domenica 14 giugno 2026

Numero 502 - "Pronto soccorso per scrittori esordienti" - Jack London - 14 Giugno 2026


 

Tutti coloro che scrivono dovrebbero avere questo piccolo grande libro. 
Io l'ho scoperto insieme alle persone che frequentano i miei laboratori di scrittura, l'abbiamo letto, studiato, commentato.
Mi piace condividere queste letture con loro, scrigni preziosi di esperienze e scritti di grandi autori del passato. C'è sempre tanto da imparare sia dal punto della scrittura, ma anche da quello del mondo editoriale che già ai tempi di London presentava le difficoltà dei giorni nostri, dal punto di vista di determinate dinamiche commerciali e da quello più spinoso dell'ego di chi scrive.
Quello che ho sempre notato, leggendo queste opere, è che i "grandi" sono state persone che hanno lottato tanto per affermare - quando ci riuscivano in vita - la propria scrittura. 
Lavoro duro, sacrifici, disciplina, in nome di un sogno, di una speranza di diventare conosciuti. 
A quei tempi la figura dell'editore era certamente più rispettata e da lì si doveva passare. Non era come oggi che la selezione è pari a zero e si può ricorrere all'autopubblicazione o all'editoria a pagamento etc etc. 
Ma non voglio ripetere gli stessi discorsi sul mondo dell'editoria di oggi che è abbastanza alla canna del gas, sapete come la penso, ma confido negli editori, piccoli-medi-grandi che lavorano ancora alla vecchia maniera, cercando il talento.
Comunque, tornando al nostro Jack London, è stata una lettura incredibile. Abbiamo letto della sua vita, della strada che ha dovuto percorrere, piena di ostacoli, di no, di delusioni; ma abbiamo letto passi dei suoi romanzi, spingendoci a metterli nel carrello, come questo, per esempio.

 


Ma è stato oltremodo interessante leggere lo scambio di missive con aspiranti scrittori che si rivolgevano a lui chiedendo consigli sui loro manoscritti.
E devo dire che London, se fosse vissuto ai tempi dei social con i tanti bravo-bravissimo che si leggono nei commenti in nome del solito buonismo che è meno faticoso della verità, sarebbe stato criticato per il suo rispondere pane al pane e vino al vino.
Una lettera in particolare mi ha colpito, per la sua cruda onestà, ma quanta verità! 

Siete curiosi di leggerla?

Eccola qui.

LETTERA AD ARMINE VON TEMSKY
(n.d.r. Armine: figlia quattordicenne dell'amministratore dell'Haleakala Ranch di Maui nelle Hawaii, pubblicherà in seguito vari romanzi - forse grazie anche alla strigliata di London 😉)

Honolulu
30 giugno 1916

Cara Armine, 
dopo un lungo indugio, per il quale imploro debitamente perdono, ti rimando qui acclusi i manoscritti.
Allora, ti avevo avvisato di aspettarti da me un trattamento severo se avessi avuto modo di venirmi a trovare per un paio d'ore durante la tua ultima visita a Honolulu. Inoltre mi avevi dato il permesso di fare delle sottolineature sui tuoi manoscritti. Mi sono limitato a sottolineare le prime quattordici pagine del manoscritto "Lionel Pendagron". Non ho approfondito le questioni di stile, trattazione, tono, gusto, gestione; ho voluto evidenziare un unico difetto particolare.
E il trattamento severo che ti ho preannunciato è legato a quest'unico difetto particolare, che viene necessariamente prima di tutti gli altri aspetti più importanti nell'attività dello scrittore. Questo difetto particolare è la sciatteria. Non posso chiamarla in altro modo. In questo caso, nel tuo caso, è totale, completa, assoluta e sfacciata. Non esiste direttore editoriale che leggerebbe cinque pagine di un manoscritto battuto a macchina con tanta sciatteria, come sono stati battuti a macchina questi tuoi manoscritti. Nella mia vita ho letto svariate migliaia di manoscritti di principianti. Ma non ne ho mai letto nessuno che fosse sciatto come il tuo.
Una tale sciatteria fa capire a qualsiasi direttore editoriale, con un'occhiata a un paio di pagine, che tu non hai nessun rispetto sincero per la letteratura, nessun desiderio sincero di scrivere letteratura; che tu sei o di una stupidità senza limiti o di una sfacciataggine senza pari a presentare dei manoscritti battuti a macchina in modo tanto raffazzonato; che, insomma, ti denunci da sola come grande sciattona.
Ti prego di credere che ti voglio sempre bene per tutte le altre belle qualità, ma l'affetto che ho per te non mitiga la severità della punizione che ti infliggo per quello che hai fatto. Se mai qualcuno ha meritato un simile castigo, lo hai meritato tu presentandomi un dattiloscritto tanto orribile, terrificante, spaventoso!
E il teste non ha altro da aggiungere.

Con affetto, 
Jack

P.S.: Ad ogni modo, dovresti proprio vergognarti!

Vi lascio con una sua citazione:
"E allora tu, giovane scrittore, hai qualcosa da dire, o credi soltanto di avere qualcosa da dire?"



💚💚💚


Prima di salutarvi, vi ricordo di andare a fare un giretto nel sito ww.edizioniconvalle.com
Troverete tante belle letture per l'estate alle porte.
SOSTENETE LA PICCOLA EDITORIA
perché è lì, se l'editore fa l'editore, che troverete le penne talentuose di questi anni.




Alla prossima

dalla vostra 

Stefania Convalle


domenica 3 maggio 2026

Numero 501 - "La vegetariana" di Han Kang, recensione - 3 Maggio 2026



Tempo fa un'amica mi ha regalato questo libro. Non conoscevo la scrittrice e ho cominciato a leggerlo con grande curiosità. 
Le prime pagine mi hanno catturato all'istante per la scrittura e per l'atmosfera che Han Kang ha creato fin dalle prime battute.
Ma andando avanti l'impressione è mutata.
Cerco di spiegarmi.
Han Kang ha una penna davvero coinvolgente, lo stile semplice - ma non semplice - me l'ha fatta amare, ma più mi addentravo nella storia, più le perplessità aumentavano.
Si può amare la scrittura di un'autrice, ma non apprezzare la vicenda che viene narrata?
Non è tanto una questione di gusti rispetto al genere, ma la tematica e il disagio espresso a 360° rimangono per me incomprensibili.
Intanto preciso che, nonostante il titolo, non si tratta di una protagonista che diventa vegetariana per scelte ideali o posizioni "x" relative alla nutrizione, ma si racconta di una donna che in seguito a un sogno decide di non mangiare più carne, assumendo comportamenti sempre più estremi. 
Questo il punto di partenza, ma intorno al cambiamento radicale della protagonista, si assiste a un dramma che coinvolgerà tutta la sua famiglia. 
Uno degli elementi che ho osservato è che i personaggi maschili sono tutti negativi. Insomma, non se ne salva uno. Dal marito egoista che ritiene la moglie insignificante ma è soddisfatto di lei in quanto femmina che lo accudisce in tutte le sue esigenze senza fiatare, passando poi al cognato che svilupperà una sorta di ossessione verso di lei, arrivando poi al padre che rappresenta una sorta di patriarcato violento. 
Nessun uomo viene riabilitato nella narrazione di questo breve romanzo.
Le donne sono due: la protagonista che si autodistrugge e la sorella che dovrà fare i conti con  prese di coscienza rispetto a suo marito, e le sue frustrazioni e analisi di sé stessa mentre cerca di salvare la vegetariana.
In sintesi, un romanzo del disagio. Una storia di disagio e personaggi disagiati, non si ravvede nessuna luce in fondo al tunnel per nessuno di loro e di conseguenza il lettore avverte - almeno a me è successo così - una sorta di allontanamento emotivo dalla vicenda.
In conclusione: Han Kang, superlativa nella scrittura, ma la storia, per me, allucinante. 
Ma forse non l'ho apprezzato solo io, considerato che ha vinto il Nobel nel 2024.
Se l'avete letto, lasciate in un commento la vostra impressione in merito, sarà interessante condividere i vari punti di vista.


Alla prossima
dalla vostra
Stefania Convalle







 

venerdì 24 aprile 2026

Numero 500 - Intervista a sorpresa, a cura di Tania Mignani - 24 Aprile 2026


A tu per tu con… Stefania Convalle
a cura di Tania Mignani

Oggi chiacchierata tra amiche, ma con un tema preciso: la scrittura.

E se scrivere libri è già una sfida, pubblicarli, curarli e accompagnare altri autori lo è ancora di più, perché Stefania Convalle non solo scrive, ma aiuta anche gli altri a farlo meglio, con pazienza, occhio attento e quella sincerità che serve a capire i propri limiti e a superarli.
Scrittrice, editrice, coach di scrittura creativa, in questa intervista Stefania Convalle si racconta attraverso il suo percorso, le sue idee e i retroscena di questo mondo senza mai dimenticare l’obiettivo finale: la passione per la scrittura.
A questo proposito mi viene in mente il titolo di una vecchia canzone (sapete quanto io ami inserire riferimenti musicali…) “There is a light that never goes out” di The Smiths – “C’è una luce che non si spegne mai” e posso garantirvi, cari lettori, che questa luce, qui, la troverete sempre accesa.
 
Parlando di scrittura, da dove parte Stefania Convalle?
Devi sapere, cara Tania e cari lettori di questa puntata del Blog, che comincio a invecchiare e con me la mia memoria 😉 e quindi non riesco a ricordare da dove sono partita, forse perché non c’è un momento preciso. Di certo mi ricordo l’amore per i libri, la lettura, e credo sia cominciato tutto da lì, dall’incanto che procuravano in me quelle pagine piene di parole scritte, che guardavo come fossero un dipinto e leggevo rapita.
 
Quali autori ti hanno influenzata di più?
Tanti. Ho amato diversi scrittori e da ognuno ho imparato qualcosa. Ricordo, da ragazza, che avevo una vera e propria ammirazione per Oriana Fallaci, per esempio. Il suo coraggio, la sua passione, la sua libertà di parola, la profondità dei suoi scritti. Volevo essere come lei, ma ho anche compreso che nessuno poteva esserlo, perché poi col tempo ho capito che ognuno non può essere altro che sé stesso, anche nella scrittura.
 
C’è un libro che ti ha cambiato come scrittrice?
Nessuno, in particolare. Però quando anni fa mi era capitato di ascoltare una voce alla radio, mentre guidavo, che leggeva una pagina letta tratta dal libro “Paula” di Isabel Allende, ricordo che mi aveva letteralmente catturata. La carica emotiva di quelle parole mi aveva fatto pensare che avrei voluto scrivere così.
 
Cosa ti piace leggere nel tempo libero?
Sono una persona curiosa. Mi piace leggere di tutto, se è scritto bene. La differenza è tutta lì. La mia libreria è piena di opere di narrativa, ma anche di poesia, di saggi sui più svariati argomenti. Inseguo la conoscenza; e anche se so che quello che ho letto è una goccia nel mare e sempre lo sarà, ogni volta che termino un libro so di avere un pezzetto in più di quel mare dentro di me.
 
Come nasce l’idea per un tuo romanzo?
Nasce dalla musica. Come dico sempre anche nei miei laboratori di scrittura, quando voglio iniziare un romanzo, mi siedo al tavolo davanti al computer, mi metto in cuffia e ascolto musica. Ed è lei – sempre lei – la Musica, che mi porta dentro la storia e mi detta le parole, fino alla parola Fine.
 
Come capisci quando una storia è davvero finita?
Quando sento che i personaggi hanno dato tutto quello che avevano e la storia si è compiuta. Non una parola di più, non una parola di meno.
 
C’è un personaggio a cui sei particolarmente legata?
Ho scritto tanti romanzi e racconti, e quindi mi sono immedesimata in tutti i personaggi che hanno animato le storie che raccontavo.
Scrivo le storie da dentro, indosso i panni di ognuno, penso e agisco come loro, fino a quando il romanzo è finito, come se vivessi – durante le varie stesure – una doppia vita. Li ho amati tutti e non so davvero dire a quale sono più legata. Sono tutti unici e importanti, ai miei occhi e nel mio cuore.
 
Quanto c’è di autobiografico nei tuoi libri?
Col passare del tempo, sempre meno. All’inizio, come credo la maggior parte degli autori, si tende a raccontare di sé, anche se sempre e comunque in forma romanzata. Ma poi, con gli anni e con l’esperienza, si entra in tante vite/storie e situazioni che non si sono mai vissute, tramite la fantasia. Alla fine, credo, che lo scrittore debba allontanarsi da sé, oppure essere così bravo da saper miscelare le proprie esperienze, arricchendole e trasformandole in qualcosa di universale.
 
Ti è mai capitato che un personaggio “prendesse il controllo” della storia?
Sempre. I personaggi sono invadenti e mi obbligano spesso e volentieri a compiere delle virate nella narrazione, che non avevo previsto. Forse è per questo che spesso i lettori mi dicono che leggendo i miei romanzi non immaginano mai come potrebbero andare a finire le storie. Insomma, i colpi di scena sono sempre dietro l’angolo, anche l’ultimo della strada.
 
Come gestisci i momenti di blocco creativo?
Cos’è il blocco creativo? Non lo conosco. 😉
 
Come vivi il feedback dei lettori?
Con emozione e trepidazione. Ogni volta che pubblico un nuovo romanzo o qualsiasi altra opera, ho paura. Temo che i miei lettori possano restare delusi. E quindi, quando arrivano le prime recensioni, tiro un sospiro di sollievo.
 
Ti è mai capitato che un lettore interpretasse una tua storia in modo sorprendente?
No, ma mi è capitato che qualche lettore esprimesse pareri sui personaggi attribuendo loro aspetti caratteriali che, magari, non avevo considerato.
 
Scrivi pensando a un pubblico specifico?
Quando scrivo non penso, mi lascio trasportare.
 
Se potessi vivere dentro uno dei tuoi libri, quale sceglieresti?
“Seduti allo stesso tavolo”, perché la protagonista – Penelope – realizza uno dei miei sogni.
 
Come convivono insieme la Stefania scrittrice e la Stefania editrice?
Una volta una psicologa, che era una mia lettrice, mi aveva detto che non capiva come potessi riuscire a vivere il doppio ruolo e che pensava non fosse affatto facile.
Nella realtà posso dire che è vero, non è facile, ma credo anche di essere una persona che ha imparato a separare i ruoli a seconda delle esigenze e dei momenti. Sicuramente ci vuole tanto equilibrio personale ed è un lavoro quotidiano il cercare di trovarlo sempre.
 
Quali consigli darebbe la Stefania editore alla scrittrice?
Credi e dubita sempre della tua penna.
 
Che cosa ti aspetti dal mondo editoriale come scrittrice?
Non mi aspetto più niente. Scrivo perché mi piace, amo i miei lettori e li ringrazio. Fine.
 
Viceversa, come editore, cosa richiedi al mondo letterario e agli scrittori, o, aspiranti tali?
Al mondo letterario non chiedo niente perché penso sia alla deriva totale, ma confido che a un certo punto si ritorni al passato dove pubblicava solo chi lo meritava e non c’erano le CE a pagamento, le auto-pubblicazioni, e quando ancora si ricercava il talento.
E quando ci arriveremo, Edizioni Convalle sarà lì più viva e solida che mai perché lavoriamo sempre con impegno, competenza, passione, lealtà e amore.
Agli scrittori o aspiranti tali chiedo umiltà, di scendere dal piedistallo se per caso ci sono saliti, e di capire fin da subito che scrivere è fatica, impegno e ci vuole anche talento. È una gavetta che non finisce mai e che, quando si ha la fortuna di essere parte di una CE seria, è auspicabile anche saperci restare con rispetto.
 
Da molti anni conduci vari laboratori di scrittura creativa, su quali concetti di scrittura si basano?
Il lavoro che faccio nei laboratori di scrittura è profondo. Si parla di scrittura a 360°, si parla quindi di tutto ciò che riguarda questo mondo che è estremamente complesso. Non riempio la testa di illusioni e/o di false promesse. Si lavora a testa bassa e così si cresce.
 
Quanto serve, secondo la tua esperienza, partecipare ai laboratori di scrittura creativa?
Dipende da come sono i laboratori di scrittura. Se chi li conduce è serio e onesto, aiutano a perfezionarsi e a imparare un mondo di cose, ma soprattutto servono a condividere una passione. Se sono trappole solo per spillare soldi, non servono a niente.
 
Che consiglio daresti a chi vuole iniziare a scrivere?
Gli direi: Non scrivere pensando di diventare famoso. Scrivi solo e soltanto se senti dentro di te il sacro fuoco della scrittura. Non sentirti mai arrivato o troppo sicuro di te, perché è proprio in quel momento che avresti fallito.
Lo scrittore vero è sempre e per sempre alla ricerca di sé e delle parole per nuove storie da raccontare. Senza arroganza, senza spocchia, ma con tanta umiltà, perché ogni riga scritta è una sfida con questa arte.
 
Grazie Stefania, per aver condiviso la tua visione autentica e concreta del mondo editoriale, fatta di passione ma anche di pazienza, di intuizioni e di tanto lavoro dietro le quinte. Un equilibrio delicato che richiede curiosità costante e la capacità di mettersi in discussione, sia quando si scrive, sia quando si accompagna il lavoro degli altri.
È raro trovare uno sguardo così onesto su un settore spesso idealizzato. 
E forse il messaggio più importante che resta è proprio questo, che scrivere, pubblicare e leggere sono, prima di tutto, una grande passione.
E, come ogni buona storia insegna, il meglio potrebbe essere ancora da scrivere.
 
“Resta ben poco da dire. Ma resta anche tanto da dire” (cit. Stefania Convalle)

§§§

Rngrazio Tania Mignani per aver firmato questo bell'articolo sulla sottoscritta: una bella chiacchierata 💖


§§§

 

Alla prossima 

dalla vostra 

Stefania Convalle



 

 


mercoledì 25 marzo 2026

Numero 499 - "Nel sangue di Garlasco" e "Il ragionevole dubbio di Garlasco" - Recensioni - 25 Marzo 2026


Cominciamo da qui, dal libro di Gianluca Zanella.
Ma prima una piccola introduzione.

Il giallo di Garlasco è seguito da tante persone da un anno a questa parte. Io stessa mi sono "appassionata" al caso per lo spettro di un terribile errore giudiziario che potrebbe essersi verificato, ma non è del mio pensiero che voglio parlare, in quanto sono una semplice spettatrice di quanto avviene.

Mi sono però interessata ad alcune pubblicazioni in merito.

Ho letto "Nel sangue di Garlasco" di Gianluca Zanella perché lo seguo e lo ritengo un giornalista preparato, posato e serio, mai sopra le righe. Il suo canale su You Tube, Dark Side - Storia Segreta d'Italia - offre sempre spunti di riflessioni interessanti.

Nel suo libro propone al lettore una sorta di "riassunto" su quanto avvenuto in questi anni in merito alla triste vicenda. Il giornalista espone il tutto in modo molto chiaro e lineare, senza lasciarsi andare a opinioni personali, e quindi molto obiettivo. Ho trovato il suo modo di scrivere fluido e schematico, dato l'argomento, approfondendo parti della storia - o a esse collegate - senza eccessi, ma solo con l'intenzione di fornire al lettore un'esposizione di fatti, e lasciando a noi lettori lo spazio per personali riflessioni.

Una lettura che consiglio a chi è interessato all'argomento e desidera mettere ordine tra le tante notizie o suggestioni circolate in questi mesi/anni.



Ma non è l'unica opera che ho letto in merito.

Quando ho avuto modo di vedere e ascoltare un altro protagonista - il Giudice Vitelli - di questa storia, sono rimasta molto colpita dal suo ruolo e dall'uomo che ha dimostrato di essere.
Lui è stato il primo Giudice che assolse Alberto Stasi e il libro che ha pubblicato recentemente ha suscitato la mia curiosità.


In questa opera la cosa che mi ha colpito di più è stato lo "spogliarsi" del Giudice, che ha mostrato il lato umano della vicenda e ha condiviso con il lettore i dubbi, le riflessioni, la ricerca della verità e la responsabilità di essere colui che ha nelle proprie mani il destino dell'imputato. 
Nel fare questo, ha generosamente intrecciato le riflessioni nell'ambito della vita privata, come se la responsabilità della decisione da prendere entrasse nella vita di tutti i giorni e andasse ben oltre il lavoro stesso, ma diventasse un qualcosa che non molla mai la presa.
Il concetto sui cui si basa è quello sacrosanto di una eventuale condanna oltre ogni ragionevole dubbio, perché sbagliare potrebbe significare il togliere la libertà a un individuo.
Oltre ogni ragionevole dubbio, il Giudice lo ha ben presente e ne è quasi tormentato, al fine di non commettere errori.
Nelle interviste che ho potuto ascoltare, mi ha sempre favorevolmente impressionato l'atteggiamento umano, ma allo stesso tempo solido ed equilibrato, come quello che ogni Giudice - secondo me - dovrebbe avere, per ridurre al massimo i possibili errori giudiziari che possono rovinare una vita.
Il libro racchiude aneddoti - a tratti commoventi - come quelli legati alla madre e a un caro amico, che fanno venire voglia, con tutto il rispetto, di abbracciare l'uomo-giudice. 

Un libro che consiglio per entrare ancora di più nei meandri di questo crimine che ha toccato il cuore di tanti di noi.

Una citazione dall'opera:
"Il dubbio ragionevole non vuole distruggere, vuole anzi costruire, favorendo soluzioni solide, ponderate. Poco importa se occorre più tempo, più fatica. Poca importa se alla fine l'esito non è bianco o nero: sarà meno spettacolare, ma più giusto."



Mentre scrivo questo numero del Blog, ancora non si sa come andrà a finire tutto questo, ma tutti si augurano che la povera Chiara trovi presto la pace e che se c'è stato un errore giudiziario si ponga rimedio al più presto.

Nel frattempo, leggete queste due opere che recano anche osservazioni sulla vita e sul mondo che ci circonda.

Grazie a Gianluca Zanella e al Giudice Vitelli per averle scritte.



Alla prossima
dalla vostra
Stefania Convalle
 

domenica 15 marzo 2026

Numero 498 - Emergere dal buio, ritratto di Nick Cave, a cura di Tania Mignani - 15 Marzo 2026


 

EMERGERE DAL BUIO
a cura di
 

Questa è la storia di un uomo e della sua rinascita.
È la storia di un artista sincero e veritiero, perché nell’arte, nella sua musica, ha trovato la forza di ricominciare più volte.
Ha importanza il suo nome? No, non più di tanto, ma ve lo svelerò ugualmente. 
L’artista è Nick Cave e, in poche righe, vorrei raccontarvi la sua storia.
I cenni biografici non sono così indispensabili: vi basti sapere che quest’artista ha raggiunto una certa notorietà nell’ambito della musica underground negli anni Ottanta e, tuttora, è un musicista affermato, con una nomination ai prossimi Oscar grazie a una canzone scritta per un film.
Ciò che veramente importa è che Nick Cave ha vissuto negli abissi più profondi del dolore e della disperazione per anni. L’angoscia e l’afflizione trapelavano nella sua musica con violenza, come un disperato grido d’aiuto.
Capita che, a volte, quando si tocca il fondo, si riesca anche a trovare una spinta per risalire. Sia essa  l’amore per una donna speciale, o l’incontro con qualcosa di più grande. Ecco che Nick ce la fa, grazie alla persona che diventerà sua moglie, all’avvicinamento verso la religione, ma, soprattutto, grazie alla sua forza e alla sua arte.
Abbandonato il suo inferno, la droga, l’alcol, e tutto quanto aveva rappresentato la sua dannazione per anni, inizia un nuovo periodo durante il quale anche la sua musica lo accompagna in questo nuovo percorso.
La ritrovata serenità di quegli anni lo vede produrre album profondi e riflessivi, attirando a sé le critiche di chi lo voleva sempre uguale ai tempi passati. Ma quale artista può ritenersi tale senza mettersi in discussione, senza percorrere nuove strade?
La vita, si sa,  è imprevedibile e, nel 2015, una nuova tragedia colpisce il musicista, uno dei suoi gemelli quindicenni precipita da una scogliera di Brighton trovando la morte.
Partecipai nel 2017 a un concerto di Nick, durante la prima tournée dopo questo immenso lutto. Mi aspettavo un uomo distrutto, ripiombato in quell’abisso dal quale era uscito a fatica. Quello a cui ho assistito è stato una vera e propria catarsi, ho visto un uomo affidarsi completamente alla sua arte, offrirsi senza veli e barriere al suo pubblico, supplicando, attraverso la sua musica, di essere aiutato. Ed è quello che abbiamo fatto tutti quella sera, ci siamo stretti in un grande abbraccio e lui ci ha donato tutto il suo essere.


La sua musica si è trasformata ancora una volta, rendendosi rassicurante, come una luce emersa dal buio in cui aveva abitato per anni. Un percorso coerente con la sua vita, con il dolore attraversato, con ciò che è diventato.
I suoi concerti, da quel momento in poi, sono un momento quasi intimo tra lui e il suo pubblico. Non è più solo partecipare a una performance, godere della musica che si ama, è un’esperienza unica, il cui significato è difficile da trasmettere.
È la dimostrazione che l’arte, in questo caso la musica, quando fa parte della tua vera essenza, ti fornirà sempre la forza necessaria per trovare, anche nel buio più profondo, la tua luce.

 


Grazie a Tania Mignani per il suo contributo 
con un ritratto emozionante.

Ricordo che Tania è un'autrice di Edizioni Convalle e ha al suo attivo, fino a questo momento, due raccolte di racconti e due romanzi. 


https://edizioniconvalle.com/product/25219748/l-altra-978885434141



https://edizioniconvalle.com/product/25219814/nessuno-e-innocente-nemmeno-tu-978-88-85434-65-3



https://edizioniconvalle.com/product/26953272/in-perfetto-disordine



https://edizioniconvalle.com/product/35667334/ieri-oggi-per-sempre


Alla prossima
dalla vostra
Stefania Convalle

venerdì 13 marzo 2026

Numero 497 - VENTICIQUEMILA grazie, ma cosa c'è dietro a questo numero? - 13 Marzo 2026


Ho scelto questa fotografia, che risale al 2013, come copertina di questo numero per ciò che evoca.
Mi trovavo in Sardegna per una vacanza e dove alloggiavo non c'era connessione, ma potevo stare senza scrivere due parole? E quindi andavo nella piazza di Buggerru e, seduta su una panchina (di cemento-durissima!), entravo per qualche minuto nel mondo della scrittura.
Mi viene in mente la parola: PASSIONE.
Edizioni Convalle non era nemmeno nei miei pensieri, mi occupavo della mia carriera di autrice e mi davo da fare, come sempre.
Questo mio essere una persona che si rimbocca le maniche, sempre e comunque, è una caratteristica che mi ha accompagnato tutta la vita e quindi quando è iniziata l'avventura di Edizioni Convalle non mi sono risparmiata MAI, insieme a Giuseppe - mio futuro marito 💝 - che ha condiviso con me fatiche, gioie e dolori, di questa impresa.
Dei dolori non voglio parlare, perché sono passati, metabolizzati, e chi se li ricorda più... Anche perché, diciamolo, chi ci ha fatto soffrire non merita nemmeno di essere ricordato.
Quindi voglio parlare di questo numero: 25.000.

25.000

Di cosa?

Qualche giorno fa, in occasione del nono compleanno della mia casa editrice, ho chiesto a Giuseppe: «Ma quanti libri sono stati venduti, fino a questo momento?»
«25.000 circa.»
«Ma davvero?»

Bene, a qualcuno potranno sembrare pochi. A chi conosce il mondo della piccola e media editoria potranno sembrare un numero di tutto rispetto. 
Ma se mi fermo a pensare che a febbraio 2017, quando aprivo la mia casa editrice, non potevo sapere a quale compleanno sarei arrivata, e che sono partita da zero, con le mie - nostre - forze, beh, quasi mi commuovo a pensare che migliaia di persone in Italia abbiano acquistato un libro di Edizioni Convalle e sappiano che esiste questa bella realtà.

💖💖💖

A volte ci penso a quanti dei nostri libri si trovano tra gli scaffali e sui comodini dei lettori, persone che ovviamente non conosciamo tutte, però i loro occhi si sono posati su quelle pagine che contengono amore, la sana fatica di portare qualcosa alla luce di bello. E non mi riferisco solo all'autore, ma a quello che fa l'editore - soprattutto piccolo -  che è una missione in nome di una passione condivisa con altri.

Questo mi porta a fare alcune considerazioni sugli autori che affollano questo mondo, e mi riferisco a tutti, non in particolare agli autori che fanno parte di Edizioni Convalle.

Come ho detto prima, la mia carriera parte da lontano e ne ho macinate di parole, esperienze, chilometri per portare avanti il mio percorso letterario. Ho fatto parte di alcune case editrici piccole che hanno avuto fiducia in me e mi hanno fatto fare un passo avanti in questa lunga strada, fino ad approdare a un'agenzia importante. Però, poi, con la nascita della mia creatura avevo deciso di convogliare le mie energie creative nella mia stessa casa editrice, per supportarla. 

Ma questo è un altro discorso.

Quello che volevo approfondire è la figura dell'autore, perché secondo me assistiamo a una certa deriva che fustiga il talento e ogni giorno - basta aprire i social - si assiste al festival del bon ton dove schiere di persone che sono (o si credono) autori si fanno i complimenti reciprocamente al solo scopo di compiacere l'altro che magari, lusingato da frasi che sembrano uscire da un manualetto (sono tutte uguali), acquista il libro di tal dei tali. Insomma, un cane che si morde la coda.
Bene: lasciatemelo dire. Questo buonismo da tre soldi non serve a niente, né alla propria immagine, né alla personale crescita.

Scrivere non è per tutti, e non tutti lo sanno fare.
Se io so cucinare mediamente bene le cotolette alla milanese, non per questo mi definisco CHEF. 
La scrittura è una cosa seria, e non ha a che fare con l'ego. Anzi...
La scrittura è umiltà. 

Ce ne sarebbero di cose da dire in merito, ma diventerebbe un numero del blog tra i più lunghi della storia e quindi viro in altra direzione, anche se il campo è il medesimo.

Facciamo un passo indietro.
Sono stata e sono autrice. E da nove anni e due mesi anche editrice. 
Devo dire che da quando sono nel doppio ruolo ho imparato moltissime cose, ho capito cosa vuol dire stare dall'altra parte della scrivania e le dinamiche (e le fatiche) dell'essere editore.

Quello che io vedo, specialmente negli ultimi anni, è che invece gli autori, cioè coloro che propongono la propria opera a una casa editrice, a volte escono dal binario, anzi, diciamo che deragliano...
In primis, il grande spartiacque è la buona educazione.
Se un autore è educato, lo è come persona nella vita e sa come comportarsi.
Poi ci sono i maleducati, ai quali indico subito - se si rivolgono a me - la porta d'uscita.

Quando ci si rivolge a una casa editrice proponendo la propria opera, si invia secondo le regole richieste, senza raccontare la propria vita, ma lasciando parlare l'opera stessa e basta, che è ciò che conta.

Se poi i presunti autori si autoincensano, oddio! Si apre proprio il portone! Anche perché di solito questi atteggiamenti viaggiano insieme a una scrittura che lascia a desiderare, oltre a essere piena di errori.

Va beh... Purtroppo questo è il problema che deriva dalla possibilità di pubblicare senza selezione: basta pagare.
Ma è arte?
No.

Se poi le opere vengono acquisite dalla casa editrice, lì succedono due cose. 
Ci sono autori educati, che sono e restano umili, che non si montano la testa, che sono consapevoli che il mondo editoriale è duro e che la gavetta non finisce mai.
Come anche imparano in fretta che il pubblico non ci conosce e che ogni copia venduta è un grande risultato.
Con autori che sanno come comportarsi, allora sì che si costruisce un percorso sano e sereno, ci si sostiene e si condividono idee, iniziative, successi e ci si appoggia l'uno all'altro quando ci sono le inevitabili delusioni.
Ma si va avanti sempre, in nome - come dicevo prima - di una sana passione.

Poi ci sono autori che hanno qualche problema con l'ego e con la buona educazione, ma anche - nei casi più gravi - con un senso di onestà intellettuale.

In questi anni, anche confrontandomi con altri editori spesso più grandi di me, ho capito che tutto il mondo è paese e che anche loro subivano attacchi offensivi e irriconoscenti da primedonne. Insomma, anche questo aspetto è normale e ormai ci siamo abituati al fatto che ogni tot accade. I coltelli nella schiena, alla fine, li usiamo per mangiarci una pizza 😂.

Ma torniamo al dato importante di quel numero:

V.E.N.T.I.C.I.N.Q.U.E.M.I.L.A

Mi fa piacere condividere con voi il percorso di un'opera da quando viene proposta a un editore, parlando di come operiamo noi.

1) L'editore impiega tempo a leggere e non tutti leggono tutto, e in pochi (forse solo noi e altri tre o quattro :-D) danno una risposta, anche se negativa. Perché Edizioni Convalle, per inciso, non dice sì a tutti per avere pubblicazioni, anche perché siamo FREE e perché selezioniamo fortemente quanto viene pubblicato, perché le opere sono firmate col mio cognome (Edizioni Convalle).

2) Se l'opera piace, e l'autore candidato si pone con educazione (vedi sopra), si procede e si inizia - con i dovuti tempi - tutto l'iter per la pubblicazione.
Le opere vengono lette e editate con attenzione. E questo lavoro che richiede ore e ore, e ancora ore, è gratuito per l'autore. Non è cosa scontata perché spesso e volentieri si paga, oppure alcune CE neppure lo fanno, diciamolo, e pubblicano così come arriva il file, a volte pieno di errori.

Solo per questo, gli autori sconosciuti che approdano a CE come la mia, dovrebbero dire grazie tutta la vita.

Personalmente tratto ogni romanzo che devo pubblicare come se fosse il mio, leggo e rileggo, a volte più dell'autore stesso, alla ricerca di refusi o migliorie da apportare. Ci ho rimesso gli occhi, lo so bene 😉 Ma poi quando l'autore è felice, la sua emozione mi ripaga.
E poi c'è l'impaginazione, il controllo conseguente, e poi la ricerca della copertina, e tutto l'iter burocratico per la pubblicazione in carne e ossa e le varie operazioni da fare per inserire i libri nei circuiti e assolvere agli obblighi di legge, quali il deposito legale nelle biblioteche di competenza.
Poi si stampa e il libro arriva sul tavolo dell'editore, in carne e carta... E di conseguenza a casa dell'autore.

Conservo nel cuore tanti bei ricordi legati alla nascita vera e propria dell'opera, che rimane il sogno di tanti, che sono felice di esaudire e cosa che continuerò a fare.

Tornando alla concretezza, fino a quel momento editori come noi non hanno guadagnato 1 euro, e le spese sono anche collegate a mantenere in vita una piccola/media azienda che ha dei costi, come per esempio avere un sito, un servizio e/commerce.
Gli editori come noi investono su nomi sconosciuti, senza sapere se il loro dispendio di denaro e tempo, sarà mai ripagato. 
E questo credo sia un buon motivo per non dimenticare mai della fiducia accordata da un editore e l'obbligo morale di fare la propria parte e di comportarsi in modo corretto e leale.
Concetto che possiamo riassumere in due parole: rispetto e gratitudine.

A proposito della gratitudine... Non sono i grazie, le parole, ma i comportamenti che la dimostrano o la negano.

Quando l'opera è pronta per intraprendere il suo viaggio, noi cerchiamo di camminare insieme agli autori che hanno persino il nostro numero di cellulare, cosa rara. Anche se a volte, e torniamo alla questione buona educazione, capita di pentirsi di aver concesso tale confidenza ;-)
Comunque, andando verso la chiusa di questo lungo numero, come editrice mi piace quando gli autori non dimenticano mai la vita vera, non si montano la testa e capiscono bene che devono impegnarsi a farsi conoscere insieme alla propria opera. 
L'editore è come se fosse l'ostetrica, ma è la mamma che fa crescere suo figlio.

L'editore ha tante cose di cui occuparsi, tanti autori, tante opere, ha una piccola azienda da portare avanti, ha da seguire i social, iniziative ed eventi vari da organizzare o a cui partecipare, e una miriade di cose a cui pensare. Ah, dimenticavo, ha anche una vita privata!
L'autore ha solo la sua opera da far conoscere e deve fare la sua gavetta, che - come ho detto prima - non finisce mai. Ne so qualcosa. 

Voglio anche aggiungere che Edizioni Convalle non promette mai quello che sa di non poter dare. Non diremo mai quelle frasi tipo il vostro libro sarà presente in tutte le librerie, perché sappiamo bene che non è vero.
Però noto che talvolta, sedicenti autori credono anche all'asino che vola... Mah...

Comunque, torniamo al punto.
Questo traguardo per noi è davvero fonte di orgoglio e ringrazio 25.000 volte chi ha contribuito a mettere un libro sopra l'altro. 
Il dato è già cambiato, in soli due mesi in più, ma alla fine conta il fatto che questa realtà abbia solide radici e tanta consapevolezza di come gira questo mondo.

Io cerco solobelleopere e autori di un certo tipo. 
Il resto non m'interessa.

Voglio vivere serena, tranquilla, coltivando la mia passione e condividendola con chi sposa i miei ideali, senza se e senza ma
Grazie, dunque, agli autori che rispecchiano i miei valori e ai nostri lettori che ci sostengono ogni giorno.

Sì, sì, chiudo, dai 😄
Se avete letto fino alla fine, siete degli eroi.



Alla prossima
dalla vostra
Stefania Convalle





venerdì 6 marzo 2026

Numero 496 - Conosciamo meglio Chiara De Mas, concorrente di 800 Metri di parole - 6 Marzo 2026


 

Siamo arrivati all’ultima intervista ai concorrenti del Torneo di Scrittura “800 Metri di Parole” e autori di Edizioni Convalle.
Chiude il cerchio Chiara De Mas, giovane autrice, entrata da poco a far parte della mia casa editrice.
Chiara, in questa gara, si è dovuta confrontare con autori già esperti ma se l’è cavata alla grande, facendo una bellissima rimonta in classifica. 

Adesso mi fa piacere rivolgerle qualche domanda perché lei si possa raccontare a me e a voi lettori che mi seguite in questo Blog.
 
Cara Chiara, non ci conosciamo ancora di persona e spero ci sia presto l’occasione per farlo, intanto raccontaci qualcosa di te, dove vivi, di cosa ti occupi, i tuoi amori…
 
Vivo con il mio compagno e il mio ometto di sei anni in un paesino sulle rive del fiume Brenta di settecento persone, in cui tutti si conoscono. Qui c’è un senso di comunità che altrove si è un po’ perso. Nonostante la vicinanza a Bassano Del Grappa, che comunque è una cittadina movimentata, vivo immersa nel verde, a due passi dal bosco e questa vicinanza alla natura mi ha sempre stuzzicato la creatività. Una delle mie passioni più grandi, oltre alla scrittura ovviamente, è la pittura. Quando inizia la primavera prendo cavalletto e pennelli e inizio a creare, rigorosamente fuori in giardino; quando arriva il freddo mi rifugio nel tepore della cucina e nel profumo di torte e biscotti appena sfornati. Nella quotidianità, invece, lavoro in un laboratorio orafo, dove mi occupo della preparazione e lucidatura di collane e bracciali.
 
Come e quando sei venuta in contatto con il mondo delle parole scritte? Come autrice, intendo.
 
Devo ammettere che quando andavo alle superiori ero la classica persona che aspettava uscisse il film piuttosto che leggere, ma dopo una serie di vicissitudini che racconto nel mio romanzo, mi balenò l’idea “dovrei scrivere un libro!”, ma come fare? Così dopo una ricerca mi parve chiaro: la prima regola per scrivere un buon romanzo è leggere tanto. E fu così che lessi il mio primo romanzo che non fosse un obbligo scolastico ma un piacere, un thriller che mi tenne incollata alle pagine. Il primo di una lunga serie e diciamo che prima di dire “adesso scrivo io” mi ci sono voluti otto anni e, nel frattempo, la mia casa si è trasformata in una biblioteca!
 
La tua scrittura è già “capace”, sai portare dentro le tue pagine il lettore e hai una delicatezza che mi piace molto, ma anche una mano di carattere quando serve tratteggiare personaggi e situazioni difficili dal punto di vista emotivo. Questa premessa per dire che credo tu abbia una bella dose di talento, che va – naturalmente – coltivato. Raccontaci allora il tuo rapporto con la scrittura e quali sono i tuoi progetti in merito.
 
Nelle storie che creo tengo molto alla profondità dei personaggi. Cerco di pensare al rapporto causa-effetto dal punto di vista psicologico e comportamentale. Ho sempre trovato la psicologia e il funzionamento della mente umana un argomento affascinante. Come per la maggior parte delle cose sono autodidatta, spinta dalla voglia di mettermi in gioco, ma nella scrittura devo molto sicuramente alla mia professoressa di italiano che ha saputo trasmettermi la sua passione per quella materia. Mi considero all’inizio di questo percorso, ma ho molti progetti per il futuro, tra cui la “rinascita” di Amelia e nuove storie che esplorino ancora l’animo umano.
 
Il tuo romanzo d’esordio, “I silenzi che mi hai insegnato”, affronta tematiche piuttosto dure: vuoi parlarcene?
 
“I silenzi che mi hai insegnato” è un romanzo di formazione a sfondo psicologico. Racconta una relazione tossica dall’interno, dal punto di vista di chi la vive senza accorgersi subito di esserne intrappolata.
Non è solo una storia di violenza, ma di consapevolezza. Parla di manipolazione sottile e di dipendenza emotiva. È un libro che vuole dare parole a chi fatica a riconoscere ciò che sta vivendo, e ricordare che andarsene non è debolezza, ma sopravvivenza. Soprattutto credo che parlare di questo argomento possa sensibilizzare e magari mettere in guardia, perché nessuno purtroppo è immune alla manipolazione.
 
Tu vivi vicino a Bassano del Grappa. Raccontaci com’è la vita di tutti i giorni da quelle parti che non ho mai visto, ma so essere bellissime.

Come ho accennato prima, Bassano è un piccolo centro ricco di storia e vivere vicino a Bassano del Grappa significa avere la fortuna di muoversi tra due dimensioni diverse. Da una parte c’è il mio piccolo paese, dove il tempo sembra scorrere più lentamente, dove il fiume Brenta cambia colore a seconda della stagione e il bosco è a pochi passi da casa. Dall’altra c’è Bassano, con le sue iniziative, le librerie, le piazze sempre vive, oltre che la sua ricca storia.
La vita quotidiana qui è semplice: il lavoro, la famiglia, le passeggiate lungo il fiume, l’aperitivo in centro. È un equilibrio che mi rappresenta molto, perché mi permette di avere silenzio quando ne ho bisogno e movimento quando sento il desiderio di confrontarmi con il mondo.
 
Tornando alla scrittura, quali sono gli autori della letteratura (contemporanea e non) che ti hanno aiutato e ti aiutano a trovare un tuo stile, a formarti?
 
Il genere che prediligo è il thriller psicologico, ma devo dire che poi spazio un po’ in tutto. Tra le autrici contemporanee che ammiro e sono Angela Marsons e Brenda Novak, ma sul podio sale Ken Follet, che con tutta la serie de “I pilastri della terra” ha saputo sconvolgermi, quanto stupirmi.
 
Ultima domanda: come ti vedi tra una decina d’anni?
 
Tra dieci anni mi vedo ancora qui, con le radici ben piantate nel mio paese e lo sguardo un po’ più lontano. Mi piacerebbe aver pubblicato altri romanzi, aver fatto crescere Amelia e magari aver dato vita a nuovi personaggi capaci di parlare al cuore delle persone.
Mi immagino con più consapevolezza, sia come donna che come autrice. Con più esperienza, forse meno timori, ma con la stessa voglia di raccontare storie che facciano riflettere e sentire meno soli.
Spero di aver continuato a coltivare le mie passioni, di aver trovato un equilibrio tra famiglia, lavoro e scrittura, e di poter dire di non aver smesso di crederci, nemmeno nei momenti più difficili.
E, se posso aggiungere un desiderio, mi piacerebbe guardarmi indietro e pensare che tutto è iniziato proprio da qui.

Grazie, Chiara, per averci raccontato un po' di te e di averlo fatto con il cuore aperto.

💖

Biografia di Chiara

Chiara De Mas nasce nel 1996 a Bassano Del Grappa e attualmente vive in un piccolo paese della provincia di Vicenza, con il compagno e il figlio, accanto al resto della sua famiglia. Ha sempre scritto fin da bambina, riempiendo diari su diari e mantenendo viva nel tempo anche la passione per la pittura e la pasticceria, nonostante le vicissitudini della vita. Questo romanzo è il suo esordio narrativo, ma nasce da una storia vera: la sua. “I silenzi che mi hai insegnato” non è solo una testimonianza, ma il tentativo di dare voce a chi ha vissuto nell’ombra e ha trovato la forza di risalire. Scrivere, per lei, è sempre stato un modo per capire, guarire e restituire qualcosa agli altri.



https://edizioniconvalle.com/product/40635699/i-silenzi-che-mi-hai-insegnato



Alla prossima

dalla vostra

Stefania Convalle