Lo specchio macchiato dal tempo

Lo specchio macchiato dal tempo
nuovo romanzo ordinabile sul sito Edizioni Convalle e su Amazon

mercoledì 7 aprile 2021

Numero 371 - Che sia anche la notte - 7 Aprile 2021


 

Il romanzo di Lisa Luzzi, "Che sia anche la notte", è un'esperienza di lettura Macro e Micro.

Macro, perché la vicenda narrata se vista nel suo insieme restituisce al lettore - per me è stato così - una sensazione forte di solitudine umana, perché alla fine ognuno è sempre davanti a sé stesso.

Vì, l'uomo che dialoga con Alis, senza che si siano mai visti, con un atteggiamento che assomiglia a una manipolazione mentale, deve fare i conti con la sua solitudine a causa della personale pena da scontare. Prende a pugni la vita, alla deriva dentro un mare di arroganza.

Alis, donna dagli equilibri delicati, deve invece fronteggiare il personale vuoto esistenziale e diventa facile preda di un uomo che ci sa fare con le parole.

Aleggia il malessere dei due che diventa per lui uno sbattere continuamente contro le quattro pareti che lo costringono, come una falena chiusa in un barattolo di vetro. Per lei, una ricerca di un posto dove stare, un errare spostandosi tra città e città, alla ricerca della pace interiore.

Che però non arriva.

Nonostante la presenza al femminile di amiche che ascoltano sostengono, consigliano, dicono la loro, a volte con il solo risultato di confondere. Perché la verità è qualcosa che si trova da soli. A costo di rivoltare il proprio essere come un calzino, ma è l'unica strada. Scomoda? Sì. E Alison lo sa, perché percorre quella strada cosparsa di frammenti di vetro a piedi nudi.

Ma c'è anche coraggio in questa donna. Il coraggio di andare a vedere, come in una partita a poker. E come nel poker, a volte si vince, a volte si perde tutto. Ma si può sempre decidere di alzarsi dal tavolo e allontanarsi.

Un percorso interiore, quello di Alis, che si perde anche tra le vie di Trieste, città a me cara. Ho amato quelle parti del libro, perché mi sembrava di essere lì, su quel molo Audace, che per uno strano scherzo del destino è lo stesso molo dove si svolgono scene significative del mio romanzo appena terminato. Ma questo è un altro discorso.

Non voglio dire di più sulla storia, lasciando a voi lettori il piacere di scoprire se Alis riuscirà a trovare l'uscita nel labirinto dove si è perduta.

E allora passiamo al Micro.

Perché Micro? Perché questo romanzo se lo leggiamo dimenticandoci il filo da seguire, i nomi di memorizzare, la storia da fare propria nel suo evolversi, e guardiamo solo ed esclusivamente la scrittura, nascono diverse considerazioni.

Una su tutte è l'influenza della Poesia nella narrazione, specialmente nella prima parte. Si ha quasi l'impressione di leggere un Poemetto, forse per quell'andare a capo a ogni frase, quasi fosse un verso; forse per l'intensità di ogni frase/verso che diventa qualcosa da dover ricordare. Se aprissi a caso una pagina qualsiasi troverei un esempio di quanto sto dicendo.

"Non sono sola, ma a volte sento un profondo senso di solitudine e di estraneità da tutto.

Di lontananza profonda e incolmabile.

Una distanza impotente dalle cose.

Come se niente mi appartenesse.

Come se io non potessi appartenere a niente e nessuno.

Perché sono distante, da tutto e da tutti.

Un'isola sperduta in un pianeta sconosciuto.

Come se fossi stata abbandonata in un modo tanto violento e freddo da non riuscire a sentirmi mai protetta abbastanza.

Mai sicura di ciò che mi sta intorno.

Non amata.

Non voluta.

Come se il mondo intero mi fosse ostile, come se mi rifiutasse.

Soffro di quell'abbandono, primordiale, antico, irreparabile.

Di quel rifiuto, inguaribile perché ingiustificato, almeno ai miei occhi di bambina.

Perché ero troppo piccola per darmi una spiegazione.

E oggi è troppo tardi.

Quel vuoto non si potrà più riempire.

Come una malattia invisibile e incurabile."


Una poesia. Una poesia nel romanzo.

Un romanzo che è una Poesia, una Poesia che è un romanzo.

Macro e Micro.

Sicuramente un bel viaggio da fare insieme all'autrice Lisa Luzzi.


Alla prossima

dalla vostra

Stefania Convalle






mercoledì 17 marzo 2021

Numero 370 - Per la Rubrica "Parlo di me": Giovanna Agata Lucenti - 17 Marzo 2021


 

Non sono mai stata troppo brava a parlare di me stessa, ma ora è d’obbligo una piccola presentazione. Lo devo alla mia Editrice che ha creduto in me, lo devo a chi ha avuto la bontà di leggere le mie poesie e di apprezzarle, anche tanto, con mia grande soddisfazione, inutile dirlo.

D’altra parte perché si scrive?

Per trasmettere un po' della nostra anima, del nostro modo di essere e sentire quello che ci sta intorno, e se riusciamo a incantare chi ci legge, chi è più felice di noi?

Il guaio è che non ho capito subito “questa cosa” e tutto ciò che scrivevo, fin dall’adolescenza, restava custodito in un cassetto o peggio in un diario segreto, rigorosamente chiuso con una piccola chiavetta!

Sono nata e cresciuta nella mia adorata Catania, città dalle mille contraddizioni ma forse, per questo, unica per me.

Basti pensare che da piccola, quando mio padre fu trasferito a Messina dalle Ferrovie dello Stato dove lavorava, ogni qualvolta tornavo dai miei nonni a Catania, affacciata dal finestrino del treno, cominciavo a riconoscere il profumo della mia città, vedevo il mare, scorgevo l’Etna e già il mio cuore si sentiva a casa.

Ho insegnato nelle scuole elementari, sia pur per breve tempo ma è stata un’esperienza che mi ha gratificato e arricchito molto, come necessariamente succede quando si ha a che fare con il mondo dei bambini.

La poesia è stata sempre presente nella mia vita, è il mio rifugio quando voglio ritagliarmi un po' di tempo e, credetemi, non è che ne abbia tanto. Ho una splendida famiglia con quattro figli, quattro nipotini e una cagnolina e gli impegni non mancano certo, ma riesco ugualmente a scrivere e da quando faccio parte del laboratorio di scrittura di Stefania Convalle, ho scoperto che nella vita è proprio vero che volere è potere.



 
Ho ricevuto parecchi riconoscimenti con le mie poesie, ma quello più inaspettato è stato il primo posto nella sezione racconti del Premio Letterario “Dentro l’Amore”, lì ho avuto la netta percezione che potevo “osare” qualcosa di più e ho ritrovato gli stimoli giusti per andare avanti e credere un po’ di più in me stessa. In questo la vicinanza e gli apprezzamenti della mia coach Stefania e delle mie compagne di laboratorio sono stati fondamentali.



La mia prima silloge di poesie “Quando piccole storie si vestono di poesia” mi ha dato e continua a darmi tante soddisfazioni; quando qualche lettrice dice di emozionarsi leggendone qualcuna, provo una gioia immensa perché è per questo che si scrive. Io ricordo di ogni singola poesia, cosa l’ha fatta nascere e il momento preciso che l’ho scritta, sono per questo come delle mie creature e mi reputo una persona molto fortunata se riesco a trovare le parole giuste per esprimere la parte più vera di me.

Ah, dimenticavo, sono un Acquario e vivo costantemente nelle nuvole e guai a chi cerca di limitare la mia libertà! Buona vita a tutti.

Giovanna Agata Lucenti


E ora la parola all'editrice ;-)

La prima cosa che mi viene da dire è che Giovanna è la dolcezza in persona. 
Ci siamo conosciute tanti anni fa in un sito dove entrambe pubblicavamo poesie e racconti. Il feeling era già scattato, anche se di noi conoscevamo solo le parole e i pensieri: avevo già capito che era una persona capace e piena di buoni sentimenti.
Edizioni Convalle ci ha dato la possibilità di creare insieme qualcosa di bello e pubblicare la sua silloge poetica è stato per me un onore, perché il mondo ha bisogno di poesia, e la sua arriva al cuore, dritta dritta.


Il suo percorso nel laboratorio di scrittura che conduco è stato, per me, pieno di sorprese: Giovanna, oltre che essere una poetessa, ha una penna versatile, capace di emozionare con i suoi racconti, con un talento naturale che le ha fatto scrivere dei brani da professionista. 
Il suo primo premio per la sezione racconti, arrivato nel 2019 nel premio "Dentro l'amore", se per lei è stata una sorpresa, per me è stata una conferma. 
E so che presto mi presenterà il suo primo romanzo che saprà incantare tutti noi.
Volere è potere è il mio motto e come ha detto lei, nel laboratorio di scrittura è un mantra! Diciamo che faccio una testa così ;-) a coloro che mi seguono in quella bella e intensa esperienza dei laboratori, perché bisogna credere in se stessi, lavorare con tanta perseveranza, tenacia e umiltà, e i risultati arrivano. Come è successo a lei, e le auguro una brillante carriera perché se la merita, sia per le capacità, che per le sue qualità d'animo.
La Vita ci mette davvero, nel nostro cammino, spesso e volentieri persone con le quali nascono belle amicizie e belle collaborazioni, come nel caso nostro.
Quindi, cara Giovanna, non perdere altro tempo e vai avanti col romanzo perché siamo tutti in trepida attesa!



 Alla prossima

dalla vostra

 Stefania Convalle

 

 


 

 

 

 

sabato 13 marzo 2021

Numero 369 - Per la Rubrica "Parlo di me": Valeria Gatti - 13 Marzo 2021


 

Dico spesso che sono nata con un libro in mano perché quando mi guardo indietro, in accompagnamento alle varie fasi della vita, vedo parole, frasi, carta rilegata e copertine.

Tutto ebbe inizio da bambina, quando nella piccola biblioteca del paese presi in prestito dei libri gialli per l’infanzia. Le avventure, le domande, e quei viaggi fantastici erano lì, a mia disposizione e l’idea di condividere le letture con le amiche fu un ulteriore stimolo a continuare a leggere.

In adolescenza scoprii i gialli di Agatha Christie. E fu amore a prima vista. Ricordo ancora i lunghi pomeriggi estivi, all’ombra delle piante, e le indagini che avrei voluto non finissero mai.

Il tempo e la ricerca, negli anni adulti, hanno ampliato gli interessi e mi hanno permesso di diventare una lettrice onnivora, instancabile, dipendente.

I libri, dicevo…

Li infilo in borsa, li spolvero, ci nascondo dentro ritagli di giornali, appunti, foto… Sono dei contenitori preziosi di ricordi oltre che di emozioni.

Oltre i libri amo i silenzi, le domeniche di pioggia, il bosco e i suoi profumi, il lago e i suoi colori. Preferisco le salite che le discese e imparo più dai sacrifici che dai privilegi. Adoro il profumo del basilico, della terra umida, del bucato steso al sole. Mi piace la musica, quella con gli strumenti veri, adoro il canto, in ogni sua forma. Mi piace ascoltare chi ride perché in una risata c’è molto più che un semplice suono.

A chi ancora crede che io sia un’ottima cuoca dico: non è così. Sono un’autentica pasticciona, ma amo il cibo e credo che cucinare sia un atto di amore verso se stessi e gli altri. Penso anche che l’approccio col cibo sia terapeutico ed educativo, oltre che un modo per usare tutti i sensi e per imparare il rispetto e la cura di qualcosa di prezioso e mai scontato. Sbaglio spesso, qualche volta ci azzecco, non sono brava ad impiattare e mi piace mescolare i colori della tavola.

Penso che la cucina sia come la vita: nessun manuale, anche il più competo, potrà mai garantire il risultato finale perché ci sono fattori che non siamo in grado di controllare.

Valeria Gatti



E ora la parola all'editrice ;-)

Valeria è di poche parole, quindi dovrò pensarci io ;-)
Praticamente non ha detto niente di lei, come autrice! Almeno della parte letteraria e culinaria che la vede protagonista. 
Perché Valeria ha un blog: https://bood.food.blog/
Un Blog dove coniuga le sue passioni: libri e cibo.
E così ci siamo conosciute, ha recensito delle opere di Edizioni Convalle - tra l'altro, benissimo e in un modo molto originale - e, come si dice, una ciliegia tira l'altra ;-) parlando parlando di libri e cucina, mi ha detto di aver scritto una sorta di Diario nei tempi del primo lockdown, che però si fondeva con delle ricette. Insomma: mi ha incuriosito e ho voluto leggerlo. 
Ho sempre avuto in mente di pubblicare un libro di ricette con la mia casa editrice e quindi questa opera di Valeria ha visto la luce.
 

Valeria è una donna estremamente riservata, però è subito chiaro che è corretta e rispettosa. Anche per questo, oltre che per la sua esperienza di blogger che legge e recensisce,  le ho proposto di far parte della giuria della sesta edizione del Premio Letterario "Dentro l'amore", attualmente in corso.
Insomma, una collaborazione che spero porterà tanti bei frutti, perché si sa, insieme si cammina meglio!

Alla prossima
dalla vostra
 Stefania Convalle




mercoledì 10 marzo 2021

Numero 368 - Le spose della Luna - 10 Marzo 2021


 

Scrivo questa recensione col cuore in mano, la mente rivolta a Franzisca. Il primo personaggio che si ama, di questo splendido romanzo. Giovane donna che desidera solo realizzare il suo sogno d’amore, dall’animo forte e delicato che sorride davanti al pane.

Quando era pronto, il pane “cantava” per quanto era croccante; produceva note come facevano tutti in paese, gente di suoni più che di parole. Allora, con la carta ’e musica riposta in cesti di asfodelo, anche Franzisca si sentiva felice di creare la vita nelle fattezze di un cerchio bianco che sfama, che nutre, che consola.

Accusata ingiustamente da Mallena di essere un’assassina, scappa tra le montagne della sua Sardegna e diventa una bandita, insieme al suo amato Istivani.

Io ti perdono, bambinetta. Neppure tu sai quello che hai visto, quel giorno maledetto. Sai solo quello che ti hanno detto di vedere. Io lo so, invece, quello che ho visto. Troppo bene lo so. La verità ho detto e della verità la Giustizia non sa che farsene. Mi sembra di sentire i campanacci e le grida, in lontananza. E io sono la pecora bianca, quella nata per soccombere, quella contro cui hai puntato il dito, proferendo la frase: «Lei è stata.» Da quell’istante io non sono più stata donna, ma bandita. Ti perdono, Mallena, perché a tredici anni sei vittima pure tu, agnellino mio.

Inizia così “Le spose della Luna” di Emma Fenu.

Inizia così un romanzo dove Emma diventa la voce della Luna, sotto la quale si svolgono le tristi e dannate vite dei protagonisti. Una Luna che si colora di giallo zafferano, piena e luminosa; di rosso sangue e diventa falce, mentre silente assiste all’amore dei due giovani.

E la Luna, con indosso il lionzu color zafferano, le baciava tutte sulla bocca quelle spose bianche, senza un marito, stendendo su di esse un velo d’argento e perle.

Una Luna, femmina come le donne di questo romanzo: forti…

È un nuraghe, mia madre: non si sa se prega o combatte, se è ventre di litanie o di inni di guerra, se brucia incenso alla Madonna o impasta bacche per far abortire. Non lo sa nessuno. Lo sanno solo lei e Dio, e sono pure in troppi.


Così Franzisca descrive sua madre, Tzia Michela.

E quante donne,  portano dentro l’anima il bene e il male, come Tzia Jolza...

Sconto le pene che ho inflitto. Ma credetemi, spiriti e vivi: non avevo scelta. Il male mi cercava fin da fanciulla innocente, mi blandiva con promesse, mi seduceva mentre mi specchiavo, mi teneva sveglia la notte. Quando sollevavo lo sguardo, voi, donne del paese, mi avevate già condannata; ero la bambina dai grandi occhi di ossidiana, nata nel giorno nefasto indicato dalle antiche profezie. Solo “Mannai” scorgeva in me la purezza e il candore, ma non mancava di ammonirmi: «Hai il dono, fanne buon uso.»

Mannai… La bisnonna, la vecchia saggia, che benedice la cecità della vecchiaia per non vedere il male. La bisnonna che narra storie e lo fa perdendosi in atmosfere di magiche leggende e tradizioni.

Mannai… che lascia un buon ricordo alla nipote Jolza, un ricordo che fa intravedere nella strega predestinata uno spiraglio di buoni sentimenti.

Si sedette accanto alle gambe della morta che erano spostate da un lato, come a far posto a qualcuno, e sentì affiorare il ricordo di una susina di luglio che Mannai, ancora giovane, le offriva, dopo averla pulita sul grembiule. Ne assaporò la polpa dolce e succosa. Questo le aveva lasciato sua nonna in eredità: un buon sapore.

Quanti sapori, Emma Fenu, ci regala in questo romanzo. Quelli dei cibi poveri, quelli delle erbe magiche che combattono il malocchio o curano i malanni, quelli del sangue delle ferite del corpo e dell’anima, quelli dell’amore spezzato ma non piegato.

Risero appena, ricordando il giorno in cui si erano fidanzati e un candido uccello era stato unico testimone della loro promessa. E piansero, perché alla colomba non era spettato un velo da sposa, ma una camicia insanguinata da un rivolo che la tosse aveva fatto zampillare dalla bocca, per poi riposare all’altezza del cuore come un sinistro monile.

«Chiamala Annedda la tua primogenita.»

«La nostra» la corresse Istevani. Ma Franzisca già dormiva.

Una commovente storia d’amore. Ma il nodo in gola è lì, anche per le altre donne, giovani e vecchie, che con loro storie, il loro essere le spose della Luna, portano ognuna il proprio dolore, condito da rabbia e sete di vendetta in una terra di Sardegna dura e Madre allo stesso tempo.

Eppure Emma riuscirà a lasciare, sul futuro di queste donne – di alcune – una luce di speranza. La luce della Luna?

Un romanzo che dà voce alle donne, ma anche agli uomini capaci di amare, come Istevani.

Oggi ci lasci, 1911. Sei l’anno che mi doveva vedere sposa, a casa mia, padrona di ubbidire a mio marito facendogli credere di comandare. Istevani lo sa che sono intelligente e saggia, ma i pantaloni li vuole portare lui. A noi donne basta la gonna; le mille pieghe scure, che dalla vita scendono fino ad accarezzare le caviglie, serbano memorie, nascondono banditi ed eroi. Sono il rifugio dei maschi. Siamo come la montagna di notte, noi donne. Abbiamo sempre posto per un altro segreto, dentro: serriamo lo scialle sul cuore e nessuno saprà mai.

Leggendo questo romanzo ho sottolineato decine e decine di frasi. Non è stato facile scegliere quelle da proporvi e tante rimangono qui, tra i miei appunti.  La scrittura di Emma Fenu mi ha incantata: poetica, ricercata, raffinata. Potente.

Mi ha catturata e ipnotizzata, in una storia ispirata a una storia vera, quella di Paska Devaddis.

Lo ammetto: mi sono commossa.

E voglio aggiungere che un romanzo di questo spessore merita l’Olimpo.

Da scrittrice dico: vorrei averlo scritto io.

Da editrice dico: vorrei averlo pubblicato io.

Da blogger dico: leggetelo. Punto.


Alla prossima

dalla vostra

Stefania Convalle




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


martedì 23 febbraio 2021

Numero 367 - Parlo di me: Stefania Convalle - 23 Febbraio 2021


Questo "Parlo di me" è un po' diverso.

Fino ad ora avete letto quello che gli Autori di Edizioni Convalle hanno scritto per raccontarsi. Poi dicevo "la mia" in veste di loro editrice, raccontando la nostra storia, quel cammino fatto insieme.

Oggi, però, l'autrice sono io, e come dico sempre, prima di tutto sono una donna che scrive.

Proprio così, mi trovate nelle mie parole, in ogni mio romanzo, in ogni poesia. La parte più intima e segreta di me.

Che altro potrei dire?

Tutto e niente.

Nei miei occhi c'è ancora lo sguardo di quella bambina nella fotografia, in bianco e nero, perché quando ero piccola i colori non c'erano ancora nelle immagini ritratte, ma erano tutti nel cuore. Mancavano tante cose rispetto ad oggi, ma c'era più genuinità in ogni attimo.

Ecco, posso dire che la vita, che non è stata sempre buona con me - ma d'altronde ognuno porta il suo fardello - mi ha insegnato tante cose. Di sicuro, però, non mi ha incattivito l'anima. E di questo sono grata ai miei genitori che mi hanno insegnato l'amore verso il prossimo e mi hanno fatto diventare quella che sono.

Ho avuto un padre che ha sempre lavorato come un matto per dare tanto alla sua famiglia. Da lui ho imparato che bisogna osare nella vita, rimboccandosi sempre le maniche, e puntare in alto. Ho imparato anche il valore di un aiuto dato sottovoce. Non ho imparato, però, a dominare le emozioni: lui era bravo a controllare quello che aveva dentro, questo un po' gliel'ho sempre invidiato ;-)

Mia madre, al contrario, era un mare di emozioni, spesso in tempesta, perché aveva dentro di sé un universo talmente ricco e variegato che straripava in ondate di generosità nel donare l'amore che invadeva tutto di lei, ma anche in tsunami di lacrime di delusione, quando si sentiva tradita da un altro essere umano. Lei era una donna talmente elevata spiritualmente, anche se ancorata a terra, che a volte spaventava chi non era in grado di gestire una personalità come la sua. E allora, magari, aggredivano il suo carattere, perché non avevano capito chi avessero di fronte. Ma so che quando è morta, al suo funerale c'erano anche loro a piangere la sua assenza, perché avevano compreso chi avevano avuto di fronte. Lei ha lasciato talmente tante di quelle tracce d'amore, che se ne avverte ancora l'eco.

Questo ho imparato dai miei genitori.

Osare, mai arrendersi. L'arte di mia madre che quando suonava il piano toccava il cielo con un dito, come me quando scrivo. Il senso imprenditoriale di mio padre. E l'amore.

Il risultato sono io.

Donna.

Cancro ascendente Sagittario.

Mi richiudo nel mio guscio cancerino quando soffro, ma ho sempre pronta la valigia per nuove avventure, grazie al Sagittario. Il colpo di reni non mi abbandona mai.

Sono fortunata.

Sì, sono fortunata ad avere avuto tante possibilità nella vita. Ho potuto scegliere, ma avevo due strade: sedermi sulle certezze, oppure cercare di costruire qualcosa di mio.

Ho sempre scelto la seconda via.

Mi sono buttata nella mischia della vita. Posso dire di averla vissuta fino in fondo, questa vita. Ho amato, ho odiato, ho riso, ho pianto, mi sono arrabbiata, ci ho bevuto sopra ;-), mi sono commossa, mi sono emozionata, mi sono sentita scoraggiata, forte, debole, a volte vinta, a volte vincitrice, ho gridato, ho sussurrato. 

Ho vissuto.

Ho fatto tante cose giuste, ho fatto tante cose sbagliate. Gli errori sono stati i miei maestri migliori.

Non sono perfetta, ma d'altronde... chi lo è?

Però una cosa è certa: qualsiasi cosa abbia fatto, giusta o sbagliata, l'ho fatta col cuore. E sempre con lealtà.

Come creare una casa editrice.

Ma non voglio parlare di questo.

Voglio parlare della scrittura, che è diventata la mia vita. E qui posso dire che mi sono sudata tutto, ogni piccola cosa. Ogni risultato, ogni lettore che, poi, non mi ha più abbandonato. 

La scrittura mi ha salvato tante volte. Perché è lì che ho riposto tutto quello che mi si agitava nel cuore e nell'anima. Le mie inquietudini, la malinconia che mi cammina a fianco, la ricerca del senso della vita, di tutto ciò che sfugge a uno sguardo distratto. Ho trovato tutto lì, nelle storie inventate, nei personaggi che sono diventati i miei amici, i miei figli. Quelli che non ho avuto.

Purtroppo.

Ma si vede che il mio destino non era diventare mamma di un figlio mio.

Ma si può essere madri in tanti modi, lo dico sempre.

Che altro dire, se non che c'è ancora vita da vivere e anche se non si sa cosa accadrà domani, ci metterò tutta me stessa.

Stefania Convalle











venerdì 19 febbraio 2021

Numero 366 - Parlo di me: Daniela Nicoletti - 19 Febbraio 2021


 

Parlare di me è come spalancare due finestre su cieli e paesaggi differenti, scenari che hanno influenzato la mia vita e il mio mondo.

Prima finestra vista mare: sono cresciuta in una terra del Sud, baciata dal sole, dove ogni attimo vissuto è diventato bagaglio di conoscenza e richiamo dei ricordi. Lo sguardo s’incanta davanti a quel quadro in 3D nel quale mi abbandono e allargo le braccia per contenere l’immensa distesa blu del mare e del cielo. E mi rivedo, nell’abito bianco di cotone chiusa nei pensieri che solo l’acqua sa calmare, mentre lascio orme sulla sabbia che profumano di alghe e di semplicità. Io che parlo poco ma che osservo ciò che mi circonda, mentre prendo in mano una macchina fotografica, immagine latente del mio ieri. Io che mi ritrovo con la valigia alla stazione ferroviaria pronta per iniziare un viaggio, un’avventura, guardando occhi commossi prima di diventare pellegrina, senza più orizzonte, figlia di una terra che sa accogliere e aspettare.

Parto.

Seconda finestra: una montagna alta, troppo grande da abbracciare. E osservo l’altra me, appena arrivata nella nuova terra, immobile davanti alla roccia dura e rigida che solo il tempo potrà scalfire. Io che uso parole in italiano, senza dizione, pronte a smussare angoli e preconcetti tra la gente straniera, io che mi sento filo d’erba sotto le pendici.

Resto… non so per quanto.

In ogni caso, davanti a ciascuna finestra sono madre, moglie, donna. Donna che conosce il sacrificio, il dolore e che, con umiltà, ama e accarezza la vita, accettandone le sfide e le gioie. Sono forza e coraggio, gentilezza e lealtà e non ho paura di esternare le mie emozioni perché sono segni autentici della mia personalità. Tali sentimenti, muovendosi allo stato brado, sono quelli che caratterizzano il mio presente e la mia scrittura.

La scrittura già… la mia passione – quella sconosciuta – nata all’improvviso in una primavera di lacrime e silenzi che rappresenta lo spazio nel quale mi rifugio, raggomitolandomi con un’unica interlocutrice, la mia anima.

Durante quel momento intimo e personale, le parole e le lettere, andando avanti e indietro, lasciano una traccia sui fogli bianchi diventando macchie d’inchiostro pulsanti e vive. È in quell’istante che mi ritrovo a indossare i panni di una musicista e compongo la mia musica. Sì, perché la scrittura è la musica dell’anima, la fa vibrare, la eleva fino a farle raggiungere l’ispirazione. E io vivo quando scrivo, piango, rido, lasciando che ogni pensiero diventi poesia e storie da raccontare.

Ecco questa sono io. Semplicemente me.

Ringrazio la mia editrice Stefania Convalle per avermi invogliata a seguire i suoi laboratori di scrittura nei quali ho lasciato dar sfogo alle parole e per aver pubblicato il mio romanzo d’esordio “The letters”. Grazie.

Daniela Nicoletti



E ora la parola all'editrice ;-)

Sarà una storia lunga: sedetevi comodi. :-D
A volte penso che questo percorso in mezzo alle parole mi abbia regalato incontri con persone speciali e Daniela è una di loro.
Aveva partecipato alla terza edizione del premio letterario "Dentro l'amore", vincendo per la sezione poesie, con "Dal buco della serratura". Vittoria meritatissima.


Eccola al momento della premiazione :-)


E qui a serata conclusa, il feeling era già scattato :-)

Da  quella sera abbiamo approfondito la nostra conoscenza e Daniela ha deciso di intraprendere un percorso nei miei laboratori per entrare nel mondo della prosa. Mi è stato subito chiaro che lei fosse una romanziera nata, ma la cosa difficile è stata convincerla di questo! :-D Anzi, era entrata pure in un conflitto personale perché scrivendo prosa le sembrava di tradire la Poesia, suo primo e unico amore. Ma alla fine ce l'ho fatta a farle capire che la Poesia non si sarebbe offesa ;-) anzi, sarebbe stata felice di entrare in qualche modo nella Prosa di Daniela. Infatti, Daniela ha una prosa poetica, ma nel giusto modo, senza che la Prosa ne venga schiacciata.
E così ha cominciato a scrivere racconti e racconti che sembravano tutti primi capitoli di romanzi potenziali, perché la sua prosa ha proprio il respiro del romanzo. 
Nel frattempo si è portata a casa ancora il primo posto, sempre nella sezione poesia, nella quarta edizione del Premio Letterario "Dentro l'amore", con "La sigaretta se la fuma il vento".


Nella foto, la premiazione, in compagnia dell'Assessore alla Cultura di Monza.

Mi piace ricordare la vittoria di questa poesia perché ricordo bene il momento in cui è nata. 
Era Giugno 2018 e avevo deciso di andare in vacanza a Catanzaro Lido, dove abitava Daniela. Mi faceva piacere poter stare un po' con lei che, per l'occasione, mi aveva organizzato una presentazione.
A parte che ha quasi sempre piovuto -  :-O incredibile! A giugno, in Calabria! - conservo tanti bei ricordi di quella vacanza. Uno tra questi è la prima sera che ci siamo viste per un aperitivo e mentre mi Daniela mi faceva compagnia fuori dal locale per la solita sigaretta, mi ha detto, osservando che c'era un vento bello forte: "Stefania, fuma, perché altrimenti la sigaretta se la fuma il vento..."
Inutile dire che sono rimasta colpita da quel parlare poetico e le ho detto che non doveva dimenticare questa bella frase (io la vedevo come titolo di un romanzo, ma lei ci ha creato una poesia!) Quanti bei ricordi, quella vacanza!


Qui sopra, durante la presentazione organizzata dall'Associazione Kalabrian h2o, dove ho conosciuto persone stupende, tutte ancora nel mio cuore, come Nicoletta Mandaradoni, con noi nella foto.


Come dimenticare le nostre risate, mentre Daniela ci portava a spasso a conoscere la sua Calabria. Qui sopra eravamo a Soverato (E pioveva :-D).


Qui eravamo preda del vento :-O


E come dimenticare quella bella cena con tutti i miei nuovi amici di Catanzaro Lido! 

Ho divagato, me ne rendo conto, ma ci tenevo a farvi capire che quando si ha fortuna di condividere una passione, come quella della scrittura, con persone che poi diventano amiche sincere, beh, la vita merita davvero di essere vissuta.

Ma torniamo a Daniela Poetessa e Autrice.
Dopo aver sbancato con due vittorie il Premio Letterario, le ho detto: "Senti, a questo punto devi fare la giurata!" 
E così è stato, è stata al mio fianco come giurata per la sezione sillogi poetiche inedite nella quinta edizione del Premio.
Ha svolto il suo ruolo in maniera eccezionale, lasciatemelo dire, con grande senso di responsabilità e grande professionalità. Lei, avendo concorso a numerosi premi e avendo vinto svariate volte (oltre al premio Dentro L'amore), sapeva bene quanto cuore mettono i concorrenti e con una grande sensibilità ha svolto il suo compito.
E poi, dulcis in fundo, è sbocciata come romanziera in via ufficiale, col suo primo romanzo "The Letters", un'opera che ha riscosso un bel successo di pubblico, nonostante sia uscita in un momento difficile come quello della Pandemia. Ma avremo tempo per portare avanti questo bel romanzo ancora ancora e ancora.

Mi sono un po' allungata, me ne rendo conto ;-) ma volevo raccontarvi questa bella storia, una storia di passione per la scrittura e di amicizia.



Alla prossima
dalla vostra 
Stefania Convalle





 

giovedì 11 febbraio 2021

Numero 365 - Parlo di me: Fioralba Focardi - 11 Febbraio 2021


Parlare di me: devo dire che  non mi è facile, però ci provo.

Ho la fortuna di essere nata sulle rive dell’Arno, lungo le sue rive ho respirato l’arte in tutto il suo splendore.

La storia di Firenze, la mia Firenze, l’ho studiata ed era come se la conoscessi già. Mio babbo ci portava spesso ai musei nelle domeniche d’estate. Ai miei devo tanto, soprattutto mi hanno insegnato l’amore per la lettura; non c’era compleanno Natale ed Epifania senza ricevere libri. Non ho un  autore preferito, tutti riescono a lasciare qualcosa dentro di me.

La poesia mia, grande passione, mi ha sempre cercata, direi che mi dava sgomitate per uscire allo scoperto; e invece, dopo i primi anni adolescenziali, l’ho rilegata nelle segrete celle della mente. Ma un giorno ha deciso di uscire, vigliaccamente mi ha travolta, scardinando quella cella in cui l’avevo resa prigioniera. Scrivere poesie è un istinto: a volte lo credo, altre volte mi chiedo perché mi senta di mettere su carta ciò che provo. Capita che la mattina quando sono in doccia declami pensieri e li ripeta più volte cercando di imprimerli nella mente, per poi metterli nero su bianco, ma quasi sempre non li ritrovo, presa da altre parole. Ecco questa è la poesia per me, impertinente e maliziosa arriva sempre nell’esatto momento in cui non sei preparata, e penso sempre che quella che mi è sfuggita sia la poesia più bella. Dalla poesia ho ricevuto forza, mi piace leggerla, declamarla ma non impararla a memoria, perché ogni volta che la leggo trovo una sfumatura, una pausa diversa, ecco che allora ogni volta mi dona un’emozione diversa. Amo la musica, senza non avrei stimoli di concentrazione, anche quando studiavo l’ascoltavo. Oltre a scrivere pensieri, mi diletto nei romanzi ma lì, a differenza della poesia, sono lenta, non perché debba trovare l’ispirazione, ma dato che quasi sempre parto da fatti vissuti che poi si trasformano in parole, devo trovare ogni dettaglio, ogni informazione precisa. Il mio secondo romanzo, per esempio, è ambientato nel secolo scorso, fino ad arrivare ai giorni odierni attraversando varie fasi, che ovviamente devo analizzare nei minimi dettagli. Tutta colpa della mia professoressa Giovanna! 

Devo dire grazie a Stefania Convalle, che ho conosciuto di persona nel 2019 a Roma, e che mi ha spronata a creare la mia terza silloge "Un Soffio Sul Cuore". Credo che nell’ambito dell’editoria ci sia bisogno di donne coraggiose che investono anche sulla poesia, soprattutto nei poeti sconosciuti. E lei lo è.   

Fioralba Focardi


E ora la parola all'editrice ;-)

Ho conosciuto Fioralba durante la Fiera "Più Libri Più Liberi", eravamo a Roma ed era Dicembre 2019. L'ultimo evento pubblico di Edizioni Convalle, la pandemia era vicina, purtroppo. Ma ancora non lo sapevamo. Se ripenso a quei giorni in Fiera, mi sembra persino un'altra vita! 
Ma torniamo a noi, a Fioralba.
Ero al mio stand quando si è avvicinata una donna muy fascinosa, avvolta nel suo cappotto. Non ricordo esattamente le prime parole,  considerate che per cinque giorni ho visto un sacco di gente e conosciuto centinaia di persone, tra le quali ce n'erano alcune che poi sono entrate nella mia vita, nel mondo di Edizioni Convalle!
Fioralba è una di loro.
La sua parlata toscana mi ha attratta fin da subito, essendo io per metà, geneticamente parlando ;-) - di quella terra. Ci siamo messe a chiacchierare, e quello che mi aveva colpito tanto di lei era l'entusiasmo che metteva parlando di scrittura, quella luce vivace e sognatrice (ma concreta) che vedevo nei suoi occhi e la sua dolcezza, una dolcezza, però, piena di carattere.
Le ho parlato del Premio Letterario "Dentro l'amore" - era in corso la quinta edizione - e alla fine si è decisa a partecipare con la sua silloge poetica "Un soffio sul cuore" che - udite udite - si è classificata al secondo posto ed è stata da me pubblicata.


Una silloge meravigliosa.

Sono contenta che Fioralba sia entrata nella squadra di Edizioni Convalle, in primis perché è un'artista, e io amo circondarmi di artisti. E poi per la persona che è, parla e si pone in punta di piedi, ma dentro ha una grinta che spacca il mondo! E poi, cosa che non guasta, è molto simpatica col suo umorismo toscano!
Tra l'altro colgo l'occasione di questo numero del Blog per ringraziarla pubblicamente per aver letto e recensito alcune mie opere, spendendo parole bellissime. E poi per avermi fatto una intervista pubblicata nel suo blog 
https://leggendoscrivendochemalesifa.wordpress.com/ 
che vi invito a visitare perché colmo di belle cose... Come lei.



Alla prossima
dalla vostra
Stefania Convalle