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martedì 13 giugno 2017

Numero 281 - Ritratti - 13 Giugno 2017



Inauguriamo oggi una nuova rubrica alla quale tutti potrete partecipare: Ritratti.

Tratteggiare un artista, quello che amate. 
Potete poi inviare il vostro testo con foto a steficonvalle@gmail.com 
e lo posterò nel Blog sotto l'etichetta RITRATTI.

Comincia la serie una persona a me cara
Cofrada Milano (nome d'arte)


Alda Merini è un fiore che sboccia nella primavera del 1931.
Esordisce come autrice a soli quindici anni, attirando l’attenzione di importanti scrittori italiani, come Manganelli, Quasimodo, Pasolini.
La sua vita, come la primavera, attraversa la luce nelle opere: "io trovo i miei versi intingendo il calamaio nel cielo" e incontra le ombre della mente, che la costringono a periodi di silenzio e isolamento.
Alda Merini ha il culto della parola, coerente col suo spirito indomito e poco convenzionale – "non sono una donna addomesticabile" – dice di sé.
Un rapporto disinvolto e intimo, quotidiano con la poesia e la parola, mentre confessa senza inibizioni la sua vita sofferta.
Il suo capolavoro "La Terra Santa" dà vita ai suoi testi più intensi sulla drammatica e sconvolgente esperienza psichiatrica. Uno dei meriti più grandi della testimonianza poetica di Alda Merini è di aver fornito una misura più umana alla follia, aver mostrato che non è affatto detto che si riesca sempre a rispondere in maniera razionale ai conflitti interiori.
Alcuni versi scelti per voi.
Cofrada Milano

SOLO UNA MANO D’ANGELO
Alda Merini

Solo una mano d’angelo
intatta di sé, del suo amore per sé,
potrebbe
offrirmi la concavità del suo palmo
perché vi riversi il mio pianto.
La mano dell’uomo vivente
è troppo impigliata nei fili dell’oggi e di ieri,
è troppo ricolma di vita e di plasma di vita!
Non potrà mai la mano dell’uomo mondarsi
Per il tranquillo pianto del proprio fratello!
E dunque, soltanto una mano di angelo bianco
dalle lontane radici nutrite d’eterno e d’immenso
potrebbe filtrare serena le confessioni dell’uomo
senza vibrare sul fondo in un cenno di viva ripulsa.


OGNI MATTINA
Alda Merini 

Ogni mattina il mio stelo vorrebbe levarsi
nel vento
soffiato ebrietudine di vita,
ma qualcosa lo tiene a terra,
una lunga pesante catena d’angoscia
che si dissolve.
Allora mi alzo dal letto
e cerco un riquadro di vento
e trovo un sacco di sole
entro il quale poggio i piedi nudi.
Di questa grazia segreta
dopo non avrò memoria
perché anche la malattia ha un senso
una dismisura, un passo,
anche la malattia è matrice di vita.
Ecco, sto qui in ginocchio
Aspettando che un angelo mi sfiori
leggermente con grazia,
e intanto accarezzo i miei piedi pallidi
con le dita vogliose di amore.

BAMBINO
Alda Merini

Bambino, se trovi l’aquilone
della tua fantasia
legalo con l’intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventerà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie.
Fa delle tue mani due bianche colombe
che portino la pace ovunque
e l’ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere
guardati nell’acqua del sentimento.


Brava, Cofrada, per averci parlato di Alda Merini, poetessa nel cuore di tutti.

Ma anche tu non sei niente male come poetessa ;-)
vogliamo leggere una tua poesia?
Sì, dai.
Eccola.

Dolore di donna
Cofrada Milano

E un diamante brilla
nel silenzio delle ombre,
luce più luminosa
dello sguardo del sole.
Le parole si abbracciano
come grani di rosario
alle grate della solitudine
e si levano alte verso il cielo,
insieme a preghiere profonde
di voci claustrali.
Il volto di donna si placa e sorride,
mentre disegna
orme incancellabili
nei passi di domani.



...

Un nuovo ritratto a cura di
Maria Rita Sanna


 MARIA CARTA 
(cantante popolare sarda)
(24 giugno 1934 – 22 settembre 1994)

Tanto tempo fa conobbi la sua voce attraverso la radio locale del paese dove andavo a trascorrere le vacanze. Ogni volta era un rito ascoltare quella musica folkloristica, quella voce calda e profonda, decisa e vibrante; oggi è un dolce ricordo trasferito nell'mp3. 
Maria Carta è stata una cantante della musica tradizionale sarda, in particolare nel canto a chitarra e nel canto tradizionale religioso. Durante la sua carriera tenne numerosi concerti, esibendosi a Mosca, New York e San Francisco. Grazie alla sua personalità e alla grande presenza scenica fu attrice nel film “Gesù di Nazareth” di Franco Zeffirelli.
Giuseppe Dessì, scrittore sardo, disse di lei: "La fierezza insieme alla grazia del suo portamento sono una personificazione della Sardegna, intangibile e indomita; la sua voce calda e potente riempie lo spazio. Dopo averla conosciuta affermo che i soli grandi uomini della Sardegna sono state donne."


Io aggiungo:

Canto che s'alza
Oggi come allora
Radici vive
(Maria Rita Sanna)

Tra le esibizioni più celebri:



...


Un ritratto a cura di
Tania Mignani

«Beh, Marianne, siamo giunti al tempo in cui siamo talmente vecchi che i nostri corpi cadono a pezzi e penso che molto presto ti seguirò. Sappi che ti sono alle spalle, così vicino che se tendi una mano penso che riuscirai a prendere la mia. E tu sai che ti ho sempre amata per la tua bellezza e la tua saggezza, ma non ho bisogno di dire altro in proposito perché di questo sai già tutto. Ora però voglio solo augurarti buon viaggio. Addio vecchia amica. Amore eterno. Ci si vede più in là…»

Il 29 Luglio 2016, scompariva, a causa di una leucemia, Marianne Ihlen che fu, negli anni sessanta, compagna per circa dieci anni, oltre che amica e musa ispiratrice, del cantautore e poeta canadese Leonard Cohen. Dopo aver saputo che a Marianne rimanevano pochi giorni di vita, Cohen le scrisse una toccante lettera per salutarla. Alcuni mesi dopo, il 7 novembre 2016, all’età di 82 anni Leonard Cohen morirà nel sonno dopo una caduta della quale non si conoscono le cause.
Considerato uno dei più celebri, influenti e apprezzati cantautori, nelle sue opere Cohen esplora temi come la religione, l'isolamento e la sessualità, ripiegando spesso sull'individuo. Vincitore di numerosi premi e onorificenze, è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame, nella Canadian Songwriters Hall of Fame e nella Canadian Music Hall of Fame. È inoltre stato insignito del titolo di Compagno dell'Ordine del Canada, la più alta onorificenza concessa dal Canada, e nel 2011 ricevette il Premio Principe delle Asturie per la letteratura.
In Italia non tutti sanno che Hallelujah, la splendida canzone portata al successo da Jeff Buckley nel 1994, è in realtà uno dei molti capolavori del poeta e cantautore canadese. Agli intenditori però il nome di Cohen dice molto di più, a partire dalle tre splendide cover che gli ha dedicato Fabrizio De André: Suzanne, Nancy e Giovanna d’Arco.
Le donne sono state il marcatempo della vita di Cohen, scandendone i momenti di euforia e quelli, ben più numerosi, di depressione. È proprio da questo susseguirsi di stati d’animo contrastanti, dalla continua e difficile ricerca di un equilibrio spirituale che lo avrebbe portato a viaggiare tra acido e anfetamine e a indagare nelle profondità dell’ebraismo, del buddismo e delle filosofie indiane – ma anche a cercare la compagnia delle donne, solo per poi fuggirne – che nascono le sue poesie.
L’universo poetico e musicale di Cohen è complesso e affascinante, intriso di un erotismo ora velato, amorevole e biblico, ora diretto e quasi violento. Tra poesie, romanzi, canzoni e perfino disegni, Cohen – il poeta dalla voce ruvida – ha continuato a stupire per oltre sessant’anni, il suo ultimo album You want it darker uscirà poche settimane prima della sua morte.
Soprattutto, non accenna a diminuire il successo delle sue canzoni, oggi ritenute tra la più importanti di sempre. Oltre a Hallelujah, la sua canzone più famosa, sono dozzine i successi immortali di Cohen, da Dance me to the End of Love a Anthem, da Suzanne a The Future, da Bird on the Wire a Who By Fire. E poi ancora: Tower of Song, I’m Your Man, First We Take Manhattan, If It Be Your Will, So Long Marianne e Hey, That’s No Way to Say Goodbye. Ogni canzone di Cohen è una sorpresa, musicale e poetica, che non finirà mai di stupire.

Molte di queste sono state ispirate proprio da Marianne (So long Marianne e Bird on a wire). L’amico che la assisteva negli ultimi giorni di vita ha riferito che, mentre leggeva alla donna la parte in cui Cohen annunciava la sua presenza alle sue spalle, Marianne ha allungato il braccio. Due giorni dopo, Marianne ha perso conoscenza ed è scivolata verso la morte. L’amico ha risposto a Leonard informandolo che nel momento del trapasso le ha mormorato Bird on the Wire, perché era la canzone che più sentiva. Poi le ha dato un bacio sulla fronte e uscendo dalla stanza l’ha salutata dicendo ‘So long, Marianne’.


SE NON AVESSI IL TUO AMORE
(If I didn’t have your love da You want it darker)

Se il sole perdesse la luce
E vivessimo una notte senza fine
E non ci fosse nulla più
Da poter provare

È così che sarebbe
Così mi sembrerebbe la vita
Se non avessi il tuo amore
A renderla vera

Se le stelle cadessero tutte
E un vento freddo e amaro
Ingoiasse tutto il mondo
Senza lasciare traccia

Ebbene è lì che mi troverei
Così mi sembrerebbe la vita
Se non potessi sollevare il velo
E vedere il tuo volto

E se gli alberi fossero senza foglie
E il mare senz’acqua
E se il levar del dì non avesse nulla
Da rivelare

Io sarei altrettanto disperato
Così mi sembrerebbe la vita
Se non avessi il tuo amore
A renderla vera

Se il sole perdesse la luce
E vivessimo una notte senza fine
E non ci fosse nulla più
Da poter provare

Se il mare fosse di sola sabbia
E i fiori fatti di pietra
E nessuno di quelli che hai ferito
Potesse mai guarire

Ebbene io sarei altrettanto disperato
Così mi sembrerebbe la vita
Se non avessi il tuo amore
A renderla vera











2 commenti:

  1. Non posso più fare i complimenti a Alda Merini, ma a Cofrada Milano sì: le lacrime delle donne come diamanti?
    Davvero toccante. Complimenti.
    Veronica

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  2. Brava Cifra da e Maria Rita Sanna.
    Ritratti interessanti di artiste molto speciali, ognuna a suo modo.

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