto della regina arrogante che, senza regno e senza trono, fissandoci con gli occhi a fessura e l’aria spavalda, ci aveva costretti in casa. Subdola e silenziosa ci aveva fatto tutti rossi e novelli Pilato in fila ai lavandini, ci minacciava anche per un semplice bacio, una stretta di mano; e anche se avevamo resistito, imparato a colmare il vuoto degli abbracci con gli occhi, a stringersi intorno a dei sorrisi, quella finestra mi dette l’inquietudine del prigioniero.
Passai altre volte e al buio vidi una luce scappare da sotto la porta e allora mi informai e seppi che lì abitava Ettore. Lo conoscevo. Lo incontravo qualche volta al bar di fronte o in tabaccheria, dietro l’angolo, dopo la farmacia. Comprava sempre il sigaro toscano, l'Originale, diceva. Era un vecchietto svelto, alto, magro, con le guance scavate, la faccia arrossata. Aveva sempre un portamento dignitoso e gli occhi un po’ acquosi. E sorrideva.
Quando m’informai mi dissero che si era chiuso in casa perché lui questa cosa non la poteva soffrire. Lui che viveva in mezzo agli schiamazzi dei ragazzi, e li vedeva correre e saltare, e sentiva i fischi, i cori dello stadio, e li vedeva scherzare affacciato a quella finestra al primo piano. L’aveva chiusa e non l’aveva aperta più. Non aveva più voluto sapere niente, sentire niente di questa cosa che era un vecchio e doveva stare attento.
Leggeva i suoi libri, ascoltava la sua musica. Si faceva portare qualcosa da mangiare e un sigaro ogni tanto, toscano originale. Era solo e non apriva quasi a nessuno.

Oggi ho pensato a lui. Il tempo è passato, c’è un venticello caldo e tutto ondeggia dolcemente tra i riflessi d’oro, è il momento dei fiori che baciano le api. C’è confusione e macchine che passano e motorini che sono urla di giovani lupi. Sorrisi del sole quando cede il passo tardi alla notte. Sul rampicante alla finestra sono nati dei boccioli rossi.
Ho bussato e bussato ancora. 
Ettore!, ho gridato. Ha aperto piano la porta. Il sole ha guardato dentro casa, lo ha baciato in fronte e gli ha illuminato gli occhi che mi guardavano come chi sa ma non ricorda.
Ettore, gli ho detto, non hai sentito? E mentre sbucava fuori dalla porta allungando il collo rugoso e sottile come un uccellino dal nido, tra l’interdetto e l'incredulo, non ho sentito niente, ha sussurrato quasi in gola.
Ho allargato le braccia e ho stretto quelle ossa piccole chiuse in una giacca grande.
Hanno detto che ci possiamo abbracciare.
...


Tiziana Mazza

Vita al tempo di Coronavirus

Le giornate scorrono lente e veloci allo stesso tempo; è strano, da quando sto chiusa in casa mi sembra di avere meno tempo per fare tutte le cose che vorrei fare, come dedicare maggior tempo alla lettura e alla scrittura. Non so come, ma le giornate scorrono senza che io riesca a concludere niente, non riesco a concentrarmi, un occhio al libro e uno alla TV. I social sono inondati di messaggi terroristici, ho deciso di non guardarli più, ma poi inevitabilmente mentre li consulto per trovare gli amici, l’occhio viene attratto da questo o quel post catastrofico e il tempo scorre senza che neanche me ne accorga.
Stare in casa di per sé non è così male, ma di tanto in tanto bisogna pur uscire per fare la spesa, e allora ecco che bisogna bardarsi come se si dovesse andare in un reparto infettivo e, in effetti, è così: mascherina, guanti, occhiali. Il respiro difficoltoso, lo slalom per strada e al supermercato per stare più al largo possibile dalle poche persone che si incontrano, l’incubo del cosa compro? L’addetto al reparto salumi - incredibile - non porta la mascherina, meglio comperare imbustato. Il must di fare in fretta per tornare al sicuro fra le proprie mura il più presto possibile, naturalmente dopo aver effettuato tutte le sanificazioni di rito! Le mie povere mani! Ormai assomigliano sempre più a carta vetrata nonostante i chili di crema spalmati sulle sue superfici.

E poi guardo la mia cara mammina, prossima ai 90 anni e prego affinché il malefico Covid-19 non si accorga di lei, perché per lei, in questi assurdi tempi da overbooking del reparto terapia intensiva negli ospedali, quasi certamente un respiratore non c’è. 
...



Venerina Gabriele
Noi siamo l’Oltre


Forse è giunto il momento di prendere consapevolezza che la vita va oltre la realtà che vediamo e percepiamo con gli occhi della nostra umanità. Aggrappati alla materia, fino adesso abbiamo corso verso mete e confini illusori. Accecati dall’Io, dal di più, dal potere, dall’egoismo, spesso non ci siamo curati del simile, del creato e delle creature. Spesso nell’illusione momentanea del quieto vivere, abbiamo calpestato il bisogno di chi implorava aiuto e amore. Spesso abbiamo sostituito l’essenziale e il giusto, con il superfluo e la spazzatura verbale, visiva e materiale che ci ha sommersi. Adesso l’Autore di questa grande opera chiamata Vita ci impone di fermarci. Ci impone il silenzio. Silenzio per pensare e rivedere le priorità,  il senso di questa permanenza in questo frammento di universo.
Fuori da ogni frastuono, liberi dalla corsa verso il nulla, accecati da luci e miraggi di ogni tipo, nella solitudine che scorre lenta e impregna le ore, scopriamo l’immensità della vita illuminata dai colori dell’arcobaleno, nella sue molteplici sfaccettature. Introspezione, meditazione, contemplazione; sono momenti di arricchimento e di innalzamento dell’anima. Ma fino a pochi giorni fa, queste erano sole parole che si intercalavano mute fra illusorie necessità e preoccupazioni del vivere quotidiano. Abbiamo tanto logorato e sbiadito le parole con le certezze abusate e frammentate. Adesso è il momento di ascoltare la voce dell’anima che acquieta ogni tempesta. E’ il momento del risveglio e di aprire gli occhi verso nuovi orizzonti di pace, di Amore, di connessione di anime in cammino verso nuovi lidi. La
paura ci imprigiona, la consapevolezza che noi siamo l’Oltre ci rende liberi.
...


Elena Caio
Appunti di diario di quarantena

Ventunesimo giorno di quarantena.
Qui casa tutto bene, per ora, per me, per noi. Sappiamo che là fuori c’è un mondo silente che stride con quello degli ospedali. Lì è tutto un via-vai di ambulanze, di corse contro il tempo, di mascherine sudate. Eroi silenziosi che non hanno tempo per le chiacchiere.
La gente al calduccio nelle proprie abitazioni non fa altro che lamentarsi della privazione della libertà. Temporanea e per la nostra salute. Io  invece non ci sto così male in questi domiciliari consapevoli. Certo, sono fortunato, sto lavorando da casa in smart-working e il resto dei miei familiari pure.
Ieri sono uscito per fare la spesa. C’era un sole lattiginoso, l’asfalto odorava di polvere e non più di catrame. Ho chiuso gli occhi e mi sembrava di essere in un film di fantascienza anni ’80, tra il kafkiano e l’onirico.
Un signore con un pastore tedesco mi ha tenuto a distanza. Adesso che ci penso anche l’altro ieri l’ho incontrato. Probabilmente siamo usciti alla stessa ora. Che bel pelo lucido, penso! Mi guarda con sospetto - Tranquillo, non vengo nella vostra direzione - Chissà quante volte l’avrò visto nel quartiere senza neanche accorgermene.
Scendo anche oggi a fare la spesa e ritrovo il signore con il cane. Ma che ora è? Forse, anzi quasi sicuramente, la stessa di ieri.  Giornate tutte uguali volano via dal calendario. Come fosse  sempre domenica, statica e ripetitiva ogni volta.
Mi brucia un po’ la gola. I familiari mi tranquillizzano, non sarà il virus ma il fatto di respirare l’aria casalinga per molto tempo, non giova alla salute. Invece non ci dormo la notte e vado sul balcone con la giacca a vento per sentire l’aria fredda almeno sulla faccia.

Venticinquesimo giorno di quarantena
Non è ancora tutto finito, in tv dicono che il picco arriverà nei prossimi giorni. La gola non mi brucia più, che sollievo! Ma subito dopo penso,  e se invece lo stessi incubando? E se fossi portatore-sano? Oddio… sano… mica tanto, con tutti i miei acciacchi! Cerco di stemperare l’ansia con l’ironia ma funziona come il bicchiere d’acqua ai bambini, quando cadono. Un secondo dopo e sono ancora lì a piangere.
Non puoi distrarti dal Coronavirus, se non ti è entrato biologicamente, di sicuro ti è entrato nella testa. È una presenza ingombrante a tutte le ore della giornata. Sta cambiando le nostre abitudini e anche se sei negativo al tampone, il respiro dei giorni è sempre affannoso.
Ma stamattina mi sono svegliato presto e c’era il sole sopra le nuvole. Ho detto a mia moglie, lo senti anche tu? E lei, scandendo bene le parole, sì, è il rumore di un treno.  

E dal terrazzo non l’avevamo mai sentito prima.


...


Daniela Perego
COVID-19
  
Silenzioso, invisibile, subdolo, aggressivo e a volte letale.
Il nemico mondiale nell’anno 2020.
Un bel giorno si è presentato all’umanità, incredula di tanta ferocia e velocità nella trasmissione da persona a persona, invadendo i nostri spazi e uccidendo la nostra libertà; sì, la libertà di movimento e, più importante, la libertà di decisione. Perché, a causa sua, la stragrande maggioranza delle persone si è rifugiata nelle proprie abitazioni ed esce solo per fare la spesa o, se obbligata, a raggiungere il posto di lavoro.
Mai avrei pensato, nel terzo millennio, di vivere un’esperienza simile alla guerra; diciamolo, è proprio così, come in tempo di guerra è pericoloso uscire e il fronte non è una linea ben marcata, ma lo spazio stesso, l’aria che respiriamo e le persone che si avvicinano.
In tutto questo scenario apocalittico, siamo bombardati dai media che, a turno, intervistano il virologo più accreditato o trasmettono servizi dalle città più colpite; il nord è particolarmente sotto attacco e io ho paura. Paura di prendere la malattia, paura per i miei cari e i conoscenti, paura che tutto questo porti a una crisi ben più pesante di quella sanitaria in atto adesso.
Ho scelto l’auto quarantena, nel senso che mi sono messa in pausa dal lavoro, nonostante lì funzioni ancora tutto, almeno fino alle ultime notizie; ho seguito le direttive dei governanti e spero di non dovermene pentire.
Non è una vacanza… è necessario per fermare il diffondersi del virus.
Questo il mio mantra, mentre pulisco casa fino alla paranoia, disinfetto e lavo, mentre mi affaccio al balcone e vedo, nonostante tutto, troppe auto in circolazione e vicini di casa che escono più volte al giorno, senza protezione e misure cautelative. Ognuno avrà la sua ragione ma un po’ più di collaborazione non guasterebbe.
Penso a mio suocero, novantenne in casa da solo, al quale portiamo la spesa una volta alla settimana, mettendo le borse fuori dalla porta per non avvicinarci; lui è chiuso in casa da circa un mese, e nonostante segua le notizie, rimane incredulo davanti alle restrizioni perché lui, che la guerra l’ha vissuta davvero, non vede un reale nemico.
Sui social si moltiplicano i messaggi di chi al fronte ci sta per davvero: infermieri, medici e operatori sanitari, senza dimenticare le forze dell’ordine; foto di visi scolpiti dai segni delle mascherine e  occhiali protettivi e resoconti – più o meno veritieri – di un turno in terapia intensiva.
Dall’altro lato si è riscoperta un pochino di umanità e senso civico nell’aiutare i vicini di casa anziani o malati che, non potendo uscire, si affidano ai volontari per la consegna della spesa e dei medicinali. Questo è il lato migliore dell’umanità.
Voglio credere che tutto questo finirà presto.
Insieme, rispettando le regole, ce la possiamo e dobbiamo fare. Riavremo il tempo perso e sarà ancora più bello. Abbracci, baci, strette di mano e tante passeggiate sottobraccio nei parchi, facendo shopping o semplicemente a gustarci un gelato.
In questo tempo di primavera ci siamo forse persi le  prime fioriture ma sono certa che potremo affrontare le nuove stagioni con più consapevolezza dell’importanza di questo nostro essere qui, in questo mondo che può sembrare ostile ma – alla fine -  ci vuole ancora bene.
Quando i social, tra un anno, ci riproporranno questi post li leggeremo ricordando la sofferenza di questo tempo, ricordando le vite perse in questa guerra da terzo millennio; più forti di questa esperienza che ha saputo, in molti casi, scoprire i lati migliori delle persone.
Abbiamo fiducia nel tempo che verrà e, mi raccomando, rispettiamo le regole. #iorestoacasa
...


Elisabetta Motta
Riflessioni

Oggi splende un sole bellissimo. Sul mio terrazzo si posano a turno le cinciallegre e le tortore. Ho imparato a riconoscerle dal loro verso. Sull’albero nel giardino di fronte, si rincorrono in volo i pappagalli. Non abito nella Foresta Nera, ma a Roma, la città Eterna. Viene voglia di uscire e di godersi ogni angolo delle sue antiche rovine, invece è un’altra giornata di quarantena e siamo costretti a viverla in casa, come ormai da due settimane. Si esce solo per le commissioni strettamente necessarie, andare in farmacia o fare la spesa al supermercato. Quest’ultima è diventata una missione difficile e pericolosa. Ogni volta, mi affido a qualche angelo che mi protegga da quel nemico invisibile pronto a colpire a tradimento.
Non so ancora per quanto tempo andrà avanti questa situazione. Nessuno di noi ha certezze in questo momento. Ci sono solo paura, ansia e preoccupazione per tutti.
Il silenzio è assordante attorno a me. Ma non è il silenzio della mia casa. È il silenzio di una città intera che sembra essersi addormentata per sempre. Tutto si è fermato. Tranne lui, il temibile mostro contro cui stiamo combattendo.
Rifletto e credo che quando saremo usciti da quest’incubo sapremo apprezzare anche le cose più semplici e scontate come fare una passeggiata al parco, incontrare gli amici, sorseggiare un caffè al bar. E rivedere i propri cari. E allora forse avremo imparato a non dare più nulla per scontato e a essere grati per ciò che abbiamo.  A vivere la vita nei suoi preziosi momenti, senza più sprecarne nemmeno uno, a volere più bene a noi stessi e agli altri.  Ecco, forse questo virus ci lascerà qualche insegnamento positivo, dopotutto.
Confinata tra le mie pareti domestiche, non ho perso la voglia di fare, di continuare a sorridere, di scherzare con i miei figli, di preparare torte. Le mie giornate corrono svelte perché lavoro da casa. Ma l’ho sempre fatto, quindi per me non è una novità lo smart working. E mi ritengo fortunata. Penso a tutte le persone davvero in difficoltà, a chi era già nella bufera prima che questa bufera ci investisse tutti.
Mentre finisco di scrivere queste mie riflessioni, è in arrivo il bollettino della Protezione Civile: i numeri sono allarmanti. Ma forse meno di ieri.
Teniamo l’umore ben saldo e non dimentichiamoci di sperare che prima o poi passerà. Che presto tornerà a brillare il sole nella nostra quotidianità, come quello che rischiarava oggi il cielo di Roma.
...


Claudia Gabrieli
               Io resto a casa                

«In tempi di pandemie non si deve fare il Don Abbondio».
Lo ha detto Papa Francesco nel Suo discorso ai fedeli.
Con questa frase, intensa e significativa, ha invitato tutti ad andare avanti mantenendo fede alle proprie responsabilità, a non sottrarsi alle difficoltà e, allo stesso tempo, a rispettare le imposizioni necessarie per la salvaguardia di tutti. Mi ha commosso, vederlo camminare lungo Via del Corso, curvo, come se volesse prendere su di sé il pesante fardello dell’immane tragedia che sta sconvolgendo l’umanità e si è abbattuta sul mondo. Ha abbracciato il Crocifisso miracoloso di San Marcello per supplicare la fine di questa Pandemia; le Sue parole, in questo particolare momento di paura, invitano alla riflessione, ci riavvicinano a Dio.
Dopo l’iniziale attimo di incredulità, di spavalderia, se vogliamo, dicevo a me stessa che esagerazione, non può essere così grave, d’improvviso mi sono ritrovata nel baratro. Per la prima volta, da quando sono nata, vivo un’esperienza che lascerà profonde tracce nell’essere umano, perché non conosciamo il nemico, il virus Covid 19 che silenzioso entra nei nostri polmoni e toglie il fiato, non sappiamo come sconfiggerlo, è una lotta ìmpari.
Covid-19 ha piegato gli uomini, li ha messi di fronte alla solitudine, allontanato genitori, figli, nipoti, parenti e amici. Non ci si può vedere, abbracciare, baciare per il timore del contagio. Si muore soli, lontano dai propri cari e non si può neppure avere una degna sepoltura.
La punizione più grande che ci possa essere per l’uomo, vite solitarie! È necessario e doveroso “restare a casa” come ci chiedono, abbiamo tutti i moderni comfort, ma oggi, e solo oggi, comprendo quanto mi costa questo piccolo sacrificio. Non sto male a casa, ci sono sempre stata volentieri, ma ammetto che ora ci sono momenti in cui mi sento privata della libertà e mi chiedo se era necessaria questa tragedia per comprendere i valori della vita. Quei valori che, per egoismo, abbiamo dimenticato e calpestato.
Mi guardo intorno e nell’infinito silenzio, sento sorgere in me tanta malinconia, la tristezza. Respiro nell'aria la debolezza umana.
C'è il sole, oggi, dal balcone ammiro i prati intorno, le finestre aperte e soltanto la voce lontana di un canto che  rompe la quiete. Mi ritrovo le lacrime sul viso, non riesco a trattenerle, intense emozioni che si alternano, succedono incontrollate, rendendo deboli le mie sicurezze: salute, vita, famiglia e lavoro. Tutto spazzato via in un attimo.
Penso a chi ora soffre, impotente a questa sciagura, persone sole, che stanno combattendo la loro battaglia per la vita senza alcun conforto.
Vivo momenti di silenzio, surreali, i tempi si sono dilatati, soffusi e con essi si è rallentata la voglia di fare, non riesco a trovare la giusta concentrazione, tutto pare essersi fermato.
Mi giunge quel solitario abbaiare di cani e solo sirene di ambulanze per le vie cittadine: impotenza e solitudine nel cuore. Ho paura.
Mi chiedo cosa succederà, se riusciremo a risollevarci e poi…poi la primavera si è affacciata, il canto degli uccellini e i fiori che iniziano a sbocciare mi riportano la speranza, ce la faremo, dobbiamo farcela per ritrovarci tutti uniti in uno splendido abbraccio con la nuova consapevolezza che l’amore e l’unione vincono su tutto. Con questa speranza, giorno dopo giorno vado avanti, alla fine del tunnel ci sarà la luce.


giovedì 19 dicembre 2019

Numero 317 - Caro 2020 - 19 Dicembre 2019


Poteva mancare la consueta "gara" sotto le feste, 
per tutti coloro che amano la scrittura?
A grande richiesta torna il nostro caro appuntamento in questo blog, 
dove tutti, e dico tutti
possono cimentarsi con carta e penna.
Non importa essere draghi o draghesse con le parole scritte. Ci vuole solo il cuore.
L'avete?
Allora potete partecipare.

Come si fa?
Molto semplice.

Scriviamo una bella letterina all'anno 2020 che ci attende, tra l'altro bisestile, ma a me ha sempre portato fortuna ;-)

Cosa scrivereste all'anno nuovo?

Caro Duemilaventi...


Andate avanti voi...

Tra l'altro partecipare a questa garetta amichevole serve a scaldare le penne per il Premio Letterario "Dentro l'amore" quinta edizione, attualmente in corso. 
Vi invito a leggere il bando, che prevede numerose sezioni sia per la narrativa inedita che per quella edita, come anche per la poesia. 
Lo potete trovare in questo blog 
o sul sito di Edizioni Convalle: 
www.edizioniconvalle.com

Ma torniamo alla lettera al nuovo anno.

Come partecipare:
dovrete inviare la vostra lettera in allegato e in formato word a:
steficonvalle@gmail.com
e io la posterò nel blog in questo numero.

Tutti coloro che leggeranno le lettere potranno esprimere un commento e/o una preferenza per la o le lettere che avranno toccato più il cuore e le emozioni.

Tutti coloro che invieranno la lettera dovranno mettere il loro LIKE alla Pagina di Edizioni Convalle su Facebook.
Mi sembra una richiesta equa ;-)

La gara si concluderà il giorno 10 Gennaio.

Ci sarà un'estrazione finale in una diretta Facebook, nella Pagina di Edizioni Convalle tra tutti coloro che avranno partecipato. Il vincitore riceverà a casa un pacchetto regalo costituito da opere di Edizioni Convalle.

E ora, buttatevi!


Chissà mai che il 2020 sia pronto a leggervi per realizzare i vostri desideri ;-)

Buona scrittura
dalla vostra
Stefania Convalle


Cominciamo...



1

TANIA MIGNANI



Caro Duemilaventi,

ehi tu… dico a te, inutile fingere di non sentire! E, soprattutto, non voltarti indietro: sei solo e il tuo predecessore ha ormai indossato il cappotto e ha già un piede fuori dalla porta. Fra poco tocca a te. Ti immagino sudare freddo come un attore al suo debutto mentre il direttore di scena si affaccia alla porta del camerino: «Tra dieci minuti tocca a te».

Buttati! Le richieste che sentirai saranno più o meno le stesse fatte ai tuoi predecessori, cose semplici tipo: sconfiggere la fame nel mondo, fare terminare le guerre, uguaglianza per tutti gli uomini, fare incontrare ad almeno due terzi della popolazione mondiale la propria anima gemella e far vincere alla lotteria il terzo rimanente. Già lo so che all’inizio prenderai a cuore tutte queste pretese e ti ci metterai di impegno ma, per esperienza, posso affermare che, verso la metà di giugno, starai già alzando le mani in segno di resa. Come ogni politico che si rispetti proclamerai quanto la situazione sia sempre più critica puntualizzando come la colpa non sia tua ma degli anni che ti hanno preceduto.  A questo proposito, scusami, ma una cosa te la devo proprio dire: che fregatura che ci avete dato, voi, anni Duemila!

Perché noi, quelli della mia generazione, nati negli anni Sessanta del secolo scorso (già detta così mi fa sentire Matusalemme), nutrivamo grandi speranze nella vostra venuta. Avevamo visto l’uomo compiere i primi passi sulla luna e, credimi, per noi che al massimo andavamo a Torre Pedrera in agosto in sette in una Cinquecento con le valigie di cartone legate sul portapacchi, era un risultato mica da ridere. Ci faceva ben sperare, insomma.

Quando, da bambini, ci veniva chiesto di immaginare il Duemila, ci raffiguravamo a bordo di astronavi che solcavano le autostrade celesti.

 «Ciao cara, vado un attimo su Marte, ma torno subito» 

«Mi raccomando, non fare tardi per cena, che mi si raffreddano le pillole al pollo».

Invece cosa ci hanno portato gli anni Duemila?

La Ryanair!

Capisci che, poi, ci si rimane un po' male perché il Novecento, a ben guardare, non è che sia stato una gran passeggiata di salute, con ben due Guerre Mondiali e tutti gli annessi e connessi. Sì, ok, tu mi dirai, ma verso la fine si è cercato di riparare: il boom economico, il progresso. Beh, catastrofi nucleari a parte, posso darti ragione, abbiamo visto cadere muri e ci siamo illusi che il mondo sarebbe cambiato. Peccato che ne siano stati costruiti altri, meno visibili forse - le tecniche si sono affinate - ma sempre più alti e numerosi.

Lo so, sei ancora giovane e ingenuo, e potresti ribattere che sarebbe tutto molto semplice, che basterebbe combattere il concetto di razza, prendere esempio dalla natura e sono d’accordo con te. Pensa ai cani. Il mio può ritenersi fortunato, è stato accolto in una famiglia che lo ama, lo nutre e lo cura. Magari non sarà fortunato come il cane di Paris Hilton, ammesso che un cane ritenga una fortuna essere trasportato in una borsa, seppure di Gucci ma rispetto a tanti altri suoi simili abbandonati, picchiati e denutriti, lo è eccome. Eppure, quando due cani si incontrano, si annuseranno un po', confronteranno le reciproche pipì, si troveranno simpatici, indifferenti o magari litigheranno, a prescindere dalla razza: che ne sanno loro se l’altro è un aristocratico levriero o un meticcio randagio?

Come dici? Ti chiedi perché l’uomo non può seguire questo comportamento? Certo, c’è chi ci ha provato più di duemila anni fa: l’hanno crocifisso. Perché la verità è più semplice di quanto si creda ma altrettanto scomoda e il concetto sbagliato non è tanto nascere nella parte “fortunata” o “sfortunata” del mondo, ma che ci siano ancora tali divisioni.

Quindi, caro Duemilaventi, non offenderti se anche tu verrai criticato pesantemente per aver deluso tutte le nostre aspettative, porta pazienza che sei pure bisestile e ci devi sopportare un giorno in più. Noi uomini siamo fatti così: da una parte compiamo grossi passi avanti ma basta un attimo per scivolare su enormi bucce di banana. Vedrai che qualcosa di positivo succederà anche nei prossimi trecentosessantasei giorni a venire. Non essere scettico, avremo il “5G”, per esempio, e un chirurgo potrà operare virtualmente per mezzo del telefonino durante il matrimonio della figlia, non hai visto la pubblicità in televisione? Certo, milioni di bambini continueranno a morire di fame, nella parte “sfortunata” ma lo sai: nessuno è perfetto, neppure tu. E chissà, Duemilaventi, forse proprio i neonati che vedranno la luce durante il tuo “regno” saranno coloro che, un giorno, riusciranno a cambiare le cose.

Fidati di me che di anni nuovi ne ho già visti cinquantacinque e ho capito, a mie spese, che non esistono anni più o meno felici perché tutto è relativo e si deve cercare di trarre il meglio da ciò che ci succede, smettere di piangersi addosso e, anche nei momenti peggiori, rialzarsi e andare avanti. Fra un anno esatto ci ritroveremo qui, tu starai già infilando le maniche del cappotto e osserverai il tuo successore, titubante, sulla porta. Pensa che soddisfazione, salutarlo con un cinque e dirgli: «Ora sono tutti cavoli tuoi!»

Svelto, preparati che fra un po' tocca te, ripassa in fretta le battute, tranquillizzati con dieci gocce di Xanax, se vuoi e, se proprio te la vedrai brutta, ricordati che puoi sempre improvvisare.

 P.S.:

Un ultimo consiglio, evita la Riviera Romagnola (Torre Pedrera compresa) nei week end di luglio e di agosto: Marte, per noi, è ancora molto lontano.






 2

CARMEN LO PRESTI


Caro, anzi carissimo 2020,

mi sei già simpatico col tuo ripetersi di numeri. Sai, mi sono affidata alla numerologia per capire se questa mia simpatia per te avesse un fondamento, e forse l’ho trovato. O meglio, nelle risposte ho voluto trovare uno squarcio di speranza per il futuro. Non che il 2019 sia stato orribile, ma francamente ho conosciuto anni migliori. Anni in cui avevo un marito amorevole e non schiavo del lavoro, anni in cui potevamo uscire a cena senza farci troppe menate per i soldi, che a fine mese sembrano sempre non bastare mai. Anni in cui ero appagata da un impiego sicuro. La numerologia quindi mi dice che “l’insieme di questi numeri  fa del 2020 un numero complesso ma sempre incentrato sulla positività: positivo è l’incontro, positivo è il progresso, positiva è l’opportunità di rinascita”. Questo in virtù del fatto che il numero due rappresenta il bisogno di non essere soli, rappresenta una coppia che si sostiene e si aiuta. Il numero zero, è simbolo di rinascita e tu sai quanto ne ho bisogno. Il due e lo zero insieme può significare che la rinascita potrebbe coinvolgermi non come singolo ma come coppia, meglio ancora. Non ultimo il fatto che il 4 (2+2), è auspicio di sorprese positive, qualcosa che si sta per conquistare in modo stabile. Insomma, caro 2020, sei decisamente carico di numerosi indizi positivi, e per questo ti voglio già bene. Si può voler bene a un numero? Beh, io te ne voglio, perché chiunque possa dare speranze positive, merita di essere amato.
Confido in te, caro 2020, anche se molti ti temono, perché si sa, anno bisesto anno funesto. Ma per questa volta non voglio dare retta ai detti popolari, anche se carichi di antica saggezza.
Quindi benvenuto, nuovo anno, e che sia la volta buona.

3
SERENA DONVITO

Caro 2020,
sei un po' sfortunato, sai? Io a quelli prima di te non ho mica mai chiesto nulla, mi limitavo a guardarli mentre si avvicendavano uno dietro l'altro. Non avevo niente in cui sperare o aspirare. Mi ero semplicemente adagiata, arresa a vivere una vita a metà, fatta di finzione, di sopportazione di maschere e frustrazione. Poi, il tuo collega 2019, più o meno a metà del suo mandato si è accorto di me e ha deciso di portarmi qualcosa. Qualcosa che mi ha fatto risvegliare dal torpore in cui vivevo da anni. La fiammella della speranza si è accesa improvvisamente, divampando sempre di più, e ora, tocca a te. Non preoccuparti, so che nessuno regala niente, neanche tu, ma ti prometto che mi impegnerò, collaborerò, farò tutto ciò che mi è possibile per aiutarti. Non pretenderò che faccia tutto tu limitandomi a guardare, ma mi rimboccherò le maniche, lavorerò sodo, spegnerò ogni paura e affronterò ogni momento doloroso. Terrò sempre la testa alta e non distoglierò mai lo sguardo dalla mia meta, ma tu... tu, caro 2020, sostienimi quando si alzerà quel vento forte che mi farà vacillare, continua a scorrere, giorno dopo giorno, ricordandomi che la meta è vicina. Rallenta nei momenti in cui sarò felice e corri veloce quando mi vedrai in crisi e poi... poi passa, lascia il testimone al tuo collega futuro e affidagli una me pronta alla sua nuova vita, una vita che comprenda la serenità, l'amore, la felicità. Abbiamo un lungo e tortuoso cammino da fare insieme, io sono impaurita, ma pronta: tu?

4
MASSIMO MIRANDOLA

Caro 2020, benvenuto! 
Mettiamo subito in chiaro un paio di cose. I tuoi predecessori non sono stati tanto, anzi, per nulla, magnanimi con me. Sentirai anche tu parecchie persone chiederti di portare pace e prosperità, fine delle guerre e della fame che attanagliano varie parti del mondo, la cura per le malattie, a oggi incurabili, per poi passare alle richieste personali: vincite alla lotteria, il matrimonio con l’amata o l’amato, successo nel lavoro e molto altro. 
No, caro 2020, a me non sentirai dire nulla di tutto ciò. Ovvio, che se decidessi di accontentarmi su qualcuno dei punti citati sopra, possiamo sederci e discuterne, perché tra essi, almeno quattro, che però non ti anticipo, potrebbero essere di mio interesse.  Il tuo collega, il 2019, non è stato poi così bastardo rispetto ai suoi predecessori, che invece su di me si sono proprio accaniti… scusa, sto tergiversando, dicevo, il 2019, specialmente da agosto in poi ha mollato la presa, regalandomi qualche soddisfazione, che via via è andata a crescere. Quindi, caro, adesso hai una responsabilità in più, non puoi certo arretrare, anzi, sei obbligato ad alimentare tutte le mie aspettative, portandole avanti, per ripagarmi dei sacrifici fatti. Ti posso garantire che il mio impegno sarà sempre al massimo per poter raggiungere gli obiettivi, tu, però, non mettermi i bastoni tra le ruote, intesi? Detto questo, ti aspetto alla mezzanotte del 1° gennaio per darti il benvenuto. Che poi si sa, è tutto scritto nel destino, quindi, cin cin, con un buon spumante dolce, sarà quel che sarà. 
Let’s go, 2020!

5
STEFANIA CONVALLE

Caro 2020, 
voglio scriverti anche se ho un milione di cose da fare, ma comincio a mettere in pratica quello che il 2019 mi ha insegnato: pensare un po' anche a me.
E allora eccomi qui, ad aspettare te, nuovo anno dai numeri che mi fanno pensare a un film di fantascienza. Eh sì, perché quando ero piccola e pensavo agli anni duemila li vedevo lontani e un po' strani: un altro secolo. Ma ci sono dentro da vent'anni e questa è un'altra cosa che ho focalizzato bene in questo anno che sta per concludersi: il tempo passa, veloce e inesorabile. 
Il 2019 è stato un anno trascorso in mezzo a mille avventure, ma allo stesso tempo ho cercato dentro alla mia anima le risposte a domande sulla mia vita, sulla Vita stessa, su come sia giusto vivere per una come me, una donna un po' strana, sicuramente folle, ma audace. Strana, folle e audace, ma vivendo sempre e comunque con il cuore in mano.
Caro 2020, credo che alla mezzanotte del 31 dicembre, quando spegnerò le luci per salutare l'anno vecchio, riaccendendole di nuovo per accogliere te, nuovo nato, quelle luci sapranno darmi le risposte e illuminare il mio cammino.
Voglio viverla, godermela, questa vita.
Voglio celebrare ogni giorno come se fosse l'ultimo.
Voglio lasciare andare tutto ciò che non è per me, persone e cose, e circondarmi esclusivamente di quell'amore che sgorga spontaneo da cuori simili al mio.
Tutto questo, in effetti, c'è già e quindi, caro 2020, preserva quello che ho e magari... se puoi, portami a New York...
Anzi, sai che ti dico? Ti ci porto io. Fai la valigia.

6
CHRISTIAN POLLI

Non so, signor 2020, se festeggiarti o meno. 
Ogni volta che vedo fuori dalla finestra o in televisione la gente danzare con gioia per l’inizio dell’anno nuovo, mi chiedo sinceramente a che cosa serva, visto che non sei nient’altro che un periodare stabilito dagli uomini medesimi. Costoro, infatti, hanno bisogno di gettare le maschere delle illusioni sugli eventi futuri, sui progetti che intendono raggiungere, e via dicendo. Tu, caro 2020, potresti essere anche il 2050 o il 2100 e non esisteresti, in realtà, se non fosse per noi uomini: il tempo dipende essenzialmente da noi e noi lo regoliamo secondo calendari ben precisi che corrispondono ai bisogni dell’anima. La solita divisione in 365 giorni ci serve soltanto per espletare quel bisogno di una vita caratterizzata da un alone progettuale che spinge ciascuno di noi a raggiungere nuovi obiettivi e a concretizzare quella magnifica cattedrale di sentimenti che è la vita. Siamo sicuri, però, che tutto dipenda da noi? Caro 2020, l’amore arriverà indipendentemente se per te faremo la danza voodoo o meno; la promozione al lavoro, idem. Che cosa ci insegni, dunque? Che non sei che un numero calcolato nel V secolo d.C. da quel Dionigi il Piccolo per contare gli anni dell’Era Volgare, ossia gli anni a partire dalla nascita di Cristo. Non vivi della tua stessa essenza, ma della nostra: sarai misero se noi saremo miseri; sarai ricco se noi vorremo essere ricchi. Nel frattempo, guardo sornione tutti coloro che si affidano al nuovo anno per gettarsi alle spalle gli insuccessi o le felicità di quello precedente. Non so che cosa si possa trovare di allegro nell’abbandonarci a delle illusioni che rendono la nostra vita soltanto un po’ più movimentata del solito tramite i botti, i fuochi d’artificio e via dicendo (verso i quali ho una posizione di draconiano rifiuto, visto che sono sensibile alla salute dei nostri amici animali). Oddio, potrei continuare ancora in questa requisitoria contro la “paganizzazione individualista” dell’anno che verrà ma, sinceramente, preferisco fermarmi e pensare piuttosto a che cosa mi porterà “il me stesso” dell’inverno, primavera, autunno e della nuova parte dell’inverno del 2020 dell’Era Volgare. Quello sì che m'incuriosisce, sai? Chissà cosa si inventerà il Christian “modello 2020” per cercare di uscire dai pantani della sua vita, dalla difficoltà nel trovare lavoro o dalle insorgenze periodiche del suo compagno d’una vita, il famoso D.O.C. 
Mi domando ancora, poi, se riuscirò a pubblicare un nuovo romanzo o a portare qualche buona idea per il governo della mia città tramite l’ausilio dei miei amici della lista civica in Consiglio Comunale. Ma soprattutto, caro futuro me, mi chiedo se sarò sempre fedele a me stesso e ai miei principi basilari: onestà, amicizia, carità. Questa trinità, prego, spero che rimarrà nel mio cuore anche per gli “anni” a venire, perché senza di essa per me non ci sarà più tempo, più esistenza, più dignità. La lotta per l’essere umano, per la riscoperta del suo valore intrinseco di fronte alle povertà del più bieco materialismo e del bene enorme che egli può compiere in nome del prossimo, ecco, sono i propositi cui brinderò più che volentieri allo scoccare della fatidica mezzanotte di Capodanno. Senza questi valori, ricordatevi, non c’è anno che tenga: tutto lo scorrere dei giorni, senza una meta e un fuoco che arde nel cuore, è come se fosse un limbo cinereo in cui sussistere, e non vivere. 
Che dire, in conclusione? 
Buon “Christian del 2020”, dunque! Ci vedremo nel 2021.

7
RICCARDO SIMONCINI

Caro 2020,
sono anni che aspetto con trepidazione la tua venuta, perché soltanto con il tuo trascorrere vedrò la vera luce, soltanto con il tuo trascorrere potrò essere me stesso, soltanto con il tuo trascorrere sarà concreta la mia idea di esistere.
Ad ogni inizio anno osservo le aspettative degli altri rinnovarsi, rinvigorirsi, poi appassirsi e infine spegnersi. Ma io non sono come loro. Io so che sta arrivando il mio momento. Io aspettavo te e soltanto te per realizzarmi.
Sbrigati, caro 2020, che non vedo l'ora.
Firmato 2021

8
TIZIANA MAZZA


Caro Duemilaventi,
mancano pochi giorni alla fine della tua gestazione, poi inizierà il fatidico count down: al meno dieci si romperanno le acque e, al meno uno, miliardi di mani si affaticheranno intorno ai tappi per rilasciarli con un botto; un secondo dopo saluteranno la tua venuta al mondo, festeggiando con fiumi di champagne francese o di ottimo prosecco italiano.
Duemilaventi… Suona futuristico, eppure sei ormai alle porte, tutti strepitano affinché tu giunga in fretta, non vedendo l’ora di seppellire il buon vecchio duemiladiciannove. E sì, hai capito bene: vecchio! Sembra ieri che festeggiavamo la sua nascita e già c’è il carro funebre pronto ad accompagnarlo al camposanto. Sei preoccupato per questa sua precoce sepoltura? E fai bene! Però non disperare, perché sai, tu sei bisesto, e non dare ascolto a tutti quelli che ti dicono che, proprio per questo, sei funesto, pensa invece che sarà la tua fortuna, in quanto la tua vita sarà più duratura!  Perciò ascolta il mio consiglio: non ti affannare, se su questa terra a lungo vuoi camminare. Non lo vedi che fine han fatto tutti gli altri?
Ora, lo so, tu scalpiti per essere acclamato, per rispondere a tutte le lettere che i questuanti  ti hanno inviato, perché tu gli vuoi garantire che i loro bisogni puoi favorire. Ma sei giovane e ancora hai da scoprire che tutti quei desideri sono impossibili da gestire, poi, sai, ti toccherà soffrire e come gli altri anni al cimitero, finire.
Se tu a me un po’ di fiducia vuoi regalare, una lunga e prospera vita ti voglio augurare, di cui anch’io, insieme ai miei cari,  beneficiare.
In definitiva, come vedi, i nostri interessi sono coincidenti, quindi, caro Duemilaventi, al primo gennaio ti do il benvenuto e con questo ti saluto.


9
CARMEN GULINO

Caro Duemilaventi,
come diceva il buon Lucio Dalla, ti scrivo, così mi distraggo un po’…
Ti volevo dire che sono molto contenta del tuo imminente arrivo. Non che gli Anni che ti hanno preceduto siano stati cattivi - o perlomeno, non proprio tutti -  ma so che tu sarai un Anno speciale. Lo sento.
Eh sì, perché tu sei l’Anno che verrà, e quello che arriva è sempre meglio di quello che se ne va.
Sarai un Anno speciale perché non può essere che così, perché sei un Anno raro, bisestile, di quelli che ne capitano solo uno ogni quattro anni. Ma, dimmi, cosa ne farai di quel giorno in più?
Non vorrei sembrarti egoista, ma perché non regali quel giorno in più a me? A me il tempo non basta mai, potrei farne buon uso, puoi starne certo!
Lo so, un giorno non è molto, ma sono pur sempre 24 ore, 1.440 minuti, 86.400 secondi. E sai quante cose posso fare con tutti quei secondi?
Potrei godermi il volo di una farfalla al rallentatore senza avere i rimorsi di coscienza che ho sempre quando ho la sensazione di sprecare tempo. Potrei guardare il sole che tramonta e aspettare che lentamente sparisca dietro l’orizzonte, senza avere la frenesia di dover correre a fare tutte quelle cose che “devo” fare.
Eh sì, caro Anno, perché io corro sempre, sono un po’ come te e i tuoi amici.
Voi Anni avete la brutta abitudine di correre sempre e, da quando sono nata, giuro che ne ho visti passare tanti di Anni come te, e tutti sono volati via così velocemente che non mi sembra neanche di averli vissuti.
E allora, se posso chiederti un favore, ti volevo proporre di andare un po’ più piano.
Fai durare di più i secondi, e poi anche i minuti, le ore, i giorni, le settimane, i mesi.
Perché, sai, penso sempre al tempo che verrà e vorrei averne ancora tanto, perché ho un sacco di cose da fare, tanti luoghi da vedere, tante persone da incontrare, da amare… e vorrei poterlo fare “len-ta-men-te”.
Pensi di potercela fare a soddisfare questo mio desiderio?
Ora ti saluto e, mentre ti aspetto a braccia aperte, mando un bacione anche a tutti gli anni che ti hanno preceduto, perché, nel bene o nel male, grazie a loro sono diventata quella che sono, con tutte le rughe e i capelli bianchi, e con la grande consapevolezza che è bellissimo esserci!
Grazie di esistere!
Tua Carmen

10
              COSTANZA TROTTI            

Caro 2020,
prometto di essere… ma no, mi sono persa, ho pescato la prima lettera a Babbo Natale, un elenco di promesse e buoni propositi, tanti davvero, alla fine concludevo con la preghiera all’anno nuovo di non perdere di vista nemmeno un desiderio.
Con i caratteri incerti e scoloriti dal tempo, le mie parole saltano fuori dal fondo del baule "di domani", lo chiamavo così perché quando conservavo le bambole senza una gamba, gli orsacchiotti dalle pile consumate, le sciarpe scozzesi senza più frange, dicevo: li aggiusterò domani.
A guardare bene, non è tutto da riparare, l’anfora ammaccata in più punti è ricoperta da bellissime conchiglie, una diversa dall’altra, ogni crepa è scrupolosamente decorata, un pennellino ha anche disegnato dei tratti azzurri come le onde, toh, sembra nuova!
Avrai capito cosa ti chiedo, prendi gli anni passati, restaurali, ripara il dondolo alle sedie che raccontano e ritrovano la via di casa, adorna la casetta di tanti piccoli alberi di ulivo, così somiglia all’attico che guardo dalla strada che porta al mare.
Se ti chiedo troppo, elimina pure i fronzoli, ma stampa un sorriso lungo e luminoso, come un arcobaleno capovolto, su tutte le storie che si affacciano alla mia; io, in cambio, ti scriverò del tenero sogno che nascerà domani.

11
FORTUNATA BARILARO


Caro 2020,
chiariamo subito due cosette tra me e te.
Non è per buttarti subito giù, ma come diceva Norbert Elias: "Il tempo è solo un'invenzione dell’uomo."
Quindi tu, nel grande disegno del cosmo, manco esisteresti.
E che dire di re Numa Pompilio che regalò a quei quattro pecorari dei romani suoi contemporanei, il primo calendario della nostra storia? Perché, secondo lui, "solo se la vita dell’uomo è compresa tra una data di nascita e una di morte, l’uomo sarà migliore. Solo se ha coscienza della morte che si avvicina, sarà più buono."
Povero, vecchio, saggio Numa! Illuso! Se sapesse che ancora sulla terra ci si scanna come lupi e capretti?!
Che poi... Numa, ma non ti potevi fare una carrettata di cavoli tuoi? Ma non saremmo stati tutti più felici se, con l’incoscienza degli animali, fossimo vissuti senza la consapevolezza del tempo che passa?
Poi, tu 2020, sei pure un po' sfigato già di tuo, diciamocelo.
Qualcuno tirerà fuori quel corvaccio di Nostradamus, che non ha messo mai 'na buona parola su niente, perché hai 'sta strana numerazione, 20-20. E sai che novità? Ogni secolo ha un anno in cui i numeri coincidono, 1717, 1818, 1919… Pure vero è che dovremo, anzi dovranno, aspettare centodieci anni perché si ripetano due numeri uguali, cioè 3030.
Bisestile? Pure questo?! Le disgrazie non vengono mai da sole, caro mio!
Io ti chiedo solo una cosa, e te la chiedo a modo mio.
Vedi, se ti riesce, di passare discreto e silenzioso, senza rompere troppo le scatole a noi umani con guerre e distruzioni.
Tanto, 2020, pure tu dovrai passare e non ti illudere che sarai particolare. Il sole nascerà sempre a Est e morirà a Ovest. La luna calerà e diventerà una falce e poi si ingrosserà sino a diventare un disco luminoso. Moriranno delle stelle nell’Universo, e altre nasceranno. Gli alberi fioriranno nella tua primavera e si addormenteranno nel tuo autunno…
Ma una cosa te la devo dire, in tutta confidenza.
A me già mi stai simpatico, proprio perché bisestile.
Non a tutti è dato di regalare UN GIORNO IN PIU' DI VITA!

12
MARIA RITA SANNA

Caro Duemilaventi, mi trovo in cucina a preparare i colori per la maglia di tuo fratello Duemiladiciannove. Nel mentre penso a come vorrei trascorre il mio tempo insieme a te, alle tante cose da realizzare rimaste in sospeso: tutti quei desideri iniziati e lasciati a metà. Perciò, se i tuoi fratelli mi hanno aiutato a realizzare dei sogni, con te vorrei soddisfare alcuni bisogni, che non sono doppi sogni, ma necessità. Necessità di solitudine, di spazio, di incontrare di nuovo una bambina lasciata per strada diversi mesi fa: me stessa. Oh, certo, con te vorrei iniziare con un colore chiaro, non troppo appariscente ma nemmeno opaco, diciamo un giallo come quello del grano maturo, per proseguire, poi, con l’azzurro, il rosa, rosso e così via, ma tutti colori accesi…
«Mamma! Mamma! Il Sessantaquattro piange, forse ha fame!»
«Oh, lui è così piccolo, appena un mese, vuole solo un po’ di coccole.»
«Mamma, allora, è pronta la mia maglia? Che colore la farai?»
«Diciannove, non mettermi fretta altrimenti combino un pasticcio. Sai bene che per il tuo comportamento avuto non meriti una maglia dai colori vivaci.»
«Ma perché? Mica ho fatto scoppiare il finimondo!»
«E ci mancherebbe! Però tanti tormenti non te li sei risparmiati. Comunque ti sei salvato in alcune circostanze, perciò la tua maglia sarà speciale: blu notte a pois gialli, come un cielo stellato. Sei contento?»
«Sì, mamma, mi piace molto! Ho un dubbio: e se il Duemilaventi fosse piccolo? Come dire, un mese o forse un giorno, come riuscirai a fargli la maglia?»
«Insolente d’un Diciannove! La farò fin d’ora: giallo oro! Come augurio mi pare giusto. Ora chiama i tuoi fratelli e prepariamo la festa.»
Caro Duemilaventi, non far caso alla confusione che troverai nella mia cucina, ma ti assicuro che lascerò un secchio di tinta gialla solo per te.
Con affetto, Maria Rita 

13
DANIELA NICOLETTI

Caro Duemilaventi,
tra pochi giorni sarai l’unico e assoluto spazio temporale nel quale mi muoverò. Ho preparato la valigia lasciando il vecchio e il superfluo alle mie spalle, ma le uniche cose irrinunciabili che porto con me sono la forza e il coraggio. Non rimpiango nulla del mio passato, tranne la nostalgia per la mia terra e i miei cari. Sono straniera in una città fredda e austera; pellegrina, alla ricerca del calore del mio sole. Non so se, in questo nuovo anno, saranno 2, 20 o 2020 le azioni, le parole o le strade da percorrere, ma sono qui in attesa che tutto accada e mi travolga come un fiume in piena. Sono gli ultimi giorni dell’attesa, dei punti di domanda senza risposte, dei silenzi e del vuoto che, da tempo, hanno fatto spazio nella mia casa. Non ho paura di guardare in faccia la realtà, di farmi illuminare dalla luce di nuove lune, ma a volte mi chiedo cosa aspettarmi da te o come riuscirai a sorprendermi nei giorni che verranno. Sento l’aria frizzante già pronta a scompigliare ogni mio pensiero e sensazione. Vorrei che ogni cosa avesse un colore e un profumo diverso, vorrei specchiarmi e guardare, per un momento, il mio sorriso. Ma niente è facile. Lo so. Ti aspetto ma, al tempo stesso, ti guardo da lontano con sospetto e diffidenza. Non vorrei apparirti fragile, ma dovendo trascorrere un intero anno insieme mi piacerebbe che la nostra convivenza fosse amichevole e sincera, magari imperfetta ma non impossibile, perciò trattami con cura e delicatezza senza troppi urti e scossoni, te ne sarò riconoscente. Sarò pronta a salire sulla ruota panoramica della vita, ma non farmi strani scherzi, soffro di vertigini…  
Allora: appuntamento giorno 31 sull’ultimo gradino del 2019. Allo scoccare della mezzanotte, aspettami, farò un salto da te!

14
SILVANA DA ROIT

Caro 2020,
lo so, ci stiamo aspettando.
Tu, travestito, nuovo e vecchio al contempo, mi aspetterai al cancello. Lascerò sul tavolo canditi e briciole disordinate per raggiungerti con un bicchiere di vino in mano.
Sei il mio tempo, il mio unico tempo, frammentato in tasselli che si incastrano senza ordine apparente; la cornice del mio respirare.
Riderai delle mie agende nuove, dei propositi masticati come cicche e dimenticati sotto un banco di scuola.
Prenderò in giro il tuo disegnare cerchi, il tuo essere ciclico, volutamente metodico. Risponderai che solo così potrai assecondare il mio procedere a delfino, fiondato negli abissi e librato nell’aria.
Lo so, ci capita da sempre.
Tra botti e spari colorati, cercherai di illuminarmi sull’anno a venire, allora scrollerò la testa, tappandomi orecchie abitate dal vento.
Ti darò la schiena, allungando i passi verso il porticato; solo lì, mi chiederò se davvero, nel salutarmi, hai bisbigliato un arrivederci.


15
GIOVANNA AGATA LUCENTI

Caro Duemilaventi, fra pochi giorni farai il tuo ingresso trionfale con il solito accompagnamento chiassoso, fatto di botti e fuochi d'artificio e la mia povera cagnolina, come ogni anno, si aggirerà per la casa con fare confuso e occhi sperduti che sembreranno chiedere ma perché la fanno così lunga?
Non ti conosco ancora, caro nuovo anno, e non ti nascondo che ti aspetto con un certo timore, ma anche con tanta speranza e attesa di nuove felicità. Eh sì... Proprio così!
Infatti, caro 2020, fra i tanti  bambini che spalancheranno i loro occhietti nel corso dei tuoi mesi,  ci saranno quelli dei miei due nipotini in arrivo. Che anno memorabile, sarai! 
Voglio però farti una preghiera: a proposito di bimbi, cerca di essere il più possibile buono con loro, fa che nel corso dei giorni che ti competono non conoscano sofferenze o violenza; noi adulti, purtroppo, non siamo tanto bravi a salvaguardarli da questo.
Cerca di proporti come traghettatore verso una nuova era più attenta ai fabbisogni di tutti, alla salute del pianeta che ci ospita, al rispetto di ogni singolo essere vivente.
Per favore, non ti fare ricordare per disastri, alluvioni, terremoti, prosegui il corso del tuo tempo quanto più serenamente possibile o quantomeno dacci sempre la forza di rimboccarci le maniche e ricominciare con  più forza e fiducia di prima.
Se poi riuscirai a essere un anno che conosca tanta buona volontà da parte di tutti per cambiare in meglio ciò che ora non va, sarebbe il massimo.
Ma sono consapevole di chiederti troppo, non puoi fare certo miracoli...

Alla fine il tempo scorre e non guarda in faccia nessuno, siamo noi che sentiamo la necessità d'ingabbiarlo dentro numeri che hanno senso solo per noi, è come sabbia eterna che scorre  dentro  una clessidra senza fondo, portando con sé inevitabili timori, speranze,  gioie e dolori, tutto in una danza che tu, caro 2020, mi auguro vorrai renderci il più lieve possibile.
16
ADELIA ROSSI


Caro Anno Nuovo,                                                                              sì, lo so che hai un nome, ma i numeri non mi piacciono, mi ricordano il tempo che corre, e tu ultimamente sei diventato più veloce. Ho capito, anno nuovo ti fa sentire uguale a quelli passati prima di te. Ok, riprendiamo.
Caro duemilaventi, o vuoi essere nominato in cifre? Guarda che nello scritto si usano le lettere: questione di correttezza. Se incominciamo così, non oso pensare a cosa mi aspetti nel corso dei dodici mesi. Comunque: eccoti accontentato. Caro 2020! Sei un bel numero, ma vedo che hai messo su pancia.  OPS, chiedo scusa, meglio dire che hai raddoppiato le rotondità. Ho dei buoni propositi per la tua entrata in scena, farò di te il mio anno fortunato, e proprio perché bisestile sarà anche migliore. Non chiedo nulla, con i tuoi fratelli ho sempre dovuto patteggiare e alla fine ogni desiderio esaudito mi è costato caro. Ti domando solo una cosa: prima di metterti in pista, passa nelle case di ognuno, osserva cosa manca e cosa trasborda; chiaramente considerando ogni cosa e senza lasciarti ingannare dalle apparenze, poi, metti in atto la legge della meritocrazia.  Che dici? E’ pura fantasia? Ho capito, sei anche tu un governante che tutto promette e nulla mantiene. La vedo dura per te, quest’anno, per gli amici cinesi sei l’anno del topo e come ben sai, questo povero, piccolo scricciolino, da noi non è molto ben visto, non vorrei che si cambiassero le carte in tavola e a subirne le conseguenze fossi proprio tu! Buon anno allora, che la vita ti riservi ricchezza d’idee, ne hai bisogno. Io mi godrò la quiete dei saggi. A presto, tua affezionata
                                   Adelia
P.S. So che ti chiederai come faccio a esserti già affezionata se ancora non ti conosco, ma io le carte in tavola le ho già messe e ho deciso di stare con i deboli, dovrai lottare molto, ma alla fine vinceremo.      

17
ANGELA GIOVANNA AMICO


Caro 2020,
la mia nuova famiglia mi ha accolto il 24 dicembre del 2018, ricordo di essermi sentito smarrito in tutto quel frastuono di risate, tra bicchieri colmi tintinnanti e chiassosa carta da regali, da sembrare  vetro in frantumi tra le mani dei bambini. Gli abbracci calorosi mi avevano comunque rassicurato, l’euforia che mi aveva contagiato mi portava a manifestare la mia gioia saltellando buffamente come un Elfo di Babbo Natale, tra le sedie e il divano. Tutti sorridevano divertiti, tutti erano pronti ad amarmi.
Sappiamo entrambi come è finita.
Mi sono reso colpevole di mille malefatte, ho rubato per mangiare, ho rovinato vestiti e strappato le tende, ho devastato il prato del giardino inseguendo i miei amici, disgraziati e ingrati come me. Non capivo perché se la prendessero tanto, non davo valore a nulla, l’unica cosa di cui mi importava veramente era l’amore della mia famiglia ed ero fermamente convinto che non me lo avrebbe mai potuto togliere nessuno, per quanto io ricambiassi quell’affetto con devozione incondizionata.
Eppure…
Sono qui ad aspettarti, caro 2020, dicembre è quasi finito. Ne ho viste molte di famiglie passare davanti a queste sbarre, ma un anno è tanto tempo per quelli come me. Il muso si è allungato, le orecchie sono un po’ più dritte, non ho più quell’andatura claudicante dei cuccioli e persino il mio pelo si è irruvidito, come se il dispiacere ti possa passare attraverso la pelle e inaridire la superficie, perché non ci sono più carezze a riscaldarti il cuore.
Eppure…
Avrei ancora tanto amore da dare, non importa a chi, mi basterebbe una carezza, un pezzo di pane, un rifugio sicuro.. Caro 2020, ti prometto di essere buono, adesso so che non devo masticare quell’arnese che accende la scatola parlante a cui tengono tanto gli umani, ma c’era il suo odore! L’odore del mio amato padrone.. non ho resistito, ma adesso non lo farei più, ho capito, ho imparato, lo giuro!
Ancora un’ombra davanti alle sbarre, ancora le voci dei bambini e passi che vanno oltre, non ho più voglia di alzare il muso.
Eppure…
Una manina si allunga nella gabbia e mi tocca la zampa, la alzo d’istinto lasciandola sospesa come quando mi chiedevano di farlo. La manina la poggia nel suo palmo, alzo il muso… c’è una ragazzina bionda con gli occhi verdi, sono gli occhi più belli che io abbia mai visto! Mi sorride. Si gira verso l’adulto che la accompagna, lui non sembra convinto, le indica la gabbia dei cuccioli. Io sento comunque nascere in me una speranza e agito la coda, ti prego portami via..la imploro annegando nel suo sguardo
Sono passati solo pochi giorni da quella sera, il camino è acceso, lei mi accarezza la schiena mentre legge un libro, la casa è tiepida e una musica lieve attraversa la stanza.
Si chiama come un fiore e la sua voce è quella di un angelo..
Caro 2020, ti chiedo solo una cosa: che il mio pelo diventi soffice come piume per le dita delicate della mia Margherita.
N.d.R. - Caro 2020, forse sarò andata fuori tema perché è consueto chiederti fortuna e successo, ma oggi guardando negli occhi il mio vecchio cane, che mi viene sempre incontro nonostante l’artrite, anche se nel corpo è un po’ acciaccato, in quegli occhi ho visto un cucciolo innamorato e tutto l’affetto che ci ha donato in tanti anni è una cosa dolcissima, inestimabile…
Non mi rassegno al pensiero che ci siano persone capaci di abbandonarli.
Così  ho pensato di scriverti questo breve racconto, che purtroppo in questo periodo dell’anno rispecchia fatti che avvengono realmente, nella speranza che negli anni a venire ci sia una casa e braccia aperte in cui trovar rifugio per ogni randagio, uomo o cane che sia,  perché tutti in fondo abbiamo bisogno della carezza dell’amore.
Con futuro affetto, Angy


18
BEATRICE MASSARI

Caro 2020!
Voglio ringraziarti perché sarai un bellissimo anno.
Sei bello già solo a scriverti perché sei un numero doppio, due volte venti. E non è poco!
E sono contenta di essere qui a scriverti.
Contenta di essere in salute e di avere vicino a me persone che mi vogliono bene, poche ma buone.
Papà manca tanto, ma lo so che è alle mie spalle e mi protegge giorno dopo giorno.
Sono serena e tu Anno Nuovo sarai favoloso, perché il bene o il male che potrai portarmi, sarà un modo per crescere ancora, per imparare ancora, per fotografare ancora.
Ti prometto di trasmettere affetto e amore a piene mani.
Di portare pazienza, io che ne ho così poca.
Di dare sempre un sorriso a chi ne avrà bisogno, un abbraccio a chi cercherà consolazione.
Ti prometto che mi farò rispettare, che non subirò più angherie o prepotenze.
Che non avrò paura della solitudine, del domani, perché ora vedo oltre e so bene, che dopo il temporale splende sempre il sole.
Voglio riposare di più e gustare di più i momenti che mi darai.
Prendere il mio cane e uscire con lei più spesso e fermarmi a lungo a guardare il cielo, le chiome delle piante, le foglie o la pioggia che batte o l’alito del vento.
Non vorrei buttare via minuti, ma cercare la serenità in ogni secondo e stare vicino a chi desidera e ama la mia persona.
Che tu sia Buono anche con la cara Franca, perché anche lei ha bisogno di pause e serenità a piene mani, per rinfrancare corpo e spirito. Le voglio un bene grande che cresce ogni giorno di più.
Spero che mio figlio trovi la sua strada, che capisca cosa vuol dire vivere, che non ti lasci passare invano.
Vorrei tanto sole a scaldare i cuori e i corpi degli anziani che hanno sempre freddo e son così stanchi.
Bambini felici che si tengono la mano e che cantano.
Un Anno Sereno auguro a tutti.

 
19
ANNA MARIA CASTOLDI

Caro Duemilaventi,
ho deciso di scriverti. No, non un rapporto, una confessione.
Sappi che questa missione è stata la più difficile della mia carriera e credo lo sarà anche per te. Non illuderti, i primi tempi tutti parleranno di te con speranza, avranno solo belle parole e tu ti sentirai all’altezza del tuo compito, anzi sarai tronfio per l’importanza del ruolo.
Ti ricordi lo scopo della missione? Essere sempre presente, ma con obbiettività, nessun coinvolgimento e neutralità prima di tutto e sopra ogni cosa.
Be’, io non ci sono riuscito nonostante l’esperienza. Lo sai che per questo lavoro solo i migliori sono reclutati, è l’apice. Eppure ho fallito.
Ho fallito perché non avevo le idee chiare su chi davvero volessi essere, per questo ti scrivo, almeno tu provaci.
Allora chi vuoi diventare? L’anno della recessione o quello della riscossa?
A proposito di riscossa… fai attenzione a una ragazzina e ai suoi amici che si ritrovano tutti i venerdì. È stato con loro che per la prima volta mi sono emozionato, ho gioito sentendone la voce rivendicare il diritto a un mondo migliore.
Vorresti essere un anno di pace? L’ho desiderato quando i presidenti di Russia e Ucraina si sono finalmente incontrati per abbozzare un accordo. L’ho sognata la pace con tutto me stesso, però non l’ho vista attuare. Chissà forse a te capiterà.
E se fossi l’anno della repressione? Lascia perdere, credi a me, io lo sono stato per diverse nazioni e per questo il mondo è sceso in piazza a Hong Kong, Baghdad, Santiago del Cile, facendo tremare leader e governi. È stato allora che ho sentito la loro forza, il loro coraggio diventare un po’ miei.
Lo stesso coraggio che ha virato in rabbia quando ho visto costruire muri per fermare i migranti. Eppure l’arrivo dei barconi pieni di disperati mi ha ricordato la tratta degli schiavi, entrambi, allora e ora, forzati alla migrazione da un sistema che impone alle persone di abbandonare la propria terra, per garantire a pochi ogni privilegio. L’eradicazione delle disuguaglianze sarebbe un bel risultato, difficile ma bello, pensaci.
Va be’, Duemilaventi, mi sa che anche tu sarai altrettanto intenso, forse anche più di me perché le crisi che lascio in sospeso reclameranno di essere prese sul serio, affrontate e risolte.  
Fratello, quello che ti auguro è di essere l’anno che vuoi essere, magari quello che vedrà la fine delle violenze sulle donne. Sarebbe bello!
Quanto a me, è vero, ho fallito e ne sono contento. Proprio così: contento. È quello che dirò al capo appena farò rapporto. Fallito ma contento, arcicontento di aver capito che non si può, non si deve restare indifferenti. Questo è il male peggiore.
Coraggio, buttati, tocca a te!
Tuo Duemiladiciannove

20
CINZIA BARONI

Caro 2020,
ti attendo con gioia e un cuore palpitante di emozione.
Quando arriverai, ti prenderò a braccetto e verrò con te a spasso tutto l’anno.
Sì, hai capito bene, voglio mettermi al tuo fianco.
Non chiedo niente in cambio, voglio offrirti il mio umile sostegno, perché immagino che avrai richieste bizzarre da soddisfare, cose complicate da risolvere, salute da distribuire e far rifiorire, nascite da far recapitare a questo pianeta, portare pace dove c’è guerra, portare cibo dove c’è carestia, combinare  amori impossibili… Pensare alla salute di questo Pianeta. Ma voglio anche gioire con te dove c’è da gioire, festeggiare,brindare,divertirsi, toccare insieme a te l’amore quello puro, alto, cristallino… sì, insomma, vivere insieme.
Sì, ho deciso che non posso lasciarti solo, caro 2020, voglio essere al tuo fianco mentre  farai tutto questo. Nel bene e nel male. Sarà una grande esperienza da cui ne usciremo entrambi arricchiti, stanchi ma vittoriosi e felici.
Come si può pensare di attraversare un anno senza esserne travolti?!?
Voglio vivere a piene mani questa emozione, buttarmici a capofitto.
Voglio veder la primavera, l’estate, l’autunno  e l’inverno al tuo fianco, viverli da un'altra prospettiva.
E poi chissà, il prossimo anno di questi tempi  saremo qui a centellinare gli ultimi istanti di quel che rimane.
Sì, perché ci sarà anche la fine… è normale, fa parte della vita e dopo si riparte con un altro anno.
Insomma, caro 2020, nasceremo cresceremo e moriremo insieme… e poi di nuovo nasceremo ancora, ancora e ancora.
Io sarò sempre con te, felice solo per il fatto di esserci.
Firmato
IL TEMPO 
                                                                                                          
21
CORRADO D'ANGELO

DAJE
Daje ragazzì, movete che tra cinque minuti tocca a te!
C’hai paura de li botti? Ma de che, aho’!!! Quelli dureno n’attimo e poi servono a svejà quer rincojonito ch’è arivato prima de te. Ma nun lo vedi com’è ridotto? E’ passato un anno e pare ‘nvecchiato de ‘n secolo, s’è addormito sulla panca e nun s’accorge che se deve toje de mezzo.
A dì ‘a verità j’ è successo de tutto, eh: guere, alluvioni, teremoti, ce manca solo che ‘a Lazio vince ‘o scudetto. Ah, no quello casomai succede quando ce sarai tu... mmmh, no, a guardatte bene sembri un tipo svejo, ‘ste cazzate nun le fai.
Daje che mancheno tre minuti, che stai a aspettà, ‘a carozza?
Come, nun c’hai esperienza??? Ah bello de casa, ma è dar tempo de SPQR, anzi pure prima, che annamo avanti così. Uno ariva, se butta e ‘mpara sur campo. Ma che vòi, er libretto d’istruzioni come pe’ ‘a lavatrice? Tanto sbaji lo stesso e quarche bucato te vie’ viola coi riflessi gialli.
Ma tu che arivi mo’, ce l’hai quarche idea pe’ facce sta mejo tutti? No, no, la monnezza  e le buche a Roma nun c’entrano, parlo in generale. Che so, regalà un po’ de sorisi alla gente che sta sempre ingrugnata, se je chiedi l’ora te guarda storto e te manda pure a fanc...
Tu sei giovane e nun te poi ricordà, ma qua de sera le coppiette giravano mano nella mano, i ragazzini giocavano a pallone pe’ strada e un amico era pe’ sempre. Oh, AMICO, mica cazzi e like. Coll’amici c’annavi a donne, magari ce facevi pure a botte e poi ritornavi amico. Mo’ è cambiato tutto, boh...
Oh, un minuto, manca un minuto, daje Moretto!
Nun te chiami Moretto? Ce lo so, ce lo so, è come ditte “Giovane! Maschio! Capo!” ‘Nnamo Duemilaventi, che io so er Tempo e de ferma’ er Tempo nun c’è proprio Tempo...

22
CLAUDIA GABRIELI

Caro Duemilaventi,
trovo che tu abbia un aspetto davvero simpatico, questi due numeri che si ripetono mi trasmettono buonumore e li reputo di buon auspicio.
Avverto, anche se sei un anno bisestile e che ne dica la gente, che potresti portarmi fortuna! Già sorrido all'idea di avere un giorno in più per i miei progetti.
Penso non sia giusto farti molte richieste perché sono io a dovermi impegnare per raggiungere le mete che mi sono prefissata e ti prometto che mi impegnerò al massimo, ma una mano dovresti darmela tu!
Ho la netta sensazione, caro 2020, che tu sia il mio anno, quello buono per iniziare quel progetto a cui tengo molto, so di poter contare sul tuo prezioso aiuto, il tempo, per realizzarlo nella maniera giusta e ottenere l’agognato successo.
Forse starai pensando che ti sto chiedendo troppo, non è così, perché ti chiedo solo di restarmi accanto, motivandomi in quei momenti di sconforto che potrebbero esserci.
Caro 2020, come molti, sono alla ricerca della felicità, tuttavia mi rendo conto che essa è fatta di piccole cose, ti chiedo soltanto di farmi apprezzare tutto quello che mi vorrai concedere durante il nostro cammino insieme.
Dobbiamo prenderci per mano, ti terrò stretto e tu farai lo stesso con me, insieme uniremo le nostre energie per la realizzazione dei miei progetti così come, insieme, dovremo trovare la forza per accettare gli eventuali eventi negativi che potrebbero verificarsi.
So che distribuirai saggiamente, piano piano, giorno dopo giorno, a me e a tutti gli esseri umani, quella consapevolezza e forza che ci permetterà di fare sempre piccoli passi avanti.
Inizio questo nuovo anno con grande fiducia e positività, non deludermi.
Quindi, caro 2020, dobbiamo solo rimboccarci un po’ le maniche e lavorare gomito a gomito, come ha detto Gandhi: “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. Se tu sarai al mio fianco, sostenendomi anche nei momenti difficili, potremo alla fine brindare insieme ai buoni risultati ottenuti.
Ora vado a prepararmi, voglio che tu mi trovi pronta e scattante quando inizierà la questa avventura e, mi raccomando, sorridi perché quando si sorride tutto riesce meglio!
23
PINUCCIA SASSONE

E così te ne sei andato, egregio signor 2019. Non hai chiesto scusa a nessuno se hai fatto cose poco gradite cavalcando il tempo velocemente, imperterrito, come ogni fratello che ti ha preceduto, senza se e senza ma.
Purtroppo, dirà qualcuno e per fortuna dirà qualcun altro. Sembra ieri il tuo primo giorno e invece oggi, eccoci qui a festeggiare la tua fine. 
Personalmente non ho un bilancio negativo se non il fatto di avere dedicato poco tempo a me stessa. Ho vissuto, come da parecchio tempo ormai mi capita, con una cappa opprimente nella mente e nel cuore. Non voglio entrare in un pensiero banale e scontato, ma vivo il disagio di guardare un mondo alla deriva, tante cose non mi piacciono, ma, meno male, la speranza non mi abbandona.
Caro 2019, ormai non ci sei più. Voglio custodire  e fare tesoro di tutte le belle occasioni che mi hai regalato. Ho coltivato interessi che nel mio piccolo spazio vitale mi hanno arricchita e fatta crescere. La crescita non ha scadenza, è una metamorfosi in continua evoluzione .
Ho fatto nuove conoscenze. Sai bene quanto ogni universo umano, nonostante tutto, mi affascini sempre,  facendomi  sentire fortunata. Ho imparato ad ascoltarmi di più, a sviluppare il mio occhio interiore, a osservare tutto ciò che mi circonda, sempre con umiltà e gratitudine, con tolleranza quando qualcosa non mi è piaciuta, con lo stupore di una bambina quando invece mi incanto di fronte a ogni meraviglia.
Devo salutarti definitivamente e ti ringrazio ancora. Oggi accolgo il nuovo anno, come si accoglie una nuova e piccola creatura. Voglio farmelo amico, chissà che non possa riservarmi qualcosa di fantastico. Cammineremo e impareremo nuove cose insieme lungo questo percorso.
Quindi, caro e nuovo amico 2020, voglio continuare ad avere la forza dei miei sorrisi anche quando nel cuore mi scende qualche lacrima. Voglio continuare a coltivare il mio essere, per esserci in questo mondo dove anche il mio piccolo tassello lo rende il mondo che è. Voglio continuare a coltivare la pazienza, comprensione, gentilezza, l’amicizia in cui caparbiamente  continuo a credere.
Voglio pensare di non essere l’unica ad avere pensieri positivi e cercare di nutrirli di più attraverso quelli di chi conosco o conoscerò.
Voglio continuare ad avere il gusto ingenuo dello stupore di fronte anche solo a una margherita, voglio che  mente e cuore si abbraccino all’unisono ogni volta per sorridere alla vita.
Voglio anche saper piangere senza pudore, non voglio far morire il mio entusiasmo, la mia voglia di ballare con la vita, di cogliere i suoi messaggi in qualunque cosa  mi accada e trarne  insegnamenti per fortificare i miei pilastri esistenziali.
Voglio diventare più forte e coraggiosa, sai bene che in certe cose sono peggio di una frana, e qui non so se ce la farò.
Penso a 20 anni fa quando si guardava al duemila quasi con paura, arrivava il fatidico anno, eravamo tutti un po’ spaventati, dicevano che ci sarebbe stata la fine del mondo. Invece siamo qui a ricordare, raccontarci ancora e sono passati venti anni… incredibile!
E tu, caro 2020 ci farai dono della tua generosità,  regalandoci un giorno in più da vivere . Per questo mi piaci già tanto.
Certo, porti il peso di chi ti ha preceduto e tanti dei tuoi fratelli ne hanno combinate di tutti i colori. Ma c’è tempo per rimediare. Potresti essere tu a iniziare una nuova era, ma devi chiedere aiuto a chi di dovere e noi tutti in primis dovremmo aiutarti.
Questo mondo ha superato ogni limite, c’è bisogno  di seri interventi e non sto qui a elencarteli. Sai bene di  cosa si tratta. Posso solo garantirti che continuerò a coltivare i miei sani valori. Nulla potrà scalfirli. Non diventerò certo complice della cattiveria o di qualunque altra forma di male .
Carissimo 2020, non ti faccio raccomandazioni speciali, la vita è questa da  sempre. Ogni anno può essere brutto per qualcuno e bello per qualcun altro. Tu seguirai sicuramente la stessa logica. Impegnati però a fare del tuo meglio e cerca di cambiare qualche testa gloriosa responsabile del male che ogni giorno respiriamo.
Per quanto mi riguarda ti riservo intanto  il mio primo abbraccio, sono pronta per accoglierti al meglio e darti la mia mano.  Poi, quel che sarà… sarà.
Buon anno, amico

24
EMANUELA CARMEN TOMIATO

Caro Duemilaventi…
Amore della mia vita,
ti scrivo oggi, nel 2020. La gente dice che l’anno bisestile sia un anno di sfortuna e di brutte notizie. Io sono convinta che la vita vada come è scritto che debba andare, piena di progetti e di tutto quello che deve succedere. Con i suoi pro e i suoi contro.
Anche in quest’anno avrò un pensiero costante…
Penso a te, che riempi ogni attimo della mia giornata.
Penso a quando te ne sei andato, lasciando un vuoto dentro di me.
Il cuore ancora adesso mi si stringe e soffre.
Ricordo ogni tuo particolare, è nella mia memoria.
Chissà adesso dove sei. Scuoto la testa, perché io non so dove sei e non ti vedo.
Mi cade una lacrima. Cade spesso, ogni giorno, soprattutto la notte.
Mi consola la dolcezza del tuo ricordo. Nei giorni bui, quando la mancanza di te diventa insopportabile, mi capita di aprire il cassetto segreto dove ci sono le tue fotografie, custodite in questi anni.
Le guardo, le sfioro piano con le dita, le immagini sembrano fredde ma quello che sento mi conforta e mi dà calore. Le avvicino al cuore, perché è lì che ci sei tu.
Ti tengo vicino, ti abbraccio così, un modo semplice per stare con te, oltre lo spazio, oltre il tempo, anime vicine.
Eri, sei e sarai l’ amore della mia vita: le prime parole che ti ho detto quando sei nato, le ultime parole che ti ho detto quando te ne sei andato.
Caro 2020, so come riempire il tempo di questi mesi: pensando a te, infinitamente.
A presto!                                          
La tua mamma


 25
GIANCARLA PEDUZZI

Come tutti gli anni nuovi, anche tu, mio caro 2020, stai facendo il tuo ingresso come una grande star, su un lungo tappeto rosso, accolto da fuochi d’artificio e da assordanti botti, acclamato da folle in delirio in ogni angolo della terra. Brindiamo al tuo arrivo e alle promesse che porti con te. Felicità, amore, benessere, pace, tutto ciò che di bello e di buono desideriamo, per un attimo pensiamo che tu possa realizzarlo. Per un attimo sogniamo, speriamo, ci illudiamo.
Sappiamo benissimo che non è una pagina del calendario a segnare un cambiamento. Il tempo non ha “cesure”, scorre con continuità, indifferente di noi, esseri microscopici in un universo infinito.
Eppure continuiamo a festeggiare ogni mezzanotte del 31 dicembre: quando la terra compie un giro intorno al sole, davvero crediamo che in quel momento qualcosa finisca e qualcos’altro cominci anche per noi. E facciamo riti propiziatori affinché il nuovo inizio sia benevolo per noi. E’ un bisogno umano: dare un senso a questo inarrestabile e misterioso flusso che è la nostra vita, avere dei riti di passaggio che segnino le tappe del “nostro” tempo su questa terra, esorcizzare la paura per quello che ancora deve accadere nelle nostre vite e che ignoriamo. Il mese di gennaio, non a caso, prende il nome dal dio romano Giano, celebrato come il dio del passaggio e del cambiamento (come   dice lo stesso suo etimo).
E quindi, proprio perché mi sento un essere fragile e minuscolo, io ti accolgo con grandi speranze, caro 2020. Come sempre e come tutti, alzerò un calice di spumante esprimendo dentro di me i miei più segreti desideri. I desideri sono una mancanza, la mancanza di stelle (de-sidera),  e quello che mi auguro è proprio quello di proseguire il mio cammino con un cielo stellato sopra di me, non dico sempre, ma almeno qualche ora o qualche giorno o qualche mese. Chissà! E intanto, insieme alla terra che ci ospita, anche noi cominceremo un nuovo giro intorno al sole.