mercoledì 25 marzo 2026

Numero 499 - "Nel sangue di Garlasco" e "Il ragionevole dubbio di Garlasco" - Recensioni - 25 Marzo 2026


Cominciamo da qui, dal libro di Gianluca Zanella.
Ma prima una piccola introduzione.

Il giallo di Garlasco è seguito da tante persone da un anno a questa parte. Io stessa mi sono "appassionata" al caso per lo spettro di un terribile errore giudiziario che potrebbe essersi verificato, ma non è del mio pensiero che voglio parlare, in quanto sono una semplice spettatrice di quanto avviene.

Mi sono però interessata ad alcune pubblicazioni in merito.

Ho letto "Nel sangue di Garlasco" di Gianluca Zanella perché lo seguo e lo ritengo un giornalista preparato, posato e serio, mai sopra le righe. Il suo canale su You Tube, Dark Side - Storia Segreta d'Italia - offre sempre spunti di riflessioni interessanti.

Nel suo libro propone al lettore una sorta di "riassunto" su quanto avvenuto in questi anni in merito alla triste vicenda. Il giornalista espone il tutto in modo molto chiaro e lineare, senza lasciarsi andare a opinioni personali, e quindi molto obiettivo. Ho trovato il suo modo di scrivere fluido e schematico, dato l'argomento, approfondendo parti della storia - o a esse collegate - senza eccessi, ma solo con l'intenzione di fornire al lettore un'esposizione di fatti, e lasciando a noi lettori lo spazio per personali riflessioni.

Una lettura che consiglio a chi è interessato all'argomento e desidera mettere ordine tra le tante notizie o suggestioni circolate in questi mesi/anni.



Ma non è l'unica opera che ho letto in merito.

Quando ho avuto modo di vedere e ascoltare un altro protagonista - il Giudice Vitelli - di questa storia, sono rimasta molto colpita dal suo ruolo e dall'uomo che ha dimostrato di essere.
Lui è stato il primo Giudice che assolse Alberto Stasi e il libro che ha pubblicato recentemente ha suscitato la mia curiosità.


In questa opera la cosa che mi ha colpito di più è stato lo "spogliarsi" del Giudice, che ha mostrato il lato umano della vicenda e ha condiviso con il lettore i dubbi, le riflessioni, la ricerca della verità e la responsabilità di essere colui che ha nelle proprie mani il destino dell'imputato. 
Nel fare questo, ha generosamente intrecciato le riflessioni nell'ambito della vita privata, come se la responsabilità della decisione da prendere entrasse nella vita di tutti i giorni e andasse ben oltre il lavoro stesso, ma diventasse un qualcosa che non molla mai la presa.
Il concetto sui cui si basa è quello sacrosanto di una eventuale condanna oltre ogni ragionevole dubbio, perché sbagliare potrebbe significare il togliere la libertà a un individuo.
Oltre ogni ragionevole dubbio, il Giudice lo ha ben presente e ne è quasi tormentato, al fine di non commettere errori.
Nelle interviste che ho potuto ascoltare, mi ha sempre favorevolmente impressionato l'atteggiamento umano, ma allo stesso tempo solido ed equilibrato, come quello che ogni Giudice - secondo me - dovrebbe avere, per ridurre al massimo i possibili errori giudiziari che possono rovinare una vita.
Il libro racchiude aneddoti - a tratti commoventi - come quelli legati alla madre e a un caro amico, che fanno venire voglia, con tutto il rispetto, di abbracciare l'uomo-giudice. 

Un libro che consiglio per entrare ancora di più nei meandri di questo crimine che ha toccato il cuore di tanti di noi.

Una citazione dall'opera:
"Il dubbio ragionevole non vuole distruggere, vuole anzi costruire, favorendo soluzioni solide, ponderate. Poco importa se occorre più tempo, più fatica. Poca importa se alla fine l'esito non è bianco o nero: sarà meno spettacolare, ma più giusto."



Mentre scrivo questo numero del Blog, ancora non si sa come andrà a finire tutto questo, ma tutti si augurano che la povera Chiara trovi presto la pace e che se c'è stato un errore giudiziario si ponga rimedio al più presto.

Nel frattempo, leggete queste due opere che recano anche osservazioni sulla vita e sul mondo che ci circonda.

Grazie a Gianluca Zanella e al Giudice Vitelli per averle scritte.



Alla prossima
dalla vostra
Stefania Convalle
 

domenica 15 marzo 2026

Numero 498 - Emergere dal buio, ritratto di Nick Cave, a cura di Tania Mignani - 15 Marzo 2026


 

EMERGERE DAL BUIO
a cura di
 

Questa è la storia di un uomo e della sua rinascita.
È la storia di un artista sincero e veritiero, perché nell’arte, nella sua musica, ha trovato la forza di ricominciare più volte.
Ha importanza il suo nome? No, non più di tanto, ma ve lo svelerò ugualmente. 
L’artista è Nick Cave e, in poche righe, vorrei raccontarvi la sua storia.
I cenni biografici non sono così indispensabili: vi basti sapere che quest’artista ha raggiunto una certa notorietà nell’ambito della musica underground negli anni Ottanta e, tuttora, è un musicista affermato, con una nomination ai prossimi Oscar grazie a una canzone scritta per un film.
Ciò che veramente importa è che Nick Cave ha vissuto negli abissi più profondi del dolore e della disperazione per anni. L’angoscia e l’afflizione trapelavano nella sua musica con violenza, come un disperato grido d’aiuto.
Capita che, a volte, quando si tocca il fondo, si riesca anche a trovare una spinta per risalire. Sia essa  l’amore per una donna speciale, o l’incontro con qualcosa di più grande. Ecco che Nick ce la fa, grazie alla persona che diventerà sua moglie, all’avvicinamento verso la religione, ma, soprattutto, grazie alla sua forza e alla sua arte.
Abbandonato il suo inferno, la droga, l’alcol, e tutto quanto aveva rappresentato la sua dannazione per anni, inizia un nuovo periodo durante il quale anche la sua musica lo accompagna in questo nuovo percorso.
La ritrovata serenità di quegli anni lo vede produrre album profondi e riflessivi, attirando a sé le critiche di chi lo voleva sempre uguale ai tempi passati. Ma quale artista può ritenersi tale senza mettersi in discussione, senza percorrere nuove strade?
La vita, si sa,  è imprevedibile e, nel 2015, una nuova tragedia colpisce il musicista, uno dei suoi gemelli quindicenni precipita da una scogliera di Brighton trovando la morte.
Partecipai nel 2017 a un concerto di Nick, durante la prima tournée dopo questo immenso lutto. Mi aspettavo un uomo distrutto, ripiombato in quell’abisso dal quale era uscito a fatica. Quello a cui ho assistito è stato una vera e propria catarsi, ho visto un uomo affidarsi completamente alla sua arte, offrirsi senza veli e barriere al suo pubblico, supplicando, attraverso la sua musica, di essere aiutato. Ed è quello che abbiamo fatto tutti quella sera, ci siamo stretti in un grande abbraccio e lui ci ha donato tutto il suo essere.


La sua musica si è trasformata ancora una volta, rendendosi rassicurante, come una luce emersa dal buio in cui aveva abitato per anni. Un percorso coerente con la sua vita, con il dolore attraversato, con ciò che è diventato.
I suoi concerti, da quel momento in poi, sono un momento quasi intimo tra lui e il suo pubblico. Non è più solo partecipare a una performance, godere della musica che si ama, è un’esperienza unica, il cui significato è difficile da trasmettere.
È la dimostrazione che l’arte, in questo caso la musica, quando fa parte della tua vera essenza, ti fornirà sempre la forza necessaria per trovare, anche nel buio più profondo, la tua luce.

 


Grazie a Tania Mignani per il suo contributo 
con un ritratto emozionante.

Ricordo che Tania è un'autrice di Edizioni Convalle e ha al suo attivo, fino a questo momento, due raccolte di racconti e due romanzi. 


https://edizioniconvalle.com/product/25219748/l-altra-978885434141



https://edizioniconvalle.com/product/25219814/nessuno-e-innocente-nemmeno-tu-978-88-85434-65-3



https://edizioniconvalle.com/product/26953272/in-perfetto-disordine



https://edizioniconvalle.com/product/35667334/ieri-oggi-per-sempre


Alla prossima
dalla vostra
Stefania Convalle

venerdì 13 marzo 2026

Numero 497 - VENTICIQUEMILA grazie, ma cosa c'è dietro a questo numero? - 13 Marzo 2026


Ho scelto questa fotografia, che risale al 2013, come copertina di questo numero per ciò che evoca.
Mi trovavo in Sardegna per una vacanza e dove alloggiavo non c'era connessione, ma potevo stare senza scrivere due parole? E quindi andavo nella piazza di Buggerru e, seduta su una panchina (di cemento-durissima!), entravo per qualche minuto nel mondo della scrittura.
Mi viene in mente la parola: PASSIONE.
Edizioni Convalle non era nemmeno nei miei pensieri, mi occupavo della mia carriera di autrice e mi davo da fare, come sempre.
Questo mio essere una persona che si rimbocca le maniche, sempre e comunque, è una caratteristica che mi ha accompagnato tutta la vita e quindi quando è iniziata l'avventura di Edizioni Convalle non mi sono risparmiata MAI, insieme a Giuseppe - mio futuro marito 💝 - che ha condiviso con me fatiche, gioie e dolori, di questa impresa.
Dei dolori non voglio parlare, perché sono passati, metabolizzati, e chi se li ricorda più... Anche perché, diciamolo, chi ci ha fatto soffrire non merita nemmeno di essere ricordato.
Quindi voglio parlare di questo numero: 25.000.

25.000

Di cosa?

Qualche giorno fa, in occasione del nono compleanno della mia casa editrice, ho chiesto a Giuseppe: «Ma quanti libri sono stati venduti, fino a questo momento?»
«25.000 circa.»
«Ma davvero?»

Bene, a qualcuno potranno sembrare pochi. A chi conosce il mondo della piccola e media editoria potranno sembrare un numero di tutto rispetto. 
Ma se mi fermo a pensare che a febbraio 2017, quando aprivo la mia casa editrice, non potevo sapere a quale compleanno sarei arrivata, e che sono partita da zero, con le mie - nostre - forze, beh, quasi mi commuovo a pensare che migliaia di persone in Italia abbiano acquistato un libro di Edizioni Convalle e sappiano che esiste questa bella realtà.

💖💖💖

A volte ci penso a quanti dei nostri libri si trovano tra gli scaffali e sui comodini dei lettori, persone che ovviamente non conosciamo tutte, però i loro occhi si sono posati su quelle pagine che contengono amore, la sana fatica di portare qualcosa alla luce di bello. E non mi riferisco solo all'autore, ma a quello che fa l'editore - soprattutto piccolo -  che è una missione in nome di una passione condivisa con altri.

Questo mi porta a fare alcune considerazioni sugli autori che affollano questo mondo, e mi riferisco a tutti, non in particolare agli autori che fanno parte di Edizioni Convalle.

Come ho detto prima, la mia carriera parte da lontano e ne ho macinate di parole, esperienze, chilometri per portare avanti il mio percorso letterario. Ho fatto parte di alcune case editrici piccole che hanno avuto fiducia in me e mi hanno fatto fare un passo avanti in questa lunga strada, fino ad approdare a un'agenzia importante. Però, poi, con la nascita della mia creatura avevo deciso di convogliare le mie energie creative nella mia stessa casa editrice, per supportarla. 

Ma questo è un altro discorso.

Quello che volevo approfondire è la figura dell'autore, perché secondo me assistiamo a una certa deriva che fustiga il talento e ogni giorno - basta aprire i social - si assiste al festival del bon ton dove schiere di persone che sono (o si credono) autori si fanno i complimenti reciprocamente al solo scopo di compiacere l'altro che magari, lusingato da frasi che sembrano uscire da un manualetto (sono tutte uguali), acquista il libro di tal dei tali. Insomma, un cane che si morde la coda.
Bene: lasciatemelo dire. Questo buonismo da tre soldi non serve a niente, né alla propria immagine, né alla personale crescita.

Scrivere non è per tutti, e non tutti lo sanno fare.
Se io so cucinare mediamente bene le cotolette alla milanese, non per questo mi definisco CHEF. 
La scrittura è una cosa seria, e non ha a che fare con l'ego. Anzi...
La scrittura è umiltà. 

Ce ne sarebbero di cose da dire in merito, ma diventerebbe un numero del blog tra i più lunghi della storia e quindi viro in altra direzione, anche se il campo è il medesimo.

Facciamo un passo indietro.
Sono stata e sono autrice. E da nove anni e due mesi anche editrice. 
Devo dire che da quando sono nel doppio ruolo ho imparato moltissime cose, ho capito cosa vuol dire stare dall'altra parte della scrivania e le dinamiche (e le fatiche) dell'essere editore.

Quello che io vedo, specialmente negli ultimi anni, è che invece gli autori, cioè coloro che propongono la propria opera a una casa editrice, a volte escono dal binario, anzi, diciamo che deragliano...
In primis, il grande spartiacque è la buona educazione.
Se un autore è educato, lo è come persona nella vita e sa come comportarsi.
Poi ci sono i maleducati, ai quali indico subito - se si rivolgono a me - la porta d'uscita.

Quando ci si rivolge a una casa editrice proponendo la propria opera, si invia secondo le regole richieste, senza raccontare la propria vita, ma lasciando parlare l'opera stessa e basta, che è ciò che conta.

Se poi i presunti autori si autoincensano, oddio! Si apre proprio il portone! Anche perché di solito questi atteggiamenti viaggiano insieme a una scrittura che lascia a desiderare, oltre a essere piena di errori.

Va beh... Purtroppo questo è il problema che deriva dalla possibilità di pubblicare senza selezione: basta pagare.
Ma è arte?
No.

Se poi le opere vengono acquisite dalla casa editrice, lì succedono due cose. 
Ci sono autori educati, che sono e restano umili, che non si montano la testa, che sono consapevoli che il mondo editoriale è duro e che la gavetta non finisce mai.
Come anche imparano in fretta che il pubblico non ci conosce e che ogni copia venduta è un grande risultato.
Con autori che sanno come comportarsi, allora sì che si costruisce un percorso sano e sereno, ci si sostiene e si condividono idee, iniziative, successi e ci si appoggia l'uno all'altro quando ci sono le inevitabili delusioni.
Ma si va avanti sempre, in nome - come dicevo prima - di una sana passione.

Poi ci sono autori che hanno qualche problema con l'ego e con la buona educazione, ma anche - nei casi più gravi - con un senso di onestà intellettuale.

In questi anni, anche confrontandomi con altri editori spesso più grandi di me, ho capito che tutto il mondo è paese e che anche loro subivano attacchi offensivi e irriconoscenti da primedonne. Insomma, anche questo aspetto è normale e ormai ci siamo abituati al fatto che ogni tot accade. I coltelli nella schiena, alla fine, li usiamo per mangiarci una pizza 😂.

Ma torniamo al dato importante di quel numero:

V.E.N.T.I.C.I.N.Q.U.E.M.I.L.A

Mi fa piacere condividere con voi il percorso di un'opera da quando viene proposta a un editore, parlando di come operiamo noi.

1) L'editore impiega tempo a leggere e non tutti leggono tutto, e in pochi (forse solo noi e altri tre o quattro :-D) danno una risposta, anche se negativa. Perché Edizioni Convalle, per inciso, non dice sì a tutti per avere pubblicazioni, anche perché siamo FREE e perché selezioniamo fortemente quanto viene pubblicato, perché le opere sono firmate col mio cognome (Edizioni Convalle).

2) Se l'opera piace, e l'autore candidato si pone con educazione (vedi sopra), si procede e si inizia - con i dovuti tempi - tutto l'iter per la pubblicazione.
Le opere vengono lette e editate con attenzione. E questo lavoro che richiede ore e ore, e ancora ore, è gratuito per l'autore. Non è cosa scontata perché spesso e volentieri si paga, oppure alcune CE neppure lo fanno, diciamolo, e pubblicano così come arriva il file, a volte pieno di errori.

Solo per questo, gli autori sconosciuti che approdano a CE come la mia, dovrebbero dire grazie tutta la vita.

Personalmente tratto ogni romanzo che devo pubblicare come se fosse il mio, leggo e rileggo, a volte più dell'autore stesso, alla ricerca di refusi o migliorie da apportare. Ci ho rimesso gli occhi, lo so bene 😉 Ma poi quando l'autore è felice, la sua emozione mi ripaga.
E poi c'è l'impaginazione, il controllo conseguente, e poi la ricerca della copertina, e tutto l'iter burocratico per la pubblicazione in carne e ossa e le varie operazioni da fare per inserire i libri nei circuiti e assolvere agli obblighi di legge, quali il deposito legale nelle biblioteche di competenza.
Poi si stampa e il libro arriva sul tavolo dell'editore, in carne e carta... E di conseguenza a casa dell'autore.

Conservo nel cuore tanti bei ricordi legati alla nascita vera e propria dell'opera, che rimane il sogno di tanti, che sono felice di esaudire e cosa che continuerò a fare.

Tornando alla concretezza, fino a quel momento editori come noi non hanno guadagnato 1 euro, e le spese sono anche collegate a mantenere in vita una piccola/media azienda che ha dei costi, come per esempio avere un sito, un servizio e/commerce.
Gli editori come noi investono su nomi sconosciuti, senza sapere se il loro dispendio di denaro e tempo, sarà mai ripagato. 
E questo credo sia un buon motivo per non dimenticare mai della fiducia accordata da un editore e l'obbligo morale di fare la propria parte e di comportarsi in modo corretto e leale.
Concetto che possiamo riassumere in due parole: rispetto e gratitudine.

A proposito della gratitudine... Non sono i grazie, le parole, ma i comportamenti che la dimostrano o la negano.

Quando l'opera è pronta per intraprendere il suo viaggio, noi cerchiamo di camminare insieme agli autori che hanno persino il nostro numero di cellulare, cosa rara. Anche se a volte, e torniamo alla questione buona educazione, capita di pentirsi di aver concesso tale confidenza ;-)
Comunque, andando verso la chiusa di questo lungo numero, come editrice mi piace quando gli autori non dimenticano mai la vita vera, non si montano la testa e capiscono bene che devono impegnarsi a farsi conoscere insieme alla propria opera. 
L'editore è come se fosse l'ostetrica, ma è la mamma che fa crescere suo figlio.

L'editore ha tante cose di cui occuparsi, tanti autori, tante opere, ha una piccola azienda da portare avanti, ha da seguire i social, iniziative ed eventi vari da organizzare o a cui partecipare, e una miriade di cose a cui pensare. Ah, dimenticavo, ha anche una vita privata!
L'autore ha solo la sua opera da far conoscere e deve fare la sua gavetta, che - come ho detto prima - non finisce mai. Ne so qualcosa. 

Voglio anche aggiungere che Edizioni Convalle non promette mai quello che sa di non poter dare. Non diremo mai quelle frasi tipo il vostro libro sarà presente in tutte le librerie, perché sappiamo bene che non è vero.
Però noto che talvolta, sedicenti autori credono anche all'asino che vola... Mah...

Comunque, torniamo al punto.
Questo traguardo per noi è davvero fonte di orgoglio e ringrazio 25.000 volte chi ha contribuito a mettere un libro sopra l'altro. 
Il dato è già cambiato, in soli due mesi in più, ma alla fine conta il fatto che questa realtà abbia solide radici e tanta consapevolezza di come gira questo mondo.

Io cerco solobelleopere e autori di un certo tipo. 
Il resto non m'interessa.

Voglio vivere serena, tranquilla, coltivando la mia passione e condividendola con chi sposa i miei ideali, senza se e senza ma
Grazie, dunque, agli autori che rispecchiano i miei valori e ai nostri lettori che ci sostengono ogni giorno.

Sì, sì, chiudo, dai 😄
Se avete letto fino alla fine, siete degli eroi.



Alla prossima
dalla vostra
Stefania Convalle





venerdì 6 marzo 2026

Numero 496 - Conosciamo meglio Chiara De Mas, concorrente di 800 Metri di parole - 6 Marzo 2026


 

Siamo arrivati all’ultima intervista ai concorrenti del Torneo di Scrittura “800 Metri di Parole” e autori di Edizioni Convalle.
Chiude il cerchio Chiara De Mas, giovane autrice, entrata da poco a far parte della mia casa editrice.
Chiara, in questa gara, si è dovuta confrontare con autori già esperti ma se l’è cavata alla grande, facendo una bellissima rimonta in classifica. 

Adesso mi fa piacere rivolgerle qualche domanda perché lei si possa raccontare a me e a voi lettori che mi seguite in questo Blog.
 
Cara Chiara, non ci conosciamo ancora di persona e spero ci sia presto l’occasione per farlo, intanto raccontaci qualcosa di te, dove vivi, di cosa ti occupi, i tuoi amori…
 
Vivo con il mio compagno e il mio ometto di sei anni in un paesino sulle rive del fiume Brenta di settecento persone, in cui tutti si conoscono. Qui c’è un senso di comunità che altrove si è un po’ perso. Nonostante la vicinanza a Bassano Del Grappa, che comunque è una cittadina movimentata, vivo immersa nel verde, a due passi dal bosco e questa vicinanza alla natura mi ha sempre stuzzicato la creatività. Una delle mie passioni più grandi, oltre alla scrittura ovviamente, è la pittura. Quando inizia la primavera prendo cavalletto e pennelli e inizio a creare, rigorosamente fuori in giardino; quando arriva il freddo mi rifugio nel tepore della cucina e nel profumo di torte e biscotti appena sfornati. Nella quotidianità, invece, lavoro in un laboratorio orafo, dove mi occupo della preparazione e lucidatura di collane e bracciali.
 
Come e quando sei venuta in contatto con il mondo delle parole scritte? Come autrice, intendo.
 
Devo ammettere che quando andavo alle superiori ero la classica persona che aspettava uscisse il film piuttosto che leggere, ma dopo una serie di vicissitudini che racconto nel mio romanzo, mi balenò l’idea “dovrei scrivere un libro!”, ma come fare? Così dopo una ricerca mi parve chiaro: la prima regola per scrivere un buon romanzo è leggere tanto. E fu così che lessi il mio primo romanzo che non fosse un obbligo scolastico ma un piacere, un thriller che mi tenne incollata alle pagine. Il primo di una lunga serie e diciamo che prima di dire “adesso scrivo io” mi ci sono voluti otto anni e, nel frattempo, la mia casa si è trasformata in una biblioteca!
 
La tua scrittura è già “capace”, sai portare dentro le tue pagine il lettore e hai una delicatezza che mi piace molto, ma anche una mano di carattere quando serve tratteggiare personaggi e situazioni difficili dal punto di vista emotivo. Questa premessa per dire che credo tu abbia una bella dose di talento, che va – naturalmente – coltivato. Raccontaci allora il tuo rapporto con la scrittura e quali sono i tuoi progetti in merito.
 
Nelle storie che creo tengo molto alla profondità dei personaggi. Cerco di pensare al rapporto causa-effetto dal punto di vista psicologico e comportamentale. Ho sempre trovato la psicologia e il funzionamento della mente umana un argomento affascinante. Come per la maggior parte delle cose sono autodidatta, spinta dalla voglia di mettermi in gioco, ma nella scrittura devo molto sicuramente alla mia professoressa di italiano che ha saputo trasmettermi la sua passione per quella materia. Mi considero all’inizio di questo percorso, ma ho molti progetti per il futuro, tra cui la “rinascita” di Amelia e nuove storie che esplorino ancora l’animo umano.
 
Il tuo romanzo d’esordio, “I silenzi che mi hai insegnato”, affronta tematiche piuttosto dure: vuoi parlarcene?
 
“I silenzi che mi hai insegnato” è un romanzo di formazione a sfondo psicologico. Racconta una relazione tossica dall’interno, dal punto di vista di chi la vive senza accorgersi subito di esserne intrappolata.
Non è solo una storia di violenza, ma di consapevolezza. Parla di manipolazione sottile e di dipendenza emotiva. È un libro che vuole dare parole a chi fatica a riconoscere ciò che sta vivendo, e ricordare che andarsene non è debolezza, ma sopravvivenza. Soprattutto credo che parlare di questo argomento possa sensibilizzare e magari mettere in guardia, perché nessuno purtroppo è immune alla manipolazione.
 
Tu vivi vicino a Bassano del Grappa. Raccontaci com’è la vita di tutti i giorni da quelle parti che non ho mai visto, ma so essere bellissime.

Come ho accennato prima, Bassano è un piccolo centro ricco di storia e vivere vicino a Bassano del Grappa significa avere la fortuna di muoversi tra due dimensioni diverse. Da una parte c’è il mio piccolo paese, dove il tempo sembra scorrere più lentamente, dove il fiume Brenta cambia colore a seconda della stagione e il bosco è a pochi passi da casa. Dall’altra c’è Bassano, con le sue iniziative, le librerie, le piazze sempre vive, oltre che la sua ricca storia.
La vita quotidiana qui è semplice: il lavoro, la famiglia, le passeggiate lungo il fiume, l’aperitivo in centro. È un equilibrio che mi rappresenta molto, perché mi permette di avere silenzio quando ne ho bisogno e movimento quando sento il desiderio di confrontarmi con il mondo.
 
Tornando alla scrittura, quali sono gli autori della letteratura (contemporanea e non) che ti hanno aiutato e ti aiutano a trovare un tuo stile, a formarti?
 
Il genere che prediligo è il thriller psicologico, ma devo dire che poi spazio un po’ in tutto. Tra le autrici contemporanee che ammiro e sono Angela Marsons e Brenda Novak, ma sul podio sale Ken Follet, che con tutta la serie de “I pilastri della terra” ha saputo sconvolgermi, quanto stupirmi.
 
Ultima domanda: come ti vedi tra una decina d’anni?
 
Tra dieci anni mi vedo ancora qui, con le radici ben piantate nel mio paese e lo sguardo un po’ più lontano. Mi piacerebbe aver pubblicato altri romanzi, aver fatto crescere Amelia e magari aver dato vita a nuovi personaggi capaci di parlare al cuore delle persone.
Mi immagino con più consapevolezza, sia come donna che come autrice. Con più esperienza, forse meno timori, ma con la stessa voglia di raccontare storie che facciano riflettere e sentire meno soli.
Spero di aver continuato a coltivare le mie passioni, di aver trovato un equilibrio tra famiglia, lavoro e scrittura, e di poter dire di non aver smesso di crederci, nemmeno nei momenti più difficili.
E, se posso aggiungere un desiderio, mi piacerebbe guardarmi indietro e pensare che tutto è iniziato proprio da qui.

Grazie, Chiara, per averci raccontato un po' di te e di averlo fatto con il cuore aperto.

💖

Biografia di Chiara

Chiara De Mas nasce nel 1996 a Bassano Del Grappa e attualmente vive in un piccolo paese della provincia di Vicenza, con il compagno e il figlio, accanto al resto della sua famiglia. Ha sempre scritto fin da bambina, riempiendo diari su diari e mantenendo viva nel tempo anche la passione per la pittura e la pasticceria, nonostante le vicissitudini della vita. Questo romanzo è il suo esordio narrativo, ma nasce da una storia vera: la sua. “I silenzi che mi hai insegnato” non è solo una testimonianza, ma il tentativo di dare voce a chi ha vissuto nell’ombra e ha trovato la forza di risalire. Scrivere, per lei, è sempre stato un modo per capire, guarire e restituire qualcosa agli altri.



https://edizioniconvalle.com/product/40635699/i-silenzi-che-mi-hai-insegnato



Alla prossima

dalla vostra

Stefania Convalle


lunedì 2 marzo 2026

Numero 495 - Conosciamo meglio Tatiana Vanini, concorrente di 800 Metri di Parole - 2 Marzo 2026


 

Oggi conosciamo meglio Tatiana Vanini, concorrente del Torneo di Scrittura “800 Metri di Parole”, appena concluso, e autrice di Edizioni Convalle.
Ma facciamoci raccontare da lei la sua storia attraverso le risposte alle domande di questa intervista.
 
Cara Tatiana, eccoci qua per farti conoscere meglio dal nostro pubblico. Sei pronta?
Quando è nata la tua passione per la scrittura?

In tempi lontani, nello scorso millennio. Scherzi a parte, è davvero un amore che è iniziato molti anni fa. Ad accendere la passione è stata la lettura di “Poirot e i quattro” di Agatha Christie. Avevo otto anni e, quando l’ho finito, mi sono detta: “Anch’io voglio scrivere.” Il resto è storia.


Ti ho conosciuto attraverso il mio Laboratorio di scrittura che frequenti da qualche anno con grande dedizione. E poi ho scoperto la tua penna anche attraverso due opere che mi hai proposto e che ho pubblicato con la mia casa editrice. Ci racconti la genesi di queste due opere, “Scacco di Torre per l’Ispettore Ovvius” e “L’ispettore Ovvius al Cover Book Hotel”? 

Il primo, “Scacco di torre per l’Ispettore Ovvius”, è nato per una serie di coincidenze. La prima è stata un giorno di pioggia, la noia e il voler spiegare a mia sorella Tecla il gioco dell’assassino, che facevo da piccola coi miei amici. Da lì è nato un racconto dove sono comparsi Ovvius, Trent e il Conte Artemis per la prima volta. Siccome Ovvius mi è stato subito simpatico, nei giorni seguenti altri racconti lo hanno visto protagonista e, sempre Tecla, se n’è uscita con una domanda: “Perché non scrivi un libro intero su Ovvius?” 
Ecco, quindi, che è uscito il primo romanzo.
Per “L’ispettore Ovvius al Cover Book Hotel” invece non c’è stato nessun caso, ma una scelta consapevole, ecco forse spiegato il motivo per cui, in questo secondo romanzo, Ovvius e compagni sono più maturi, meno macchiette. Tra l’altro questo secondo giallo è arrivato dopo un percorso nel laboratorio, dove ho preso coraggio nel dare alla mia scrittura altre possibilità, più ampie e profonde, seguendo proprio le tue indicazioni, Stefania. Nella nuova opera Ovvius va in vacanza e mi sono divertita a inserire dinamiche e storie di paese, delle mie zone. Infatti, alcuni fatti narrati sono accaduti davvero. Amo particolarmente questo romanzo, lo considero il ponte tra l’autrice che ero e quella che sono oggi.



La tua scrittura è versatile, lo abbiamo visto anche grazie alle gare che ho lanciato nel tempo e alle quali hai sempre partecipato con entusiasmo. Ricordo la prima edizione del Masterbook che ti ha vista vincitrice! Un elemento che spesso ritroviamo è l’ironia. Quanto serve nella vita di tutti i giorni lo sguardo ironico, appunto?

Per me è fondamentale. Saper ridere, in primo luogo di sé stessi, è importante per riuscire a superare tutte le difficoltà. Una cosa che la vita mi ha insegnato fino a oggi è che sempre, in ogni circostanza, si può trovare un modo per divertirsi e ho scelto di essere felice. Sì, ho scelto, perché la gioia è, a mio parere, la scelta più coraggiosa che si possa fare.
 
Tu vivi a Pellio Intelvi, una località che si trova nell’Alta Valle Intelvi. Quale influenza ha nella tua scrittura vivere in un luogo tra le montagne e in qualche modo lontano dalla metropoli: ci vuoi dire i lati positivi e negativi per una persona che scrive?

I lati positivi sono molteplici: lo sguardo che spazia su boschi, montagne e lago, la possibilità di uscire a passeggiare in tranquillità a ogni ora del giorno, il conoscere tutti e poter trovare sempre qualcuno da salutare o con il quale scambiare qualche parola.
Di negativo sono le distanze. Per chi vive in Valle spostarsi in auto per chilometri diventa necessario: per andare a scuola, fare compere diverse da una semplice spesa, per un cinema, ma nulla mi convincerebbe mai a trasferirmi, tranne forse vivere in un atollo nei Caraibi.
 
Da qualche tempo ti occupi della gestione della Biblioteca di Pellio, che ho visto personalmente ed è carinissima. Avere questo ruolo ti permette anche di avere uno sguardo particolare su chi ama leggere. Raccontaci qualche aneddoto di questa tua esperienza.

Oh, cielo! Ne ho così tanti che potrei scriverci un libro, anzi, magari lo faccio, sei avvisata!
Devo dire che i nostri utenti sono lettori appassionati, ma anche rigidi. Se amano un genere, non c’è verso di fargli provare altro. Poi vogliono libri comodi da tenere in mano, che non appesantiscano le braccia, che abbiano caratteri grandi. Insomma, sono esigenti. Adesso ti faccio ridere, perché in ormai due anni di attività ne capitano davvero di tutti i colori.
Un giorno entra una signora, si guarda intorno e mi dice: “Ha un libro leggero?”
Io penso leggero nel senso di genere, insomma qualcosa di poco impegnativo, divertente, un libro d’evasione. Propongo diverse opere, ma ricevo un secco no, perché: “Intendo un libro di poche pagine, magari cinquanta, perché sa, io non sono una grande LEGGITRICE.”
Già dalla parola usata, mi sarebbe venuto istintivo rispondere che si capiva, ma sono gentile e quindi ho cercato di trovarle qualcosa di breve, ma davvero la realtà supera molto spesso ogni fantasia.
 
Anche tua sorella Tecla scrive e condividete, quindi, questa passione. Raccontaci com’è avere una passione in comune con un familiare così stretto, perché non è una cosa che si vede di frequente.

Devo dire che è bellissimo. Possiamo passare ore a parlare di scrittura e capita spesso che ci divertiamo a testare le nostre capacità come scrivere racconti usando tempi diversi, narrazioni in prima o in terza persona. Come me anche lei ama sperimentare, provare a cimentarsi con cose diverse e davvero la scrittura in questo, regole grammaticali a parte, offre la massima libertà.
 
Prossimi progetti nella scrittura? Siamo curiosi (anche se io qualcosa so, ma i lettori no).

Certo che sai. Vediamo, c’è un libro che è nelle tue mani e che dovrebbe vedere la stampa in questi mesi, il mio primo passo serio in un genere diverso, molto immerso nel mio territorio, nelle zone a me care, tra passato e presente, per parlare di qualcosa che è successo e magari non tutti sanno.
Poi sto lavorando a una raccolta di racconti, utilizzando e selezionando quello che è uscito grazie all’esperienza nel laboratorio di scrittura, una vera fucina di idee e suggestioni. Ho deciso che saranno sì racconti, ma uniti con un taglio da romanzo, qualcosa che spero catturi e tenga incollata l’attenzione del lettore.
Che dire, il problema, che forse problema non è, è che scrivo tutti i giorni qualcosa. Una storia, un prologo, un’idea che mi viene. Per ora l’ispirazione non mi è mai mancata, anzi, forse ho così tante idee che a volte dovrei prendermi più tempo e imparare la calma.
La scrittura mi permette di vivere talmente tante vite che considero questa passione un vero e proprio dono.


Grazie, Tatiana, per questa interessante intervista, ma prima di salutarci voglio condividere una foto di quando sono stata ospite della Biblioteca di Pellio. 
Io sono quella in mezzo alle due top model, le Vanini Sisters. 😎


Biografia Tatiana Vanini

Tatiana Vanini vive a Casasco in Valle d’Intelvi ed è responsabile della Biblioteca di Pellio (Alta Valle Intelvi), con la sorella e la madre.
Direttore editoriale dell’associazione culturale Libri e Recensioni, scrive recensioni per www.librierecensioni.com e per Thriller Café. Con Edizioni Convalle ha pubblicato “Scacco di torre per l’Ispettore Ovvius” e “L’ispettore Ovvius al Cover Book Hotel”.


https://edizioniconvalle.com/product/26386442/scacco-di-torre-per-l-ispettore-ovvius


https://edizioniconvalle.com/product/35504122/l-ispettore-ovvius-al-cover-book-hotel


Alla prossima
dalla vostra 
Stefania Convalle