domenica 8 febbraio 2026

Numero 491 - Le lettere per il compleanno - 8 Febbraio 2026


Il 2 febbraio è stato il compleanno di Edizioni Convalle, la mia casa editrice. Per l'occasione c'è stata una diretta speciale nella Pagina di Edizioni Convalle su Facebook, durante la quale ho letto le tante lettere e messaggi arrivati da autori e lettori, abbiamo ripercorso insieme questi 9 anni.
Nove anni...
Tutto era cominciato quasi per gioco, pensando che non sarebbe stato facile portare avanti questo progetto, e invece dopo tutti questi anni siamo ancora qui, solidi, forti, con tanti risultati nella canestra del successo.
Se mi guardo indietro ho un moto di orgoglio perché dal niente ho creato una realtà diversa da tutte, onesta, che non pronuncia false promesse, ma dice la verità sempre e comunque. Vado fiera di questo, che credo sia un grande valore.
Non ho fatto tutta sola, ma ci sono state persone che hanno condiviso fatica, gioia, risate e anche lacrime - a volte - soprattutto per comportamenti inqualificabili che questa CE ha dovuto subire, ma questo accade a tutti. 
Grazie a coloro che sono sempre stati vicini a me e a Giuseppe e non hanno mollato mai, insieme a noi.
Ma non voglio aggiungere altro.
Voglio far parlare le voci di chi mi ha donato parole bellissime negli scritti che mi sono arrivati. 
Qui di seguito potrete leggerli e ci sono pensieri profondi, per cui vi invito ad andare fino in fondo.

Grazie a tutti, avanti così, col vento in poppa. 



Tania Mignani


Cara Edizioni Convalle,
stai forse dicendomi che, da quella grigia domenica di gennaio, sono già passati nove anni?
Ricordi? Io e Stefania ci eravamo incontrate alla stazione di Bologna e, appena dopo esserci salutate, lei annunciò, con l'entusiasmo tipico delle persone che non temono nulla, che era sua intenzione fondare una casa editrice. Okay... risposi laconica, certa che tra il dire e il fare...
Il fatto è che ancora non conoscevo bene la tua fondatrice. Posso assicurarti però che, quando pochissime settimane più tardi, lessi che tu eri nata, ho pensato ecco una persona che non si accontenta di sognare, ma fa di tutto per farli avverare i suoi sogni...
E non solo i suoi di sogni, già per questo dovrebbe essere premiata, ma, soprattutto i nostri. 
Ho stretto tra le mie mani con immensa emozione quei piccoli ma immensi oggetti di carta con il mio nome stampato sopra e di questo, cara Edizioni Convalle, te ne sarò per sempre grata.
Come sarò grata di tutto l'amore e la passione che metti in ciò che fai e dalla forza che dimostri nei momenti di difficoltà.
Fare parte di questa mondo è per me motivo di orgoglio, la condivisione di questa  comune passione con l'editore e gli altri autori mi aiuta a crescere e a muovermi in un ambiente piacevole e caloroso. 
Quindi, cara Edizioni Convalle, non mi resta che augurarti... Quanti? Altri nove? Cento? Mille compleanni... Non ha importanza, sono solo numeri, ti auguro solo di continuare a sognare e farci sognare, di resistere in un mondo che, purtroppo, non premia i più bravi o coraggiosi.
Ti auguro di avere sempre la forza e la caparbietà della tua fondatrice.
E io, cara Edizioni Convalle, sarò al tuo fianco.
Buon compleanno!
Tania

💗

Sandra Morara

Nove anni son passati,
sacrosanto il diritto di essere festeggiati.
Con rispetto, fantasia,
e ci aggiungo pure l'ironia.
Ché il sorriso non può mancare
se con un certo gusto la vuoi raccontare.
E se vai fuori dal seminato
puoi sempre dire - ma ho solo scherzato.
Perché la Stefy, mica ci pensa due volte
a darti un pattone e sbatter le porte.
Lei, la SuperScrittorEditrice
che ti stronca, o ti benedice.
E non importa se romanzo, racconto, o poesia,
purché abbia un senso, una sua magia.
E pazienza se cerca il cavillo, il pelo nell'uovo
e poi se lo fa fritto, oppure sodo.

Lei, che controlla i testi compulsiva e forsennata,
perché mira al best seller, mica a far la frittata.
I punti dove ci vogliono, anche le virgole hanno i loro perché,
e fin qui niente da dire, almeno fino a quando poi tocca a te,
e allora proprio niente da fare, 
Lei se ne sbatte delle tue lagne, 
delle tue suppliche, e con sadica precisione, 
mette l'accento acuto 
su tutti i tuoi amati e nudi che.
Lei, che Robin Hood al confronto sbiadisce e ci fa un baffo.
Vince la sfida, tira con l'arco e infilza l'errore.
Con la matita rossa sottolinea il neo, e il verbo cafone.
Tutto preciso, tutto perfetto, 
compreso Giuseppe, il suo re prediletto.
Il suo braccio sinistro, e pur quello destro, 
che con pagine e copertina
impreziosisce il progetto.
Più che Casa Editrice, di sicuro un Castello, 
con le sue storie, i suoi misteri, 
le sue strampalerie, 
tipo il Pepe che ulula, 
guaisce per avanzar pretese, 
e se non Principino, almeno menestrello.

disegno di Sandra Morara

💗

BUON COMPLEANNO, EDIZIONI CONVALLE!

Cara Edizioni Convalle, cari Stefania e Giuseppe e Pepe,
eccoci a una nuova svolta, un altro giro di campo in cui tutto è rimesso in gioco e in cui tutto sarà sorpresa. Eh sì, perché nel tuo lavoro è tutto come un gioco, serio, onorevole, magico.
Ricordo quando è iniziata l'avventura, io ero lì a pochi giri di parole: capivo la tua determinazione ma non mi rendevo conto che davvero stava succedendo. Poi, come per magia è arrivata la tua prima pubblicazione e altre di seguito. Poi è toccato a me. E ripetevi spesso: Basta volerlo!
Il tuo motto Casa Editrice col cuore di autrice è una realtà ben saldata, sperimentata in ogni opera che hai pubblicato.
Nella mia esperienza, ho vissuto il calore e la vicinanza di una persona esperta, una guida che, oltre ai tanti insegnamenti avuti nei laboratori di scrittura, mi ha saputo incanalare nel mondo, misterioso e irrequieto, della divulgazione. Non è stato facile esporsi, mettersi in gioco, mettere la faccia, come autrice in un contesto di sovrapproduzioni letterarie e talvolta di indifferenza. Ma sotto l'ala protettrice di una famiglia come Edizioni Convalle tutto è stato possibile. Le esperienze negative sono diventate forza per costruire ancora con più impeto e dinamismo nuove soluzioni.
Ecco, questa CE rappresenta ormai una famiglia in cui rifugiarsi nei momenti di tempesta, in cui godere della compagnia dei familiari, in cui mettersi a disposizione per crescere tutti insieme.
Insieme penso che sia il termine adatto per festeggiare questo nuovo compleanno, anche se lo è stato fin dall’inizio.
E ora, per non dilungarmi troppo, veniamo alle parole giuste giuste e calici in alto:
BUON COMPLEANNO, mia Edizioni Convalle!
Con affetto a Stefania e Giuseppe e Pepe
Maria Rita Sanna
Quartu Sant’Elena, 02/02/2026

💖

Giovanna Agata Lucenti

Quanto possono essere lunghi nove anni e quanto possono essere brevi perché vissuti con l'intensità che solo le cose belle e appassionanti regalano.
Se poi si ha la fortuna di realizzare un sogno come Edizioni Convalle, la soddisfazione penso sia davvero tanta!
Per chi, come me, ti ha conosciuto circa vent'anni fa, fra le penne di un famoso Club dei Poeti, e ha avuto la fortuna di leggere il tuo primo romanzo e partecipare alla prima edizione del Premio letterario, sono tanti i momenti e le tappe da sottolineare.
Senza la tua insistenza forse non avrei scritto più niente e invece proprio con Edizioni Convalle ha visto la luce la mia prima raccolta di poesie.
Mi ritengo fortunata di fare parte di questa grande famiglia e ti auguro di renderla sempre più grande, mantenendo però, quello che ormai è un mantra indimenticabile, il Cuore d'autore! Un grande abbraccio a te e Giuseppe!

💕

Laura Beretta

Buon compleanno, Edizioni Convalle, per i tuoi 9 anni!
Sai cosa si dice del numero 9? Si dice simboleggi completezza, saggezza, altruismo e la fine di un ciclo per iniziarne uno nuovo: completamento e trasformazione!
Sarà così anche per te? Chissà! Di sicuro sei in evoluzione da quando sei nata e ora ti sei fatta una gran bella signorina!
In questi giorni ti pensavo e mi sono resa conto di quanto tu sia importante nel mio percorso di vita, a come le tue proposte e opportunità contribuiscano a farmi prendere coraggio e fare cose che non penso siano possibili per me o mi facciano prendere coscienza di blocchi che mi limitano, sciogliendoli mettendomi in gioco.
È successo sin dal nostro primo incontro quando mi invitasti a sciogliere i capelli. È risuccesso nelle tue dirette del giovedì, in cui piano piano mi sono permessa di iniziare a partecipare scrivendo ed esprimendomi. Un'enorme conquista per me che mi vergognavo anche solo a mettere un like a una foto! L'apice è arrivato quando mi hai chiesto di far parte della giuria per il concorso letterario che si è svolto a Domodossola. Come potevo ricoprire un ruolo così importante? Eppure ricordo che a quella proposta mi è uscito un sì di pancia, una sensazione che non avevo mai provato. Non mi sento di esagerare se dico che metaforicamente è stato dire per la prima volta  alla vita. 
Sì, da quel momento è una parolina che esprime libertà e che uso se sento essere e non più per obbedienza!
L'excursus di questi anni condivisi e trascorsi insieme mi portano a dirti ancora una volta grazie!

💕


Buon compleanno Edizioni Convalle!
Sono 9 anni!
9 come i cerchi infernali, perché non temi sfide e ostacoli.
Non sarà un caso se 9 sono le Muse, figlie di Zeus, che proteggono le arti: dalla storia alla lirica amorosa, come le tue pubblicazioni.
9 come i mesi in cui una mamma porta in grembo la sua creatura e tu ne hai partorite in gran numero.
Anche nella Smorfia il 9 è 'a figliata, che indica anche la rinascita.
9 è il numero stampato sulla maglia del centravanti: l'attaccante che ha il compito di segnare goal e tu ne hai realizzati tanti.
Infine 9 sono le sfere celesti del Paradiso che segneranno il prosieguo del tuo cammino.
Ancora AUGURI!
Maura Hary

💝

Cesare Sordi

In un’altra vita non ci saremmo incontrati, ma domani festeggerò con te l’anniversario di quel giorno che ha cambiato la tua vita e sta influenzando la mia.
Ti mando un piccolo regalo, accompagnato da un grande abbraccio.
 
Oggi è festa (2 febbraio 2026)
 
Oggi è festa e mi sorridi
dietro gli occhiali che fan brillare il viso
nel riflesso della stanza illuminata.
Come sempre parli e io ti ascolto
negli incontri della settimana
poco alla volta racconto la mia vita
tu l’apprezzi e spesso me lo dici.
Siamo ancora noi a decidere
oltre quello che il destino
ci ha preparato e fin dalla nascita
ci ha spinto nel futuro.
Vince la voglia di scrivere
la passione di raccontare
i sentimenti più forti.
Tu vuoi provare a essere protagonista
nello scegliere le voci da ascoltare
quali sostenere e promuovere
con l’impegno editoriale.
In un’altra vita
mai ci saremmo incontrati
presi ognuno dai suoi sogni.
Ora il tempo sembra si sia fermato
brilla nei nostri occhi
col sole dispettoso
condividiamo ancora un giorno
di questa esperienza vissuta insieme.

💖

Carmine Scavello

Auguri di buon compleanno, Edizioni Convalle
Il 2 febbraio 2017 sei nata sotto una buona stella, in luna crescente; perciò, oggi compi nove anni. Se tu fossi un veliero, il vento della cultura gonfierebbe le tue vele a dismisura, portandoti lontano nello spazio e nel tempo, a incontrare nuovi autori e nuovi lettori.
Sai sempre dove approdare, perché in ogni porto trovi amici pronti ad attenderti, consapevoli che sei portatrice di opere letterarie di valore, scritte con il cuore, con passione e amore per la scrittura. Se un'opera non risponde a questi criteri, non la prendi in considerazione; in questo ti sostiene il lavoro certosino e puntiglioso di Stefania, che legge tutto fino all'ultima virgola. E su questo puoi contarci: la tua fondatrice ha l'occhio lungo e un fiuto infallibile nello scovare nuovi autori, nel ruolo di scopritrice di talenti e instancabile organizzatrice di eventi culturali.
Rappresenti il sogno realizzato dell'autrice Stefania Convalle, che è diventata anche editrice e curatrice del tuo crescente successo. Ora ti chiedo: quante autrici conosci che sono diventate editrici? La risposta è retorica; ci pensi un attimo e, poi, rispondi: nessuna, a memoria d'uomo.
Ogni anno che festeggi aggiungi nuovi autori: sono diventati talmente tanti che ne hai perso il conto e fai fatica a restare aggiornata in tempo reale, sebbene tu possa contare su una valida ed efficiente squadra di collaboratrici, che lavora con impegno e senza sosta. Ti dico in un orecchio che sono circa centocinquanta, secondo un uccellino, che tu conosci molto bene.
Nel frattempo, il tuo raggio d'azione si è ampliato sempre di più, perché la tua mamma Stefania continua ad attrarre nuovi autori, certi che la tua porta sia aperta a chi propone opere letterarie di qualità.
Nove anni sono solo l'inizio di un lungo cammino che attende Stefania e Giuseppe Murru verso traguardi sempre più ambiziosi nel campo editoriale.
Che dirti, dunque, Edizioni Convalle? Hai tutte le carte in regola, al posto giusto, per guardare al futuro con fiducia. Ti auguro una crescita rosea, ricca di soddisfazioni e di continuo arricchimento del tuo catalogo.
Oggi ti fischiano le orecchie: autori, autrici e lettori brindano al tuo successo e alla tua longevità, gridandoti in coro buona, lunga e serena vita. Grazie di esistere, te lo dicono con il cuore in mano, con l'augurio che quel vento - appena citato - non smetta mai di soffiare nelle tue vele.
Buona vita e buon cammino nel campo dell'editoria, della letteratura e della cultura in generale.

💓

Marta Martello e Gianluca Nespoli

Ti inviamo i nostri grandissimi auguri per un Anniversario scoppiettante di gioia e sempre in salita con le soddisfazioni!
Complimenti per la tua cura, nel dettaglio, delle opere e delle interessanti iniziative da te create.
I nostri cari ringraziamenti a te perché hai creduto e credi nella nostra poesia, e a Giuseppe per la preziosa collaborazione.
Un grande abbraccio unito a un tintinnante cin cin.

💖

Tatiana Vanini

Cara Edizioni Convalle,
mi ricordo molto bene il nostro primo incontro. Stavo seguendo la pagina Facebook, su suggerimento di Barbara Galimberti e Stefania ha lanciato un gioco: scrivere un racconto a tema libero.
Ho partecipato e mi sono divertita, così, quando la tua ideatrice ha lanciato una nuova sfida letteraria, ho partecipato ancora. Il racconto doveva essere ispirato a una foto. Ho scritto Opera in rosso e Stefania, leggendolo, ha detto: Tatiana, io e te dobbiamo parlare.
Da quella frase è iniziata la mia avventura in Edizioni Convalle, un vero percorso di crescita e cambiamento. Con te ho pubblicato due libri e il terzo è in lavorazione, seguendo gli insegnamenti, e a volte le strigliate, di Stefania, sono uscita dal mio orticello, scoprendo che potevo scrivere in modo diverso, più profondo, consapevole e allo stesso tempo istintivo.
Che dire. Buon compleanno, Edizioni Convalle. Hai fatto tanto in questi anni e chissà dove ancora potrai arrivare. Non vedo l'ora di scoprirlo!

💕

Antonella Brioschi

Ho conosciuto Stefania tre anni fa, quando mi sono iscritta al suo laboratorio di scrittura e mi sono trovata da subito bene. Stefania è una donna molto intelligente e piena di iniziative. È un vulcano di idee, nove anni fa ha fondato la sua casa editrice e da allora si è sempre evoluta.
Una casa editrice non a pagamento, seria, condotta da lei e il suo compagno, ma non solo. Inoltre è una brava autrice, i suoi romanzi ti entrano dentro l'anima, conquistano e li leggi con gioia immedesimandosi nei personaggi da lei descritti con maestria. Romanzi profondi che aiutano a capire la vita. Inoltre è una donna generosa con le sue iniziative benefiche. Aiuta le sue autrici a far conoscere i loro manoscritti senza chiedere nulla in cambio. È felice quando scopre un talento. 
Per concludere  penso che Stefania racchiuda in sé tante qualità e io mi sono pentita di non essermi iscritta anni fa al suo laboratorio 
Grazie, cara Stefania, e tanti auguri alla tua casa editrice. Sei una donna vincente.
Con tutta la mia ammirazione,
Antonella

💖

Graziella Braghiroli

Già nove anni?! Il tempo vola... Quest'anno ho pubblicato il mio primo libro e mi sono sentita guidata con attenzione, cura e partecipazione. È una cosa rara e quando capita non si dimentica.  Per questo oggi non faccio solo gli auguri ma dico grazie per lo spazio che mi avete dato, per il tempo che mi avete dedicato e per il modo in cui avete fatto sentire anche me parte di questa bella realtà. 
Buon compleanno, Edizioni Convalle!
Con affetto, 
Graziella

💗


Quando mi chiedono come mi sono trovata con la mia casa editrice – ed è una domanda che mi viene fatta spessissimo – ci sono cose che non manco mai di raccontare.
Racconto che la Edizioni Convalle mi ha accolto a braccia aperte, mi ha dato fiducia e ha dato una casa ben più che accogliente al mio romanzo Mari Ermi; racconto della reperibilità della mia editrice, Stefania Convalle, del suo cuore enorme e della sua determinazione che è sempre fonte di grande ispirazione per me; racconto di Giuseppe Murru, della sua competenza e della sua gentilezza; racconto della copertina splendida che Stefania e Giuseppe hanno dato al mio libro. C'è poi l'ambiente che Stefania Convalle cerca di promuovere, l'idea di una casa editrice che sia anche una piccola-grande comunità, il senso di appartenenza che si prova nel relazionarsi con altri autori, la splendida tradizione di scambiarsi le prefazioni, l'emozione del contatto con altre persone con la stessa passione e con tanta voglia di fare – perché sono queste le persone che Stefania cerca di raccogliere attorno a sé.
E c'è un’altra cosa che non manco mai di raccontare. È una cosa per me infinitamente importante, ed è una cosa che credo riveli molto dei principi e dell'animo di questa casa editrice. Il mio Mari Ermi è un romanzo di formazione in cui la natura gioca un ruolo fondamentale; nel libro ci sono alcune parti che a me piace chiamare “descrizioni emotive”: sono parti in cui racconto la natura dal punto di vista dei personaggi e dei sentimenti profondi che ispira ai personaggi. Il cuore di Mari Ermi, quello che lo definisce, per me sta proprio in queste parti qui. Ebbene, quando ho iniziato a cercare una casa editrice ero terrorizzata all'idea che queste parti, sulle quali avevo lavorato così tanto e con tanto cuore, potessero essere tagliate in quanto tecnicamente descrizioni; perché si sa, le logiche di mercato eccetera eccetera. Ero terrorizzata, lo dico chiaramente, quando ho messo il libro nelle mani di Edizioni Convalle, come lo sarei stata con qualsiasi altra casa editrice. Ma Stefania Convalle ha letto e trattato queste parti con una sensibilità e con un rispetto immensi, ha riconosciuto loro un valore (e questo nonostante la mia scrittura sia profondamente diversa dalla sua); Stefania Convalle non si è piegata alle logiche di mercato e io le sono e le sarò sempre infinitamente grata, perché senza quelle parti Mari Ermi non sarebbe Mari Ermi.
E questo – questo essere una casa editrice di principi, che non si piega a logiche di mercato e valorizza la voce unica che ogni libro possiede – questo è ciò che rende Edizioni Convalle unica.
Grazie sempre, e tantissimi auguri.
Vi voglio bene.
Arianna

💓💕💖💗💝💞

Ringrazio davvero tutti, commossa.
Ho sentito forte e chiaro il vostro amore che mi ha riempito il cuore.
G 💝R 💝 A  💝 Z 💝 I 💝 E

P.S. Per chi mi ha chiesto se poteva mandarmi la letterina anche dopo la diretta, perché non è riuscito a farlo in tempo, fate pure! La posterò qui con grande piacere.


Alla prossima 
dalla vostra
Stefania Convalle

venerdì 6 febbraio 2026

Numero 490 - 800 Metri di Parole - Sesta tappa - 6 Febbraio 2026


Manca ormai poco alla fine di questo torneo di scrittura: 800 Metri di parole.
La sesta prova consisteva nello scrivere un racconto (di massimo 500 parole) che si doveva svolgere all'interno dell'immagina proposta.

Allora cominciamo a leggere!

Ma prima vi ricordo che i testi saranno anonimi, non saprete chi ha scritto cosa. Perché? Come ho già spiegato, lo scopo è quello di creare maggiore suspense nella seconda parte della sfida e perché siano solo i testi a parlare e non i nomi degli autori che, in qualche modo, condizionano sempre chi deve votare (è umano).
Gli autori dei testi dovranno mantenere il segreto e sono certa che lo faranno. 
E voi, cari lettori e fan, non cercate di corromperli per farvelo dire perché i concorrenti sono incorruttibili!
Saprete i nomi degli autori di ogni pezzo a votazione conclusa.

Come si vota?
Dovrete scrivere a steficonvalle@gmail.com esprimendo TRE  preferenze e dando una motivazione per ogni testo (facciamo le cose per bene). 

Avrete tempo di votare fino a mercoledì 11 Febbraio ore 20:00.
 
Potranno votare anche i concorrenti perché il voto è segreto.


RACCONTO UNO
MA LE ROSE NO

È il giorno del mio matrimonio. Il vestito e il velo sono appesi vicino alla finestra, pronti per essere indossati. Sono gli stessi che hanno messo mia madre, mia nonna e una prozia morta giovane. Sul comò, la coroncina di perle che ho voluto al posto del diadema di famiglia, troppo pacchiano e pesante, e il bouquet di rose color cipria e bianche che detesto. Il loro profumo dolciastro mi dà la nausea, odorano di zucchero e rassegnazione. Io amo i narcisi e i mughetti, fiori che sanno di primavera e di semplicità. Ma nessuno ha chiesto il mio parere.
Madame Patricia mi gira intorno senza darmi tregua. È la parrucchiera più in voga del paese, arrivata di prima mattina con le sue preziose forcine e le mani sempre in movimento. Mi tira i capelli, li arrotola, li solleva in un'elaborata acconciatura. Mi sembra di avere una gabbia per uccelli in testa.
«Così sembri una vera sposa» dice soddisfatta. Io sorrido appena.
Non voglio sembrare una sposa.
Non voglio esserlo.
Ernesto mi aspetta in chiesa. Ernesto, bravo ragazzo, educato, con un lavoro sicuro e nessuna idea che non gli sia stata messa in testa da altri. Insulso da morire.
Dovrei essere felice, mi ripetono tutti. Invece non lo sono per niente. Vorrei essere altrove, in una grande città dove nessuno sa chi sono. Vorrei fare l’insegnante, guadagnare il mio stipendio, vivere da sola.
Ma, anche se il ventesimo secolo è appena iniziato con la sua ambizione di modernità, una donna perbene non lavora, sta in casa e non può scegliere come vivere.
Madame Patricia mi fissa dallo specchio.
«Sei pallida, ragazza mia, hai paura o non vuoi sposarti?»
La guardo e per un attimo penso di negare, come ho sempre fatto. Invece annuisco con le lacrime che mi pungono gli occhi.
«Forse me ne pentirò ma ti voglio aiutare. Fuori c'è mio fratello che mi aspetta per riportarmi a casa. Sali sul suo carretto e fatti portare alla stazione. Prendi questi soldi e parti. Al resto penserai dopo. E se ti stai chiedendo perché faccio questo per te è che anch’io ho dovuto lottare per avere una vita mia e quindi ti capisco. E adesso vai.»
Più tardi, quando mia madre entra per aiutarmi a indossare l'abito, il velo è sparito. Nessuno lo trova. Si crea confusione e con la scusa di un capogiro dovuto all'agitazione, chiedo di stendermi un attimo.
Esco dalla portafinestra, attraverso l'orto senza voltarmi. Il carretto è lì. Il fratello di Madame Patricia mi aiuta a salire e partiamo. Non fa domande, di sicuro sa già tutto.
Sono sicura che non rimpiangerò mai questa mia decisione. Farò l'insegnante in una grande città e, ogni primavera, metterò un mazzo di narcisi e mughetti sulla mia scrivania.
Ma le rose no.

§§§


RACCONTO DUE
DI MADRE IN FIGLIA


La stanza trattiene il respiro come una fotografia. La luce entra obliqua dalla finestra, addolcita dalle tende leggere, e scivola sul tavolo dove il cuscino delle fedi riposa come un segreto custodito. Accanto, il bouquet di rose pallide e foglie verdi profuma l'aria di giardini mattutini e promesse appena colte. La madre passa la mano sul pizzo, lo raddrizza con un gesto che conosce da sempre: è lo stesso con cui, anni prima, sistemava i colletti delle camicie per il primo giorno di scuola.
La figlia è seduta davanti allo specchio. Nel riflesso, la stanza sembra più grande, come se l'emozione avesse bisogno di spazio. La madre le sta alle spalle, le dita attente che scorrono tra i capelli, li raccolgono, li liberano di nuovo. Ogni spilla che entra è una parola non detta; ogni nodo sciolto, un ricordo che trova pace. Sul manichino, l'abito aspetta, silenzioso, come una seconda pelle che ha imparato il corpo senza ancora indossarlo.
«Respira» dice la madre, e non è un ordine ma un invito. La figlia sorride appena. Nel sorriso c'è l’infanzia che si affaccia e l'età adulta che risponde. La madre riconosce quel confine: l'ha attraversato anche lei, una volta, in una stanza simile, con una donna che le teneva le mani ferme mentre il cuore correva avanti.
Sul tavolo, il cuscino delle fedi brilla di piccoli punti di luce. La madre lo prende, lo solleva, lo rimette a posto, come per assicurarsi che sia reale. Le fedi le legherà il testimone, più tardi. Per ora, su quel bianco e morbido altare, può riposare la coroncina alla quale il velo sarà attaccato e un nastro, con tre ciondoli d'argento, il qualcosa di prestato che arriva dal cuore di una sorella minore.
La figlia si alza. La madre le sistema l'abito, tira piano, liscia le pieghe. Il pizzo racconta una storia antica, fatta di attese e di mani che cuciono. Nello specchio, per un attimo, le due figure si sovrappongono: la madre vede sé stessa giovane, la figlia vede ciò che diventerà.
Dalla stanza accanto arriva un suono lontano, come un pianoforte che prova un accordo. Il tempo si rimette in moto. La madre appoggia la fronte a quella della figlia. 
«Vai» sussurra. 
Non è un addio. È un passaggio. La luce, allora, sembra più chiara, e la stanza, finalmente, lascia andare il respiro.

§§§

RACCONTO TRE
IL MATRIMONIO DI TITINA

Oggi la zia Titina si sposa. Abbiamo dormito insieme, non volevo lasciarla sola nella sua ultima notte da nubile. In famiglia sono tutti euforici per questo matrimonio, ormai si erano arresi all'idea che Titina non se la prendesse nessuno, che sarebbe rimasta a casa, ora di uno ora dell’altro fratello, per l’eternità. E va bene che qualche soldo lo guadagnava a ricamare le lenzuola delle altre spose, ma rimaneva una presenza sempre più impegnativa per gente che non se la passava proprio bene. Quando l’altro Natale è venuto il Cecco a cercare moglie per un parente, emigrato in Australia, e ha chiesto se la Titina fosse disposta, tutti sono balzati dalle sedie lasciando il baccalà nel piatto, dicendo che sì, la loro Titina era più che disponibile. Solo lei è rimasta seduta, con gli occhi bassi.
«Forse la signorina non è d’accordo» aveva detto il Cecco.
«Sì, che vuole, diglielo Titina che vuoi» suggerivano tutti.
Lei era arrossita e alzandosi aveva sollevato la gamba con il piede inguainato da una vecchia scarpa ortopedica.
«Il mio futuro sposo sa di questo?»
«Certo, che lo sa. Ha detto che nessuno è perfetto.»
E così la zia Titina aveva acconsentito. Erano seguiti scambi di lettere, qualche ritratto e si era designata la data del matrimonio per procura. Un'unione insperata per la famiglia, e oltretutto si risparmiava sul pranzo, perché non sarebbe stato educato mangiare senza lo sposo.
 
Questa notte, il futuro marito ci guardava dal comodino dove la zia aveva appoggiato una sua fotografia.
«Proprio bello non è» le ho detto. «E quel riporto sulla fronte è ridicolo.»
La zia ha sospirato, persa in un mondo tutto suo.
«Ha scelto me, ha scelto proprio me, ti rendi conto?»
Me ne sono stata zitta, non le ho detto che quella richiesta di matrimonio era stata rifiutata da diverse donne. Ho fatto bene, perché da quando si è svegliata cinguetta come un cardellino innamorato e il suo andare da un angolo all'altro della casa, a controllare questo e quello, sembra seguire una melodia tutta sua, fuori tempo. Il sole di maggio intesse di luce le tende sottili, le trapassa e va a illuminarle l'incarnato roseo, mentre una cugina le sta arricciando la chioma con i ferri caldi. Le sue labbra hanno la pienezza delle rose del suo bouquet mentre sorride alla sua immagine riflessa. Lo stesso sorriso di quando ha provato l'abito cucito dalle sue dita gentili, quello che indosserà prima di sbarcare e che ora è ancora in posa sul manichino, ché in valigia si sgualcisce. Le porto il cuscinetto impreziosito dal tulle ricamato su cui ha posato il regalo dello sposo, una coroncina con gemme in zircone per ornare l'acconciatura.
«È ora di andare, zia. Ti aspettano in chiesa.»
Da seduta guarda dondolare la gamba più smilza, più corta. Calza la scarpa ben lucidata, quella che l'aiuta a tenere il passo tutti i giorni, e oggi quando attraverserà la navata gremita di parenti e curiosi sembrerà danzare.

§§§

 

RACCONTO QUATTRO

UN SAN VALENTINO DA RICORDARE


Appena arrivata Franchina, la Colf, Nora cercò nello specchio i suoi occhi per sincerarsi che non fossero arrossati; poi sistemandosi con le bianche mani i capelli disordinati, rimirò nello specchio uno sguardo compiacente al suo viso pallido e severo. Dopo questo le parve di sentirsi più tranquilla. 
Il riscaldamento aveva diffuso un piacevole tepore nelle stanze. Sul tavolo del salottino, accanto a un cuscino beige ricamato, era posata in bella vista un'armoniosa composizione floreale.
L'Endocrinologo Dottor Beretta, appena entrato si guardò intorno e posò il cappotto e i guanti su una sedia.
«Ti hanno fatto abbastanza la corte, oggi?» rivolto alla moglie, ancora alla console. Lei si alzò repentina e lo fissò con lo sguardo acceso. Si sedette davanti alla finestra, la luce del tramonto filtrava dal chiaro e ampio drappeggio a illuminare il delizioso vaso di fiori.
«È forse una scena? Hai intenzione di farmi dei rimproveri?»
«Ma no, dico soltanto che quell'Avvocato Bernardis è quasi sfacciato con te.»
«Caro, quando ho saputo che tu avevi un'amante non ti preoccupavi se c'era qualcuno a farmi la corte…»
«Nora, lo sai che non è vero, sono calunnie di persone maligne. La mia era solo passione e zelo professionale per una paziente con una patologia grave.»
«Una graziosa e dolce paziente di vent'anni; tu andavi a farle visita ogni giorno, fino a quando è miracolosamente guarita!»
«Le cure innovative e assidue hanno funzionato sul suo organismo non ancora compromesso. Nora, malgrado ciò che tu pensi, io non ti ho mai tradita.»
Nora cominciò con lo stizzirsi di essersi umiliata con quel Bernardis, uomo verso il quale non sentiva nessuna attrattiva, aveva accettato l'omaggio botanico per fare un dispetto a suo marito; ora invece quel tributo, per quanto gradito, non era sufficiente a calmare il suo stato d'animo.
E se Andrea dicesse il vero? Se fossero voci infondate, maldicenze, invidie per il nostro rapporto sereno?
Intanto si erano seduti, stanchi e nervosi, sul piccolo divano. Andrea prese fra le sue le bianchissime mani della moglie, come per riscaldarle.
Quel contatto diffondeva in loro ondate di desiderio, erano ancora entrambi giovani. Andrea le parlava teneramente e Nora, che poco prima era fremente di gelosia, ora con le carezze di quelle parole ritrovava il fuoco puro dentro il suo cuore. Avvicinò il suo viso al volto di Andrea fin dove le loro labbra si unirono.
Nora si alzò, afferrò senza delicatezza il vaso di fiori, regalo dell’Avvocato e disse con piglio sicuro alla Colf: «Franchina, per favore, porta via queste erbacce!»
Quindi, tenendo nascosta una piccola lacrima, prese per mano il marito.
«Andrea, usciamo stasera, comprami una rosa, una sola come facevi una volta.»

§§§
 
RACCONTO CINQUE

LA PROMESSA

Il grande giorno è arrivato. Ti osservo dalla porta socchiusa, riflessa nello specchio, nel pieno dei preparativi.
Il tuo volto, nonostante un velo di apprensione, è già radioso e bellissimo ancora prima dell'acconciatura e del trucco che, sono sicuro,  lo renderanno incantevole. 
Pur non scorgendolo da qui, so che, appeso all'anta dell'armadio, il romantico ed elegante vestito bianco non aspetta altro che ricoprire al meglio le tue esili membra. 
L'abito, i cosmetici, la pettinatura elaborata sono solo ornamenti aggiunti alla bellezza che risplende sul tuo volto, alla luce piena di aspettative che brilla nei tuoi occhi. 
Devo essere sincero e ammettere che, sì, sono geloso di quella speranza che rimbalza dal tuo sguardo allo specchio, dei sogni che stanno per avverarsi e dei quali, purtroppo, non sarò io il co-protagonista, ma la persona che hai scelto per condividere la tua vita da oggi in poi.
E che non si azzardi a farti soffrire un solo istante! Dovrà vedersela con me, in quel caso.
I preparativi stanno ormai terminando, trattieni il respiro per l'emozione mentre indossi l'abito, i tuoi occhi si riempiono di lacrime e, istintivamente, il tuo sguardo incrocia il mio, al di là della porta socchiusa.
So a cosa stai pensando, a quella sera in cui davanti al televisore, mi guardasti seria.
«Anche tu mi accompagnerai all'altare, un giorno. Vero, papà?»
Allora, emozionato, ti assicurai che l'avrei fatto, a patto che fossero passati molti anni prima di quel giorno.
E oggi sono qua, a onorare la mia promessa.
Ti osservo dal rettangolo incorniciato, tredici per diciotto centimetri su carta lucida, che ci ritrae insieme, sorridenti. Ringrazio tua madre per aver scelto questa foto e per averla posta sul pianoforte che, ormai, nessuno suona più, in direzione della tua camera.
Hai deciso che da domani la nuova collocazione di questa immagine sarà nella tua casa.
Ma ora sbrighiamoci, è vero che la sposa deve far attendere, senza esagerare, però…
Esci dalla camera e ti avvicini, il tuo bacio si posa sulla fotografia, sfiorando il mio volto.
Andiamo ora, bambina mia, lo sai che la mia anima non è in questa immagine, ma  nel profondo del tuo cuore, dove rimarrà per sempre.
E, come promesso, oggi attraverserò al tuo braccio la navata della chiesa per condurti verso la tua nuova vita.

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RACCONTO SEI
RISVEGLIO

Non ho dormito stanotte. Al di là del buio c'è una nuova alba che mi aspetta, pronta a cacciare le ombre. È l’alba dei cambiamenti e delle certezze.
Ed ecco farsi avanti il nuovo giorno.
Il battito del mio cuore, all'unisono con i rintocchi  delle ore nel campanile di fronte, segnalano lo scorrere del tempo. Sulla vecchia cassapanca della nonna, sopra un cuscino elegantemente  ricamato, ho deposto la coroncina, simbolo di spiritualità e forza interiore,  che oggi  adornerà la mia testa. In questa stanza lascio i miei sogni di giovane fanciulla per abbracciare il sommo bene. Poche ore, ormai, mi separano dal rito che mi unirà per sempre all'Eterno amore.
Porto la mano sul petto e in un intreccio di sentimenti profondi,  lentamente la dirigo sul cuore.
Sembra impazzito quell'organo vitale. Ascolto ogni singolo battito  e  accarezzo quei palpiti d'amore con dolcezza infinita, mentre giunge  la fantasia a riempire quella nuova promessa.
Poi...
Sento il risveglio farsi strada e portarmi via...
Chiudo gli occhi, giusto in tempo per udire quella voce mormorare: Ben arrivata Suor Maria.
Nessuno potrà mai proibire all'amore di raggiungere l'oasi del conforto. Lì, regna la pace. 

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RACCONTO SETTE
PRIMA DEL SÌ 

La luce del mattino filtrava dalla finestra con una delicatezza quasi irritante. Non aveva il diritto di essere così calma. Sua madre aveva già finito di sistemarle l'acconciatura. Lei era lì, in piedi davanti allo specchio, con il vestito appena indossato e le mani ferme lungo i fianchi, come se muoversi potesse far crollare qualcosa. Il tessuto bianco aderiva al corpo in modo preciso, studiato, eppure le sembrava estraneo. Si osservò senza sorridere. Quella donna riflessa aveva il suo volto, ma non la sua sicurezza.
Ripensò alle notti insonni e ai silenzi che a volte si erano infilati tra lei e il futuro sposo come lame sottili. Ai messaggi rimasti senza risposta, alle frasi dette a metà, alle discussioni finite senza un vero vincitore. Si chiese, non per la prima volta, se l'amore dovesse davvero fare così male a tratti. Se fosse normale sentire, proprio quel giorno, una paura così netta. Non la paura di perdere lui, ma quella di restare, scegliendo consapevolmente una persona imperfetta.
Osservò la tiara d'oro bianco poggiata sul prezioso cuscino, poi abbassò lo sguardo sulle proprie mani. Tremavano appena. Pensò a tutte le volte in cui lui non aveva capito, a quelle in cui aveva sbagliato tono, tempo, parole. E alle volte, altrettanto numerose, in cui era stata lei a ferire, a pretendere, a chiudersi.
Si avvicinò allo specchio, fino a distinguere ogni piccolo dettaglio del viso: una ruga leggera accanto agli occhi, il rossore sulle guance, la stanchezza che nessun trucco riusciva a cancellare del tutto. Non era l'immagine della sposa che aveva immaginato da ragazza. Era più vera. E forse per questo più difficile da accettare.
Si chiese se fosse quello il momento in cui si capisce davvero che le favole mentono, quando resti sola davanti a uno specchio. Pensò che avrebbe potuto andarsene. Poteva, nessuna porta era chiusa a chiave, nessun passo era ancora stato fatto.
Poi, senza sapere bene perché, sorrise appena. Le tornò in mente una sera d'estate, lui seduto vicino a lei, parlando di progetti per ore. Ripensò al modo in cui sapeva ascoltarla quando smetteva di difendersi. Nonostante tutto, tornavano sempre a scegliersi. Non perché fosse facile, ma perché era autentico.
Capì allora che non stava cercando la certezza: stava cercando il coraggio. L'amore che avevano non era perfetto, no. Era fatto di crepe, tentativi, aggiustamenti continui, ma era reale.
Inspirò profondamente e raddrizzò le spalle. Non per diventare qualcun'altra, ma per restare sé stessa. Guardò ancora una volta il riflesso e riconobbe quella donna: imperfetta, dubbiosa, pronta.
In quel momento seppe che, proprio così com'era, quell'amore era perfetto.

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RACCONTO OTTO
LO SPOSO AMERICANO

Non ho mai pensato che mia cugina Giulia fosse migliore di me, eravamo solo diverse: lei bella e atletica, io studiosa e impacciata, lei timida, io disinvolta. Siamo coetanee e siamo cresciute assieme.
Oggi si sposa, sono felice per lei.
Questa stanza profuma di fiori d'arancio. Sono curiosa di conoscere lo sposo.
Tempo fa mi ha telefonato per invitarmi alle nozze. Non la sentivo dal giorno in cui è scoppiata la bomba affettiva.
Durante la chiamata abbiamo parlato a lungo del problema, concludendo che ci siamo salvate la vita a vicenda.
Come simbolo della pace ritrovata le ho portato in dono una collana di perle.
Attraverso una porta la osservo mentre si pettina. È ancora bella come fosse adolescente, come quando mi confidò di essersi innamorata di Marco, uno studente che molte ragazze del liceo desideravano. Ma lui aveva scelto lei. Quando uscivamo in gruppo, però, notavo in lui sguardi e gesti rivolti a me. A Giulia non avevo mai confidato nulla, nemmeno quando decisi di incontrarlo da sola. Beh, alla fine lui mi piaceva e dedussi che quei segnali erano il principio del mio innamoramento. La nostra storia durò poco, il tempo per togliermi il capriccio. Nel contempo finì anche la loro storia e Marco mantenne il segreto, sparendo dal nostro giro.
«Adriana, portami il velo!»
La felicità di Giulia è contagiosa. Mi avvicino a lei e sorrido mentre le porgo il velo.
«Quanto sono felice, Adriana. Quando conoscerai Johnny capirai come sono fortunata. Merito tuo!»
Annuisco, ma il sorriso mi si incrina. Ritorno in salotto, conto i fiori del bouquet: dodici. Che coincidenza! Sono gli anni trascorsi da quel giorno.
Eravamo giovani, Giulia lavorava e aveva una relazione con Simone. Quando lo conobbi e iniziammo a uscire tutti insieme, non esitai a riferire a Giulia alcuni dubbi su di lui: sguardi, mani, cenni… Pensavo di aver fatto la cosa giusta, ma in realtà mi resi conto di essermi infatuata di lui. Lo frequentai, il nostro rapporto divenne davvero intenso, ma quando Giulia lo scoprì non volle più parlarmi.
Ma le cose non sempre seguono strade segnate.
Simone si rivelò possessivo e violento. Fu proprio Giulia a salvarmi quando le rivelai il mio disagio, ospitandomi in casa sua per alcuni giorni.
Giulia continuò a non parlarmi, portava rancore. Decise di partire per l'America, di sparire per sempre dalla mia vita, raccomandandomi di non chiamarla più.
In dodici anni ho avuto modo di riflettere sulle mie azioni senza trovare veri sensi di colpa. È solo che le cose dovevano andare così. Non credo di innamorarmi delle persone sbagliate, sono loro a scegliere me.
Oh, ecco, la sposa è pronta. Lo sposo è giù in strada che aspetta, io romperò il piatto pieno di riso, petali, monetine. Esco e respiro la primavera americana: è inebriante. 
Ecco lo sposo, è bellissimo in smoking grigio perla. Lo guardo, i suoi occhi magnetici sono fissi su di me. Non mi conosce, ma mi saluta sorridendo. È affascinante. 
Avrò modo di conoscerlo, ne sono sicura.

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Ora tocca a voi: leggere e votare!

 


Alla prossima
dalla vostra 
Stefania Convalle


mercoledì 4 febbraio 2026

Numero 489 - Conosciamo meglio Graziella Braghiroli, concorrente di 800 Metri di Parole - 4 Febbraio 2026


 

Oggi chiacchieriamo con Graziella Braghiroli, autrice e concorrente della sfida letterario più "in" in circolazione.

Ecco a voi questa bella intervista. 💗

La nostra conoscenza risale a tanti anni fa, cara Graziella, quando – su invito di Claudio Gurra, artista che stimo tantissimo – venni a Idro per fare una lezione "prova" del mio Laboratorio di Scrittura, in presenza (che bello!). Vuoi raccontare, ai lettori del Blog, di quel pomeriggio?

Come dimenticare quel pomeriggio che è stato l'inizio della bella avventura che sto vivendo tuttora? (parlo della scrittura, naturalmente). Ero parecchio intimidita quel giorno e non sapevo cosa aspettarmi. La lezione verteva sui cinque sensi e di ognuno di questi dovevamo dire le sensazioni che provavamo. Non era facile parlare davanti a persone che si conoscono, ma piano piano, ce l’abbiamo fatta tutti ed è stato molto coinvolgente. Alla fine della lezione, Stefania ci ha suggerito di mettere su carta quello che avevamo espresso a voce e di inviarle quello che avevamo scritto. Io l’ho fatto… Ed eccomi qua.
 
Il tuo percorso nella scrittura è un viaggio che ti ha vista crescere e diventare sempre più sicura e con un tuo preciso stile che è diventato riconoscibile. 
Cos'è stato per te questo viaggio?
Di sicuro un bellissimo viaggio, anche se non del tutto riposante. Vissuto, a volte, nell'incertezza di non arrivare a destinazione, per poi scoprire che ogni tappa raggiunta e superata porta arricchimento e soddisfazione. E di questo devo ringraziare la nostra autista, Stefania Convalle, che con guida sicura ci conduce su questa stupenda strada che è la scrittura.
 
Dopo diversi riconoscimenti ricevuti nel Premio Letterario "Dentro l’amore", nel 2025 hai finalmente pubblicato la tua opera d’esordio "Quando fiorivano le ginestre". 
Ci vuoi raccontare com'è nata questa raccolta e quale legame hai con i luoghi dove sono ambientati?
Questa raccolta è quasi il riassunto dei tanti racconti sulla Seconda  Guerra Mondiale e le sue conseguenze che sentivo dai miei genitori e i loro amici. Ero una bambina ma già mi colpiva il dramma di quelle vite spezzate e della paura di non sapere come andare avanti. Ho voluto trasformare questi loro ricordi in racconti per rendere omaggio a delle persone che, pur avendo perso tutto, non hanno mai perso la voglia di vivere. E comunque, mia mamma è nata in Istria, a Pola, e forse per questo motivo amo così tanto quei luoghi. Fin dalla prima volta, quando ci vado, mi sembra di tornare a casa.
 
La copertina presenta un'immagine suggestiva, e – possiamo dirlo – è un tuo dipinto. 
Qual è stata l'emozione nel vederlo sul tuo libro? 
E cosa ci racconti di quel dipinto?
Vedere quell'immagine sulla copertina è stato davvero molto emozionante. Le due bambine sono mia figlia e la sua amica Victoria. Sono state amiche per la pelle, cresciute insieme hanno condiviso tante cose. Ho dipinto il quadro quando Victoria, che è argentina, è tornata nel suo paese con la famiglia. E ancora oggi, provo una tenerezza infinita per quelle due bambine piene di speranze che avrei tanto voluto vedere camminare insieme.
 
La tua raccolta di racconti ha già suscitato curiosità e apprezzamento nei lettori. Gli argomenti che tratti non sono così affrontati, si parla poco dei fatti storici citati nel libro. 
Cosa provi di fronte alle parole dei tuoi lettori, a volte anche commosse?
Ne sono molto contenta e lusingata. Parecchi, soprattutto i più giovani, non sapevano nulla di quel periodo storico e mi hanno ringraziata per averglielo fatto scoprire, e con i tempi che corrono mi sembra proprio una bella cosa.
 
Cosa bolle in pentola per questo 2026? Progetti, altre opere alle quali stai lavorando, dove porterai “Quando fiorivano le ginestre” per parlarne a futuri lettori? Confessa tutto ;-)
Qualcosina in pentola c'è. Ho già  scritto  parecchi capitoli di un romanzo che vorrei terminare entro l'anno. Dico solo che si ritroveranno alcuni dei protagonisti dei racconti anche se l'ambientazione sarà diversa.
Per quanto riguarda "Dove fiorivano le ginestre" spero di riuscire a presentarlo a Idro e dintorni, ci sto lavorando.
 
Fino a questo momento, cosa ti ha dato la scrittura? Cosa rappresenta per te?
La scrittura mi ha dato tanto, molto di più di quanto mi sarei aspettata quando ho iniziato.
Ho scoperto che scrivere mi è quasi indispensabile, mi piace proprio inventare storie, personaggi, situazioni, dare un senso a quello che sto scrivendo. E visto che sto diventando anziana, viaggiare con la fantasia mi mantiene giovane.

Grazie, Graziella, per le tue risposte puntuali e sincere.

Voglio ricordare due bei momenti, quando sei stata premiata in due occasioni, durante le serate finali del Premio Letterario "Dentro l'amore".

2019

2024

Ma prima di salutarci...

Biografia di Graziella Braghiroli

Nata e cresciuta a Parigi, ora abita a Brescia da molti anni. Si definisce una nonna e pensionata felice. Per amore dei nipoti si è trasferita sul lago d'Idro dove passa la maggiore parte dell’anno. Ha molti hobby: cucinare, leggere e, naturalmente, scrivere.
Ha scoperto la scrittura qualche anno fa e frequenta il Laboratorio di Scrittura creativa di Stefania Convalle con soddisfazione.
Ha partecipato a opere, firmate da Edizioni Convalle, a scopo benefico, insieme ad altri autori.
"Quando fiorivano le ginestre" è la sua prima pubblicazione (Edizioni Convalle).


https://edizioniconvalle.com/product/40392853/quando-fiorivano-le-ginestre


Alla prossima
dalla vostra 
Stefania Convalle