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venerdì 14 ottobre 2016

Numero 242 - Il figlio che non ho avuto - 14 Ottobre 2016



Non so se è la pioggia, non se è l'autunno, non so se sono gli anni che passano, ma da qualche giorno ho in mente il bambino che non ho avuto. 
E stamattina, riordinando alcuni scritti rimasti in una cartelletta per anni, ho trovato questo piccolo racconto di qualche anno fa. Chissà, forse anche allora avevo le stesse malinconie...

IL FIGLIO CHE NON HO AVUTO
di
Stefania Convalle


Ho fatto un sogno, questa notte.
Camminavo senza una meta, non saprei nemmeno dire dove, ma so che ero triste. La solitudine, quella che ti piega il cuore, accanto a me.
Camminavo e riflettevo sulla mia vita, sulle strade intraprese, perché la vita è un bivio continuo, attimo dopo attimo, e io avevo scelto sempre la strada più impervia. Sempre alla ricerca, alla ricerca dell'amore, alla ricerca di qualcosa che desse un senso alla mia vita, alla ricerca di quelle emozioni che ti fanno piangere di gioia. Alla ricerca di me stessa.

Quella notte, prima di cadere addormentata sul letto, avevo preso una scatola dove conservo tutte le foto. Ce n'era una, una particolare. Un'ecografia fatta dieci anni prima, dove si vedeva quel piccolo insieme di cellule che preannunciavano una piccola vita ancora in fase embrionale. Il ricordo di quel giorno mi riapparve davanti agli occhi: un monitor, un punto luminoso che pulsava... Il cuore di mio figlio.

Un sonno pesante mi aveva avvolto.
Le vie che percorrevo diventarono d'improvviso sentieri tra i pini marittimi. Ero vicino al mare, ne potevo sentire il profumo. Potevo scorgere tra i rami una spiaggia deserta. La sabbia era, ora, sotto i miei piedi nudi, vedevo delle conchiglie bianche e avvicinandomi alla riva del mare, un'acqua cristallina. Qualche piccola onda arrivava fino a me.

Ma ecco che l'avevo visto.
Giocava sulla sabbia, disegnava piste dove faceva correre delle biglie colorate. Più o meno poteva avere dieci anni.
Dieci anni.
L'età che avrebbe avuto mio figlio, se quel cuoricino che avevo visto pulsare nel monitor avesse continuato a farlo. Ma non era stato così, se n'era andato prima di nascere.

Ma ora era lì, nel mio sogno, e giocava. Era bello e sereno. Sapevo che era un sogno, sapevo che stavo dormendo, ma m'incamminai verso di lui, volevo guardarlo, vedere  se i suoi occhi fossero uguali ai miei.
Sì, lo erano, occhi grandi, nocciola, occhi pieni di speranza, occhi pieni di voglia di vivere.
Sì, erano i miei stessi occhi.
Aveva alzato lo sguardo sorridendomi e per la prima volta qualcuno mi aveva chiamata "mamma".

La vita è un mistero e non sappiamo quello che è vero e quello che non lo è. Forse quel bambino era vero, solo che lo era da un'altra parte.

Mi sono svegliata. Che regalo avevo ricevuto! Avevo visto mio figlio!
Ho realizzato che l'amore che non avevo potuto dare a lui, l'avevo dato ad altri bambini. Non era stato sprecato.
E mi era tornato indietro, con un gesto, un sorriso, un disegno, da tutti i bambini di cui mi ero in qualche modo occupata.
L'amore universale.


Oggi va così...

Alla prossima
dalla vostra
Stefania Convalle


10 commenti:

  1. Mamma mia Stefania. ..che emozione, parole che lasciano il segno e regalano una lacrima per questa maternità mancata tanto desiderata.
    Bello il tuo bimbo con i grandi occhi nocciola che ggioca felice sulla spiaggia;così come i sorrisi dei bimbi accuditi frutto del tanto amore donato. Proprio bello!
    Una triste parentesi della tua vita condivisa con tutto l'amore possibile e la delicatezza di un ricordo.

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  2. che commozione, e che racconto vero, grazie Stefania <3

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  3. Belĺo e toccante Stefi! Un abbraccio!

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  4. Mi ha toccato il cuore, sono commossa...e so di cosa parli. Ti abbraccio.

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  5. ♡ ogni commento sarebbe superfluo, dolce Stefania...

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  6. ♡ ogni commento sarebbe superfluo, dolce Stefania...

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  7. Cara Stefania...che dire? forte commozione! Tanta dolcezza e tanta intensità nel raccontare questa tua esperienza di vita. Delicatamente sono con te <3

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  8. Semplicemente emozionante... dolcissima Stefania ... un abbraccio...

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