Ce l'ho fatta. Sette mesi, ma sono riuscita ad arrivare alla parola Fine.
Premetto che amo Paul Auster col quale c'è stato un colpo di fulmine quando avevo letto "Follie di Brooklyn" qualche anno fa e l'avevo anche recensito in questo Blog.
https://st62co.blogspot.com/2021/08/numero-386-follie-di-brooklyn-paul.html
Dopo quel romanzo ho acquistato tutto di lui e dopo mesi durante i quali non riuscivo a leggere per il mio piacere personale, ma solo per lavoro, ho deciso di tuffarmi nel suo romanzo più corposo: 4321.
Quasi mille pagine, e per me che amo i romanzi brevi è stato come fare il Cammino di Santiago senza allenamento.
Questo romanzo ha mosso in me sentimenti di amore e odio. Vi spiego.
Amo la scrittura di Paul Auster davanti alla quale m'inchino. Ho "fatto le orecchie" a un sacco di pagine perché taluni passi sono un capolavoro e non volevo rischiare di non trovarli più in quella miriade di pagine, appunto.
Però - c'è un però - seguire tutta la storia è stato un impegno mentale non indifferente.
Secondo me Paul si è divertito scrivendo questo romanzo, senza pensare che il povero lettore avrebbe dovuto prendere appunti per non perdersi nel labirinto della narrazione.
All'inizio, tutto okay.
C'è Archie - il protagonista - e i suoi genitori. Si racconta di come loro si sono conosciuti, la storia d'amore, la nascita di Archie e tutto fila liscio. Il problema nasce quando si capisce che il titolo, 4321, rappresenta le quattro opzioni di vita di Archie dopo un certo evento che coinvolge il padre. Da lì, quattro direzioni, una per ogni se fosse andata così...
E va beh, possiamo restare sul pezzo, ma quando il susseguirsi dei capitol-oni e il passare da una vita all'altra con - più o meno - gli stessi personaggi che girano in ogni vita ma con vicissitudini diverse, eh... Lì è cominciato l'incubo.
Dovevo prendere appunti! :-D
A un certo punto ho deciso di non leggere seguendo le quattro storie di vita facendo uno sforzo mnemonico non indifferente, ma ho letto per il piacere di leggere come scrive lui: Paul Auster.
E ci sono dei pezzi memorabili, che ti spaccano il cuore in quattro. O passi sulla scrittura che ogni persona che ambisce a scrivere dovrebbe leggere.
L'ideale sarebbe leggere questo romanzo due volte. Se lo rileggessi ora che so, non mi perderei nella domanda ricorrente: ma questa che vita è?
Inoltre, Paul Auster ha riempito la narrazione di eventi di cronaca e storici americani, come anche ampie pagine dedicate al football/baseball/basketball a seconda dello sport praticato dell'Archie di cui si racconta. Ecco, lì mi sono un po' annoiata, troppe pagine piene di nomi e fatti per me non interessanti. Invece ho apprezzato i numerosi riferimenti letterari, cinematografici, musicali che mi hanno incuriosito e anche aperto nuovi orizzonti.
Insomma, secondo me è un romanzo che - qualora decidiate di leggerlo - va letto senza fretta, ma senza interruzioni, gustando soprattutto lo stile da battitore libero di Paul Auster.
Paul Auster resta uno dei miei scrittori preferiti, ma perdinrindina, meno male che gli altri romanzi sono brevi!
Se l'avete letto, mi piacerebbe conoscere la vostra opinione.
Comunque, viva Paul Auster!
Alla prossima
dalla vostra



Praticamente guerra e pace. No, non il famoso romanzo, ma la tua maratona letteraria (e il cammino di Santiago ci fa un baffo), con tutto quel che ne consegue😊👍❤️
RispondiEliminaSandra Morara
proprio così! Guerra e pace :-D
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