venerdì 20 febbraio 2026

Numero 494 - Ultima tappa del sfida letteraria: 800 Metri di Parole - 20 Febbraio 2026


 fotografia di August Sander - artista


ATTENZIONE 💚
Nei commenti a questo post troverete, per ogni racconto di questo numero, nomi degli autori e motivazioni ricevute.


Siamo arrivati all'ultima tappa di questa sfida letteraria che ha appassionato tanti lettori, con grande soddisfazione da parte mia essendo un'idea nata in una qualsiasi domenica mentre mi occupavo di altro. 
Una competizione sana e simpatica di scrittura dove alcuni autori di Edizioni Convalle hanno condiviso una comune passione. 

Vi ricordo come si vota:

Dovrete esprimere TRE preferenze scrivendo una motivazione per ogni voto. 
Il voto è segreto e dovrete inviare una mail a steficonvalle@gmail.com con la vostra votazione, ENTRO mercoledì 25 Febbraio 2026, ore 20:00.

Ricordo che anche i concorrenti possono votare, perché il voto è anonimo, i racconti sono anonimi, quindi nessuno influenza nessuno.

In quest'ultima votazione si aggiungerà anche un bonus da 8 a 1 (a scalare), un voto tecnico, che assegnerò a ogni racconto e che si andrà a sommare con il punteggio finale.

I racconti che andrete a leggere qui di seguito sono a voi presentati in forma anonima e mi raccomando, come sempre, di non chiedere agli autori - se sono vostri amici e/o parenti - la paternità del loro testo, perché gli autori hanno il divieto assoluto di dirlo. Il gioco è bello se fatto con lo spirito giusto. 
Non resta altro che leggere gli 8 racconti e goderceli 💓.


RACCONTO UNO
Le ultime note


Sono preoccupato. È tutto il pomeriggio che suoniamo, avrò sbagliato dieci note e ogni volta è un colpo secco allo stomaco.
Io e Franz siamo suonatori di strada, la musica è il nostro mestiere, eppure oggi non ci consola, non ci scalda. Sembra voglia offuscare un presagio di malasorte.
Alcuni passanti filano via rapidi, ci guardano con sorpresa o biasimo, come se fossimo gli unici ignari di un avvenire tragico. Forse è questa la sensazione che mi porto dentro, il grigio della città risulta un vuoto che si riempirà di una catastrofe. Si parla della guerra, e pare sia l'unica parola esistente. La nostra musica sembra essere l'ultimo respiro prima della fine.
Siamo poveri, ho tre bocche da sfamare, mia moglie mi aiuta come può. Franz, invece, vuole costruirsi la famiglia da questa stessa notte. Lo aiuterò nel suo intento. L'ho visto piangere mentre studiavamo nei dettagli il modo di portare via Sophie dalla sua villa. Lui è accecato dall'amore e dalla rabbia di non essere accettato dalla famiglia della ragazza. Ma loro si amano e farebbero di tutto per stare insieme.
Abbiamo deciso che l'ultimo brano, l'inno nazionale, sarà quello che darà il via all'operazione più ardua.
Ho cercato di dissuadere il mio amico dall'impresa, potremmo definirci dei ladri incapaci. Ma lei dice di amarlo e di preferire una vita in povertà con Franz piuttosto che una vita agevolata ma triste. Lui ha fiducia, e nella sua mente non c'è spazio per la sconfitta.
Il tramonto sarà il nostro segnale. Pedaleremo con gli strumenti in spalla fino alla villa. Aspetteremo nell'oscurità che Sophie esca in giardino, nascosti tra il groviglio di rampicanti. Dovremo muoverci in silenzio per non attirare i cani da guardia. L'aiuteremo a scavalcare il muro, poi, con la ragazza seduta sul manubrio della bicicletta di Franz, pedaleremo fino a casa mia, tagliando la campagna come fuggiaschi. Dovremo pedalare per tutta la notte. E la notte è molto lunga.
Ho paura che sarà anche l'ultima per tutti.
I pensieri cupi muovono le dita su tasti inesistenti, mi viene da piangere.
Alcuni bambini vestiti di stracci si fermano ad ascoltare, sorridono con quelle bocche affamate e sdentate, incantati dalla musica del mio organetto, oppure imitano il violino di Franz. Anche loro diventano musicisti per un momento. Sanno trasformare la fame in fantasia, la musica in speranza. Anche la giovane affacciata alla finestra sopra di noi sorride divertita. Tutti loro non sanno però che la guerra arriverà come una tempesta a spegnere le speranze e riempirgli lo stomaco di piombo. Sorrido con amarezza.
Attacchiamo l'inno nazionale.
Il mio cuore batte al ritmo di un tamburo impazzito. Anche Franz suona con tale furia che non avevo mai visto in lui.
Ho l'impressione che tutto stia per crollare.
Il grido di un uomo irrompe nell'aria: Siamo in guerra! Siamo in guerra! Cosa fate qui?
Godiamoci queste ultime note, amico mio. Poi andremo a prendere la tua amata, e qualunque cosa ci sia oltre questa notte, la affronteremo pedalando nel buio.


💖



RACCONTO DUE
Musica in cortile


Durante il giro in corsia per somministrare i medicinali, l'infermiera sentì provenire dall'ultimo letto un fischiettare incerto. Scuotendo la testa, si avvicinò al paziente per indurlo al silenzio.
«Scommetto che con un sorriso sarebbe bellissima. Le regalo una canzone se me ne fa uno.»
Ti regalo una canzone, se sorridi. Soltanto un uomo poteva parlarle così, senza che lei si voltasse sdegnosa; un uomo che era stato parte della sua fanciullezza.
«Ma tu sei Hans, l'uomo che suonava la concertina nel mio cortile. Ti ricordi di me? Sono Ilse, ascoltavo sempre dalla finestra.»
Hans non rispose subito. Erano stati tanti i cortili in cui era andato a suonare, tutti uguali. Erano posti sul retro di costruzioni popolari che si alzavano su più piani, con le finestre al piano terra protette da inferriate robuste. Caseggiati tristi, visti dalla strada, unica nota di colore i mattoni rossi. Qualcuno era addirittura una vecchia fabbrica convertita ad abitazione per operai senza lavoro, ma con un numero cospicuo di figli.
Quando fu impossibile suonare per strada senza che le guardie chiedessero i permessi, permessi che costavano più di quanto si riuscisse a incassare, la scelta fu quella di esibirsi in quel piccolo mondo fatto di povere cose. In un angolo c'era quasi sempre del carbone, ammucchiato come una notte che non finiva mai. Nell'altro, botti di cavolo cappuccio a fermentare, un odore acre che annunciava l'inverno prima ancora del gelo.
Per non deludere la donna le disse che si ricordava.
«E l'altro, il giovanotto che suonava il violino, che fine ha fatto?»
L'uomo stava per rispondere, quando un ammalato reclamò l'attenzione dell'infermiera.
«Ripasso dopo, cerca di riposare.»
Hans tolse gli occhiali e chiuse gli occhi. Richiamò alla memoria la postura del figlio mentre suonava, il violino sotto il mento e l'archetto nella mano nervosa. Era bravo, si esibiva nei locali alla moda con il suo gruppo e guadagnava bene. Poi le cose erano cambiate, ai musicisti era stato vietato di suonare jazz e swing o qualsiasi melodia americana.
Anche fare musica nei cortili era diventato difficile. Un giorno erano venuti due uomini a parlare con il portinaio, uno aveva gli stivali alti e lucidi.
Hans aveva abbassato lo sguardo.
«Hai visto?» aveva detto il figlio. «Non è più come prima. Non è solo questione di soldi.»
«Ãˆ sempre stata questione di soldi.»
«No. Adesso ti chiedono chi sei, cosa suoni, se sei iscritto al partito. Un amico dice che in Argentina cercano musicisti, che almeno lì uno suona e basta.»
«E tu ci credi?»
«Credo che qui ci sia poca speranza, e non solo per la musica. Sabato m'imbarco.»
Suo figlio aveva avuto ragione a partire, aveva l'età giusta per farlo. Gli aveva spezzato il cuore, è vero, ma almeno aveva evitato di vedere cosa era diventato il suo paese prima della guerra, e cosa ne era rimasto dopo.
Quando Ilse ritornò, lo trovò addormentato. Tra le mani stringeva una cartolina col timbro postale argentino e poche parole. Suoneremo ancora insieme.


💖


RACCONTO TRE
I musicanti


La melodia saliva  lenta tra i palazzi e le vetrine ancora spoglie di Friedrichstrasse, a tratti soffocata dallo sferragliare dei tram. Era una musica dolce e nostalgica che i passanti distratti notavano a malapena.
Gregory suonava il violino con insospettata maestria mentre Alexander lo accompagnava con la fisarmonica. Ogni giorno li trovavi al solito posto, sotto le finestre di un grande palazzo. Parlavano un tedesco impeccabile ma si intuiva che fossero stranieri, dalla postura e dal modo di inchinarsi per ringraziare quando le monetine tintinnanti venivano  lanciate nel piattino ai loro piedi.
Di certo nessuno poteva pensare che, un tempo, Alexander era stato il Principe Voronov. Aveva camminato nei saloni  del Palazzo d'Inverno, era stato ricevuto dalla Zar, aveva brindato sotto i scintillanti lampadari di cristallo a Mosca e San Pietroburgo. Poi era arrivata la Rivoluzione e i bolscevichi che avevano spazzato via il loro mondo dorato. La fuga era l'unica possibilità di sopravvivere, Alexander e suo figlio ce l’avevano fatta, il resto della famiglia no.
Ora vivevano in due stanze alla periferia di Berlino. Muri scrostati che sembravano impregnati dall'odore di cavolo bollito e carbone umido che regnava sovrano nello stabile, una stufa che tossiva fumo senza riscaldare in inverno, finestre inutilmente spalancate contro l'afa in estate.
Di giorno suonavano per strada, di sera servivano ai tavoli di un ristorante elegante in centro, il Kronprinzen, frequentato da nobili, industriali e ufficiali.
E proprio lì,  un giorno, era comparso il conte Rostov.
Era entrato una sera, con un cappotto di cammello e un bastone d'avorio. I baffi sottili erano identici a come se li ricordavano Alexander e suo figlio. Si erano fissati per un istante che era sembrato eterno.
«Vostra Altezza» aveva sussurrato Rostov in russo, con un sorriso sornione e ironico.
Dopo il turno di lavoro si erano ritrovati in un angolo appartato  del ristorante.  Rostov aveva parlato di affari a Parigi e Londra. Avevano ricordato i balli, le battute di caccia nella neve, le cene con lo Zar. Per un istante, il ristorante era scomparso ed erano  tornate le sale dorate e i palazzi sontuosi.
«Non potete andare avanti così» aveva detto infine Rostov, guardando le mani screpolate di Alexander. « Vi presterò una somma adeguata al vostro rango. Potreste ricominciare e sarebbe un nuovo inizio. Pensateci. Vi aspetterò qui, domani sera.»
Ci avevano pensato tutta la notte e il giorno dopo ancora. Certo, la prospettiva di smettere di suonare per strada e di servire clienti arroganti era allettante, ma ricordavano benissimo  che, ai tempi dorati di Mosca, Rostov  aveva fama di usuraio: prestiti facili e favori che diventavano catene difficili da spezzare.
E quella sera Alexander aveva detto no. Lo aveva scandito guardando Rostov negli occhi, a testa alta mentre Gregory gli stringeva forte il braccio.

In Friedrichstrasse, una melodia dolce e struggente si diffonde nell'aria, i due uomini che la suonano hanno perso tutto ma non la loro dignità. 

💖


RACCONTO QUATTRO
Un mattino a Berlino


Il mattino aveva l'odore umido dei mattoni e del carbone. La corte interna era stretta, chiusa tra muri rossi anneriti dal fumo delle fabbriche, e il selciato conservava ancora la pioggia della notte. Dalle finestre con le inferriate scendevano voci, stoviglie che cozzavano, un bambino che piangeva.
Jakob accordò il violino con gesti rapidi, esperti. Il suo cappotto era liso ai polsi, ma le scarpe lucide come per una festa. Accanto a lui, seduto su una cassa di legno, il signor Adler sistemava il mantice del bandoneon con la cura di chi maneggia qualcosa di vivo. Portava un cappello di paglia chiara, fuori stagione, e un paio di occhiali sottili che gli scivolavano sul naso.
Avevano scelto quell'angolo di Berlino perché il cortile faceva da cassa armonica: il suono rimbalzava tra i muri e saliva fino ai piani alti, entrando nelle cucine e nelle stanze dove le donne rammendavano e gli uomini si preparavano per la fabbrica.
Jakob attaccò una melodia popolare, una di quelle che si cantavano nelle osterie lungo la Sprea. Il violino era sottile e malinconico, ma quando Adler entrò con il bandoneon, la musica si fece più piena, più calda. Il mantice si apriva e si chiudeva come un respiro affannoso, e pareva che l'intero edificio respirasse con lui.
Alla finestra del primo piano si affacciò una giovane donna con i capelli raccolti in fretta. Restò immobile, con le mani appoggiate al davanzale. Non sorrideva, ma i suoi occhi seguivano ogni movimento dell'archetto.
«Questa la dedichiamo a chi guarda senza parlare» mormorò Adler, senza smettere di suonare.
Jakob cambiò tono, scivolò in un valzer lento, quasi timido. Nel cortile comparvero due bambini scalzi che iniziarono a girare su sé stessi, ridendo. Una porta si aprì, poi un'altra. Qualcuno gettò una moneta che tintinnò sul selciato.
Era il 1912, e la città cresceva in fretta, troppo in fretta. I cantieri mangiavano il cielo e gli uomini sembravano sempre di corsa. Ma in quel cortile il tempo si era fermato. La musica cuciva insieme le crepe dei muri, faceva dimenticare il fumo, la fatica, il rumore delle macchine.
Quando l'ultimo accordo si spense, restò un silenzio denso, come dopo una preghiera. La donna alla finestra batté piano le mani, una sola volta, poi scomparve nell'ombra della stanza.
Adler raccolse le monete e le infilò con cura nella tasca interna della giacca.
«Non è molto» disse.
Jakob guardò in alto, verso quella finestra ormai vuota.
«Ãˆ abbastanza» rispose.
Si incamminarono lungo il vicolo, con gli strumenti stretti al petto. Dietro di loro, tra i mattoni umidi e le inferriate fredde, rimase l'eco di una mattina in cui la città aveva ascoltato il proprio cuore battere.

💖


RACCONTO CINQUE
Casa di moda da Bice


Edmondo Cortesi, incespicando con i suoi lunghi piedi, si affrettò a uscire dalla sartoria di famiglia. L'incarico di cui era stato investito era delicato e importante al tempo stesso, avrebbe dovuto consegnare al notaio De Magistris l'elegante abito che il padre aveva terminato di confezionare.
Reggendo l'involucro di carta velina con il braccio per evitare che toccasse il marciapiede, camminava con attenzione, il padre non gli avrebbe mai perdonato un eventuale danno al prezioso abito.
Nei pressi dell'abitazione del notaio fu distratto da una musica proveniente dal lato opposto della strada. Due musicisti intrattenevano i passanti al suono di un valzer alla moda. Edmondo non riuscì a resistere e, stringendo a sé l’abito del notaio, cominciò a volteggiare sul marciapiede, sognando di trovarsi in un'immensa sala da ballo con una dama tra le braccia.
Una risata lo fece ripiombare con i piedi per terra, alzò lo sguardo e vide una ragazza alla finestra che si prendeva gioco di lui. Una servetta, probabilmente, perché una signorina non si sarebbe mai azzardata a comportarsi con tale indecenza. Dall'imbarazzo si scontrò con uno dei lampioni a petrolio che il municipio aveva, da poco, installato nei pressi delle dimore più importanti della città. La risata della ragazza si fece ancora più vivace, contagiando persino i due musici di strada. Edmondo Cortesi arrossì e, chinato il capo e risistemato in maniera adeguata l'abito del notaio, si allontanò dalla scena svoltando l'angolo.
Bussò con il pesante battacchio in ottone sull'imponente porta in legno massiccio e, quando questa si aprì, la sorpresa lasciò presto posto alla vergogna. Davanti a lui vi era la ragazza che, pochi istanti prima, rideva alla finestra. E non era una semplice servetta, ma la figlia del notaio, la bellissima signorina Berenice de Magistris, contesa da tutti i più importanti salotti nobiliari della città. Nessuno seppe mai con precisione cosa successe nei momenti successivi a quell'inusuale incontro. Il fatto è che, nemmeno un anno più tardi, Berenice e Edmondo convolarono a nozze scatenando le ire del notaio il quale,  per la bellissima figlia, sognava un matrimonio di ben più alto lignaggio.

Edmondo e Berenice, divenuta per tutti Bice, erano i miei bisnonni e hanno condotto la sartoria per molti anni, lui affinando la già alta abilità del padre, lei tenendo le briglie dell'attività con il piglio di un'imprenditrice del tutto impensabile per l'epoca.
Io ho ereditato la sartoria rinominata, dopo la morte del padre di Edmondo, "Casa di Moda da Bice", oltre al nome d'altri tempi della bisnonna.
Anni fa, da un rigattiere, mi sono imbattuta in una vecchia fotografia color seppia. Due musicisti, agli inizi del 1900, intrattengono i passanti mentre una ragazza ride a una finestra. Mi piace credere che il fotografato abbia immortalato il primo incontro di Edmondo e Bice, il momento in cui, da una risata irriverente,  nacque il grande amore che li unì per tutta la loro lunga vita.

💖

 

RACCONTO SEI
I musicanti di Varsavia


Siamo nati, io e David, a Varsavia nel vecchio rione di Stare Miasto. Insieme abbiamo studiato musica; nel 1934 siamo scesi in Italia per allontanarci dalla Germania dopo la salita al potere del Nazionalsocialismo. L'Italia ci piaceva per la cultura e l'ospitalità latina. Ci siamo stabiliti a Milano dove abbiamo ottenuto scritture per esibizioni e varietà. Per buona parte delle altre giornate eravamo musicanti di strada. Prendevamo posto sotto i muri del manicomio in Via Ippocrate; la gente si fermava ad ascoltare e non lesinava qualche soldo. Persino i matti dell'ospizio si affacciavano alle inferriate, la musica dava loro sollievo. Diversi anni passarono con pochi problemi, ci mancavano solo gli affetti famigliari, ma la nostra amicizia ci aiutava a sperare nell'avvenire. Un nebbioso mattino del Febbraio 1943, mentre suonavamo un Rondò alla Polacca, si presentò un gruppo di squadristi in camicia nera, fu un attimo di terrore. Ci strapparono di mano gli strumenti.
«Ebrei, dovete andarvene, non siete graditi qui.»
Continuammo, tuttavia, a suonare. Poi David, turbato per l'aggressione subita, cominciò a sentirsi male, urlava che vedeva degli orribili mostri che strisciavano intorno minacciosi. Finché in preda a una incontenibile angoscia non trovò altra soluzione che ferirsi picchiando la testa contro il muro del manicomio.
Accorsero degli infermieri e ci presero in consegna entrambi. David venne immediatamente destinato al ricovero coatto, spogliato dei propri abiti e dagli oggetti personali, gli assegnarono una divisa d'internato. Io rimasi come paziente in osservazione. Non rividi più il mio amico, il giorno dopo mi chiamò il Direttore della struttura.
«Signor Jan Edelmann, il suo compagno musicista David Buzym è affetto da una forma grave di schizofrenia paranoide, quindi in base alle sue condizioni, lo posso trattenere per le cure necessarie. Lei, sono costretto a farla uscire e per le leggi vigenti la devo consegnare al servizio d'ordine. Buona fortuna.»
Arrivarono due agenti della milizia, dissero che dovevano portarmi al servizio di sicurezza. Un attimo d'attesa e un militare tedesco mi chiese in uno stentato italiano, nome, età, nazionalità e che cosa facessi. Sul modulo che compilava, alla fine mise un timbro ben visibile: Jude.
Se ne andò senza dire altro. Giunsero altri due militari, sulla divisa spiccavano i simboli runici delle SS. Arrivammo alla stazione centrale. Mi scortarono fino al binario 21. Una lunga fila di persone era in attesa. Giunse il convoglio e tutti salimmo. Il campo di prigionia era Mauthausen. Iniziò una sofferenza di resistenza fisica e spirituale: ero riuscito a salvare il mio violino, paradossalmente la musica era presente, spesso suonavo per mantenere il ritmo di lavoro o l'ordine fra i forzati. Gli stessi ufficiali nazisti erano amanti della musica classica e questo mi salvò la vita. 
Il 5 Maggio 1945 arrivò la Divisione Corazzata Americana, ero libero. Tornai a Milano e raggiunsi l'ospedale psichiatrico. Un medico del personale cercò in un fascicolo: Il paziente David Buzym è deceduto il 28 Aprile 1944 per ictus emorragico. È sepolto al cimitero ebraico.
Dopo pochi giorni, presi il treno per Varsavia.

💖

 

RACCONTO SETTE
Affacciata al mondo


La finestra dava sul cortile interno, dove i mattoni trattenevano l'odore del carbone e delle cucine accese presto. Aveva appena finito di scuotere la tovaglia, e una nuvola di briciole era caduta tra le risate dei bambini che correvano sotto.
«Ehi, Mary, oggi niente scuola?» aveva gridato a una vicina del piano di fronte, prima di appoggiarsi al davanzale con i gomiti nudi e i capelli perfettamente pettinati, come l'etichetta imponeva.
La strada, o quel pezzo di cortile che della strada aveva il respiro, non era uno spettacolo: era casa.
I due uomini arrivarono senza annunciarsi. Il più giovane tirò fuori il violino da una custodia consumata; l'altro si sedette su uno sgabello basso e sistemò il suo strumento sulle ginocchia. Qualcuno li riconobbe, una donna al pianterreno fece un cenno con il mento. 
«Sono tornati» disse. 
Lei non si mosse. Li osservava con la stessa attenzione con cui guardava il fornaio impastare o il lattaio discutere sul prezzo.
Quando il violino attaccò la prima nota, sottile e un poco ruvida, lei arricciò il naso, poi sorrise. La fisarmonica si apriva e si chiudeva come un petto che respira in fretta. Tenere il ritmo le venne naturale: il piede batteva piano contro il muro.
A un certo punto il violinista sbagliò un passaggio. Una nota scivolò via storta. Lei scoppiò a ridere, senza cattiveria. L'uomo alzò lo sguardo verso le finestre, forse per cercare la causa di quella risata, e per un istante i loro occhi si incrociarono. Non c'era timidezza in lei. Sostenne quello sguardo come si sostiene una battuta. Lui non sorrise, ma aggiustò l'arco e riprese da capo, più deciso.
Le piaceva il modo in cui occupavano lo spazio. Non chiedevano permesso: si piantavano al centro del cortile e suonavano, come se quel quadrato di pietra appartenesse anche a loro. E in fondo era così: era di chi lo attraversava, di chi lo riempiva di voce. Lei si rese conto che faceva lo stesso, ogni volta che si affacciava e parlava ad alta voce, che rispondeva agli uomini senza abbassare il capo, che rideva quando c'era da ridere.
Sotto, un uomo appoggiato al muro la fissava con giudicante insistenza. Lo ignorò, tornando a guardare i musicisti.
«Rientra» la richiamò la madre dall'interno. «Non attirare così l'attenzione su di te.»
Lei non obbedì subito, rimase dov'era.
La melodia cambiò, diventò più allegra. Un bambino iniziò a battere le mani fuori tempo. Lei lo seguì, marcando il ritmo più forte, finché altri si unirono. Per qualche minuto il cortile sembrò allargarsi.
Quando la musica finì, il silenzio non fu vuoto. Lei batté le mani per ultima, due colpi secchi, e si sporse ancora un poco. «Tornate domani» urlò, senza sapere se l'avessero sentita.
Poi rientrò, la giornata l'aspettava e la strada sarebbe rimasta lì, pronta a riempirsi di nuovo. Si diresse verso la madre tenendo ancora il ritmo.

💖

 

RACCONTO OTTO
Correva l'anno milleottocentosettanta


Anche quel giorno, come ogni domenica, abbigliati in modo sobrio: giacca, pantaloni e panciotto, Lionel e Vincenzo con i loro strumenti musicali ben assicurati dentro una custodia messa a tracolla, s'incamminarono lungo la via che conduceva alla piazza di Cover Garden, famosa per il suo mercato centrale, dove le persone si recavano in particolare per comperare  frutta e verdura e quando avanzava qualche spicciolo, anche un bel mazzo di fiori, così da rendere  il tutto più bello e profumato. Ma ciò che faceva fluire più gente in quel giorno di festa, erano loro: Lionel e Vincenzo. Due noti artisti di strada che con la loro musica rallegravano e miglioravano l'umore, oltre che a invogliare gli acquisti con grande soddisfazione di venditori e acquirenti. Insomma, diciamo che si spendeva senza troppo rammarico, paghi del bel vedere e ben stare. 
Lionel proveniva da  Liverpool, grande città affacciata sul mare d'Irlanda. Vincenzo invece, apparteneva a una famiglia immigrata dal  sud Italia, precisamente da Bari che proprio in quel periodo si trovava a vivere la trasformazione con la rinascita di una "Bari nuova" accanto a quella vecchia. Ogni tanto, quando il cugino gli faceva pervenire notizie della sua bellissima città, Vincenzo sentiva la nostalgia stringergli la gola. Allora gli bastava prendere il suo violino e come per magia le note della musica: "Il canto degli italiani" gli scioglievano quel nodo che gli bloccava il respiro.  
A unire i due amici era stata la grande  passione per la musica. Si erano conosciuti in una vecchia bottega del caffè, luogo comunemente frequentato da un pubblico vario, in particolare intellettuali e artisti di ogni genere. Così si erano trovati, quasi per gioco a confondere le due combinazioni musicali: violino e fisarmonica. Un mix di melodia  e ritmo. Bastò poco a entrambi per capire che da quell'incontro poteva nascere qualcosa di diverso,  "un dipinto inedito della musica".
Fu così che quel giorno festivo  venne arricchito  da questa nuova forma d’arte che i due amici denominarono: "Domenica in love".

💖

Ecco qua, gli ultimi otto racconti ci sono tutti.
Adesso tocca a voi, cari lettori, leggere e votare come indicato all'inizio di questo numero del Blog.

In bocca al lupo a tutti i concorrenti per questi ultimi 100 metri!


Alla prossima
dalla vostra
Stefania Convalle

 





16 commenti:

  1. La votazione dei racconti di questo numero si è conclusa e quindi posterò nei commenti a seguire le motivazioni ottenute per ogni testo e anche la paternità del racconto stesso. Le motivazioni saranno anonime per rispettare il regolamento, in quanto il voto era segreto.
    AGGIUNGO anche che con questa tappa si conclude il Torneo di Scrittura da me ideato: 800 Metri di Parole. Bravi tutti i concorrenti, che hanno giocato simpaticamente per sfidare sé stessi.

    RispondiElimina
  2. RACCONTO: Le ultime note
    AUTORE: Maria Rita Sanna
    MOTIVAZIONI PER OGNI VOTO RICEVUTO
    - voto il racconto 1 perché mi tiene con il fiato sospeso e si è incuriositi di sapere il seguito.
    - Incertezza e timore per l'avvenire che incombe, si riflette nella notte, con l'idea originale dell'autore nella soluzione drastica di farsi ladri.
    - Mi ha colpito la storia commovente ambientata in un momento molto cupo della storia. La storia d’amore che sta per nascere è un simbolo di speranza.
    - Bello l'affiatamento tra i due amici suonatori uniti dall'arte e dalla musica fino all'ultimo, perfino all'annuncio dell'entrata in guerra.
    - Le ultime note prima della tragedia (guerra), racconto triste con un finale che dopotutto induce alla speranza: "qualunque cosa... la affronteremo pedalando".
    - Motivo della scelta: la magia della musica.
    - Descrive in modo magnifico l'ineluttabilità della guerra che sta per scoppiare, è come se sopra a ogni cosa ci fosse una cappa nera che assorbe anche me trasmettendomi una tristezza reale, concreta.
    - scelta d’amore alla vigilia di una guerra imminente, tempi duri e bui che verranno comunque affrontati pedalando.
    - Bellissimo racconto dove, in un crescendo di tensione, s'intrecciano
    dramma storico e dramma dei personaggi. La notte cupa che conclude la storia è densa di speranza ben rappresentata dalla pedalata nel buio verso la luce del mattino.
    - Una storia drammatica narrata con estremo garbo. Una voce rivela, nel pericolo imminente, la singolare consapevolezza di quanto si può lottare per la propria vita senza privarsi delle ultime luci, di quegli affetti preziosi su cui si può contare fino alla fine. L'amicizia, come fulcro in un comune destino, diviene la vera protagonista fino alla chiusa che illumina per un attimo le ombre con dolcezza.
    Bellissima.
    - N. 1: per come si contrappone la speranza personale alla cruda e incombente realtà della guerra.
    - Scelgo il racconto 1 perché mi ha coinvolto molto la storia. La musica mentre si annuncia la guerra, i sogni che nonostante tutto non vengono spezzati. L' amore che diventa indispensabile per continuare a vivere
    - grande pathos in questo racconto dove l’uso della prima persona fa entrare il lettore, attraverso un bel ritmo, nella vicenda coinvolgendo le emozioni. Il dramma umano - e dell’umanità - emerge forte e trasmette la paura che la gente prova verso fatti, come la guerra, che purtroppo il singolo non può controllare, restandone però vittima.
    - La forza della giovinezza. La forza dell'amore. La forza della speranza.



    RispondiElimina
  3. RACCONTO: Musica in cortile
    AUTORE: Silvana Da Roit
    MOTIVAZIONI PER OGNI VOTO RICEVUTO
    - voto il numero 2 perché ci si "affeziona" alla breve storia del personaggio.
    - Ben descritto il periodo storico, commovente il finale con una speranza.
    - Scrittura coinvolgente, narrazione scorrevole. Una preziosa cartolina (per il protagonista uno scrigno magico, un tesoro): "Suoneremo ancora insieme" sa di speranza, promessa, affetto, amore genuino, oltre ogni confine.
    - Lettura scorrevole, descrizioni ricche di dettagli, accompagnano l'amore paterno: voler bene ai propri figli, lasciarli andare per la loro strada e portarli sempre stretti al cuore, emozionante il finale.
    - Il suono di una voce e una frase che innesca un ricordo. Malinconico. La musica come nutrimento per lo spirito in un momento di profonda nostalgia. Bellissima la frase in chiusura.
    - piacevole ricordo di tempi vissuti insieme al figlio nella comune passione per la musica, consapevolezza di dover lasciare al figlio la possibilità di vivere una vita migliore, seppur lontano, portando con sé un promemoria prezioso: la promessa di tornare a suonare insieme (manifestazione d’affetto).
    - Come emerge dai ricordi di Ilse e Hans, la musica ha la capacità di entrarci dentro, nutrirci e accompagnarci per tutta la vita, creando legami eterni, indipendentemente si tratti legami di sangue o di legami nati da incontri fulminei!
    - bel racconto, ho apprezzato il personaggio del musicista che ricorda com'era suonare un tempo, quando suonava con il figlio, prima che lui partisse per la ricerca di una vita migliore in Argentina, lontano dalla guerra del loro paese, in un luogo dove avrebbe potuto suonare e basta. Bel finale, è toccante vedere come l'uomo muore con la cartolina del figlio in mano, che rimanda alla speranza di suonare ancora assieme.
    - Bel racconto che si inquadra in un tragico periodo storico ma con un finale che dà speranza al di là di ogni cosa.
    - una storia nostalgica e delicata, raccontata con maestria, pervasa da un sottile velo di malinconia. L’Autore ha saputo tratteggiare con destrezza la sensazione universale di smarrimento e incertezza che alberga nell’animo degli esseri umani nel periodo pre o postbellico, di qualsiasi guerra si voglia parlare.
    - L' infermiera che riconosce il musicista Hans, e si apre lo scenario di una vita difficile, la passione per la musica e un futuro migliore per suo figlio. Hans che si addormenta con la speranza di riaverlo vicino suonando insieme.
    - Racconto ben narrato nella costruzione, dosando alla perfezioni gli elementi quali i sentimenti, le conseguenze del periodo storico, tratteggiando bene i personaggi. Finale amaro, ma con una sua dolcezza.


    RispondiElimina
  4. RACCONTO: I musicanti
    AUTORE: Graziella Braghiroli
    MOTIVAZIONI PER OGNI VOTO RICEVUTO:
    - Racconto 3 perché l'affresco storico è reso con cura e la musica regala dignità.
    - il 3 perché è scorrevole, si legge bene il racconto e si è contenti della scelta del protagonista.
    - Bellissimo racconto. Atmosfera, personaggi e valori morali descritti con ottima capacità narrativa.
    - Valida l'unione dei due avvenimenti storici, così la vita precedente dei protagonisti. Interessante il finale orgoglioso.
    - Lettura e descrizioni scorrevoli. Aver perso tutto, ciononostante, mantenere integra la propria dignità.
    - Motivo della scelta: dalle stelle a alla stalla.
    - vite agiate perdute, mantengono integrità morale e dignità senza scendere a compromessi.
    - Anche qui storia e vita creano una trama avvincente capace in poche righe di sintetizzare una situazione ricca di eventi tragici e di
    sfumature. Personaggi bellissimi delineati con profondità nel breve
    spazio che offre il racconto, lasciando nel lettore il desiderio di
    conoscere meglio la loro vita passata e la curiosità di seguire
    l'evoluzione della vicenda.
    - Mi è piaciuto il netto contrasto tra lo splendore perduto e la povertà presente. E soprattutto la scelta finale di rinunciare al denaro per non perdere la dignità: decisione molto difficile, direi.
    - storia appassionante, facile affezionarsi ai personaggi per i valori morali che rappresentano, empatizzi con loro perché pur avendo perso il loro rango e lo stile di vita che avevano, decidono di rinunciare a un aiuto monetario esterno, mantenendo fede alla loro dignità e al loro valore di uomini.
    - mi affascina il contrasto tra il passato nobile e il presente dignitoso dei musicisti, che preferiscono la libertà alla ricchezza corrotta.
    - un racconto nel quale l’Autore ha dato vita a un quadro storico romanzato, amalgamando in maniera sapiente storia e finzione. Ne risulta una storia toccante all’interno della quale l’onore la dignità si impongono come valori dalle radici antiche, ma tuttavia oltremodo attuali e contemporanei.
    - mi è piaciuto perché i protagonisti, nonostante vivessero in restrizioni economiche, non hanno accettato aiuti da una persona "ambigua" per non perdere la loro dignità.
    - Il prezzo della dignità.






    RispondiElimina
  5. RACCONTO: Un mattino a Berlino
    AUTORE: Tatiana Vanini
    MOTIVAZIONI PER OGNI VOTO RICEVUTO:
    - Ho apprezzato la delicatezza che si nota. In fondo basta qualcuno silenzioso affacciato a una finestra per creare una magica atmosfera e scaldare il cuore dei musicisti.
    - Bello pensare alla musica che porta allegria e un po' di serenità e che fa dimenticare per un attimo la fatica e la vita difficile alle persone che vivono in quell'angolo di città.
    - La musica sopra ogni cosa capace di far dimenticare la difficile quotidianità della vita.
    - Nella narrazione si vede chiara la scena della foto. Il ritmo è delicato e poetico, si percepisce l’aria di città che diventa la protagonista.
    - Anche in questo racconto l’ambientazione conduce a un triste momento storico, ma la musica unisce e infonde speranza e solidarietà tra chi è unito dallo stesso destino.
    - Un velo di povertà e tristezza accosta la musica al battito della città.
    La descrizione della città, dei muri e del cortile che in un angolo di Berlino, diventa una cassa armonica.
    - Una città affascinante con la sua musica alternativa, come trovo estremamente affascinante questo racconto ricco di descrizioni dove anche suoni e rumori diventano musica. Bello!
    - Fa una descrizione vivida dei personaggi e dell'ambiente circostante, precisa e nitida al punto che mi sembra di esserci dentro. La musica offre un po' di sollievo e respiro a una realtà fatta di fatica e squallore.
    - Bella l’atmosfera: si sente l’umidità dei mattoni, il carbone, il fumo delle fabbriche. Il cortile diventa protagonista: è anch’esso un personaggio, che come tale vive e respira. Efficace il contrasto tra una Berlino lontana, che corre e si industrializza, e quel piccolo spazio sospeso dove la musica ferma il tempo. Mi è piaciuto anche il dettaglio dei personaggi, fatto di particolari che li rendono veri.
    La musica non cambia il mondo, ma per un momento lo rende abitabile.
    - Un racconto vivido di atmosfere, descrizioni tra il poetico e il veritiero ben inserite nel momento storico.
    - Descrizione accurata e quasi pittorica di scene e personaggi. Crea una magica atmosfera e noi ci ritroviamo ad ascoltare un'armonia unica mentre il cuore della città batte insieme al nostro.
    - In questo racconto, la musica sembra avere il ruolo predominante e il potere di contrastare il grigiore di giorni drammatici e privi di speranza. L' atmosfera è tangibile veramente grazie a una scrittura che non risparmia sfumature e dona ai personaggi una credibilità singolare. Notevole lo sguardo a quel mondo povero di luce ma ancora degno di essere vissuto.
    - l’Autore dipinge con le parole un quadro che racconta uno spaccato di vita in un quartiere modesto di una città ancora acerba, ma pronta a sbocciare. Una storia che si nutre di sensazioni e dettagli apparentemente senza rilevante importanza, ma che insieme costruiscono una narrazione avvincente, che arriva in profondità.
    - Mi è sembrato di vedere tutta la scena nel cortile. La donna che spezza la sua routine con la musica, i bambini che ballano e la città che vive i suoi cambiamenti. E le poche monete preziose.
    Un'atmosfera umile ben dipinta.






    RispondiElimina
  6. RACCONTO: Casa di moda Da Bice
    AUTORE: Tania Mignani
    MOTIVAZIONI PER OGNI VOTO RICEVUTO:
    - La musica ha fatto in modo che un giovane signore ballasse da solo in mezzo alla strada. Fu così che nacque un amore. Che cosa c'è di meglio?
    - Casa di moda da Bice perché dal racconto emerge il potere della musica che crea legami e l'aggancio con la storia familiare lo avvicina al lettore.
    - Una bella storia d'amore nata grazie alla musica e che continua nel tempo e nei ricordi. Fa molta tenerezza.
    - La narrazione è vivace, la storia incuriosisce tra la spensieratezza del protagonista e la sorpresa di conoscere la giovane affacciata alla finestra.
    - Le storie d'amore fanno sempre sognare. Lavoro, tradizione di famiglia, portata avanti per generazioni. Se inizialmente i musicisti (nel mio immaginario protagonisti delle vicende narrate) risultano marginali, nel finale riprendono spazio quale prova/memoria circa come tutto ebbe inizio.
    - Allegro e tenero questo racconto che vede i due giovani di estrazione sociale opposta innamorarsi, sposarsi ed essere in grado di creare qualcosa di unico e bello, La casa di moda da Bice.
    - Molto interessante lo sviluppo della trama che, partendo da un
    particolare della foto, riannoda tutta l'immagine solo nel finale. I
    protagonisti con la loro storia d'amore creano un clima di romantica
    condivisione con il lettore. L'intreccio autobiografico è una piacevole
    sorpresa che risolve il finale in modo insolito.
    - Bella la storia e bello il modo di utilizzare l'immagine che doveva ispirare il racconto come palcoscenico. Leggendolo sembra di vedere un film , si sente l'incespicare dei piedi di Edmondo, la risata di Bice, lo scatto della foto e i musicisti che suonano!
    - apprezzo di aver trovato la musica meno centrale rispetto agli altri racconti, ci si concentra su una storia d'amore che pur non avendo tanto spazio si fa apprezzare, è bello l'incontro tra i due ragazzi e come poco tempo dopo si sposano, lasciando alle generazioni future la loro sartoria.
    - Una bella storia, l’inizio di un amore e sullo sfondo i due musicisti.
    - mi piace perché concentra emozioni intense e messaggi profondi in poche righe.
    - l'amore contrastato ha vinto su tutto regalando poi tante soddisfazioni e successo ai protagonisti.
    - un racconto originale che parla d’amore e di ricordi. Emergono le radici familiari, i contesti tra differenze/ostacoli di ceto, che però nulla possono di fronte al sentimento dell’amore. Belle descrizioni e tratteggi dei personaggi.
    - Storia dell'amore che trionfa.

    RispondiElimina
  7. RACCONTO: I musicanti di Varsavia
    AUTORE: Luigi Besana
    MOTIVAZIONI PER OGNI VOTO RICEVUTO:
    - I musicanti di Varsavia perché pur trattando una brutta pagina di Storia regala una speranza con un finale inaspettato.
    - Speranza, sofferenza: il destino crudele di due amici che sognavano attraverso la musica un futuro migliore.
    - Motivo della scelta: la musica intenerisce anche i cuori più duri.
    - Una narrazione che mi riconduce alla storia dove la musica diventa colonna sonora di tragici eventi.
    - Mi porta dentro a uno periodo storico di quelli che vorresti non fossero mai accaduti. È quasi chirurgico, poco emotivo, una lista di avvenimenti raccontata senza pathos particolare. Forse conoscere la storia e gli orrori di quel periodo rende il racconto cosi significativo per me.
    - Narrazione di una tragedia umana antica e nuova. In poche righe la descrizione di una vita. Come cercare di sopravvivere, con la musica come compagna, ad ogni costo. Bello.
    - L'infinita follia umana.

    RispondiElimina
  8. RACCONTO: Affacciata al mondo
    AUTORE: Chiara De Mas
    MOTIVAZIONI PER OGNI VOTO RICEVUTO:
    - Mette allegria la contentezza della ragazza che ascolta la musica battendo le mani incurante dei richiami alla compostezza della madre.
    - Il racconto scivola via vivace, il sentimento della giovane osservatrice entra nell’animo del lettore, la strada si fa casa anche per chi legge.
    - in questo racconto c’è l’attesa e la speranza. L’attesa di una ragazza nei confronti del futuro e la speranza per un amore che -chissà- forse sta per sbocciare.
    - Bravo/a l’autore/autrice a rendere molto bene la forza silenziosa della protagonista che, senza gesti eclatanti, occupa lo spazio con naturalezza, come i musicisti del resto.
    - Bellissima descrizione scenica in cui convivono la personalità della giovane donna e il respiro del cortile popolare.
    - Interessante e quasi curiosa la capacità qui di rendere casa uno spazio minimo, circondato da muri da dove tuttavia si sente palpitare la vita. Piccoli gesti quotidiani illuminano anche le vite più provate.
    Un titolo appropriato e bellissimo.

    RispondiElimina
  9. RACCONTO: Correva l'anno 1870
    AUTORE: Adelia Rossi
    MOTIVAZIONI PER OGNI VOTO RICEVUTO:
    - Un bel racconto pulito, dolce con una frase che trovo spettacolare
    "Un dipinto inedito della musica".
    Non so chi lo abbia scritto ma bravo o brava.
    - Bel racconto di amicizia e condivisione di due musicisti che creano "un dipinto inedito della musica" che diventerà Domenica in love.
    - questo racconto mi rimanda alla meraviglia che può crearsi quando gli esseri umani si incontrano con la musica, facendo dialogare culture, epoche e idee, spesso differenti o lontane tra loro!
    - Correva l'anno 1870, come una passione, in questo caso la musica, possa creare un'amicizia e possa scacciare la malinconia dovuta alla lontananza da casa.


    RispondiElimina
  10. CONCLUSIONI:
    - l'ottava tappa è stata vinta da 4 racconti scritti da
    GRAZIELLA BRAGHIROLI
    TANIA MIGNANI
    MARIA RITA SANNA
    TATIANA VANINI

    - Il BONUS di 8 voti (mio personale riconoscimento) l'ho assegnato a CHIARA DE MAS per vari motivi:
    Chiara è la concorrente più giovane, ma non solo in merito all'età che non conta, ma giovane d'esperienza, e ha avuto il coraggio di mettersi in gioco con autori già esperti e navigati. Inoltre, e soprattutto, ha scritto 8 bellissimi racconti, ben strutturati, originali, con una scrittura che già denota una padronanza nel narrare. Brava, Chiara!

    - LA CLASSIFICA FINALE.
    Sul podio salgono:
    1° GRAZIELLA BRAGHIROLI
    2° SILVANA DA ROIT
    3° ADELIA ROSSI
    Gli altri concorrenti sono tutti QUARTI, perché è talmente irrisorio lo scarto tra un totale e l'altro dei voti che non avrebbe senso fare una classifica da 1 a 8.

    Questa esperienza è nata per condividere una passione che ci unisce: la scrittura. Tutti i concorrenti, essendo autori di Edizioni Convalle, non hanno vissuto la gara con spirito di competizione, ma come una bella occasione per scrivere nuovi racconti ispirati dai miei suggerimenti, che vanno ad arricchire la loro personale produzione. La sfida, alla fine, è stata solo con sé stessi, perché ognuno di loro si è messo alla prova con un sorriso.
    Insomma, tutti sono arrivati primi per me, perché si sono impegnati, conoscendo e rispettando il valore delle penne con le quali si andavano a confrontare.
    Complimenti a tutti, dunque, e grazie a tutti coloro che hanno letto con partecipazione e hanno espresso voti e motivazioni con serietà e affetto per tutti noi.
    Stefania Convalle

    RispondiElimina
  11. È stato bellissimo farsi trasportare dalla lettura di questi racconti 🤗
    Grazie a tutti!
    Alessandra Pozzi

    RispondiElimina
  12. Grazie a coloro che hanno votato e hanno fornito motivazioni sempre più stimolanti per il nostro percorso.
    Tania

    RispondiElimina
    Risposte
    1. I commenti dei lettori sono davvero elementi preziosi per chi scrive, anche perché dati senza sapere la paternità dei testi e quindi senza alcuna forma di condizionamento.

      Elimina