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mercoledì 26 giugno 2013

Numero 108 - Indiani d'America - 26 Giugno 2013


Voglio inaugurare oggi un nuovo spazio dedicato alla storia degli Indiani d'America. Lo faccio con una poesia del nostro amico Indio che poi  verrà a spiegare, a noi ignari di quello che è scritto tra le righe, facendoci entrare in questa cultura che ha tanto da insegnarci.

So che tra i lettori di questo Blog ci sono appassionati della materia, persone che hanno studiato e viaggiato, andando nelle Terre delle Grandi Praterie, assistendo in via eccezionale ad alcune cerimonie della quali sarà interessante parlare. Sono sicura che queste persone saranno felici di condividere con noi le loro esperienze.

C'è tanto da dire, non basterebbero centinaia di Blog, ma noi ci proviamo, anche per dare voce ad un popolo che è stato fortemente perseguitato.

Cominciamo da qui, da questa poesia.


             lapis obsianus - lacrime d’Apache   


ricordo bene
di loro
quei passi di danza che attraversavano la sera
come adesso i miei  
intorno
al fuoco

cerchio della vita.


ricordo bene
di loro
le lacrime nere a Leap Mountain che rotolavano giù
come oggi le mie
fredde   
vitree


effusive di dolore.
(Indio)




26 commenti:

  1. Per rispondere a queste domande, vi ricordo come si fa ad inserire il commento: sopra lo spazio dove dovreste scrivere il testo c'è una scritta che dice COMMENTA COME e sulla stessa riga trovate una piccola freccia sulla quale dovete cliccare; uscirà un elenco e cliccate su NOME/URL, si aprirà una nuova finestra e dovete scrivere il vs nome o nick dove c'è scritto NOME; poi cliccate su CONTINUA, inserite il testo e cliccate su PUBBLICA. Più facile di così!!!

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  2. Indio è uno di quegli autori imperdibili.
    E' da quando l'ho letto per la prima volta che non manco a un suo inserimento. E meno male... credo di poter dire con certezza che mai sono rimasta delusa da una sua composizione poetica o di prosa.
    I suoi versi sono sinuosi e affascinanti proprio come le danze intorno al fuoco dei suoi indiani. Impossibile rimanere indifferenti...
    E poi... vogliamo parlare di quanto sia difficile tradurre in poesia un tema così spinoso? Quanto sia facile, in casi come questo, cadere nella trappola della retorica?
    Be' con Domenico questo rischio non si corre. I suoi sono versi che arrivano potenti e che ci hanno fatto amare ancor di più l'anima di questa meravigliosa cultura.

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    1. ...che dire!!!
      arrossisco, ringrazio affettuosamente,
      cara Dany rispondo a te ma mi rivolgo anche agli amici sotto che hanno voluto inserire il loro prezioso pensiero:
      le Apache tears (lacrime)sono diventate una delle maggiori attrazioni della città di Superior (Arizona). Si rinvengono sotto forma di noduli rotondeggianti di pietra nera, ossidiana, le cui dimensioni vanno da un pisello a quelle di un pallone da calcio, grosso modo.

      Secondo la leggenda, circa 75 Guerrieri Apache fronteggiarono, nel 1870, la cavalleria americana sulla montagna denominata Leap Mountain, che appunto sovrasta la città di Superior.
      questi valorosissimi guerrieri, non volendo subire passivamente una sconfitta, si lanciarono con i loro cavalli giù dalla montagna andando incontro a morte certa...e alla storia.
      Quando seppero della tragedia, inevitabile, i familiari si recarono sul luogo della battaglia e le lacrime versate da queste donne si trasformarono, al suolo, in pietre nere.
      Tutto questo chiaramente riassumendo in maniera stringatissima la leggenda che mi ha colpito a tal punto da scriverne una piccola mia "poesia".
      grazie ancora a chi condivide e -derà questo spazio e soprattutto a stefy che mi ha offerto la possibilità di parlare dei Nativi, popolo che tanto avrebbe potuto insegnare a tutti noi.
      e naturalmente
      mitakuye oyasin

      indio
      dg

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    2. Interessante la leggenda che ci hai illustrata, un pezzetto in più nel puzzle da comporre sulla storia di questo popolo.

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  3. Sono un appassionato di questo tema,i Nativi Americani rappresentano per me un modello di vita da perseguire,quanto mai attuale;dopo circa trent'anni di letture in proposito, da quel primo libro,"PELLEROSSA"di George Catlin,di cui ho ammirato i dipinti al Buffalo Bill Museum di Cody,Wyoming,la mia vita è cambiata;posso solo citare le parole di Papa Francesco che,tempo fa',affacciato al balcone di S.Pietro,ha esortato i fedeli ad essere in correlazione con tutto il Creato,compresi gli animali ed il mondo vegetale.Mitakuye Oyasin è il saluto rituale Lakota che ci ricorda che "siamo tutti correlati" poichè creati su nostra Madre,la Terra,dal Grande Spirito;tutti siamo legati ed abbiamo bisogno gli uni degli altri.L'uomo non possiede la Terra,ma ne fà parte come il popolo delle aquile,dei bisonti,dei lupi o il popolo delle piante,delle rocce,delle acque e proprio per questo nessun uomo ha privilegi su questa Terra,ma solo la responsabilità di preservarla così come ci è stata donata per le future generazioni.Il Santo Padre ci ha ricordato un principio di base appartenente a questa meravigliosa Cultura dall'inizio dei secoli,dove tutto il creato è messo sullo stesso piano:quanto rispetto per ciò che ci circonda definendolo popolo!Siamo abituati a ritenerci superiori ad un animale o ad una pianta e mai potremmo accostare questo sostantivo a qualcosa di non umano;come ci sbagliamo!Abbiamo esempi quotidiani di animali o vegetali che assolvono nel migliore dei modi il loro passaggio in questa vita!Nella tradizione cattolica un solo Santo cadeva in estasi e poteva relazionarsi agli animali mostrando quell'umilta' unita ad una notevole sensibilita'che è propria della tradizione dei Nativi Americani:S.Francesco d'Assisi;in visita ad una chiesa all'interno della Pine Ridge Reservation in South Dakota non mi ha meravigliato affatto il cartello all'esterno della stessa:S.Francis Church.Si chiude il cerchio,il cerchio simbolo del nostro cammino su questa Terra,dove la parola chiave è armonia,simbiosi tra tutti,ma proprio tutti i "Popoli" che sono correlati gli uni agli altri.
    Mitakuye oyasin

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    Risposte
    1. Benvenuto White Buffalo:-)dal tuo interessante ed originale, nonché particolareggiato intervento, si evince che tu abbia visitato i luoghi degli Indiani d'America e sarebbe bello se tu potessi condividere con noi qualche diario di viaggio comprensivo di foto;-)

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  4. Grazie a Stefania per l'invito.
    Ai nativi d'America appartiene una cultura (in tutte le loro sfaccettature e singolarità) che affascina sempre.
    In qualsiasi ricerca interiore, spirituale e non, ci si ritrova a leggere della loro saggezza e della loro capacità di com-unione con il creato. Sembra quasi di trovare un filo conduttore con le culture orientali del buddismo: oriente ed occidente uniti; il cerchio di cui si parla che unisce e coinvolge. La Terra, questa straordinaria madre, i suoi abitanti le creature tutte dai vegetali agli animali ed infine l'uomo. Studiandoli un pochino (lontanissima da me la presunzione di saperne qualcosa) ci s'imbatte in popoli, tribù, orgogliosi di guerrieri, di sciamani, contadini e cacciatori a tratti anche violenti se vogliamo, ma capaci di una sensibilità estrema e coesi con tutto ciò che li circonda in modo che solo un illuminato moderno può comprendere.
    La poesia che ci propone Indio raccoglie e concentra, nella sua bellissima sinuosità, l'essere del nativo lo racchiude nel suo cerchio della vita, per poi annegare nel loro disperato dolore. E' forte, d'impatto ed è per me un motivo di ritorno alle mie passioni, se l'autore me lo permette vorrei conservarla.

    Non mi sono presentata, portate pazienza.

    Antonella
    per la rete
    Mitla

    Mitakuye oyasin
    (era tantissimo che non lo scrivevo più)

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    1. ciaoooo
      ...
      grazie

      se vuoi, sul noto sito di poesia, da qualche giorno...settimana forse, ne ho inserito una che parla ancora dei Nativi ma in altra forma, più spirituale e sensuale, prendendo spunto dalla visione di Alce Nero:
      ogni luogo è il centro del mondo. magari con il permesso della padrona di casa la potrei inserire anche in una mia "risposta"
      vediamo cosa ne pensa stefy

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    2. Certo che sì, Indio, la puoi inserire tranquillamente:-) Dedichiamo questo spazio e nutriamolo di tutto ciò che riguarda questa cultura, questo popolo e sarebbe bello un confronto dialettico tra voi così informati;-) a partire da Whitebuffalo che mi pare abbia molto da raccontare in proposito; poi scriverò un post su questo;-)

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    3. eccola

      e lì sa, ognuno di noi, se




      qualunque luogo è il centro del mondo *

      basta darsi tempo
      mettersi in un angolo
      tondo
      O sservare il cerchio del giorno
      nella notte.

      e lì sa, ognuno di noi, se inizia qualcosa

      con
      una parola
      un incontro
      una pioggia di frecce
      o un fuoco che può bruciare dentro
      e diventare
      finestra di seduzione
      teatro di un altrove
      dove si svestono intimità a pelle
      pregando
      un totem Wakan.


      indio
      dg


      * dalla visione di Hehaka Sapa - Alce Nero
      uomo di medicina Lakota – Sioux,
      convertitosi al cristianesimo nel 1903.



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    4. Interessante questa tua poesia, Indio:-) da una seconda lettura sembra di entrare nell'atmosfera della ricerca di una visione, pratica credo consueta di questo popolo.
      Piaciuta, sì:-)

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    5. Per Mitla: credo che in molti popoli antichi si ritrovi lo stesso rispetto verso la Madre Terra e in tante culture c'è un comune denominatore che accomuna popoli anche del centro America. Ricordo, per esempio, di aver assistito qualche anno fa ad una conferenza tenuta da una sciamana, Vuela Margherita, che portava avanti i valori della Madre Terra, della Natura, etc etc... Ed anche nel Tao si ritrova il concetto degli Elementi, delle Direzioni e molto altro: che i popoli antichi fossero davvero più avanti di noi?

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  5. Ma che meraviglia, ragazzi!!!

    Perchè non dare il via ad una nuova Rubrica sui nativi d'America, gestita da coloro che sono così ben informati (indio, Whitebuffalo, Mitla... e chiunque altro voglia aggiungersi!)?

    Sarebbe stupendo saperne molto di più su di un popolo così eletto, ma così ingiustamente oppresso.

    La Rubrica si potrebbe chiamare "Mitakuye oyasin"... o qualsiasi altro nome vogliate!

    Interessantissimo!!!

    cinzia

    RispondiElimina
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    1. Certo, fidanzacinzia, ogni tuo desiderio è un ordine!!:-D

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  6. molto interessante...Cinzia
    ci possiamo provare, e a tal proposito pensavo di alternare la narrazione di alcuni aneddoti e magari descrivere i loro usi e costumi...

    bene, inizierei con come, per i Nativi (non da tutti) era considerata la terra:
    la terra è una grande isola che galleggia su un mare di acqua ed è legata ad ognuno dei quattro punti cardinali da una corda, che scende dalla volta celeste, fatta di roccia solida. se le corde si spezzeranno la terra sprofonderà nell'oceano e tutto ritornerà acqua.

    adesso una "curiosità" chiamiamola così che è meglio:
    il famoso scalpo tolto ai vari pistoleri o contadini o ricercatori d'oro...da parte dei "feroci selvaggi", che tanto disgusto ha suscitato ai deboli di stomaco, è stata un'abitudine introdotta dagli europei come prova tangibile dell'uccisione degli indiani...e successivamente, trasmessa ai guerrieri delle tribù che si schieravano a favore dei coloni, ai quali veniva offerto, da quest'ultimi, in alcuni momenti e in alcune aree, anche 25 $ come taglia-ricompensa per ogni "trofeo" tutto questo...come prova che loro "rinnegati" avevano effettivamente ucciso i loro fratelli rivali di tribù coi quali magari da sempre erano in conflitto.
    dopo, si sono adeguati e uniformati a questa violenza tutti.
    qui ci sarebbe da spiegare cosa intendevano per conflitto tra tribù gli indiani...e come affrontavano queste scaramucce o scorribande tra di loro...ma la cosa diventa lunga ...magari al prossimo commento
    che dici?
    Mitakuye oyasin

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    Risposte
    1. Direi che è un argomento da approfondire;-) vediamo anche che ha da aggiungere White Buffalo;-)

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  7. Che dire ancora Indio, un piacere leggere.
    Gli europei fecero anche di più armarono i nativi con i "bastoni tonanti", lo fecero i britannici con gli Irochesi (popolo affascinantissimo)che vollero come alleati nella guerra contro francesi.
    Leggevo, tempo fa, che per i nativi la sconfitta di una tribù non portava mai allo sterminio. In molti casi gli sconfitti venivano tenuti in una sorta di schiavitù che finiva spesso con l'integrazione dei due popoli. Una particolarità, letta sempre nelle mie ricerche sugli Irochesi è che i trofei riportati dagli scontri erano per lo più monili simbolici ottenuti... toccando il nemico. Era infatti sufficiente toccare il nemico per sconfinggerlo.
    Diciamo che in realtà gli Irochesi (veri serpenti) non erano proprio agnellini, erano molto temuti dalle altre tribù e l'introduzione delle armi da fuoco non ha contribuito a mitigarne la reputazione.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche questo tuo approfondimento, Mitla, è molto interessante! GO ON!

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  8. ciao Antonella
    il sistema democratico in seno alla "Lega delle Cinque Nazioni" è valso agli Irochesi il nome di "greci d'America".
    nella sua opera L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato (1884) Friedrich Engels vanta i meriti della società irochese:

    ancora una cosa,
    l'autorità suprema alla Lega era rappresentata da un consiglio di "sachem", oggi diremmo saggi, allora erano valorosi capi, 48 per essere precisi, alcuni testi riportano 50, cambia poco, la cosa sorprendente è che venivano scelti dalle donne della tribù.
    non solo, ma chi svolgeva male il proprio compito veniva sostituito attraverso una votazione di solo donne.

    questi erano avanti alla grande e "noi" li chiamavamo selvaggi...

    tornando ai conflitti tra tribù ...sì hai letto benissimo
    ovviamente all'inizio era così
    diciamo quando ancora non avevano le armi da fuoco
    un colpo di bastone era significativo e il bottino di guerra poteva essere pelli o cibo o come dicevi tu una sorta di schiavitù temporanea.
    un po' come quando noi giocavamo da bimbi a guardia e ladri e toccato il ladro davi la penitenza.

    alla prossima.
    Mitakuye oyasin

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    Risposte
    1. Ho un racconto carino sugli Irochesi ;)

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    2. Naturalmente lo vogliamo leggere;-) mandamelo su steficonvalle@gmail.com così gli dedico un numero del blog, altrimenti si perde nei meandri;-)

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  9. interessante ...se la stefy dice ok ...non vedo l'ora di poterlo leggere!

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    1. wow, mi sento l'ago della bilancia.....ahahahah:-)

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  10. Tutto quello che ho letto è veramente molto interessante;purtroppo quasi mai nessuno si chiede come vivano oggi i Nativi Americani all'interno delle Riserve e se qualcosa è cambiato rispetto alla vera e propria persecuzione di cui sono stati fatti oggetto nei secoli passati.Durante i miei viaggi all'interno delle più grandi Riserve degli USA,la Pine Ridge Reservation e la Rosebud Reservation nel South Dakota mi si è presentato uno spettacolo disarmante:ho potuto constatare come queste persone vivano in maniera a dir poco disagiata facendo i conti con enormi problemi quali l'alcolismo,la droga le malattie,prime tra tutte il diabete.Il livello di povertà all'interno delle Riserve è pari a quello di uno stato africano come il Mali o il Burundi,la percentuale dei suicidi tra i giovani risulta 4 volte superiore alla media di quello di tutti gli Stati Uniti.Perchè tutto questo?Dovremmo partire da lontano e precisamente da qualche anno dopo il massacro di Woundeed Knee del 1890,quando,durante una conferenza a proposito del "problema indiano",il Col.Henry Pratt,fondatore della Carlisle Indian School in Pensylvania sostenne la necessità di educare le giovani generazioni indiane sul modello dell'uomo bianco al fine di estorcere loro errati modelli culturali e valori tribali che poco avevano a che fare con la "civilizzazione".Tutto questo non teneva conto,però,del vero e proprio incubo che dovevano vivere bambini in giovanissima eta' all'interno delle scuole indiane;per non dilungarmi troppo le cronache dell'epoca riportano storie di punizioni corporali,divieto assoluto di esprimersi nella propria lingua,manette,catene,fruste,abbigliamento non consono a chi indossava,per esempio,soffici mocassini,alimentazione inadeguata;tutto ciò venne riportato dagli stessi ispettori bianchi.L'intento era quello di estirpare i rudimenti della cultura tribale affinchè,alla fine del corso di studi, potessero tornare tra la propria gente con un nuovo modello culturale.Peccato,però,che solo una minima percentuale riusciva a riunirsi alle proprie famiglie mentre gli altri morivano per le malattie contratte all'interno della scuola ed altri ancora fuggivano.All'interno degli Stati Uniti sono nate altre 500 Boarding Schools sul modello della Carlisle e migliaia di bambini indiani hanno dovuto subire tutto questo tra la fine del 1800 e la metà del ventesimo secolo.I genitori non volevano mandare i propri figli in queste strutture equiparate più tardi a veri e propri campi di concentramento o a centri di lavaggio del cervello,ma venivano ricattati con il divieto di ricevere le previste sovvenzioni per la famiglia.A chi mi chiede cosa ne è stato del fiero popolo di un tempo,faccio notare che i discendenti di questi "disgraziati"sono i figli,nipoti e bisnipoti che hanno subito questo trattamento;intere famiglie che si rifanno al peggio di quel modello culturale introdotto dai bianchi e che non hanno memoria del proprio passato.Per fortuna,all'interno delle Riserve,esistono centri di recupero gestiti dai Nativi stessi che si occupano dei più sfortunati insegnando loro,tra l'altro,la lingua e le antiche tradizioni:una goccia in un mare di disperazione.L'auspicio è che si avveri una profezia indiana che parla di una "settima generazione" di uomini bianchi che riuscirà a dare dignità al Popolo che ha subito il più grande genocidio ed etnocidio nella storia dell'umanità.Per le testimonianze di chi ha vissuto le Boarding schools,vi invito alla visione del seguente video in Youtube:"The wellbriety journey to forgiveness" sottotitolato in italiano.Mi dispiace se sono stato un pò crudo,ma questa è la realtà storica riguardo ai Nativi Americani e nasconderla significa far parte di quel tipo di persone che pensano in maniera stereotipata non rendendo loro giustizia;sarebbe come negare il genocidio ebreo o di qualsiasi altro popolo vessato ed umiliato.
    Alla prossima con la storia di Florentine Bluethunder (?)
    Mitakuye oyasin

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    1. Interessantissimo, anche se amaro, intervento. In parte si è a conoscenza delle persecuzioni subite da questo popolo, ma andando in profondità ci si rende conto di quanto sia stato peggio ancora. M'interessa la questione della "settima generazione", magari puoi dirci di più. E aspettiamo anche la storia di Florentine Bluethunder.
      Grazie:-)

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  11. mio caro...purtroppo è stato così: il più infamante atto criminale di tutti i tempi...e il guaio è che purtroppo a nessuno interessa...men che meno a chi è erede legittimo o illegittimo, di questo orrore, perché? perchè ormai è solo questione di "interessi" e ormai loro non possono dare nulla perché tutto quello che avevano gli è stato tolto.

    sai purtroppo una delle malattie che li distrugge e li distruggerà definitivamente è il diabete? per un semplice quanto tragico motivo genetico ...

    il fatto che pochissimi si chiedano, come giustamente sottolineavi, come hanno vissuto ma soprattutto come vivono adesso, palesa il disinteresse dei più ai veri problemi socio-culturali,
    poi la grande potenza a stelle e strisce li sostituisce con i finti problemi di democrazia e ancora peggio di democrazia da esportare
    e quel senso di libertà...che io chiamo e definisco finta libertà ...e voglio fermarmi perché diventerei pesante e inopportuno , forse!

    mitakuye oyasin

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