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venerdì 28 ottobre 2016

Numero 246 - Intanto vivi. Respira. Sogna. E ama ancora. - 28 Ottobre 2016


In questi giorni, in attesa della prossima pubblicazione sulla quale sta lavorando l'Agenzia Letteraria Thesis, sto facendo un mio viaggio attraverso quello che ho già scritto e pubblicato. Nel numero precedente del Blog vi ho riproposto la lettura di un racconto al quale tengo molto, "Gli occhi non invecchiano mai", presente nella raccolta "Dentro l'amore".
Oggi vi propongo uno stralcio dal romanzo "Una calda tazza di caffè americano". In fondo, poco conta sapere come si è arrivati a questo punto della narrazione, eventualmente lo potrete approfondire leggendo l'intero romanzo; questo breve brano credo possa vivere a se stante come messaggio, come sempre, di speranza.

Buona lettura e se volte, fatevi accompagnare da questa musica:
https://youtu.be/lodKSiWlgrg

Le ombre si muovono mute, persino i pensieri attraversano la mia mente al rallentatore. Sembra tutto annacquato come i miei occhi e mi ricordo di Alan quando spaccava la legna al funerale di Emily; forse anch’io dovrei fare qualcosa del genere, non so, spostare i mobili, fare fatica, sudare, sfinire i miei muscoli: anche il cuore lo è.
Mi viene in mente Rebecca e una mattina d’inverno quando, lei ancora piccola, sui tre anni, mentre giocava e sembrava assorta in quello che stava facendo, senza neppure alzare lo sguardo mi chiedeva – Tata, cosa c’è? – Si era accorta di come mi ero incantata, guardando nel vuoto per qualche mio momento difficile di allora. Piccola adulta aveva colto questo frammento di me e come se fosse grande, se ne interessava. Chissà perché questo episodio attraversa la mia mente. Piccola grande Rebecca. Ti ho voluto così bene da averne paura. Ma perché dico così? Non sto per morire, anche se la morte m’insegue attraverso gli altri. 
Mi accorgo di pensare alla morte. Un pensiero che non mi piace mi attraversa  – forse la vita non m’interessa più – pensiero inquietante che allontano subito, quasi con un gesto delle mani. Ma lui, pensiero ostinato, insiste e sembra sussurrarmi che al di là di questa vita ci sono le persone a me più care, e poi c’è Alan…
Alan – Alan – Alan – Alan – Alan – Alan – Alan.

Sto perdendo il controllo. Devo uscire. Mi alzo, non mi curo di quello che indosso, afferro le chiavi della macchina ed esco.
E guido, guido, guido, guido, chilometri, chilometri, chilometri, non so dove vado, autostrada, per dove? Non guardo, non m’interessa. E non so come mi ritrovo nei pressi del mare, è notte, non c’è anima viva in giro, solo qualche pescatore che  prepara la barca, lascio l’auto in qualche modo, non m’importa, c’è vento, mi colpisce il viso, mi accorgo che non ho una giacca, le braccia nude, ma non sento freddo. Cammino lungo la battigia. Tolgo le scarpe, i piedi nell’acqua e cammino. Il mare è nero, ma la Luna è piena e luminosa. Qualcosa mi chiama, qualcuno mi chiama, non tra le onde, no, sarebbe la morte e ho deciso che devo vivere. Tra quelle barche, là, verso un molo deserto. Una figura. Metto a fuoco.
Alan, ecco, ti riconosco, sei arrivato. Sì, corro, so che hai risposto al mio richiamo, le barriere non esistono, tutto fa parte del Tutto. Non c’è Vita, non c’è Morte.
C’è solo l’Amore.

E allora eccomi, ti abbraccio. Sei qui per me e capisco che non sarò mai sola. Senza voce mi dici – vai avanti,  niente ti può fermare, non guardarti indietro perché io sono solo un passo avanti  a te, ma ti aspetto per quando sarà il nostro tempo. Intanto vivi. Respira. Sogna. E ama ancora. –


 

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