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lunedì 5 ottobre 2015

Numero 225 - "L'attesa" - 5 Ottobre 2015





Lo confesso: chiusa nella mia torre a scrivere, con un occhio sul mondo, ma anche fuori dalle tante notizie che si susseguono in ogni ambito, mi era sfuggito il successo avuto al Festival di Venezia di questo film: 
"L'attesa" 
di Piero Messina.

Mi cospargo il capo di cenere.

Però la casualità (o il Destino, strada per la quale propendo sempre, e chi mi legge lo sa) mi ha portato ad incrociare su Facebook la bacheca dello sceneggiatore del film,
Andrea Paolo Massara.
 E un giorno, lì, ho letto:

- Per tutti quelli che "Vado a vederlo presto il film", "Devo trovare una sera libera", "Aspetto che ci sia la mia ragazza per vederlo insieme": è ora di rimandare gli impegni, oppure cambiare ragazza!
Andate a vedere "L'attesa" oggi o domani, dopo potrebbe essere troppo tardi. Se volete parlarne dopo la visione, io sono qui. Posso anche venire ad abbracciarvi fuori dal cinema. Ditemelo che arrivo. E non è una battuta di spirito.-


Sono bastate queste poche parole a colpirmi, sia per il modo ironico con cui si è posto Andrea Paolo Massara, sia per la disponibilità che ha mostrato  e che mi ha fatto capire quanto entusiasmo, quanto amore per questo film, quanta soddisfazione per il percorso fatto! 
Insomma, la mia missione è diventata quella di riuscire ad andare a vedere "L'attesa".

Ed ecco che in una serata milanese un po' freddina, dedico una delle mie poche uscite a questa opera. 
Arrivo al cinema, sala più piccola per il film scelto da me: questo comincia già a creare un'atmosfera intimista. 

Mi immergo nel buio della sala, curiosa, quasi emozionata, e il film comincia.


 I cento minuti volano via. Strano per un film che procede a passo lento come un respiro calmo e profondo. 
Eppure il concetto del tempo scompare, perché lo spettatore "entra" nello schermo e vive  atmosfere e ambientazioni come se all'improvviso fossero parte di sé.
Perché le attese, quali che siano, fanno parte della vita di ognuno, quei momenti in cui sembra che tutto si fermi.

Due donne, Anna e Jeanne, condividono la loro personale attesa; Jeanne, dell'arrivo del suo ragazzo, Giuseppe, e Anna del "momento giusto" per rivelare una verità che fa fatica a pronunciare.
I dialoghi tra loro, essenziali, ma mai banali e sempre pieni di ricerca nella reciproca conoscenza che comincia in punta di piedi, ma tocca poi livelli alti di emozione.

L'atmosfera è magicamente creata da una fotografia splendida che propone immagini come  quadri dai colori caldi, ma anche dalle foto-pennellate che ricordano le tele degli impressionisti; come, per esempio, le immagini riguardanti un materassino rosa in balìa del vento, unica macchia di  colore  dentro un'inquadratura dove prevale il bagliore del sole;
o anche il bagno di Jeanne in un laghetto, dove il  nuotare sott'acqua e poi il riemergere creano un effetto foto/pittura che sottolinea, a mio parere, il momento "sospeso" nel quale si trova la ragazza.

Che dire del tragitto dell'auto che porta la ragazza, dopo il suo arrivo all'aeroporto, alla casa di Anna: una strada che si snoda tra le rocce laviche, in una prevalenza di bianco e nero, un paesaggio a tratti lunare, che apre le porte ad una storia di silenzi (cosmici) e ritmo lento, quasi in assenza di gravità.

Juliette Binoche e la giovane Lou de Laàge, due interpreti straordinarie. Me lo aspettavo, relativamente a Juliette che conosco come attrice dai tempi di Film Blu; Lou è stata una piacevole scoperta. Entrambe intense. 

Anna e Jeanne, due donne che imparano a conoscersi, seppure in un arco di tempo breve. 
Poche parole, molti silenzi, tanti sguardi, tanti primi piani che mostrano il mutare delle emozioni, i moti di un mare emotivo in tempesta che a tratti si placa, ma che ritorna come uno tsunami. 
Tutto questo emerge dal volto di Anna, donna/madre che combatte col proprio dolore, a volte arrendendosi ad esso, a volte rialzando la testa e cercando la Vita che trova affondando le dita in un impasto nero e colloso, dal quale emerge la pasta fresca che offre a Jeanne e ai suoi amici.

Anna: una donna che si muove nei suoi silenzi, arrancando in un vuoto sottolineato dal suo vagare nella camera del figlio; una donna che si muove tra vita e morte, alla ricerca di un equilibrio; una donna che, alla fine, sceglie ancora la Vita in un gesto d'amore verso Jeanne.
"Tu vivrai punto e basta. Lo farai perché è quello che fanno tutti, sempre."

Due interpreti davvero straordinarie.

Non da meno il personaggio maschile che, come un'ombra, si muove dentro questa casa dove regna il buio e il silenzio; uomo che fungerà poi da spartiacque per riportare a galla le due donne. 

Un film che parla di attesa, sì, ma attesa in nome dell'amore; parla del vuoto, parla del dolore.
E soprattutto lo fa con poche parole, perché alla fine, come nell'abbraccio finale, il dolore non ha bisogno di parole.


Film, direi, curatissimo in ogni sua parte, accompagnato da una colonna sonora incisiva.



Che dire, fossi in voi, non me lo perderei!


Alla prossima!

La vostra
Stefania Convalle 








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