venerdì 13 febbraio 2026

Numero 492 - I racconti della settima tappa - 800 Metri di Parole - 13 Febbraio 2026


 Dipinto di Peter Brown


Conto alla rovescia per la sfida di scrittura "800 Metri di Parole".

La settima prova consisteva nello scrivere un racconto (di massimo 500 parole) che si doveva svolgere all'interno del dipinto di Peter Brown. 
Chissà cosa si saranno inventati i concorrenti? Sono curiosa!

Ma prima vi ricordo che i testi saranno anonimi, non saprete chi ha scritto cosa. Perché? Per mantenere la suspense nella seconda parte della sfida e perché siano solo i testi a parlare e non i nomi degli autori che, in qualche modo, condizionano sempre chi deve votare (è umano).

Gli autori dei testi dovranno mantenere il segreto e sono certa che lo faranno. 

E voi, cari lettori e fan, non cercate di corromperli per farvelo dire perché i concorrenti sono incorruttibili!
Saprete i nomi degli autori di ogni pezzo a votazione conclusa.

Ricordo come si vota.
Dovrete scrivere a steficonvalle@gmail.com esprimendo TRE preferenze e dando una motivazione per ogni testo (facciamo le cose per bene). 
Avrete tempo di votare fino a mercoledì 18 Febbraio ore 20:00.
Potranno votare anche i concorrenti perché il voto è segreto.

Non ci resta che cominciare a leggere.


RACCONTO UNO
Pioggia sulla città
 


A volte per aprire il cuore alla letizia e seguire pensieri sereni, percorro le strade del centro storico, lungo il viale verso la Cattedrale nella sua magnificenza. I palazzi antichi raccontano storie leggiadre, accrescono l’impressione dello scorrere del tempo. Dalle cremerie, i bar, le birrerie entrano o escono avventori con tranquillità, aprendo o chiudendo gli ombrelli; oggi è un giorno di pioggia, le vetrine brillano di un nitore vivido con le gocce che vi si posano e scendono lentamente. Mentre cammino penso alla poesia, compongo col pensiero versi, ispirato da ciò che mi circonda. Il ritmo del paesaggio agisce in modo creativo, io mi lascio trasportare e un po' mi trasformo. Proseguo sulla strada bagnata notando dei punti dove l'acqua resta ferma, ma non le chiamerei pozzanghere perché il riflesso del liquido forma un singolare effetto cromatico, una vibrazione della luce e del colore, mi rammenta il simultaneismo nell'arte moderna del francese Delaunay. In questi brevi fossi ricolmi si muovono i piccioni con le piume inzuppate, cercando cibo in questa giornata a loro poco favorevole, ma che partecipano a comporre un quadro policromo e quasi lirico.
Io penso sia utile girare per la città, godere di persone e cose, conoscere animali, sapere come volano gli uccelli e i movimenti dei fiori che si aprono al mattino, così nascono situazioni suggestive. Lo stesso è per i libri: un'opera che mi sia cara racconta di sé, delle sue storie e avverto un sogno, una nostalgia come guardare un quadro dipinto a parole. 
Questo mi insegna la strada della città: arriva quel momento che devo uscire di qui, dalla mia malinconia, fare una camminata, un salto tra la gente anche sconosciuta, udire ridere qualcuno, andare un po' a passeggio.
Allora la vita ritorna piacevole.


💚


RACCONTO DUE
Sotto la pioggia

 
 
La pioggia improvvisa generò un fuggi fuggi tra i passanti. Passi svelti e cerchi infiniti sul selciato lasciarono indifferenti i pochi piccioni che beccavano le briciole lanciate dai coniugi. Mary e Arthur, impassibili sotto gli ombrelli, guardavano la scena nella piazza.
«Guarda, Mary, la signora davanti alla vetrina del bar sembra affamata e senza un soldo.»
«Eh, non ti stanchi di indagare sugli altri. Siamo pensionati, ormai.»
«Non posso farne a meno. Quarant’anni di servizio in commissariato hanno deformato il mio pensiero.»
«Come quest’acqua… Riflette gli edifici deformando i contorni.»
«Brava, Mary. La pioggia spinge le persone a cambiare atteggiamento. Ricordi quando era successo a noi?»
«Pioveva come ora. Nella piazza c'erano tanti piccioni, io non vedevo niente. Mi avevano appena detto che eri rimasto vittima in un conflitto a fuoco e, presa dal panico, ero corsa in strada senza meta. Avevo la testa ovattata, gli occhi sbarrati e continuavo a ripetere che era colpa della pioggia. Mi avevano trovato fradicia e intirizzita dal freddo, pensavano fossi una pazza.»
«Mia povera Mary, quante te ne ho fatto passare…»
Arthur le prese la mano, la strinse forte e la baciò.
«Se non fosse stato per quel ragazzino che inseguiva i piccioni, sarei rimasta così fino a notte fonda.»
«Ah, i giovani! Con la loro irruenza innocente scatenano tempeste emotive.»
«Anche lui era sotto la pioggia ma non se ne curava. Voleva acchiappare un piccione e portarselo a casa. Quando si era accorto di me, della mia espressione sofferente, mi aveva offerto un fazzoletto di carta. Al principio avevo provato rabbia, incomprensione verso un oggetto inutile. Dopo, avevo capito la gentilezza del ragazzo. Mi aveva restituito un sorriso sincero.»
«Purtroppo è così, mia cara. Quel giorno anch'io avevo fatto male i miei calcoli. Avremmo dovuto osservare dei malviventi, invece l'effetto della pioggia aveva generato un equivoco tale da far precipitare la situazione.»
«Proprio questo è il bello della nostra vita, Arthur. L'acqua dal cielo è stata come un nuovo battesimo: tu hai avuto maggiore esperienza, io ho imparato a resistere agli assalti emotivi del tuo lavoro. Per questo possiamo stare qui e ora senza timore.»
«Mia cara, credo che sia così anche per quella donna. Se non fosse stato per la pioggia, sarebbe passata senza fermarsi davanti alla vetrina. Secondo me, qualcosa la tormenta più della pioggia.»
I coniugi si scambiarono uno sguardo di complicità e si avvicinarono alla donna fingendo una discussione. Arthur, di proposito, la urtò e la guardò in volto. Non era giovane, ma le inquietudini le attraversavano ogni ruga, come l'acqua che vi scorreva dentro. Erano lacrime.
«Mi scusi, non volevo urtare… Si sente bene?»
«Mio marito… Il mio povero Arthur… È in fin di vita!»
Il pianto dirotto commosse i coniugi, sorpresi e increduli alla storia raccontata dalla donna.
«Suvvia, signora, sono certa che suo marito guarirà. Entriamo nel locale, le offro qualcosa di caldo. Dopo vada subito dal suo Arthur, perché ha bisogno di lei. Mi dica, come si chiama?»
«Mary. Mi chiamo Mary.»

 

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RACCONTO TRE
La primavera tornerà
                                

La pioggia ha trasformato Abbey Courtyard in un mondo liquido. È il 21 marzo e piove da ieri. Una pioggia fitta e regolare che non concede tregua. Sono fermo sotto un ombrello troppo piccolo che mi ripara appena la testa mentre le spalle sono già  bagnate. L'acqua mi scivola lungo il giubbino ed entra nel collo. Non mi importa.
Da tre anni, ogni 21 marzo vengo qui. È  una promessa che ho fatto a Maria e finché  riesco a mantenerla mi sembra  che lei non sia così  lontana.
Ci siamo conosciuti quando lei era arrivata a Londra da Palermo per perfezionare il suo inglese. Veniva spesso nel ristorante che si affaccia sulla strada per uno spuntino. 
Io lavoravo lì, piatti da servire e turni massacranti per mantenermi agli studi. Lei ordinava, io le portavo quanto richiesto abbagliato dal sole che si portava dentro. Poi, una frase pronunciata male, una risata improvvisa, qualche passeggiata insieme sotto la pioggia,  anche allora.
Ci siamo amati senza riserve, Londra era diventato un luogo senza tempo, o per meglio dire, non permettevamo al tempo di intromettersi fra di noi.
Poi Maria ha dovuto rientrare in Italia. Non sapevamo  come e quando, ma eravamo certi che un giorno ci saremmo rivisti.
Lei mi ha giurato che sarebbe tornata il 21 marzo. L'inizio della primavera. Il giorno in cui ci siamo conosciuti.
Ci siamo scritti, per un po'. Poi sempre meno, fino all’anno scorso. Poi il silenzio. Nessuna spiegazione, nessun addio. Eppure io sono sicuro che lei arriverà  ed è  per questo che sono qui, sotto la pioggia.
Intorno a me la vita continua. I passanti camminano in fretta, con il viso nascosto dagli ombrelli. Le scarpe fanno rumore sul marciapiede, qualcuno mi sfiora senza guardarmi.
I piccioni camminano tra le pozzanghere come se la pioggia non li riguardasse e con indifferenza beccano senza sosta briciole invisibili.
L'abbazia di Westminster è lì, poco distante. Immobile e antica. Deve avere vissuto attese ben più lunghe della mia e di certo saprà che non tutte finiscono come si spera. La guardo spesso, come se potesse suggerirmi qualcosa.
Non lo fa mai.
Aspetto. Guardo l'orologio e capisco che anche quest'anno Maria non verrà. Chiudo l'ombrello e lascio che l'acqua mi bagni del tutto. Faccio qualche passo, mi fermo e mi volto ancora a guardare la strada. La mente mi dice che non la rivedrò più, ma il mio cuore sa che, un giorno, la mia primavera tornerà. 


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RACCONTO QUATTRO
Il segreto della pioggia
 

La pioggia cadeva con troppa regolarità, come se volesse cancellare qualcosa. La strada lucida rifletteva l'abbazia al centro della via, ma l'immagine era spezzata, disturbata da cerchi d'acqua che si allargavano e sparivano in fretta. Adele se ne accorse subito: mancava un riflesso.
Camminava piano, l'ombrello inclinato per ripararsi dal vento. Era tornata lì dopo anni, richiamata da una lettera senza firma trovata nella cassetta quella mattina. 
Solo poche parole: “Guarda a terra quando piove.” Nient'altro. Nessun nome, nessuna spiegazione.
Si fermò davanti a una grande pozzanghera. Le facciate degli edifici si specchiavano fedeli, le finestre, le insegne, persino le sagome delle persone che passavano, ma dell'abbazia non c'era traccia. Al suo posto, solo un'ombra scura, informe, come una ferita sull'acqua.
Un uomo con il cappotto scuro scattava fotografie alla chiesa. Adele lo osservò. Fotografava sempre lo stesso punto, la porta principale. Le venne in mente suo padre, storico locale, scomparso anni prima senza lasciare spiegazioni. 
L'ultima volta che lo aveva visto pioveva. L'ultima cosa che le aveva detto era stata: «Qui niente è come sembra.»
La donna sollevò appena lo sguardo.
«Solo quando deve nascondere qualcosa.»
Adele uscì di nuovo. La coppia ferma davanti al cartello discuteva a bassa voce; non sembravano turisti, più che altro complici indecisi. Un uomo sotto un ombrello nero la fissava dall'altro lato della strada, immobile. Quando lei lo guardò, si voltò di scatto e sparì dietro l'angolo.
Ritornò alla pozzanghera. Questa volta, tra i cerchi d'acqua, intravide una forma: una figura umana, rovesciata, ferma davanti a una porta che non esisteva più. Il cuore le batté forte. Capì allora che il riflesso non mostrava il presente, ma ciò che era stato cancellato.
Un rumore di passi alle spalle. Adele si voltò, ma non c'era nessuno. La pioggia aumentò, coprendo ogni traccia. Quando rialzò lo sguardo, l'abbazia si rifletteva di nuovo, perfetta immagine speculare, come sopra così sotto.
Adele si allontanò, con la certezza che il mistero non fosse risolto, solo rimandato. E che la città, sotto la pioggia, stesse ancora vegliando su qualcosa che prima o poi sarebbe tornato a galla.
L'acqua aveva un segreto, che per qualche istante si era svelato nelle pozzanghere. Forse, alla prossima pioggia, Adele avrebbe visto uno scorcio in più, un elemento che avrebbe potuto fare chiarezza, o forse no, perché la pioggia era dentro di lei, scrosciante eppure immobile, come in un quadro.
Entrò nella bottega sulla sinistra per ripararsi un momento. Il profumo di ceramica bagnata e caffè stantio la accolse. Dietro il bancone, una donna asciugava lentamente delle tazze.
«Piove spesso così?» chiese Adele.

 

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RACCONTO CINQUE

Tutti i giovedì
 

Sotto l'ombrello e stretto in un impermeabile striminzito, George si sentiva più stupido dei piccioni che zampettavano nelle pozzanghere. Mai aveva ceduto a sentimenti irrazionali nella sua vita irreprensibile, mentre ora era lì a guardare da lontano la moglie Rose, la sua figura voluminosa davanti a una vetrina illuminata, senza sapere come comportarsi.
Il fatto era che tutti i giovedì pomeriggio, Rose lo salutava lasciandolo alla lettura del suo quotidiano preferito, e si assentava fino all'ora di cena. Era un pomeriggio tutto suo e su questo Rose era stata chiara fino dal momento in cui George era andato in pensione, dopo una vita dedicata più alla Marina britannica che alla famiglia.
Solo una volta George aveva chiesto dove la moglie andasse in quei pomeriggi e quando gli fu detto che si recava all'abbazia per la funzione religiosa, non seppe cos'altro eccepire. Calcolando la durata della messa, il tempo per andare e tornare a piedi, le chiacchiere con il gruppo delle dame di carità, il rientro a casa poco prima della cena era giustificato e le buone abitudini non andavano interrotte. A dirla tutta, anche lui respirava aria di libertà durante l'assenza della moglie. 
Quel pomeriggio, dopo la sua uscita, aveva letto un articolo che riportava il perdurare della chiusura dell'abbazia per lavori di restauro. I baffi di George avevano avuto un fremito e a un tratto si ricordò di una strana sensazione che provava al rientro di Rose, tutti i giovedì. La trovava diversa, il sorriso quasi ebete, assorta in pensieri che la estraniavano. Persino i movimenti erano aggraziati. Possibile che alla sua età avesse trovato un pretendente, o forse più che un pretendente si trattava di un uomo che c'era sempre stato e si accontentava di poche ore alla settimana.
Era arrivato in Abbey Courtyard trafelato, con il cielo scuro che vestiva i suoi pensieri. L'aveva vista subito, il cappello giallo e floscio calcato sulla fronte; sedeva al tavolino di un bar che dava sulla piazza. Non sembrava aspettare nessuno, ne ebbe conferma quando le fu portata una singola tazza di tè. Nelle pause tra un sorso e l'altro, leggeva un libro con calma serafica.
La pioggia si era presentata senza sorpresa e in un attimo il lastricato si era fatto lucido, uno specchio rotto in cui si riflettevano come una brutta copia le guglie dell'abbazia, le gambe svelte dei passanti, le macchie colorate degli ombrelli. In quel trambusto, Rose si era riparata vicino alla vetrina.
George decise di passare all'azione. Con passo militare giunse al tavolino con la tazza abbandonata e vide sulla sedia il libro che la moglie nella sua svagatezza aveva dimenticato, un romanzo di Jane Austen. Con una tenerezza dimenticata ricordò la Rose romantica dei primi tempi, di come la guardava, e trovò ingiusto che la vita avesse provato a sottrarre tutto questo, riuscendoci in parte. Si avvicinò a lei come avrebbe fatto allora e riparandola con l'ombrello disse: «Signorina, la posso accompagnare a casa?»


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RACCONTO SEI
Riflessioni di una star

 

Ricordo il giorno in cui me ne andai. La pioggia ci aveva sorpresi mentre bevevamo il nostro caffè, dicendoci addio. Abbandonammo le tazze sul tavolino mentre i piccioni, ai nostri piedi, cercavano le briciole cadute, prima che la pioggia le spazzasse via. Pochi passanti si affrettavano sotto le gocce fredde che bagnavano il marciapiede. Ti allontanasti senza dire nulla, neppure un ciao, forse convinto che ti avrei rincorso, raggiunto e, dopo averti gettato le braccia al collo, avessi deciso di non partire più.
Non lo feci, neppure ci pensai. 
Mi limitai a osservare l'imponente e austera facciata dell’Abbazia velata dalla brumosa atmosfera di quel giorno, uno fra tanti, in cui la pioggia non ci concedeva tregua.
Mi girai e mi allontanai, in direzione opposta, giurando a me stessa che non avrei mai più rimesso piede in quella città e che avrei fatto di tutto perché la mia vita futura, da quel momento in poi, continuasse in luoghi caldi e assolati.
Non so perché oggi mi sei tornato alla mente, tu e la città in cui ti conobbi e nella quale vissi la prima parte della mia vita.
Dicono sia l'età a renderci nostalgici, non so se sia vero, ma tu e la mia vita precedente siete rientrati quasi a forza nella mia mente. Forse, dopo tutti questi anni trascorsi al sole della California, rimpiango quei giorni lenti, ritmati dal rumore della pioggia e resi impalpabili dalla spumosa coltre di nebbia.
Ripenso al calore dei nostri corpi fusi insieme in quella stanza sempre troppo umida e fredda, alle spesse coperte che ci proteggevano mentre recitavi i versi delle tue poesie. Avrai continuato a scriverne?
Ora, solo il sole accarezza la mia pelle levigata e soda nonostante l'età. Invecchiare non è un'opzione, sebbene abbia conquistato il successo grazie al mio indiscusso talento e, sì, lo ammetto, aiutata anche dalla fortuna e da alcuni compromessi sempre necessari. Eppure, mentre sto qui, distesa al sole, al bordo della scenografica piscina a sfioro, nella grande villa che dall'alto domina l'oceano, provo una forte nostalgia per la città che lasciai molti anni fa e per il calore della tua pelle.
Accarezzo per un istante il pensiero di tornare, di ammirare ancora una volta l'austera maestà dell’abbazia, di sorseggiare un caffè, incurante della pioggia, in un bar della piazza, mentre pochi passanti si affrettano e i piccioni tubano tra le briciole a terra.
Come se potessi fermare il tempo, ritornare sui miei passi e rincorrerti, abbracciarti e giurarti che no, non me ne andrei mai da te.
Il solo pensiero mi riscalda molto più di questo sole che, incessante, non smette di splendere.
È solo un desiderio fuggevole che si dilegua come la nebbia davanti all'abbazia, e mi lascia qui, con un velo di nostalgica tristezza, mentre riabbasso gli occhiali scuri sugli occhi e, pigramente, massaggio la pelle con un velo di crema.


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RACCONTO SETTE
La vecchia signora
 

«Ci sono cose, come alcune persone, che lasciano un segno indelebile nel tempo e "lei" è una di queste» mi dice mio padre, mentre seduti nella veranda della piccola caffetteria all'angolo della piazza, ci gustiamo il piacere di una calda tazza di cioccolata. La sfarzosa bellezza che la "vecchia signora", sotto  la magica luce che illumina la pioggia cadente ci offre, domina il panorama d'intorno. Guardo affascinata quelle guglie protese verso l'alto a congiungere la terra con il cielo. La cattedrale di Saint Edmund, detta anche Cattedrale di San Giacomo,  si erge maestosa nella sua  imponenza.
Osservo mio padre e con una nota di malinconia nello sguardo,  mi assale il ricordo di quel giorno prima della partenza  per  Cambridge, dove i miei avevano scelto di mandarmi per ultimare gli studi. Il  delicato suono della voce di mia madre attraversa come una calda carezza il mio corpo, avvolgendomi. Mi manca tantissimo...  Aveva una parola buona per tutti e a casa nostra trovava spazio solo l'amore. Rammento quando la vicina di casa la chiamò per adornare la cattedrale in onore del matrimonio del figlio. La vivacità di quell’evento è ancora impresso nella mia mente come qualcosa di magico, una fotografia indelebile. Palloncini a forma di cuore e fiori di svariati colori, impreziositi da fiocchi di raso fluttuavano verso l'alto sino a sfiorare la volta che nella sua forma e colori evocava la vicinanza al cielo.  
«Irina, dove stai viaggiando?» 
La voce di mio padre mi scuote. Avrei voluto digli che non sarei più ripartita, che volevo stare lì con lui per sempre, ma sapevo anche che avrei frantumato i suoi sogni che erano quelli di vedermi laureata. 
Mancava ormai solo un anno alla conclusione degli studi.
«Che dici papà, se ci concedessimo un bis al cioccolato e magari dopo mi accompagni per un momento di raccoglimento all'interno della nostra cattedrale?» proposi accarezzandolo con il suono della mia voce. Fui tentata di dirgli la verità, che volevo cercare casa a Cambridge dove avrei desiderato portare anche lui,  ma mi bastò  posare lo sguardo sulla vecchia piazza con il suo cuore pulsante e l'ombra dei suoi edifici antichi che anche nelle giornate uggiose si accendevano di luce, per comprendere che quella era "casa", il nostro  luogo del cuore. Proprio in quel momento un raggio di sole illuminò la grande vetrata della "vecchia signora" irradiando la piazza di variopinti bagliori e un soffio di vento mi scompigliò la chioma, eppure, nulla si muoveva intorno. 
"Mia madre era lì".

 

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RACCONTO OTTO
Parole sotto la pioggia
 

La pioggia cadeva sottile sulla piazza trasformando i sanpietrini in uno specchio tremolante. La cattedrale si alzava grigia e silenziosa, con le porte socchiuse e le campane mute del pomeriggio.
Marta non avrebbe dovuto essere lì. Doveva prendere l'autobus delle quattro, ma la pioggia l'aveva sorpresa e si era rifugiata sotto il portico laterale, accanto alla bacheca degli avvisi parrocchiali.
Fu allora che lo vide: un piccolo foglio piegato in quattro, incastrato tra due mattoni.
Non sembrava un volantino: non aveva pubblicità ed era scritto a mano.
Lo aprì.
"Se anche tu ti senti fuori posto, siediti sulla panchina alla fermata del bus. Non devi dire nulla. Nemmeno io."
Marta si guardò intorno. La piazza era quasi vuota. Un uomo con un ombrello scuro attraversava di fretta, una donna chiudeva le imposte del bar, e l'acqua scorreva rumorosa nella fontana centrale.
Qualcuno stava scherzando?
Il biglietto non aveva firma.
Esitò. Poi, contro il suo stesso buon senso, attraversò la piazza e si sedette sulla panchina indicata. La pioggia le bagnava le scarpe e si sentiva sciocca.
Passarono cinque minuti, poi qualcuno si sedette all'altra estremità della panchina.
Era una ragazza più o meno della sua età. Cappotto blu, capelli raccolti male e un libro stretto al petto.
Non si guardarono subito.
«Hai trovato anche tu il biglietto?» chiese infine Marta.
La sconosciuta annuì. 
«Anche tu?»
«Sì. Pensavo fosse uno scherzo» rispose Marta.
La ragazza sorrise appena. 
«Non lo è.»
Silenzio.
«Li lascio io» aggiunse dopo un attimo.
Marta si voltò di scatto. 
«Tu?»
«Non sempre nello stesso posto. A volte sotto le panchine, a volte nella bacheca, a volte tra le pagine dei libri in biblioteca» abbassò lo sguardo. «Non sono brava a parlare con le persone. Ma volevo provarci.»
La pioggia si fece più fitta.
«E funziona?» chiese Marta.
«A volte nessuno viene. A volte si siedono e poi se ne vanno. Una volta è arrivata una signora anziana e abbiamo parlato per un'ora.»
Fece una pausa. 
«Oggi sei arrivata tu.»
Marta sentì allentarsi quella tensione che le aveva stretto lo stomaco per tutto il pomeriggio.
Era arrivata in quella piazza pensando di essere l'unica a sentirsi sospesa, fuori posto, invisibile.
«Quanti biglietti hai lasciato?» domandò.
«Dodici.»
«E quanti hanno risposto?»
La ragazza contò sulle dita. 
«Tre.»
Marta guardò verso la cattedrale. La pioggia, le finestre scure, la piazza quasi deserta.
Non era un mistero criminale, non c'era pericolo.
«Allora oggi siamo a quattro» disse.
La ragazza la guardò per la prima volta negli occhi. 
«Vuoi un caffè?»
Le due giovani varcarono la soglia di un bar e il tepore dell'ambiente le fece sentire un po' meno sconosciute. Parlarono di tutto, di libri preferiti, di autobus persi, di aspirazioni per il futuro.
L'ora si fece tarda e per entrambe arrivò il momento di rincasare. Si alzarono dal tavolino e si congedarono con un abbraccio impacciato, ma che rappresentava l'inizio di un'amicizia molto promettente.
Quando uscirono, la pioggia era quasi cessata e la piazza sembrò un po' meno grande.

💚

 

Davvero dei bei racconti, sarà difficile, anche questa volta, votare. Sono tutti bravi... Eh beh, sono autori di Edizioni Convalle ;-)

Buona lettura!



Alla prossima
dalla vostra
Stefania Convalle


domenica 8 febbraio 2026

Numero 491 - Le lettere per il compleanno - 8 Febbraio 2026


Il 2 febbraio è stato il compleanno di Edizioni Convalle, la mia casa editrice. Per l'occasione c'è stata una diretta speciale nella Pagina di Edizioni Convalle su Facebook, durante la quale ho letto le tante lettere e messaggi arrivati da autori e lettori, abbiamo ripercorso insieme questi 9 anni.
Nove anni...
Tutto era cominciato quasi per gioco, pensando che non sarebbe stato facile portare avanti questo progetto, e invece dopo tutti questi anni siamo ancora qui, solidi, forti, con tanti risultati nella canestra del successo.
Se mi guardo indietro ho un moto di orgoglio perché dal niente ho creato una realtà diversa da tutte, onesta, che non pronuncia false promesse, ma dice la verità sempre e comunque. Vado fiera di questo, che credo sia un grande valore.
Non ho fatto tutta sola, ma ci sono state persone che hanno condiviso fatica, gioia, risate e anche lacrime - a volte - soprattutto per comportamenti inqualificabili che questa CE ha dovuto subire, ma questo accade a tutti. 
Grazie a coloro che sono sempre stati vicini a me e a Giuseppe e non hanno mollato mai, insieme a noi.
Ma non voglio aggiungere altro.
Voglio far parlare le voci di chi mi ha donato parole bellissime negli scritti che mi sono arrivati. 
Qui di seguito potrete leggerli e ci sono pensieri profondi, per cui vi invito ad andare fino in fondo.

Grazie a tutti, avanti così, col vento in poppa. 



Tania Mignani


Cara Edizioni Convalle,
stai forse dicendomi che, da quella grigia domenica di gennaio, sono già passati nove anni?
Ricordi? Io e Stefania ci eravamo incontrate alla stazione di Bologna e, appena dopo esserci salutate, lei annunciò, con l'entusiasmo tipico delle persone che non temono nulla, che era sua intenzione fondare una casa editrice. Okay... risposi laconica, certa che tra il dire e il fare...
Il fatto è che ancora non conoscevo bene la tua fondatrice. Posso assicurarti però che, quando pochissime settimane più tardi, lessi che tu eri nata, ho pensato ecco una persona che non si accontenta di sognare, ma fa di tutto per farli avverare i suoi sogni...
E non solo i suoi di sogni, già per questo dovrebbe essere premiata, ma, soprattutto i nostri. 
Ho stretto tra le mie mani con immensa emozione quei piccoli ma immensi oggetti di carta con il mio nome stampato sopra e di questo, cara Edizioni Convalle, te ne sarò per sempre grata.
Come sarò grata di tutto l'amore e la passione che metti in ciò che fai e dalla forza che dimostri nei momenti di difficoltà.
Fare parte di questa mondo è per me motivo di orgoglio, la condivisione di questa  comune passione con l'editore e gli altri autori mi aiuta a crescere e a muovermi in un ambiente piacevole e caloroso. 
Quindi, cara Edizioni Convalle, non mi resta che augurarti... Quanti? Altri nove? Cento? Mille compleanni... Non ha importanza, sono solo numeri, ti auguro solo di continuare a sognare e farci sognare, di resistere in un mondo che, purtroppo, non premia i più bravi o coraggiosi.
Ti auguro di avere sempre la forza e la caparbietà della tua fondatrice.
E io, cara Edizioni Convalle, sarò al tuo fianco.
Buon compleanno!
Tania

💗

Sandra Morara

Nove anni son passati,
sacrosanto il diritto di essere festeggiati.
Con rispetto, fantasia,
e ci aggiungo pure l'ironia.
Ché il sorriso non può mancare
se con un certo gusto la vuoi raccontare.
E se vai fuori dal seminato
puoi sempre dire - ma ho solo scherzato.
Perché la Stefy, mica ci pensa due volte
a darti un pattone e sbatter le porte.
Lei, la SuperScrittorEditrice
che ti stronca, o ti benedice.
E non importa se romanzo, racconto, o poesia,
purché abbia un senso, una sua magia.
E pazienza se cerca il cavillo, il pelo nell'uovo
e poi se lo fa fritto, oppure sodo.

Lei, che controlla i testi compulsiva e forsennata,
perché mira al best seller, mica a far la frittata.
I punti dove ci vogliono, anche le virgole hanno i loro perché,
e fin qui niente da dire, almeno fino a quando poi tocca a te,
e allora proprio niente da fare, 
Lei se ne sbatte delle tue lagne, 
delle tue suppliche, e con sadica precisione, 
mette l'accento acuto 
su tutti i tuoi amati e nudi che.
Lei, che Robin Hood al confronto sbiadisce e ci fa un baffo.
Vince la sfida, tira con l'arco e infilza l'errore.
Con la matita rossa sottolinea il neo, e il verbo cafone.
Tutto preciso, tutto perfetto, 
compreso Giuseppe, il suo re prediletto.
Il suo braccio sinistro, e pur quello destro, 
che con pagine e copertina
impreziosisce il progetto.
Più che Casa Editrice, di sicuro un Castello, 
con le sue storie, i suoi misteri, 
le sue strampalerie, 
tipo il Pepe che ulula, 
guaisce per avanzar pretese, 
e se non Principino, almeno menestrello.

disegno di Sandra Morara

💗

BUON COMPLEANNO, EDIZIONI CONVALLE!

Cara Edizioni Convalle, cari Stefania e Giuseppe e Pepe,
eccoci a una nuova svolta, un altro giro di campo in cui tutto è rimesso in gioco e in cui tutto sarà sorpresa. Eh sì, perché nel tuo lavoro è tutto come un gioco, serio, onorevole, magico.
Ricordo quando è iniziata l'avventura, io ero lì a pochi giri di parole: capivo la tua determinazione ma non mi rendevo conto che davvero stava succedendo. Poi, come per magia è arrivata la tua prima pubblicazione e altre di seguito. Poi è toccato a me. E ripetevi spesso: Basta volerlo!
Il tuo motto Casa Editrice col cuore di autrice è una realtà ben saldata, sperimentata in ogni opera che hai pubblicato.
Nella mia esperienza, ho vissuto il calore e la vicinanza di una persona esperta, una guida che, oltre ai tanti insegnamenti avuti nei laboratori di scrittura, mi ha saputo incanalare nel mondo, misterioso e irrequieto, della divulgazione. Non è stato facile esporsi, mettersi in gioco, mettere la faccia, come autrice in un contesto di sovrapproduzioni letterarie e talvolta di indifferenza. Ma sotto l'ala protettrice di una famiglia come Edizioni Convalle tutto è stato possibile. Le esperienze negative sono diventate forza per costruire ancora con più impeto e dinamismo nuove soluzioni.
Ecco, questa CE rappresenta ormai una famiglia in cui rifugiarsi nei momenti di tempesta, in cui godere della compagnia dei familiari, in cui mettersi a disposizione per crescere tutti insieme.
Insieme penso che sia il termine adatto per festeggiare questo nuovo compleanno, anche se lo è stato fin dall’inizio.
E ora, per non dilungarmi troppo, veniamo alle parole giuste giuste e calici in alto:
BUON COMPLEANNO, mia Edizioni Convalle!
Con affetto a Stefania e Giuseppe e Pepe
Maria Rita Sanna
Quartu Sant’Elena, 02/02/2026

💖

Giovanna Agata Lucenti

Quanto possono essere lunghi nove anni e quanto possono essere brevi perché vissuti con l'intensità che solo le cose belle e appassionanti regalano.
Se poi si ha la fortuna di realizzare un sogno come Edizioni Convalle, la soddisfazione penso sia davvero tanta!
Per chi, come me, ti ha conosciuto circa vent'anni fa, fra le penne di un famoso Club dei Poeti, e ha avuto la fortuna di leggere il tuo primo romanzo e partecipare alla prima edizione del Premio letterario, sono tanti i momenti e le tappe da sottolineare.
Senza la tua insistenza forse non avrei scritto più niente e invece proprio con Edizioni Convalle ha visto la luce la mia prima raccolta di poesie.
Mi ritengo fortunata di fare parte di questa grande famiglia e ti auguro di renderla sempre più grande, mantenendo però, quello che ormai è un mantra indimenticabile, il Cuore d'autore! Un grande abbraccio a te e Giuseppe!

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Laura Beretta

Buon compleanno, Edizioni Convalle, per i tuoi 9 anni!
Sai cosa si dice del numero 9? Si dice simboleggi completezza, saggezza, altruismo e la fine di un ciclo per iniziarne uno nuovo: completamento e trasformazione!
Sarà così anche per te? Chissà! Di sicuro sei in evoluzione da quando sei nata e ora ti sei fatta una gran bella signorina!
In questi giorni ti pensavo e mi sono resa conto di quanto tu sia importante nel mio percorso di vita, a come le tue proposte e opportunità contribuiscano a farmi prendere coraggio e fare cose che non penso siano possibili per me o mi facciano prendere coscienza di blocchi che mi limitano, sciogliendoli mettendomi in gioco.
È successo sin dal nostro primo incontro quando mi invitasti a sciogliere i capelli. È risuccesso nelle tue dirette del giovedì, in cui piano piano mi sono permessa di iniziare a partecipare scrivendo ed esprimendomi. Un'enorme conquista per me che mi vergognavo anche solo a mettere un like a una foto! L'apice è arrivato quando mi hai chiesto di far parte della giuria per il concorso letterario che si è svolto a Domodossola. Come potevo ricoprire un ruolo così importante? Eppure ricordo che a quella proposta mi è uscito un sì di pancia, una sensazione che non avevo mai provato. Non mi sento di esagerare se dico che metaforicamente è stato dire per la prima volta  alla vita. 
Sì, da quel momento è una parolina che esprime libertà e che uso se sento essere e non più per obbedienza!
L'excursus di questi anni condivisi e trascorsi insieme mi portano a dirti ancora una volta grazie!

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Buon compleanno Edizioni Convalle!
Sono 9 anni!
9 come i cerchi infernali, perché non temi sfide e ostacoli.
Non sarà un caso se 9 sono le Muse, figlie di Zeus, che proteggono le arti: dalla storia alla lirica amorosa, come le tue pubblicazioni.
9 come i mesi in cui una mamma porta in grembo la sua creatura e tu ne hai partorite in gran numero.
Anche nella Smorfia il 9 è 'a figliata, che indica anche la rinascita.
9 è il numero stampato sulla maglia del centravanti: l'attaccante che ha il compito di segnare goal e tu ne hai realizzati tanti.
Infine 9 sono le sfere celesti del Paradiso che segneranno il prosieguo del tuo cammino.
Ancora AUGURI!
Maura Hary

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Cesare Sordi

In un’altra vita non ci saremmo incontrati, ma domani festeggerò con te l’anniversario di quel giorno che ha cambiato la tua vita e sta influenzando la mia.
Ti mando un piccolo regalo, accompagnato da un grande abbraccio.
 
Oggi è festa (2 febbraio 2026)
 
Oggi è festa e mi sorridi
dietro gli occhiali che fan brillare il viso
nel riflesso della stanza illuminata.
Come sempre parli e io ti ascolto
negli incontri della settimana
poco alla volta racconto la mia vita
tu l’apprezzi e spesso me lo dici.
Siamo ancora noi a decidere
oltre quello che il destino
ci ha preparato e fin dalla nascita
ci ha spinto nel futuro.
Vince la voglia di scrivere
la passione di raccontare
i sentimenti più forti.
Tu vuoi provare a essere protagonista
nello scegliere le voci da ascoltare
quali sostenere e promuovere
con l’impegno editoriale.
In un’altra vita
mai ci saremmo incontrati
presi ognuno dai suoi sogni.
Ora il tempo sembra si sia fermato
brilla nei nostri occhi
col sole dispettoso
condividiamo ancora un giorno
di questa esperienza vissuta insieme.

💖

Carmine Scavello

Auguri di buon compleanno, Edizioni Convalle
Il 2 febbraio 2017 sei nata sotto una buona stella, in luna crescente; perciò, oggi compi nove anni. Se tu fossi un veliero, il vento della cultura gonfierebbe le tue vele a dismisura, portandoti lontano nello spazio e nel tempo, a incontrare nuovi autori e nuovi lettori.
Sai sempre dove approdare, perché in ogni porto trovi amici pronti ad attenderti, consapevoli che sei portatrice di opere letterarie di valore, scritte con il cuore, con passione e amore per la scrittura. Se un'opera non risponde a questi criteri, non la prendi in considerazione; in questo ti sostiene il lavoro certosino e puntiglioso di Stefania, che legge tutto fino all'ultima virgola. E su questo puoi contarci: la tua fondatrice ha l'occhio lungo e un fiuto infallibile nello scovare nuovi autori, nel ruolo di scopritrice di talenti e instancabile organizzatrice di eventi culturali.
Rappresenti il sogno realizzato dell'autrice Stefania Convalle, che è diventata anche editrice e curatrice del tuo crescente successo. Ora ti chiedo: quante autrici conosci che sono diventate editrici? La risposta è retorica; ci pensi un attimo e, poi, rispondi: nessuna, a memoria d'uomo.
Ogni anno che festeggi aggiungi nuovi autori: sono diventati talmente tanti che ne hai perso il conto e fai fatica a restare aggiornata in tempo reale, sebbene tu possa contare su una valida ed efficiente squadra di collaboratrici, che lavora con impegno e senza sosta. Ti dico in un orecchio che sono circa centocinquanta, secondo un uccellino, che tu conosci molto bene.
Nel frattempo, il tuo raggio d'azione si è ampliato sempre di più, perché la tua mamma Stefania continua ad attrarre nuovi autori, certi che la tua porta sia aperta a chi propone opere letterarie di qualità.
Nove anni sono solo l'inizio di un lungo cammino che attende Stefania e Giuseppe Murru verso traguardi sempre più ambiziosi nel campo editoriale.
Che dirti, dunque, Edizioni Convalle? Hai tutte le carte in regola, al posto giusto, per guardare al futuro con fiducia. Ti auguro una crescita rosea, ricca di soddisfazioni e di continuo arricchimento del tuo catalogo.
Oggi ti fischiano le orecchie: autori, autrici e lettori brindano al tuo successo e alla tua longevità, gridandoti in coro buona, lunga e serena vita. Grazie di esistere, te lo dicono con il cuore in mano, con l'augurio che quel vento - appena citato - non smetta mai di soffiare nelle tue vele.
Buona vita e buon cammino nel campo dell'editoria, della letteratura e della cultura in generale.

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Marta Martello e Gianluca Nespoli

Ti inviamo i nostri grandissimi auguri per un Anniversario scoppiettante di gioia e sempre in salita con le soddisfazioni!
Complimenti per la tua cura, nel dettaglio, delle opere e delle interessanti iniziative da te create.
I nostri cari ringraziamenti a te perché hai creduto e credi nella nostra poesia, e a Giuseppe per la preziosa collaborazione.
Un grande abbraccio unito a un tintinnante cin cin.

💖

Tatiana Vanini

Cara Edizioni Convalle,
mi ricordo molto bene il nostro primo incontro. Stavo seguendo la pagina Facebook, su suggerimento di Barbara Galimberti e Stefania ha lanciato un gioco: scrivere un racconto a tema libero.
Ho partecipato e mi sono divertita, così, quando la tua ideatrice ha lanciato una nuova sfida letteraria, ho partecipato ancora. Il racconto doveva essere ispirato a una foto. Ho scritto Opera in rosso e Stefania, leggendolo, ha detto: Tatiana, io e te dobbiamo parlare.
Da quella frase è iniziata la mia avventura in Edizioni Convalle, un vero percorso di crescita e cambiamento. Con te ho pubblicato due libri e il terzo è in lavorazione, seguendo gli insegnamenti, e a volte le strigliate, di Stefania, sono uscita dal mio orticello, scoprendo che potevo scrivere in modo diverso, più profondo, consapevole e allo stesso tempo istintivo.
Che dire. Buon compleanno, Edizioni Convalle. Hai fatto tanto in questi anni e chissà dove ancora potrai arrivare. Non vedo l'ora di scoprirlo!

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Antonella Brioschi

Ho conosciuto Stefania tre anni fa, quando mi sono iscritta al suo laboratorio di scrittura e mi sono trovata da subito bene. Stefania è una donna molto intelligente e piena di iniziative. È un vulcano di idee, nove anni fa ha fondato la sua casa editrice e da allora si è sempre evoluta.
Una casa editrice non a pagamento, seria, condotta da lei e il suo compagno, ma non solo. Inoltre è una brava autrice, i suoi romanzi ti entrano dentro l'anima, conquistano e li leggi con gioia immedesimandosi nei personaggi da lei descritti con maestria. Romanzi profondi che aiutano a capire la vita. Inoltre è una donna generosa con le sue iniziative benefiche. Aiuta le sue autrici a far conoscere i loro manoscritti senza chiedere nulla in cambio. È felice quando scopre un talento. 
Per concludere  penso che Stefania racchiuda in sé tante qualità e io mi sono pentita di non essermi iscritta anni fa al suo laboratorio 
Grazie, cara Stefania, e tanti auguri alla tua casa editrice. Sei una donna vincente.
Con tutta la mia ammirazione,
Antonella

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Graziella Braghiroli

Già nove anni?! Il tempo vola... Quest'anno ho pubblicato il mio primo libro e mi sono sentita guidata con attenzione, cura e partecipazione. È una cosa rara e quando capita non si dimentica.  Per questo oggi non faccio solo gli auguri ma dico grazie per lo spazio che mi avete dato, per il tempo che mi avete dedicato e per il modo in cui avete fatto sentire anche me parte di questa bella realtà. 
Buon compleanno, Edizioni Convalle!
Con affetto, 
Graziella

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Quando mi chiedono come mi sono trovata con la mia casa editrice – ed è una domanda che mi viene fatta spessissimo – ci sono cose che non manco mai di raccontare.
Racconto che la Edizioni Convalle mi ha accolto a braccia aperte, mi ha dato fiducia e ha dato una casa ben più che accogliente al mio romanzo Mari Ermi; racconto della reperibilità della mia editrice, Stefania Convalle, del suo cuore enorme e della sua determinazione che è sempre fonte di grande ispirazione per me; racconto di Giuseppe Murru, della sua competenza e della sua gentilezza; racconto della copertina splendida che Stefania e Giuseppe hanno dato al mio libro. C'è poi l'ambiente che Stefania Convalle cerca di promuovere, l'idea di una casa editrice che sia anche una piccola-grande comunità, il senso di appartenenza che si prova nel relazionarsi con altri autori, la splendida tradizione di scambiarsi le prefazioni, l'emozione del contatto con altre persone con la stessa passione e con tanta voglia di fare – perché sono queste le persone che Stefania cerca di raccogliere attorno a sé.
E c'è un’altra cosa che non manco mai di raccontare. È una cosa per me infinitamente importante, ed è una cosa che credo riveli molto dei principi e dell'animo di questa casa editrice. Il mio Mari Ermi è un romanzo di formazione in cui la natura gioca un ruolo fondamentale; nel libro ci sono alcune parti che a me piace chiamare “descrizioni emotive”: sono parti in cui racconto la natura dal punto di vista dei personaggi e dei sentimenti profondi che ispira ai personaggi. Il cuore di Mari Ermi, quello che lo definisce, per me sta proprio in queste parti qui. Ebbene, quando ho iniziato a cercare una casa editrice ero terrorizzata all'idea che queste parti, sulle quali avevo lavorato così tanto e con tanto cuore, potessero essere tagliate in quanto tecnicamente descrizioni; perché si sa, le logiche di mercato eccetera eccetera. Ero terrorizzata, lo dico chiaramente, quando ho messo il libro nelle mani di Edizioni Convalle, come lo sarei stata con qualsiasi altra casa editrice. Ma Stefania Convalle ha letto e trattato queste parti con una sensibilità e con un rispetto immensi, ha riconosciuto loro un valore (e questo nonostante la mia scrittura sia profondamente diversa dalla sua); Stefania Convalle non si è piegata alle logiche di mercato e io le sono e le sarò sempre infinitamente grata, perché senza quelle parti Mari Ermi non sarebbe Mari Ermi.
E questo – questo essere una casa editrice di principi, che non si piega a logiche di mercato e valorizza la voce unica che ogni libro possiede – questo è ciò che rende Edizioni Convalle unica.
Grazie sempre, e tantissimi auguri.
Vi voglio bene.
Arianna

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Ringrazio davvero tutti, commossa.
Ho sentito forte e chiaro il vostro amore che mi ha riempito il cuore.
G 💝R 💝 A  💝 Z 💝 I 💝 E

Nuove letterine! Ma che bello!

Luigi Besana

Questo Compleanno di Edizioni Stefania Convalle è un riconoscimento, sentito e dovuto, per una persona emblematica dell'Editoria non di quantità ma di qualità. 
Stefania è una voce fondamentale per la creatività degli autori debuttanti nell'attuale mondo letterario, in quanto difficilmente troverebbero spazio nel mercato saturo della moderna industria editoriale
Il lavoro di Stefania Convalle, poetessa e scrittrice di valore, non si limita a pubblicare e vendere libri, ma sceglie e investe sul talento degli autori con un atto d'amore per la letteratura, rendendo possibile la stimolazione e diffusione delle idee.
Grazie Stefania per aver creduto in me. Grazie a tutti gli autori che considero come amici, dai quali ricevo elogi per la mia scrittura a titolo gratuito.
Sinceramente vorrei poter fare qualcosa di più per tutti voi, ma le mie condizioni di vita non me lo consentono.
Ti ringrazio, Stefania, per quel desiderio di volare nel cielo degli angeli, dove ogni nuvola, ogni raggio di sole, ogni riflesso di luce, sono pensieri d'amore alla ricerca di un poeta che li segui.  Felice Compleanno!

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Linda Silvia Scarpenti

Cara Stefania,
Buon compleanno alla tua cara Casa Editrice.
Nove anni di Edizioni Convalle sono nove anni di visione, schiena dritta e amore autentico per le parole. Hai trasformato un gioco in una realtà solida, capace di resistere alle difficoltà e non solo. Da editrice, da guida, da coach, sai accompagnare senza illusioni e senza scorciatoie, lasciando crescere chi ti cammina accanto. Per me, e per molti, sei un punto fermo e una voce limpida. Auguri di cuore.

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P.S. Per chi mi ha chiesto se poteva mandarmi la letterina anche dopo la diretta, perché non è riuscito a farlo in tempo, fate pure! La posterò qui con grande piacere.


Alla prossima 
dalla vostra
Stefania Convalle