Lo specchio macchiato dal tempo

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martedì 23 febbraio 2021

Numero 367 - Parlo di me: Stefania Convalle - 23 Febbraio 2021


Questo "Parlo di me" è un po' diverso.

Fino ad ora avete letto quello che gli Autori di Edizioni Convalle hanno scritto per raccontarsi. Poi dicevo "la mia" in veste di loro editrice, raccontando la nostra storia, quel cammino fatto insieme.

Oggi, però, l'autrice sono io, e come dico sempre, prima di tutto sono una donna che scrive.

Proprio così, mi trovate nelle mie parole, in ogni mio romanzo, in ogni poesia. La parte più intima e segreta di me.

Che altro potrei dire?

Tutto e niente.

Nei miei occhi c'è ancora lo sguardo di quella bambina nella fotografia, in bianco e nero, perché quando ero piccola i colori non c'erano ancora nelle immagini ritratte, ma erano tutti nel cuore. Mancavano tante cose rispetto ad oggi, ma c'era più genuinità in ogni attimo.

Ecco, posso dire che la vita, che non è stata sempre buona con me - ma d'altronde ognuno porta il suo fardello - mi ha insegnato tante cose. Di sicuro, però, non mi ha incattivito l'anima. E di questo sono grata ai miei genitori che mi hanno insegnato l'amore verso il prossimo e mi hanno fatto diventare quella che sono.

Ho avuto un padre che ha sempre lavorato come un matto per dare tanto alla sua famiglia. Da lui ho imparato che bisogna osare nella vita, rimboccandosi sempre le maniche, e puntare in alto. Ho imparato anche il valore di un aiuto dato sottovoce. Non ho imparato, però, a dominare le emozioni: lui era bravo a controllare quello che aveva dentro, questo un po' gliel'ho sempre invidiato ;-)

Mia madre, al contrario, era un mare di emozioni, spesso in tempesta, perché aveva dentro di sé un universo talmente ricco e variegato che straripava in ondate di generosità nel donare l'amore che invadeva tutto di lei, ma anche in tsunami di lacrime di delusione, quando si sentiva tradita da un altro essere umano. Lei era una donna talmente elevata spiritualmente, anche se ancorata a terra, che a volte spaventava chi non era in grado di gestire una personalità come la sua. E allora, magari, aggredivano il suo carattere, perché non avevano capito chi avessero di fronte. Ma so che quando è morta, al suo funerale c'erano anche loro a piangere la sua assenza, perché avevano compreso chi avevano avuto di fronte. Lei ha lasciato talmente tante di quelle tracce d'amore, che se ne avverte ancora l'eco.

Questo ho imparato dai miei genitori.

Osare, mai arrendersi. L'arte di mia madre che quando suonava il piano toccava il cielo con un dito, come me quando scrivo. Il senso imprenditoriale di mio padre. E l'amore.

Il risultato sono io.

Donna.

Cancro ascendente Sagittario.

Mi richiudo nel mio guscio cancerino quando soffro, ma ho sempre pronta la valigia per nuove avventure, grazie al Sagittario. Il colpo di reni non mi abbandona mai.

Sono fortunata.

Sì, sono fortunata ad avere avuto tante possibilità nella vita. Ho potuto scegliere, ma avevo due strade: sedermi sulle certezze, oppure cercare di costruire qualcosa di mio.

Ho sempre scelto la seconda via.

Mi sono buttata nella mischia della vita. Posso dire di averla vissuta fino in fondo, questa vita. Ho amato, ho odiato, ho riso, ho pianto, mi sono arrabbiata, ci ho bevuto sopra ;-), mi sono commossa, mi sono emozionata, mi sono sentita scoraggiata, forte, debole, a volte vinta, a volte vincitrice, ho gridato, ho sussurrato. 

Ho vissuto.

Ho fatto tante cose giuste, ho fatto tante cose sbagliate. Gli errori sono stati i miei maestri migliori.

Non sono perfetta, ma d'altronde... chi lo è?

Però una cosa è certa: qualsiasi cosa abbia fatto, giusta o sbagliata, l'ho fatta col cuore. E sempre con lealtà.

Come creare una casa editrice.

Ma non voglio parlare di questo.

Voglio parlare della scrittura, che è diventata la mia vita. E qui posso dire che mi sono sudata tutto, ogni piccola cosa. Ogni risultato, ogni lettore che, poi, non mi ha più abbandonato. 

La scrittura mi ha salvato tante volte. Perché è lì che ho riposto tutto quello che mi si agitava nel cuore e nell'anima. Le mie inquietudini, la malinconia che mi cammina a fianco, la ricerca del senso della vita, di tutto ciò che sfugge a uno sguardo distratto. Ho trovato tutto lì, nelle storie inventate, nei personaggi che sono diventati i miei amici, i miei figli. Quelli che non ho avuto.

Purtroppo.

Ma si vede che il mio destino non era diventare mamma di un figlio mio.

Ma si può essere madri in tanti modi, lo dico sempre.

Che altro dire, se non che c'è ancora vita da vivere e anche se non si sa cosa accadrà domani, ci metterò tutta me stessa.

Stefania Convalle











venerdì 19 febbraio 2021

Numero 366 - Parlo di me: Daniela Nicoletti - 19 Febbraio 2021


 

Parlare di me è come spalancare due finestre su cieli e paesaggi differenti, scenari che hanno influenzato la mia vita e il mio mondo.

Prima finestra vista mare: sono cresciuta in una terra del Sud, baciata dal sole, dove ogni attimo vissuto è diventato bagaglio di conoscenza e richiamo dei ricordi. Lo sguardo s’incanta davanti a quel quadro in 3D nel quale mi abbandono e allargo le braccia per contenere l’immensa distesa blu del mare e del cielo. E mi rivedo, nell’abito bianco di cotone chiusa nei pensieri che solo l’acqua sa calmare, mentre lascio orme sulla sabbia che profumano di alghe e di semplicità. Io che parlo poco ma che osservo ciò che mi circonda, mentre prendo in mano una macchina fotografica, immagine latente del mio ieri. Io che mi ritrovo con la valigia alla stazione ferroviaria pronta per iniziare un viaggio, un’avventura, guardando occhi commossi prima di diventare pellegrina, senza più orizzonte, figlia di una terra che sa accogliere e aspettare.

Parto.

Seconda finestra: una montagna alta, troppo grande da abbracciare. E osservo l’altra me, appena arrivata nella nuova terra, immobile davanti alla roccia dura e rigida che solo il tempo potrà scalfire. Io che uso parole in italiano, senza dizione, pronte a smussare angoli e preconcetti tra la gente straniera, io che mi sento filo d’erba sotto le pendici.

Resto… non so per quanto.

In ogni caso, davanti a ciascuna finestra sono madre, moglie, donna. Donna che conosce il sacrificio, il dolore e che, con umiltà, ama e accarezza la vita, accettandone le sfide e le gioie. Sono forza e coraggio, gentilezza e lealtà e non ho paura di esternare le mie emozioni perché sono segni autentici della mia personalità. Tali sentimenti, muovendosi allo stato brado, sono quelli che caratterizzano il mio presente e la mia scrittura.

La scrittura già… la mia passione – quella sconosciuta – nata all’improvviso in una primavera di lacrime e silenzi che rappresenta lo spazio nel quale mi rifugio, raggomitolandomi con un’unica interlocutrice, la mia anima.

Durante quel momento intimo e personale, le parole e le lettere, andando avanti e indietro, lasciano una traccia sui fogli bianchi diventando macchie d’inchiostro pulsanti e vive. È in quell’istante che mi ritrovo a indossare i panni di una musicista e compongo la mia musica. Sì, perché la scrittura è la musica dell’anima, la fa vibrare, la eleva fino a farle raggiungere l’ispirazione. E io vivo quando scrivo, piango, rido, lasciando che ogni pensiero diventi poesia e storie da raccontare.

Ecco questa sono io. Semplicemente me.

Ringrazio la mia editrice Stefania Convalle per avermi invogliata a seguire i suoi laboratori di scrittura nei quali ho lasciato dar sfogo alle parole e per aver pubblicato il mio romanzo d’esordio “The letters”. Grazie.

Daniela Nicoletti



E ora la parola all'editrice ;-)

Sarà una storia lunga: sedetevi comodi. :-D
A volte penso che questo percorso in mezzo alle parole mi abbia regalato incontri con persone speciali e Daniela è una di loro.
Aveva partecipato alla terza edizione del premio letterario "Dentro l'amore", vincendo per la sezione poesie, con "Dal buco della serratura". Vittoria meritatissima.


Eccola al momento della premiazione :-)


E qui a serata conclusa, il feeling era già scattato :-)

Da  quella sera abbiamo approfondito la nostra conoscenza e Daniela ha deciso di intraprendere un percorso nei miei laboratori per entrare nel mondo della prosa. Mi è stato subito chiaro che lei fosse una romanziera nata, ma la cosa difficile è stata convincerla di questo! :-D Anzi, era entrata pure in un conflitto personale perché scrivendo prosa le sembrava di tradire la Poesia, suo primo e unico amore. Ma alla fine ce l'ho fatta a farle capire che la Poesia non si sarebbe offesa ;-) anzi, sarebbe stata felice di entrare in qualche modo nella Prosa di Daniela. Infatti, Daniela ha una prosa poetica, ma nel giusto modo, senza che la Prosa ne venga schiacciata.
E così ha cominciato a scrivere racconti e racconti che sembravano tutti primi capitoli di romanzi potenziali, perché la sua prosa ha proprio il respiro del romanzo. 
Nel frattempo si è portata a casa ancora il primo posto, sempre nella sezione poesia, nella quarta edizione del Premio Letterario "Dentro l'amore", con "La sigaretta se la fuma il vento".


Nella foto, la premiazione, in compagnia dell'Assessore alla Cultura di Monza.

Mi piace ricordare la vittoria di questa poesia perché ricordo bene il momento in cui è nata. 
Era Giugno 2018 e avevo deciso di andare in vacanza a Catanzaro Lido, dove abitava Daniela. Mi faceva piacere poter stare un po' con lei che, per l'occasione, mi aveva organizzato una presentazione.
A parte che ha quasi sempre piovuto -  :-O incredibile! A giugno, in Calabria! - conservo tanti bei ricordi di quella vacanza. Uno tra questi è la prima sera che ci siamo viste per un aperitivo e mentre mi Daniela mi faceva compagnia fuori dal locale per la solita sigaretta, mi ha detto, osservando che c'era un vento bello forte: "Stefania, fuma, perché altrimenti la sigaretta se la fuma il vento..."
Inutile dire che sono rimasta colpita da quel parlare poetico e le ho detto che non doveva dimenticare questa bella frase (io la vedevo come titolo di un romanzo, ma lei ci ha creato una poesia!) Quanti bei ricordi, quella vacanza!


Qui sopra, durante la presentazione organizzata dall'Associazione Kalabrian h2o, dove ho conosciuto persone stupende, tutte ancora nel mio cuore, come Nicoletta Mandaradoni, con noi nella foto.


Come dimenticare le nostre risate, mentre Daniela ci portava a spasso a conoscere la sua Calabria. Qui sopra eravamo a Soverato (E pioveva :-D).


Qui eravamo preda del vento :-O


E come dimenticare quella bella cena con tutti i miei nuovi amici di Catanzaro Lido! 

Ho divagato, me ne rendo conto, ma ci tenevo a farvi capire che quando si ha fortuna di condividere una passione, come quella della scrittura, con persone che poi diventano amiche sincere, beh, la vita merita davvero di essere vissuta.

Ma torniamo a Daniela Poetessa e Autrice.
Dopo aver sbancato con due vittorie il Premio Letterario, le ho detto: "Senti, a questo punto devi fare la giurata!" 
E così è stato, è stata al mio fianco come giurata per la sezione sillogi poetiche inedite nella quinta edizione del Premio.
Ha svolto il suo ruolo in maniera eccezionale, lasciatemelo dire, con grande senso di responsabilità e grande professionalità. Lei, avendo concorso a numerosi premi e avendo vinto svariate volte (oltre al premio Dentro L'amore), sapeva bene quanto cuore mettono i concorrenti e con una grande sensibilità ha svolto il suo compito.
E poi, dulcis in fundo, è sbocciata come romanziera in via ufficiale, col suo primo romanzo "The Letters", un'opera che ha riscosso un bel successo di pubblico, nonostante sia uscita in un momento difficile come quello della Pandemia. Ma avremo tempo per portare avanti questo bel romanzo ancora ancora e ancora.

Mi sono un po' allungata, me ne rendo conto ;-) ma volevo raccontarvi questa bella storia, una storia di passione per la scrittura e di amicizia.



Alla prossima
dalla vostra 
Stefania Convalle





 

giovedì 11 febbraio 2021

Numero 365 - Parlo di me: Fioralba Focardi - 11 Febbraio 2021


Parlare di me: devo dire che  non mi è facile, però ci provo.

Ho la fortuna di essere nata sulle rive dell’Arno, lungo le sue rive ho respirato l’arte in tutto il suo splendore.

La storia di Firenze, la mia Firenze, l’ho studiata ed era come se la conoscessi già. Mio babbo ci portava spesso ai musei nelle domeniche d’estate. Ai miei devo tanto, soprattutto mi hanno insegnato l’amore per la lettura; non c’era compleanno Natale ed Epifania senza ricevere libri. Non ho un  autore preferito, tutti riescono a lasciare qualcosa dentro di me.

La poesia mia, grande passione, mi ha sempre cercata, direi che mi dava sgomitate per uscire allo scoperto; e invece, dopo i primi anni adolescenziali, l’ho rilegata nelle segrete celle della mente. Ma un giorno ha deciso di uscire, vigliaccamente mi ha travolta, scardinando quella cella in cui l’avevo resa prigioniera. Scrivere poesie è un istinto: a volte lo credo, altre volte mi chiedo perché mi senta di mettere su carta ciò che provo. Capita che la mattina quando sono in doccia declami pensieri e li ripeta più volte cercando di imprimerli nella mente, per poi metterli nero su bianco, ma quasi sempre non li ritrovo, presa da altre parole. Ecco questa è la poesia per me, impertinente e maliziosa arriva sempre nell’esatto momento in cui non sei preparata, e penso sempre che quella che mi è sfuggita sia la poesia più bella. Dalla poesia ho ricevuto forza, mi piace leggerla, declamarla ma non impararla a memoria, perché ogni volta che la leggo trovo una sfumatura, una pausa diversa, ecco che allora ogni volta mi dona un’emozione diversa. Amo la musica, senza non avrei stimoli di concentrazione, anche quando studiavo l’ascoltavo. Oltre a scrivere pensieri, mi diletto nei romanzi ma lì, a differenza della poesia, sono lenta, non perché debba trovare l’ispirazione, ma dato che quasi sempre parto da fatti vissuti che poi si trasformano in parole, devo trovare ogni dettaglio, ogni informazione precisa. Il mio secondo romanzo, per esempio, è ambientato nel secolo scorso, fino ad arrivare ai giorni odierni attraversando varie fasi, che ovviamente devo analizzare nei minimi dettagli. Tutta colpa della mia professoressa Giovanna! 

Devo dire grazie a Stefania Convalle, che ho conosciuto di persona nel 2019 a Roma, e che mi ha spronata a creare la mia terza silloge "Un Soffio Sul Cuore". Credo che nell’ambito dell’editoria ci sia bisogno di donne coraggiose che investono anche sulla poesia, soprattutto nei poeti sconosciuti. E lei lo è.   

Fioralba Focardi


E ora la parola all'editrice ;-)

Ho conosciuto Fioralba durante la Fiera "Più Libri Più Liberi", eravamo a Roma ed era Dicembre 2019. L'ultimo evento pubblico di Edizioni Convalle, la pandemia era vicina, purtroppo. Ma ancora non lo sapevamo. Se ripenso a quei giorni in Fiera, mi sembra persino un'altra vita! 
Ma torniamo a noi, a Fioralba.
Ero al mio stand quando si è avvicinata una donna muy fascinosa, avvolta nel suo cappotto. Non ricordo esattamente le prime parole,  considerate che per cinque giorni ho visto un sacco di gente e conosciuto centinaia di persone, tra le quali ce n'erano alcune che poi sono entrate nella mia vita, nel mondo di Edizioni Convalle!
Fioralba è una di loro.
La sua parlata toscana mi ha attratta fin da subito, essendo io per metà, geneticamente parlando ;-) - di quella terra. Ci siamo messe a chiacchierare, e quello che mi aveva colpito tanto di lei era l'entusiasmo che metteva parlando di scrittura, quella luce vivace e sognatrice (ma concreta) che vedevo nei suoi occhi e la sua dolcezza, una dolcezza, però, piena di carattere.
Le ho parlato del Premio Letterario "Dentro l'amore" - era in corso la quinta edizione - e alla fine si è decisa a partecipare con la sua silloge poetica "Un soffio sul cuore" che - udite udite - si è classificata al secondo posto ed è stata da me pubblicata.


Una silloge meravigliosa.

Sono contenta che Fioralba sia entrata nella squadra di Edizioni Convalle, in primis perché è un'artista, e io amo circondarmi di artisti. E poi per la persona che è, parla e si pone in punta di piedi, ma dentro ha una grinta che spacca il mondo! E poi, cosa che non guasta, è molto simpatica col suo umorismo toscano!
Tra l'altro colgo l'occasione di questo numero del Blog per ringraziarla pubblicamente per aver letto e recensito alcune mie opere, spendendo parole bellissime. E poi per avermi fatto una intervista pubblicata nel suo blog 
https://leggendoscrivendochemalesifa.wordpress.com/ 
che vi invito a visitare perché colmo di belle cose... Come lei.



Alla prossima
dalla vostra
Stefania Convalle

 


 

domenica 24 gennaio 2021

Numero 364 - Parlo di me: Nello Evangelisti - 24 Gennaio 2021


 

Parlo di me. “In che senso?” direbbe uno dei personaggi dei film di Carlo Verdone. Spesso c’è il rischio di costruirsi un’immagine ad hoc, soprattutto quando lo si fa per una rubrica e in forma scritta. Una sottile linea di timidezza alimentata anche da un difetto di pronuncia del fonema /s/ ha attraversato la varie fasi evolutive delle mia vita. Questa mia debolezza si manifestava da ragazzo, ma anche da giovane, con comportamenti un po’ impacciati e con improvvisi e incontrollati rossori al volto, più evidenti soprattutto quando mi dovevo relazionare con il gentil sesso. Tuttavia ancora oggi i miei amici d’infanzia marchigiani, quando mi capita di incontrarli, mi ricordano come un “leader” del gruppo. Per superare questa mia condizione psicologica giovanile cercai con caparbietà, nel corso degli anni, di far tesoro degli insegnamenti e delle idee  appresi attraverso le molte letture di libri e lo studio di autori importanti nei vari campi del sapere. Pure la conoscenza e l’amicizia di uomini e donne con cui condividevo esperienze lavorative o l’impegno culturale hanno contribuito ad arricchire la mia sensibilità. In questo modo si è formata la mia visione del mondo, sentendo dietro le spalle il vento del 1968 che spirava forte.

L’insegnamento nei diversi gradi di scuola l’ho vissuto con grande passione di ricerca per dare più incisività alla mia azione educativa e formativa  nei confronti dei bambini e dei giovani studenti. Credo molto nel potere della parola e del linguaggio consapevole del fatto che “il potere appartiene sempre a colui che sa rendersi padrone delle parole”. Considero la lettura dei libri e l’esercizio della scrittura un bisogno umano e sociale oltre che strumenti indispensabili per alimentare la conoscenza, sebbene oggi dopo tanto leggere e studiare  mi accorgo sempre più di non sapere niente. Una volta ho letto questa metafora riguardo alla conoscenza: “La conoscenza è come una sfera, più si ingrandisce più aumenta la sua superficie di contatto con l’ignoto”. Resta comunque valida la massima: “Se sai, sei ; se non sai, sei in balìa d’altri.” Ci tengo a precisare, per non sembrare troppo serioso e monotono, che mi piace molto fare dell’umorismo e rido volentieri alle battute spiritose quando sono in compagnia. Mi rende felice la buona cucina, gli incontri conviviali, e quando al ristorante leggo il menu, è come se  leggessi  una poesia scoprendo anche quanta bellezza ci sia.

Ringrazio Stefania Convalle, scrittrice e coraggiosa editrice, per avermi dato l’opportunità di pubblicare la mia prima raccolta di poesie e di racconti, "Oltre le emozioni", invogliandomi a proseguire su questa strada. Ora Stefania fa parte della sfera delle persone che ho avuto la fortuna di incontrare e, grazie a lei, di conoscere persone che come me coltivano la passione della scrittura e della letteratura.


E adesso la parola all'editrice ;-)

Parlare di Nello Evangelisti è qualcosa che mi sgorga dal cuore per la stima e l'affetto che nutro per lui.
L'ho conosciuto grazie all'amica, e ora anche collega autrice, Tiziana Mazza che si è sempre data molto da fare per cercare buone cose da propormi in ambito letterario. E così sono venuta a conoscenza de La festa del libro, organizzata dal Comune di Asso, proprio da Nello Evangelisti. Ho partecipato due volte a questa splendida iniziativa nella stupenda cornice della sala del palazzo d'epoca del Comune. Il primo anno ho partecipato sia come editore, esponendo tutte le opere pubblicate fino a quel momento, sia come autrice; Nello, infatti, aveva presentato il mio romanzo "Il silenzio addosso" in modo intenso e con grande maestria, perché lui è così: t'incanta quando parla, ti coinvolge con il suo modo delicato ma potente. Approfitto di questo spazio per ringraziarlo anche per le belle parole che mi rivolge quando legge le mie opere.
Ricordo che proprio quell'anno in programma c'era anche un concerto di archi, l'atmosfera creata era bellissima, tanto da far muovere in me alcuni versi da modesta poetessa quale sono. La poesia è "In cerca del tempo" e dice così:

Svuoto cassetti e armadi
faccio spazio 
al Tempo 

al Tempo 
di un caffè 
caldo 
dolce 
morbido. 

Getto fogli 
appunti ed elenchi 
sogni di gloria, 
voglio il vuoto per accogliere 

il Tempo 

di un respiro 
calmo e tranquillo 
dentro una vita 
che è la sola 

e chiede Tempo 

di una pausa senza colpa 
mani libere 
aperte all’Adagio 
delle note di un violoncello 
che mi riporta 
lì 
dove il respiro è calmo 
la mente plana su ricordi sommersi 
e il rumore tace 

finalmente.


E il brano che me l'aveva ispirata, in particolare, era questo:


Lo ringrazio, quindi, pubblicamente perché in quel concerto sono riuscita davvero a staccare la mente dal turbinio in cui mi trovo sempre a causa overdose di impegni e relazioni sociali, regalandomi un momento di pausa dai pensieri. E credo che gli faccia piacere sapere che è stato l'artefice di un momento d'ispirazione. Per questo l'ho scritta in questo numero :-)

Grazie, Nello! 

Anche per la seconda mia partecipazione allo stesso evento, un anno dopo, dove abbiamo messo in scena Poe-Tango

E tu, caro Nello, hai letto anche una mia poesia 
"La geometria del tango", mentre Giuseppe con la sua ballerina si muovevano sulla musica delle parole. 

Che bei ricordi!


Insomma, sono tante le cose che abbiamo fatto insieme, come 
anche il Premio Letterario Dentro l'amore che condividiamo - Nello in qualità di giurato - da anni, ormai.

Belle avventure!

Ma quella più bella credo sia la pubblicazione di "Oltre le emozioni", la sua silloge poetica.


Una silloge poetica che Nello ha scelto di pubblicare con la mia CE, rendendomi fiera e orgogliosa. Una silloge poetica che va oltre, e ci fa gettare lo sguardo nel suo mondo interiore e in quello mentale, molto filosofico rispetto alla Vita e all'Essere umano.

Questa, forse, è stata una presentazione un po' diversa dalle altre, ma credo che con Nello ci sia stata una fusione di intenti che ci vedono impegnati, ognuno in varie direzioni, in nome dell'arte e solo dell'arte. 

Questo lo muove. Questo mi muove. 

Questo ci muove.


Alla prossima

dalla vostra

Stefania Convalle







  

  


venerdì 15 gennaio 2021

Numero 363 - Parlo di me: Angela Giovanna Amico - 15 gennaio 2021


 

Amo scrivere storie di personaggi inventati, raccontare dei loro affanni e dei loro sogni, dei successi e delle cadute, degli amori e delle delusioni... e far vedere le loro emozioni attraverso metafore e similitudini. Sono convinta che per far nascere dalla penna una scrittura autentica, occorra aver vissuto veramente i sentimenti di cui si racconta, solo in questo modo il lettore potrà riconoscere il proprio viaggio personale e trovare quella preziosa pagina che sembra scritta solo per lui. Così, a volte, metto nei personaggi un pizzico di me, non nelle storie, si intende, quelle sono tutte inventate, solo nei piccoli particolari che ce li fanno amare, o detestare... Chissà, nessuno è perfetto!

Quindi, se volete trovarmi… cercatemi nella fragilità di una bimba con le ginocchia sbucciate, nella caparbia di una donna che non ha paura di confrontarsi alla pari, che indossa volentieri un bel paio di scarpe con i tacchi, ma anche gli scarponi da cantiere, immaginate il mio sguardo sognante davanti alla luna che sorge sul mare e condividete rotte… timoni e speranze.

Questa è la parte poetica, poi c’è la vita reale, di un architetto-scrittore che in entrambe le forme espressive cerca la bellezza, che si commuove ancora attraversando lo spazio costruito secondo una sublime concezione estetica… e ancora si perde nel senso profondo di una parola che spicca il volo dalla carta della mente e vibra le sue ali, una melodia che mi è cara.  

Sì… perché mi è cara la scrittura, a volte rifugio, a volte rivalsa, e vivo l’incessante bisogno della mia mente di costruire il luogo delle parole.

Devi molto a chiunque ti abbia mai dato fiducia”, sosteneva saggiamente Truman Capote, quindi approfitto di questo spazio per ringraziare la mia Editrice Stefania Convalle per aver creduto in me e per aver pubblicato il mio romanzo d’esordio, e con lei la nostra scrittrice Veronica Rocca che è riuscita a emozionarmi con la sua prefazione. Grazie di cuore.

Angy


E ora la parola all'editrice ;-)

Come sapete, se conoscete un po' come svolgo il mio lavoro da editrice, do molto peso, nella selezione dei testi da pubblicare, alle segnalazioni di nuovi autori da parte di persone amiche. Così, un giorno, una carissima amica che conosco e stimo da quando era ragazzina, mi ha parlato di Angela Giovanna Amico e di un suo romanzo, che poi mi è stato inviato dall'autrice. 

Quando l'ho letto è stato evidente che avessi davanti unabellaopera, esattamente quello che cerco, e così ci siamo incontrate per conoscerci. Ricordo che Angela è arrivata all'appuntamento indossando un bellissimo paio di scarpe rosse: mi ha confessato che le portano fortuna! Effettivamente, da quell'incontro è partita la nostra collaborazione e dopo qualche mese quel romanzo ha visto la luce.


Quelle scarpette rosse sono state di buon auspicio ;-) perché il romanzo ha iniziato un cammino pieno di soddisfazioni e premi; ne ricordo uno, quello ottenuto alla Rassegna della Microeditoria: il marchio di qualità. Cosa non da poco!


Angela, con il suo sorriso, ha conquistato tutti. E con il suo romanzo si è fatta apprezzare da decine di lettori.
Quindi la domanda sorge spontanea: cara Angy, quando mi consegnerai la tua prossima opera? :-)
Noi ti aspettiamo.

Alla prossima
dalla vostra
Stefania Convalle


 

 

 


 

 

 


 

giovedì 31 dicembre 2020

Numero 362 - Per la Rubrica "Parlo di me": Lorenzo Armenio - 31 Dicembre 2020


 

Oggi vi parlo di me.

Mi chiamo Lorenzo, sono nato e vivo a Monza, nel centro storico, proprio accanto al Duomo. Assillo i miei genitori da soli quattordici anni, e per questo la mia storia non sarà certo appassionante come quella di altri scrittori, ma tenterò di stupirvi.

Già da piccolo adoravo scrivere fumetti per i miei genitori. Inizialmente i personaggi delle mie storie erano super-eroi Lego (le mie passioni “giovanili”), con i quali portavo avanti storie intricate e contorte, con un linguaggio decisamente altolocato che celava significati importanti... Insomma, dicevano “pum!bam!parabam!” per la maggior parte della storia!

All'età di otto anni però iniziai a scrivere storie più complesse (questa volta per davvero), che avevano come protagonisti tre fratelli che dovevano sopravvivere a una apocalisse portata da un virus alieno. Dopo diversi giorni di viaggio però, si imbattevano in un portale dimensionale, che mostrava loro chi li avrebbe potuti aiutare: tutti. Nella mia storia quindi, eroi di ogni universo (film, fumetti, cartoni, libri e chi più ne ha per favore non ne metta perché già ne ho troppi) si alleavano per combattere questi “zombie” contagiati dal virus alieno.

La scorsa estate, passeggiando per le vie di San Benedetto del Tronto, vidi, in una vetrina di un negozio di fumetti, un cartonato raffigurante un demone circondato dal fuoco. Quell'immagine mi rimase in mente per diversi giorni finché, una mattina, presi un foglio protocollo, che avrei dovuto usare per svolgere i compiti, e iniziai a disegnare la copertina del mio ultimo fumetto: Monroe, il predatore di demoni.

I giorni passavano e il mio fumetto diventava sempre più ampio, ma mancava ancora qualcosa. Dopo quasi un mese di lavoro lo abbandonai, dato che non avevo più l'ispirazione per continuare. 

Con l'arrivo del Covid19 e il conseguente lockdown però, chiuso in casa e con tanto tempo libero, decisi di riprendere il mio progetto ma provai a stenderlo sotto forma di racconto.

Finito il primo capitolo, lo rilessi una, due, tre volte e avvisai i miei genitori del mio lavoro. Il primo a leggerlo fu mio padre, appassionato da sempre di libri fantasy e fantascientifici, che subito venne da me, euforico, a dirmi che gli era piaciuto tantissimo, e che sperava scrivessi altro. Poi fu la volta di mia mamma che, pur non essendo mai stata attratta dal genere in questione, volle leggerlo. Risultato? Lo divorò letteralmente tutto d'un fiato e ne fu piacevolmente colpita e rapita.

Preso dall'entusiasmo, quindi, iniziai ad aggiungere parti al mio racconto, basandomi su quello che avevo steso nel fumetto. Nel frattempo però, i miei genitori, impazienti di capire se avevo davvero scritto una buona opera, contattarono Stefania Convalle, persona fantastica e disponibile, che conoscevamo già da qualche mese dato che eravamo (e lo siamo ancora!!!) i “tati” del suo cagnolino Pepe (altrettanto fantastico). 



Dopo che anche Stefania mi disse che era un buon racconto e che avrei dovuto continuare, mi gasai al massimo e scrissi quanto più possibile uscisse dalla mia testolina e, nel mese di giugno, terminai il mio primo libro.


Ed ora eccomi qua, a raccontarvi un po' di me.

Quando le persone mi chiedono di presentarmi mi assale sempre un senso di ansia ingiustificata, dato che non ho nulla da studiare o da sapere, devo solo parlare di me !

Anche ora, mentre scrivo questa presentazione, ho le gambe che tremano sotto il tavolo, anche se il resto del mio corpo è tranquillo.

Se ripenso al giorno in cui Stefania aveva detto che avrebbe pubblicato la mia opera, mi emoziono e mi stupisco ancora: da semplici fumetti sono arrivato a scrivere un libro! Non penso riuscirò mai a pensare a questo senza saltare per tutta la casa come un pazzo...

Quando il mio lavoro principale (lo studio)  me lo consentirà, vorrei procedere e quindi scrivere il seguito di “Monroe il predatore di demoni”, senza montarmi la testa e rimanendo con i piedi saldamente piantati per terra, come giustamente mi suggerisce la mia magnifica editrice.

Con questo è tutto, grazie di avermi seguito e... alla prossima.

Grazie Stefania per questa possibilità, grazie Giuseppe e infine grazie tenero Pepe.

 

Lorenzo Armenio


E ora la parola all'editrice ;-)

Lorenzo è un ragazzo davvero speciale: l'ho capito al primo sguardo, quando ci siamo incontrati per affidare alle cure di sua mamma il mio Pepe. E già questo è una garanzia;-) perché il mio Pepe non lo affido a nessuno se non sono certa al 100% che sia una persona col cuore grande e molto sveglio ;-) per tenere d'occhio il birbantello del  mio cagnolino :-)
Poi, quando sono venuta a conoscenza della sua passione per la scrittura, mi sono incuriosita; sapete che mi piace scovare talenti, è la mia specialità ;-) e quindi mi sono imbattuta in Monroe. Il predatore di demoni... Pauuuuuuuuuuraaaa :-D 
A parte gli scherzi, il talento di Lorenzo è evidente. Alla sua età è davvero qualcosa di particolare riuscire a scrivere un romanzo che abbia un filo logico. Lui ne è stato capace e ha tenuto in piedi una storia con grande abilità. Inoltre, la cosa che più amo di lui è l'ironia, che scorre a fiumi nel fantasy da lui scritto, e credo sia l'elemento che fa la differenza e che permetta di far arrivare l'opera al cuore di chi non ama quel genere.

L'ironia di Lorenzo va di pari passo con la sua intelligenza, perché lo si sa bene che questi due tratti caratteriali viaggiano solo insieme. Le persone ironiche sono intelligenti. 
Lui è un ragazzo simpatico e mooooooooooooolto avanti, con lui si può discutere anche dei massimi sistemi ;-) Però è bello anche vedere la tenerezza dei suoi anni, la dolcezza dei suoi occhi e del suo sorriso, la timidezza che nasconde dietro una sicurezza apparente.

Come gli ho scritto nella dedica alla prima copia del romanzo che gli ho regalato, sì, bisogna tenere i piedi ben radicati a terra per non perdere il contatto con la realtà, ma le braccia devono essere sempre protese verso il cielo per afferrarne l'ispirazione e sognare. Perché sognare è il sale della vita, dopo le emozioni.

Oggi termina il 2020, un anno difficile, ma che a Lorenzo ha portato una bella occasione, quella di essere pubblicato a soli 14 anni e di essere già in libreria! 
L'augurio è che il 2021 porti il seguito di Monroe e che la carriera di autore voli sempre più in alto.
Ma soprattutto gli auguro di non dimenticarsi mai la gioia delle piccole/grandi cose, come correre nella neve e scrivere per il solo amore di farlo.


Alla prossima
dalla vostra
Stefania Convalle






 

domenica 6 dicembre 2020

Numero 361 - Il racconto sotto l'albero: Una storia d'amore con i Titoli di Edizioni Convalle - 6 Dicembre 2020


Ormai è quasi una tradizione: scrivere un racconto a fine anno che comprenda tutti i titoli in catalogo. 
L'anno scorso lo scrisse Riccardo Simoncini.
Quest'anno ho giocato io :-)

IL RACCONTO SOTTO L'ALBERO

UNA STORIA D'AMORE
 Stefania Convalle


«Vieni a vedere il film?»

«Che film?»

«Ce ne sono due che potrebbero piacerti: Il canto dell’allodola su rete 4 e Madri Illuse su Paramount Channel, ma questo è in lingua originale.»

«Mi attirano entrambi, ma aspetta un attimo che devo finire una cosa…»

«Cosa fai? Non ti sarai messa di nuovo a Scrivere, vero?»

«Dai, abbi pazienza, sono arrivata a un punto cruciale, La svolta della storia, non posso mollare proprio ora.»

«Almeno dimmi di cosa parla! Non mi racconti mai niente, che Camurrìa

«Ma dai, non fare così, è che te ne stai sempre lì, Come biglia in equilibrio precario, e non ti voglio creare ulteriori scompensi con i miei romanzi, mi sembri Un uomo alla deriva quando ti parlo dei miei intrecci, perdi la trebisonda e ti si appanna lo sguardo!»

«Va beh, però ammettilo, starti dietro non è facile, specialmente Quando piccole storie si vestono di poesia…»

«Ma tu la ami, la Poesia!»

«Sì, è vero, la amo come L’erba sogna il cielo, specialmente quando la luce è strana, hai presente Il sole delle cinque? Ecco, quella luce lì, d’inverno…»

«Sei proprio un poeta, amore mio! Forse è per questo che ci compensiamo. Io romanziera, tu poeta. Senti, tu preparami Una calda tazza di caffè americano, già che ci sei metti in un piatto Pane e fragole e anche qualche Mandorla amara, così mentre ti racconto mangiucchiamo qualcosa.»

«Sul vassoio metto anche delle Poesie fatte in casa

«Come sei spiritoso! Dai su, se aspetti ancora un po’ diventiamo delle Anime Antiche

«Ma senti un po’, com’è andata a finire la storia tra il tuo amico, Monroe Il Predatore di Demoni e quella tipa che gli piaceva, quella che sembrava La baronessa di Piano Campo?»

«Ma la smetti di prendere in giro il mio amico? Smettila di ridere che fai ridere anche me e rovescio il caffè! Non si chiama Monroe, si chiama Marco. Comunque, non è finita bene, la tipa se la tirava un po’...»

«Non per niente le ho trovato il nomignolo aristocratico!»

«Quando perderai il vizio di dare nomignoli a tutti?»

«Dai, è divertente, è un giochino tra noi. E poi mi vengono così, Chiudo gli occhi e nella mente si formano i nomignoli. È più forte di me.»

«Sì, è vero, riesci sempre a farmi ridere. Sei Un soffio sul cuore capace di placare sempre le mie Aritmie spirituali

«Sai che quando mi parli così diventi proprio dolce… E perdi quello sguardo che sembra sempre tu sia Sulle tracce di Lucifero

«Ecco, hai rovinato un momento romantico. Alle volte vorrei entrare nel tuo cervello per qualche minuto: sono certo che troverei I tunnel di Oxilla

«Questa è buona! Senti, ma cambiando per un attimo argomento, hai prenotato il fine settimana in quel bell’alberghetto in Toscana, La locanda di Ester

«Ho telefonato ma è al completo, però ho trovato un altro posto che potrebbe piacerti, al mare…»

«Cavolo, mi dispiace per la Locanda, l’adoro… E quest’altro posto al mare, dov’è?»

«In Salento, ho trovato La casa sulla scogliera più romantica che c’è, potremo sentire L’eco del Maestrale… Non vedo l’ora di fare questo viaggetto Dentro l’amore

«Caspita, dev’essere bello! Sei proprio il mio amore. Sai sempre quello che mi piace.»

«Eh beh, non sono proprio 47 secondi che stiamo insieme, ma qualche annetto…»

«…In fondo, abbiamo fatto una vita felice…»

«Poteva andare peggio

«Questa volta la battuta l’hai fatta tu, bravo! Comunque sarà bello, come quella vacanza, ti ricordi? L’Estate ’36...»

«’36? Ué, mica siamo così vecchi! Forse volevi dire ’86. Sì, mi ricordo. Soprattutto quando ci siamo scambiati il primo bacio, Là dove finisce il fiume… Ti ricordi? Mi sembrava di vivere Oltre le emozioni…»

«E come potrei aver dimenticato. È stato un momento bellissimo, era l’imbrunire, mi parve persino di percepire La lieve carezza del tramonto

«Non è stato facile conquistarti, avevi Il silenzio addosso

«Eh, Un giorno mi perdonerò per averti fatto patire un po’, ma tu hai saputo aspettare con quel tuo fare come se fossi il mare, Il mare intorno all’isola

«Ne è valsa la pena, lo sai. E quante lettere ti ho scritto? Le chiamavi The Letters, che poi chissà perché, mica le scrivevo in inglese!»

«Le conservo ancora, le rileggo spesso Sotto la luna che ride, quando le Luci e Ombre della notte creano l’atmosfera giusta.»

«Le hai ancora tutte, davvero? Eh… che bei ricordi… Certo che ne abbiamo passate tante insieme, la nostra vita è stata La giostra delle possibilità! Due Vite fatte per fondersi.»

«Sì, anche se c'è stato qualche momento difficile. Hai avuto i tuoi momenti no. Ti ricordi quando sembrava che avessi Il granello di sabbia nell’ingranaggio?»

«Sì, mi ricordo… Anche se vorrei dimenticare. Ho sbagliato. E ricordo anche quando tu all’improvviso mi dicesti, di punto in bianco: Parlami di lei. Ricordo il mio smarrimento: ti eri accorta che il mio cuore stava prendendo il volo.»

«Ma l’abbiamo superata, anche quella, d’altronde Nessuno è innocente. Nemmeno tu. Quella donna è stata L’altra solo per un po’, ma poi è finita, è questo quello che conta. Io e te siamo ancora qui.»

«Già. Ricordo ancora, quando ero confuso, che mi guardasti dritto negli occhi e mi dicesti: Dipende da dove vuoi andare. Dopo averti raccontato tutto, Dalla A alla Zeta

«Sì, mi ricordo…Volevo che tu scegliessi. E l’hai fatto. Hai scelto me. D’altronde La verità è una rotta tracciata a matita

«Dai, abbracciami. Perché siamo andati a parlare di questo? Non dovevamo bere il caffè mentre mi raccontavi la trama del tuo romanzo e poi dovevamo vedere il film?»

«Sì, hai ragione, ma questo Giallo mi sta facendo venire i capelli dritti: questi Delitti nell’orto, con Le prime indagini della Sciura Marpol stanno diventando difficili da gestire.»

«Ah, è un giallo?»

«Sì, ma c’è anche la storia d’amore…»

«Senti, esco un attimo perché mi è venuta voglia di frittelle di mele per la colazione di domani.»

«E che novità è questa?»

«Dai, faccio in un attimo.»

«Va bene, intanto chiudo il capitolo. Ma tu, mi raccomando, Cerca di non mancarmi troppo… Perché mi guardi?»

«Lo sai che Di profilo hai un fascino particolare?»

«Sì, ho il profilo greco! Ma piantala... Adesso tiro fuori Lo specchio macchiato dal tempo e mi guardo. Adesso vai! Altrimenti quando lo guardiamo il film?»

«Vado, vado…»

«Che fai fermo sulla porta?»

«Penso che è proprio vero: L’amore è fatto di niente


Opere in ordine di apparizione:




















































Regia di
Stefania Convalle ;-)

Siccome l'iniziativa pare piaccia;-) ho deciso di sfidare chi voglia cimentarsi in questa impresa non facile.

Due persone ci hanno già provato: Elena Caio e Tiziana Mazza... Direi che hanno fatto un ottimo lavoro!
Complimenti!
Ma ecco che si sono aggiunte nuove coraggiose!
Giulia Landini, Maria Rita Sanna, 
Giovanna Agata Lucenti, Adelia Rossi, Silvana Da Roit, Federica Madeddu, Laura Sala, Pinuccia Sassone, Giusy Li Vecchi.
Altri nove racconti diversi e molto belli!


Tutte le opere sono ordinabile tramite il servizio e-commerce nel sito www.edizioniconvalle.com

UN TRANQUILLO POMERIGGIO IN FAMIGLIA

Elena Caio

 

La mia auto frena anzi inchioda e lascia due strisce nere sull'asfalto. Meno male che dietro non c'è nessuno! Mi sono ricordata che prima di rincasare devo passare dai miei genitori. Allo stop, La svolta, e poi imbocco la strada di casa.

Confesso che preferirei un'intera giornata di lavoro piuttosto che affrontare i soliti discorsi vecchi di cinquant'anni. Devo anche tenere il tono della voce più alto perché mia madre con l'età è diventata un po' sorda e mi tocca ripeterle tutto Dalla A alla Zeta.

Appena entro in casa Chiudo gli occhi e un profumo di caffè mi investe. In cucina mia mamma mi offre Una calda tazza di caffè americano. Ne prendo solo un po' e mi accorgo che Il sole delle cinque è ancora alto in cielo, così preferisco godermi dalla terrazza il magnifico panorama, Là dove finisce il fiume.

Mi chiede come sto, come sto vivendo questo periodo e le rispondo che mi sento Come biglia in equilibrio precario.

«In che senso, come pirla in equilibrio precario?»

«Mannò mamma, B-I-G-L-I-A! La biglia, quella che rotola, hai presente?»

Lei annuisce ma mi sa che non ha capito bene. Essendo un po' sorda a volta confonde Torino per tombino. Ci fa sempre fare delle grasse risate! Devo ricordarmi di Scrivere questi momenti altrimenti poi li dimentico.

D'un tratto si sente un rumore all'ingresso. È arrivato mio padre, sembra sempre Un uomo alla deriva ma poi penso che sono quasi sessant'anni che stanno insieme, queste due Anime antiche, e che Dentro l'amore c'è tutto un loro mondo.

In terrazza mia madre comincia a parlarmi delle loro Vite e parte dall'Estate '36, quando è nata. Alzo gli occhi al cielo, queste storie le avrò sentite almeno un miliardo di volte. Appena inizia a raccontarmi de La casa sulla scogliera, là dove si sentiva Il canto dell'allodola e L'eco del maestrale io mi dileguo e vado in camera dove vorrei solamente Il silenzio addossoMa neanche qui riesco ad avere un po' di pace. Infatti sul comodino di mio padre trovo un cofanetto in pelle marchiato The letters. Incuriosita lo apro e invece di trovarci dentro una lettera,  magari di qualche amore giovanile, c'è un impegnativa del medico di base. In una grafia incomprensibile scopro una piccola parte dove leggo chiaramente "Un soffio sul cuore". Prendo il foglio e Oltre le emozioni del momento ritorno in terrazza dove mia madre sta continuando la storia della sua infanzia che oramai conoscono anche i muri di casa e quando sento parlare de La Baronessa di Piano Campo esclamo: «Camurrìa! Ancora?!» Interrompo la storia e chiedo spiegazioni a mio padre. Lui cerca di non farmi preoccupare, dice che non è niente di grave ma dovrà fare altre analisi. Fa un racconto tra Luci e ombre in cui non capisco nulla. Mi sa che dovrò contattare L'altra figlia, mia sorella perché non posso masticare questa Mandorla amara da sola.

La chiamo, ci mette 47 secondi a rispondere.  È sempre stata lenta come un bradipo! Le spiego la situazione e mi chiede se ho in mente qualche struttura specializzata per il problema di papà. «Dipende da dove vuoi andare» rispondo. Non mi sembra di avere grandi scelte ne La giostra delle possibilità.

Ci diamo appuntamento per domani. Intanto la tranquillizzo dicendole di non preoccuparsi, in fondo si tratterà di un soffio al cuore. Come un vecchio orologio, papà avrà Il granello di sabbia nell'ingranaggio. Di certo non si tratterà di Aritmie spirituali.

Mi madre, che capta qualcosa a modo suo, insiste: «Parlami di lei

«Ma niente, cosa ti devo dire?»

«Nessuno è innocente, nemmeno tu

«Ma che dici?»

«Dico che non sei mai stata brava a fingere, sei come tuo padre. Gli somigli in tutto, anche Di profilo. Dimmi di cosa stavi parlando con tua sorella: di me?»

Ogni tanto penso che stare dietro ai suoi ragionamenti sia come entrare ne I tunnel di Oxilla, quei posti a metà tra il sogno e la realtà. L'ultima volta mi ha detto che L'erba  sogna il cielo e che Quando piccole storie si vestono di poesia lei si dirige Sotto la luna che ride verso La locanda di Ester con Monroe il predatore di demoni, Sulle tracce di LuciferoHo controllato più volte i suoi farmaci ma al di là della pillola per la pressione non mi pare assuma sostanze stupefacenti. Eppure non sembrerebbe!

Dopo La lieve carezza del tramonto ci troviamo tutti in cucina dove sul tavolo ci sono Pane e fragole. Ne prendo una per addolcire questo pomeriggio turbolento e leggo una frase alla lavagna scritta da mio padre: I naviganti si perdono in mezzo al mare perché La verità è una rotta tracciata a matita.

«Papà, che belle queste Poesie fatte in casa

E mia madre che ovviamente ha capito tutt'altro: «E certo, dove volevi che si facessero?»

«Cosa, le poesie?»

«Ma quali poesie? Le pulizie, le pulizie fatte in casa!»

A questo punto non alzo neanche più gli occhi al cielo. Sono disarmata. Come quelle Madri illuse che si tormentano ma che non possono farci niente. Più che una figlia, mi sento così.

Mi chiede se voglio rimanere a cena ma ho proprio bisogno di uscire e isolarmi dal resto del mondo. Spengo anche il cellulare. Mentre sto per salutarli passo davanti alLo specchio macchiato dal tempo e mi ritrovo invecchiata di tre anni in un solo pomeriggio! Mi madre sembra volermi dire qualcosa di importante ma poi la dimentica. E attacca di nuovo con i ricordi della sua infanzia: «Ti ho mai detto di quando da piccola vivevo dove c'era Il mare intorno all'isola

«Almeno un milione di volte!»

«Ah, scusami, allora,»

 «Non fa niente. Lo sai che ti voglio bene, mamma.»

E a questa frase gli occhi le si riempiono di commozione.  È proprio vero, L'amore è fatto di niente. L'abbraccio e mi ripete due volte, Cerca di non mancarmi troppoIntanto mio padre mi saluta e mentre la prende sottobraccio incalza: «Andiamo, è pronto e sta iniziando la tua serie TV preferita, Delitti nell'orto - Le prime indagini della Sciura Marpol

«Oh sì, che bello, arrivo! Ciao cara.»

«Vai mamma, io tornerò presto.»

Chissà, forse Un giorno mi perdonerò per non avere avuto abbastanza pazienza. Mentre mi allontano sento le voci dei miei amabili vecchietti che ridono. Chiudo la porta, tiro un sospiro di sollievo e penso che in fondo Poteva andare peggio.

***


ADDIO, AMORE MIO

Tiziana Mazza

 

«Adoro Il sole delle cinque in questa stagione, Quando piccole storie si vestono di poesia e il cielo si dipinge di rosso. Io la chiamo La lieve carezza del tramonto

«Che romantica!»

«Lo sai che amo Scrivere, soprattutto The Letters, e questa è l’ora che mi ispira di più. Chiudo gli occhi, ascolto L’eco del maestrale e in soli 47 secondi mi tuffo Dentro l’amore e mi lascio trasportare Oltre le emozioni là, dove L’erba sogna il cielo

«Io, invece, a quest’ora mi sento Come biglia in equilibrio precario, praticamente Un uomo alla deriva. A me piace osservare Il mare intorno all’isola, Sotto alla luna che ride, sorseggiando Una calda tazza di caffè americano. Un’atmosfera che mi procura Un soffio sul cuore

«Hai visto quanto è bella La casa sulla scogliera? Ogni tanto sogno di essere La baronessa di Piano Campo e di vivere lì, in un’altra epoca popolata da Anime Antiche

«Un giorno mi perdonerò per non averti saputo dare tutto quello che meriti.»

«Parlami di lei, L’altra...»

«Lo sai che non conta più niente, è stato un attimo di sbandamento. Del resto Nessuno è innocente, nemmeno tu

«Mi sento come Il granello di sabbia nell’ingranaggio. In fondo, L’amore è fatto di niente. Ho ingoiato la mia Mandorla Amara aspettando Il canto dell’allodola, Là dove finisce il fiume. Ho pianto. Nelle ore trascorse ad aspettarti con Il silenzio addosso, mangiando Pane e fragole mentre Monroe, il predatore dei demoni mi trascinava laggiù, negli Inferi. Non avrei esitato a mettermi Sulle tracce di Lucifero per vendergli la mia anima in cambio del tuo amore.»

«La verità è una rotta tracciata a matita. Vorrei poter avere due Vite per rimediare agli errori fatti nella prima. Lo specchio macchiato dal tempo è impietoso, mi rimanda un’immagine che non mi piace, però posso ancora dare La svolta alla mia vita, se me lo consentirai.»

«Penso ai miei genitori e a quella foto scattata nell’Estate ’36 alla Locanda di Ester. Madri illuse sorridono con i propri pargoli in braccio, sognando per loro un futuro felice, senza nessuna Camurrìa sulla loro strada.»

«Ma il percorso di ciascuno di noi è fatto di Luci e ombre, sono le Aritmie spirituali della vita.»

«Hai proprio ragione. La vita è come La giostra delle possibilità: Dipende da dove vuoi andare

«E tu, dove vuoi andare?»

«Non so. Io amo quello che faccio. Mi piace scrivere Poesie fatte in casa, però, forse, se tornassi indietro, cercherei l’avventura. Mi addentrerei nei meandri de I Tunnel di Oxilla, scalerei l’Everest e perché no? Sceglierei di diventare una detective come quella del libro… Come si chiama?»

«Intendi I delitti dell’orto, le prime indagini della Sciura Marpol

«Sì, proprio quello»

«Anch’io se tornassi indietro non credo rifarei Dalla A alla Z quello che ho fatto.»

«In fondo Poteva andare peggio, abbiamo ancora tanto tempo davanti a noi per realizzare i nostri sogni.»

«Sì, ma saremo soli.»

Lo guardo Di profilo andare via con un nodo alla gola. Addio, amore mio, Cerca di non mancarmi troppo.

***

 IL BUCO

Giulia Landini


Il canto dell’allodola lo sento là fuori.

Canti ancora alle prime luci dell’alba quando spicchi il tuo volo?

Canti ancora.

Nessuno ha spezzato le tue ali, strappato le tue piume, ammaccato la tua anima.

Tu, allodola, canti ancora.

Non lo vedo il sole qua sotto, solo deboli spiragli di cielo dalle fessure di queste travi.

Sono sotto terra come I tunnel di Oxilla, quelli dove amavo addentrarmi da bambina poco lontano da casa, prima che ci trasferissimo al mare. 

Sono talmente in basso in questo buco, sembro quasi Sulle tracce di Lucifero e dell’inferno, o forse ci sono già.

Oggi proprio non vorrei essere qui, nelle profondità della terra, ancora sogno L’eco del maestrale, Il mare intorno all’isola, La casa sulla scogliera, guardare il vento rincorrersi nella brughiera e sentirsi Come biglia in equilibrio precario lassù, sopra il mondo.

47 secondi, ci ha messo a rapirmi, un briciolo di tempo che mi ha tolto tutto.

Sono sempre viva, lo so, in fondo Poteva andare peggio, ma a che prezzo?

Mia mamma come tante altre Madri illuse sarà ancora lì ad aspettare il mio ritorno e mio padre sarà ormai Un uomo alla deriva, perso, senza la sua bambina.

Vorrei poterlo raccontare, Scrivere, urlare quello che mi sta succedendo, ma quaggiù a parte la morte non c’è nessuno.

Come L’erba sogna il cielo, io cerco me stessa là fuori, la vita nel poco che c’è, cerco di cambiarla, la realtà, e guardo cosa succede Quando piccole storie si vestono di poesia nella mia testa.

Cerca di non mancarmi troppo, vita.

Mi sento come persa nel buio tra milioni di Anime antiche e spiriti e fatico a trovare un senso.

La vita è La giostra delle possibilità, penso, anche per me deve esistere un riscatto e troverò Il granello di sabbia nell’ingranaggio, l’errore fatale commesso dal mio aguzzino, quello che lo coglierà in fallo portandolo a scoprirsi.

In fondo Nessuno è innocente, commetterà errori, si tradirà e io tornerò a casa.

La svolta è stata quando l’uomo ha aperto la botola la prima volta dopo giorni per darmi da mangiare, lì per lì la luce mi bruciava gli occhi, poi dall’angolazione della sfera di fuoco ho capito che era Il sole delle cinque del mattino. L’uomo agiva presto, furtivo, chissà che vita conduceva.

A un tratto mi rivolge la parola in siciliano: “Si proprio 'na Camurrìa!”  e butta giù, in terra perché possa mangiarlo, qualcosa che sembra Pane e fragole.

Qualunque cosa significhi quel termine, resto in silenzio.

Ricordo ancora che quando sono stata rapita ero seduta su una panchina al parco e sorseggiavo Una calda tazza di caffè americano appena comprata al bar del paese, La locanda di Ester, e stavo leggendo un libro: “The letters” che parla della storia d’amore e della corrispondenza impossibile tra Monroe, il predatore di demoni e La baronessa di Piano Campo.

L’uomo si avvicinò con un guinzaglio in mano, era un signore anziano e mi parve innocuo.

Il mio cane è scappato, saresti così gentile da aiutarmi a cercarlo?

Con strani giri del parco riuscì ad avvicinarmi a un furgone, sentivo abbaiare e lo seguii di corsa, da brava, come mi avevano insegnato, stavo aiutando qualcuno in difficoltà. Lui fu rapido, rapace, mi colpì nella schiena e mi caricò su; non ebbi il tempo di urlare, lamentarmi o altro, ero già bendata e con qualcosa sulla bocca. Poche ore più tardi, senza sapere dove e perché, mi trovai qui.

Oggi, dopo un intervento della Polizia esco da quel buco, sono riusciti a ritrovarmi dopo tre anni e mia madre mi guarda come se non ci fossimo mai lasciate e si limita a un: “Sei a casa” .

La mia storia è stata chiamata sui giornali: “Delitti dell’orto”, si è scoperto che insieme a me, e prima, c’erano state altre ragazze scomparse che non avevano avuto la mia stessa fortuna di tornare. L’altra che sentivo piangere poco lontano da me era morta una notte in un altro buco nero. Quante Vite spezzate.

Quando varco la soglia di casa comincio a vagare in silenzio. In camera, Lo specchio macchiato dal tempo della mia assenza mi aspetta, mi guardo Di profilo,  ho le cicatrici della vita che mi ha colpito con dolore.

Mia madre e mio padre mi nutrono di tutto ciò che mi è mancato: coccole, cibo e Poesie fatte in casa, fino a che non torno a sentirmi di nuovo una persona.

Il silenzio addosso che sento su di me è potente, distruttivo, altisonante.

Ci vorranno anni perché riesca di nuovo a percepire La lieve carezza del tramonto su di me e per andare Oltre le emozioni negative che provo; ma casa è un posto sicuro e mi sto di nuovo abituando, provo a fidarmi della mia routine, fuori, oltre la finestra, guardo Là, dove finisce il fiume e il paesaggio, il suo ripetersi ed essere sempre lo stesso, mi dà quelle certezze che sento di aver perso.

La vita è come una Mandorla amara, diceva mia nonna nella lontana Estate '36, ma sento che a ogni nuovo morso, ogni giorno, smette di pizzicare sempre più sulla lingua e ritrovo il buono.

Chiudo gli occhi e sento Un soffio sul cuore, quasi come fossero Aritmie spirituali; il dolore se ne sta andando.

Un giorno mi perdonerò e sarò meno arrabbiata con la vita, con le sue Luci e ombre e con quello che mi ha fatto. Dimenticherò tutto, in fondo La verità è una rotta tracciata a matita che posso sempre modificare.

Parlami di lei, della tua prigionia, riuscirò a dirmi.

Ma anche stanotte, Sotto la luna che ride beffarda, non riesco a trovare la pace.

Dipende da dove vuoi andare, mi dico, la serenità è un luogo dentro di noi, non lontano.

La grande verità è che: L’amore è fatto di niente e proprio Dentro l’amore voglio restare.

 ***

UNA VITA

Giovanna Agata Lucenti 


La casa sulla scogliera è ancora lì, a sfidare il tempo che passa e stasera, Sotto la luna che ride, sembra avere una luce particolare. I miei pensieri, Come biglia in equilibrio precario, vanno a quei giorni di fine settembre di tanti anni fa, quando La locanda di Ester ci aveva fatti incontrare per la prima volta. Incrociando il tuo sguardo, avevo subito avvertito Un soffio sul cuore, mentre La lieve carezza del tramonto ci avvolgeva in tutta la sua bellezza.

È proprio vero che L’amore è fatto di niente e io, in circa 47 secondi, avevo capito che le nostre Vite erano legate per sempre.

Mi ricordo che guardavo sempre più attratta il tuo viso Di profilo, mentre assorto ascoltavi la donna che avevi a fianco. Il tuo volto, in un gioco di Luci e ombre, mi sembrava così triste da farmi pensare a Un uomo alla derivaAvrei tanto voluto venirti vicino per dirti: «Parlami di lei, o di ciò che ti fa soffrire…» ma, Oltre le emozioni confuse che provavo in quel momento, avevo la netta percezione che nella mia vita fosse arrivata finalmente La svolta che aspettavo.

Seduta a quel tavolino e sorseggiando Una calda tazza di caffè americano, ripercorrevo la mia vita Dalla A alla Zeta e come L’erba sogna il cielo mi vedevo in attesa di qualcuno o di qualcosa che potesse Scrivere una pagina bella nella mia esistenza, per renderla degna di essere vissuta.

Mi sembrava di risentire la voce della mamma che mi diceva sempre: «Nella vita Dipende da dove vuoi andare…» ma lei, come tante altre Madri Illuse, mi riteneva più forte di quanto realmente fossi. Mi ero sempre sentita, rispetto alle mie sorelle, come la Mandorla amara trovata nel sacchetto, inadeguata e fastidiosa come Il granello di sabbia nell’ingranaggioCerto, mi Poteva andare peggio ma non avevo ancora rinunciato a credere che La giostra delle possibilità nella mia vita non avesse ancora smesso di girare.

Il sole delle cinque era già tramontato da un pezzo, quando ti sei alzato per andare via, uscendo mi eri passato accanto, guardandomi con un certo interesse, mentre L’altra ti seguiva mestamente dietro.

Il giorno dopo, Il mare intorno all’isola era molto agitato, le onde s’infrangevano nella scogliera senza sosta e L’eco del maestrale annunciava già il ritorno dell’autunno.

Guardando dalla finestra della camera da letto, ascoltavo Il canto dell’allodola, che come ogni mattina si poggiava sui rami dell’albero di fronte.

Fino ad allora ero vissuta bene nella solitudine organizzata delle mie giornate, ma l’incontro della sera prima con te aveva fatto nascere un senso d’insoddisfazione e di vuoto che andava facendosi sempre più grande, insomma una vera e propria “Camurrìa”, come avrebbe detto la mamma, nel suo dialetto siciliano, quando s’innervosiva per qualcosa!

Ripensavo a quando mi raccontava dell’incontro con papà…

Abitava in un paesino della Sicilia, era l'Estate ’36 e La baronessa di Piano Campo aveva offerto a mio padre un lavoro come mezzadro nella sua tenuta. Papà andava spesso a comprare quello che gli serviva nell’emporio dei miei nonni, dove anche la mamma dava una mano. Lui, che veniva dal nord, suscitava molta curiosità nella gente del posto e poi era davvero un bell’uomo! Cominciò a vedersi con la mamma e le parlava spesso della sua Domodossola, e I Tunnel di Oxilla non avevano più segreti per lei.

Alla morte dei nonni e dopo la guerra, si erano trasferiti in una casa vicino al mare che avevano sistemato alla meno peggio e dove siamo nate le mie due sorelle e io.

La vita scorreva serena. Ricordo che al mattino sul tavolo, papà faceva sempre trovare Pane e fragole, era la sua colazione preferita e tutto sembrava perfetto come Dentro l’amore più vero.

Quando ripenso ai miei genitori, credo siano stati come delle Anime Antiche che si sono riconosciute e ritrovate, e penso che vivano ancora insieme al di là del tempo e dello spazio, in un mondo sconosciuto di Aritmie spiritualiIn fondo, Quando piccole storie si vestono di poesia, si riesce a vivere una dimensione che somiglia molto alla felicità. Ma si sa, in questo mondo niente è per sempre e non potevo certo rifugiarmi in un universo parallelo come succedeva nel mio libro preferito da ragazza: Monroe. Il predatore di demoni!

Presto infatti avevo visto quel mondo perfetto sgretolarsi piano piano.

Dopo la morte prematura del papà e la partenza delle mie sorelle per seguire i loro compagni, io e la mamma eravamo rimaste sole con tanti ricordi e con Il silenzio addosso di quella casa tanto amata, ma troppo grande ormai per noi.

Come Lo specchio macchiato dal tempo, che spiccava sul mobile antico dell’ingresso, così conservavo nel cuore le memorie di un passato perfetto senza avvedermi dello scorrere della vita.

La mamma se n’era andata dolcemente una mattina di primavera, portando via con sé il profumo di cose buone e semplici come  quello delle Poesie fatte in casa, scritte senza alcuna pretesa ma con dentro tante verità.

E poi sei arrivato tu.

Dopo quel primo incontro alla locanda, ci eravamo rivisti e avevamo scambiato solo qualche parola ma fu un pomeriggio, quando tutto cambiò…

Lucifero, il gatto di Ester si era perso e noi ci eravamo offerti di andare a cercarlo e così, Sulle tracce di Lucifero, complice la bellezza e l’atmosfera del bosco circostante, avevamo fatto parlare i nostri cuori, scoprendo di avere molte cose in comune e riuscendo a trovare anche il povero micio che spaesato si trovava già Là dove finisce il fiume prima di gettarsi in mare aperto.

Era stato un pomeriggio indimenticabile, anche per l’intenso bacio che ci eravamo scambiati prima di lasciarci.

Seguirono giorni semplicemente perfetti, avevo ritrovato la gioia e la serenità di un tempo e la differenza di età fra me e te,  Andrea, non mi spaventava.

Eri talmente innamorato! E lo dimostravi nei modi più disparati e inaspettati.

La mia vecchia casa sembrava rinata a nuova vita.

Le sere d’inverno, abbracciati stretti sotto la coperta, sul divano, ci piaceva guardare vecchi film alla tv, i tuoi preferiti erano due: un simpatico giallo, Delitti nell’orto – Le prime indagini della sciura Marpol e un vecchio film inglese in bianco e nero, The letters.

Ma con il passare del tempo, diventai un po' gelosa e le scenate non mancavano.

Molte volte ti urlavo contro: «Nessuno è innocente. Nemmeno tu!» E tu, facendoti molto serio in viso, mi rassicuravi del tuo amore vero e profondo, ma io imperterrita ribattevo: «La verità è una rotta tracciata a matita, si può sempre cancellare!»

Come vorrei ora, non avere mai detto quelle parole…

Se ora Chiudo gli occhi, mi sembra ancora di sentire la tua mano calda nella mia.

«Cerca di non mancarmi troppo» ti dicevo, cercando di farti sorridere.

Adesso, vorrei ancora rifugiarmi, come da piccola, in un mondo parallelo ma alla vita non si sfugge, bisogna accettarla e io cerco di farlo con serenità, ripetendomi: chissà… Forse un giorno mi perdonerò.

***

FINO ALL’ULTIMO RESPIRO

 Maria Rita Sanna

 

Pane e fragole fu il loro ultimo pasto.

Maria si era inerpicata sulla montagna, poco dopo l’alba, avvolta in un mantello. Conosceva bene il sentiero, anche tra Luci e ombre dell’aurora, tuttavia le notizie drastiche ricevute in paese la gettarono nello sconforto. Impregnata di umidità e paura, arrivò ansimante alla grotta.

«Peppino, sono arrivati i militari a darci la caccia.»

«Lo so. Ieri sera qualcuno ha imitato Il canto dell’allodola, è l’avviso quando ci sono pericoli. Ormai siamo in trappola e con questa gamba rotta non posso andare da nessuna parte. Tu, però, sei ancora in tempo per salvarti. Ora va’ e Cerca di non mancarmi troppo quando sarai giù a valle.»

«Non se ne parla nemmeno. Ti seguirò fino all’ultimo respiro. Ora mangiamo. Ieri sera La locanda di Ester era affollata ma i giovani sposini che la conducono mi hanno riempito in 47 secondi una cesta di cibo. Già sentivo il tuo nome circolare con la notizia dell’esercito schierato per cercarti, avrei voluto ribattere alle imprecazioni su di te, ma sono andata via subito, altrimenti Poteva andare peggio

Consumarono in silenzio quel pasto frugale accompagnato da latte freddo, non potendo accendere il fuoco per non lasciare segnali di fumo. La grotta che li accoglieva offriva un luogo asciutto e riparato dal vento. Peppino vi si era rifugiato dopo una fuga rocambolesca, che gli causò una profonda ferita alla gamba. Maria lo aveva rintracciato e curato, come spesso succedeva, attraverso suoni e richiami che, da tempo, avevano stabilito per incontrarsi e comunicare. Lei viveva una doppia vita. Le Madri illuse del suo paese, donne ipocrite, la consideravano una strega, una donna da sfuggire per non incappare nei suoi sortilegi malefici ma, di fatto, e nessuno lo sospettava, era l’amante del famigerato assassino Peppino. Maria si sentiva Come biglia in equilibrio precario, ma per niente al mondo avrebbe lasciato solo il suo amante, l’unico che le aveva dato rispetto e amore senza compromessi. Con lui aveva scoperto la libertà di un amore Oltre le emozioni.

Lo abbracciò con tenerezza, gli controllò la fasciatura, gli sistemò il giaciglio. Trasse dalla borsa un quaderno e la penna.

«Guarda, Peppino, ho pensato che Scrivere la nostra storia fin dall’inizio della faida aiuti a lasciare una testimonianza prima che si chiuda Il silenzio addosso su di noi.»

«Maria, ti prego, vattene, salvati. Ormai sono Un uomo alla deriva, non posso offrirti un futuro. Un giorno mi perdonerò per averti trascinata nei miei tormenti, ma ora lasciami solo.»

«Invece no!» ribadì lei determinata, mentre tirava fuori dalla borsa uno specchio. «Quel giorno è arrivato, lo sai bene. Guardati qui, è Lo specchio macchiato dal tempo, ti vedi? Ecco, ora ci sono anch’io tra le macchie, rimarrò al tuo fianco qualsiasi cosa accada.»

«Nessuno è innocente. Nemmeno tu. Ti amo, Maria.» 

Il bacio dal sapore di fragole restituì nuovo vigore a Maria.

«Ora, forza, ricostruiamo la storia. Tutto cominciò quella maledetta Estate ’36, quando fu assassinata la moglie del medico del paese. Era nota come La baronessa di Piano Campo e aveva origini siciliane. Tuo nonno la conobbe e ti raccontò qualcosa. Parlami di lei

«Era una poetessa, molto bella, e La casa sulla scogliera diventò presto il ritrovo dei personaggi più in vista della costa ovest. Mio nonno curava i loro vigneti e presto scoprì piccoli dispetti che qualcuno faceva ai loro danni. Le rivelò ogni cosa, come pure al marito. Ma no, è solo Camurrìa, rispondeva lei indifferente. Era alquanto lunatica e quando L’eco del maestrale soffiava sulla costa, la nobildonna cambiava d’umore diventando irascibile. Si diceva che urlasse più forte del mare. Lei stessa diceva: «Quando sono serena metto le mani Dentro l’amore e scrivo Poesie fatte in casa, così, come si fa il pane.»

«È proprio vero che Quando piccole storie si vestono di poesia scatenano l’invidia della gente.»

«Eh, Maria, quanto dolore quando la trovarono ammazzata. Mio nonno mi raccontò che venne un commissario per le indagini, addirittura dall’America. Fu soprannominato Monroe. Il predatore di demoni per il suo carattere burbero e prepotente; per lui, assassino era sinonimo di diavolo, senza indulto. Chiedeva spesso Una calda tazza di caffè americano come fosse benzina per i suoi ragionamenti, The letters, li chiamava, perché annotava ogni cosa su vari fogli. La svolta a quell’omicidio non arrivò mai e, dopo una settimana, trovarono un cugino del marito assassinato nell’orto della casa dei nobili. Delitti nell’orto, erano i titoli dei giornali.»

«Nell’arco di quell’estate ci furono altri cinque omicidi. Chiunque faceva ipotesi, per il commissario fu La giostra delle possibilità,  una vera e propria corsa Sulle tracce di lucifero

«Non si seppe mai chi fu l’autore materiale. La verità è una rotta tracciata a matita, basta un niente a cancellarne il segno. Per quelle Anime antiche non ci sarà mai pace finché anche l’ultimo assassino non sarà fermato. Maria, sono rimasto solo io.»

Peppino guardò Maria, piangevano entrambi. Sopra di loro un elicottero annunciava l’imminente epilogo.

«Maria, è ora di finire questo scempio. Sono l’ultimo latitante del territorio, e come L’erba sogna il cielo, anch’io sogno la pace, che può arrivare solo con la mia fine.»

«Oh, Peppino, Il mare intorno all’isola non ci ha permesso di scappare lontano, costringendoci a rimanere intrappolati in queste grotte che sembrano I tunnel di Oxilla. Se Chiudo gli occhi rivedo il nostro primo incontro. Conoscevo la tua fama, ma quando ti vidi Di profilo mi venne Un soffio sul cuore e capii di essermi innamorata. Dimmi qual è, amore mio, Il granello di sabbia nell’ingranaggio che ha fermato le nostre Vite. Dimmi perché siamo condannati a ricordare atroci episodi, tanti e tutti, Dalla A alla Zeta

«Maria, adesso sei tu che devi ragionare» le prese il viso tra le mani ruvide. «In questi pochi anni insieme abbiamo ballato Sotto la luna che ride, ci siamo amati con La lieve carezza del tramonto ricomponendo le nostre Aritmie spirituali, mandando al diavolo L’altra vita fatta di convenzioni. Come vedi, L’amore è fatto di niente

Il sole delle cinque, prossimo al tramonto, sentenziò l’ultima luce. Voci e latrati di cani erano ormai vicini.

«Maria, si è fatto tardi. Scappa, segui la strada provinciale fino alla fine; Là dove finisce il fiume troverai qualcuno che ti aiuterà. Poi, Dipende da dove vuoi andare, sarai libera e ti rifarai una vita.»

«Uscite con le mani in alto, siete circondati!»

Maria aiutò Peppino a sollevarsi, abbracciandosi forte impugnarono insieme il fucile. Si baciarono, chiedendo perdono a Dio e a se stessi.

«Ti amo, Peppino mio, mangiamo insieme questa Mandorla amara

Spararono insieme.

***


DIALOGO ALLO SPRITZ

Adelia Rossi


«Ehi, tu!»

«Ce l’hai con me?»

«Perché, oltre a te e Il mare intorno all’isola vedi qualcun altro?»

«Mare? Sant’Iddio, sei proprio fuori. Guarda, la vedi quella baracca, Là dove finisce il fiume? Lì abito io.»

«Ahahahaha… Fiume! Sei tu un fiume in piena, di alcol. Quella è La casa sulla scogliera, ed è la mia.»

«Stai dando dell’ubriaco a me? Guardati, sei Come biglia in equilibrio precario, se non stai attento, finisci in buca.»

“Dai, mare o fiume non importa, vieni che ti offro Una calda tazza di caffè americano. Tengo pure del buon Pane e fragole e qualche Mandorla amara. Quand’ero meglio, cioè savio, cucinavo sempre io; mia moglie considerava le mie ricette Poesie fatte in casa. Sai, lei è una poetessa. Sì, POETESSA scritto in grande! Vive di Luci e ombre

«Che cosa vuol dire?»

«Insomma, che come tutti gli artisti, almeno quando stava con me, alternava il bello al brutto tempo.»

«Ho capito. Non siete più insieme, allora. Oso troppo se ti chiedo perché è finita?»

«Eh… è arrivata L’altra

«L’altra? Dai, racconta. Parlami di lei

«Sapessi!  Attento, mi dicevo. L’amore è fatto di niente e questa donna per te è troppa roba! Ma l’ho capito tardi, è stato come avere tra le mani La giostra delle possibilità. Solo guardandola mi sentivo come Quando piccole storie si vestono di poesia. A quel punto c’è stata La svolta delle nostre Vite. Intendo mia e di mia moglie.»

«E lei, tua moglie, come l’ha presa?»

«Si è buttata a capofitto nella scrittura. Ha incominciato a Scrivere lettere a tutti. The letters, le chiamava.  Sai, lei è chic! Ora pare abbia pubblicato anche un romanzo dal titolo Madri illuse

«Avete figli?»

«Per fortuna no, anche se lei li desiderava. Uh! Guarda, là, dietro quella collina, Il sole delle cinque sta calando, sembra proprio La lieve carezza del tramonto e se Chiudo gli occhi, posso sentire anche L’eco del maestrale; lo facevo da bambino. Dai, prova anche tu, sentirai quel brivido che va  Oltre le emozioni.»  

«Tu sei messo proprio male, amico. Alza lo sguardo, osserva, siamo giusto giusto Sotto la luna che ride

«Caspita, hai ragione! Anche se devo dire che una luna così, tutta intera, non l’avevo mai vista.»

«A quanto pare è finita anche la nuova avventura, altrimenti non saresti ridotto così o sbaglio?»

«Indovinato! È durata esattamente 47 secondi, giusto il tempo di entrare con la testa Dentro l’amore e poi ho sentito Il silenzio addosso avvolgermi come una coltre di gelo.»

«Dai, tutto quello che mi hai descritto sopra è accaduto in così breve tempo? A me non sarebbe bastata una vita. A ben pensarci sei stato fortunato. Poteva andare peggio. Quando sali su una giostra e senti odore di poesie, non si sa mai dove si va a finire.»

«Hai ragione ma ora che ti ho detto tutto di me, Dalla A alla Z, raccontami qualcosa di te; in fondo, ci conosciamo già da qualche chilometro.»

«Che cosa vuoi che ti narri, come soleva dire sempre mia madre: La verità è una rotta tracciata a matita. Però, se la matita è senza punta rischi di finire fuori riga. Caro mio, ormai sono Un uomo alla deriva. Hai presente Il granello di sabbia nell’ingranaggio? Bene! Proprio così. Uno che nella perfezione manda tutto in tilt. Una Cammurìa, direbbe il mio vecchio padre se ancora fosse in vita. Sai come mi chiamava? Monroe. Il predatore di demoni. Mi temevano tutti.»

«A quanto pare, Nessuno è innocente. Nemmeno tu! E com’è che sei finito così, sì, insomma, con la bottiglia attaccata alla bocca.»  

«Il gioco, mio caro, non strabuzzare gli occhi, proprio lui. Sai quei giochetti stupidi dove, se vinci, ti offrono l’impossibile? Ho iniziato Sulle tracce di Lucifero, un gatto nero che mi ha fatto impazzire; in sostanza, se riuscivo a catturarlo prima che finesse dentro I tunnel di Oxilla, mi toccava in premio La locanda di Ester

«Una locanda in premio?»

«Sì, ma virtuale. Gli inventori di questi giochi sono come Lo specchio macchiato dal tempo, ti fanno vedere solo quello che vogliono e tu ti senti trionfatore del nulla, resti solo con le tue Aritmie spirituali, perché è proprio un Dio che invochi mentre il tuo cuore va a mille l’ora.»

«Insomma, non sei messo bene nemmeno tu a quanto sento. Sei sposato?»

«Sì, con La baronessa di Piano Campo. Una convinta di essere posseduta da Anime antiche

«Non dice niente vedendoti così?»

«Vedermi? Ahahahahah, amico, lei vive continuamente trasognata; sai, come quando uno si fa di Maria Giovanna, la chiamano così no? Quando la vedo in quello stato, penso: ecco, L’erba sogna il cielo.  Forse Un giorno mi perdonerò per non aver mantenuto la promessa fatta.»

«A chi, a tua moglie?»

«Nooo, a me stesso. Lavoravo in questura, amico mio, ero sempre chiamato a risolvere le situazioni più disastrose tipo i Delitti nell’orto, le prime indagini della sciura Marpol.”

«Caspita! Ne ho sentito parlare. Allora sei tu quello uscito in un’immagine, Di profilo, nella più importante rivista, mi pare si chiamasse Estate '36, anche se non ho mai capito cosa c'entrasse quel titolo.»

«Sì, hai indovinato. Quel nome deriva dal fatto che la prima stampa avvenne proprio l’estate di quell’anno in nome di un certo Benito.»

«Caspita! Un personaggio di grosso calibro.»

«Calibro? Se intendi la stazza sì; altro, ho i miei dubbi. Ah! Eccoci arrivati. Ma... non trovo la chiave.»

«Aspetta, forse l’ho io.»

«Tu? Ma questa è casa mia.»

«No, la tua l’abbiamo lasciata sul fiume. Ti ricordi la zattera? O hai dimenticato anche dove vivi.»

«Io vivo qui, al mare.»

«Sai che facciamo? Lascia stare tutto. Caffè americano, pane e fragole, mandorle amare, poesie fatte in casa, tua moglie. L'altra ecc… ecc… Se mi accompagni mi fai un favore.»

«Dipende dove vuoi andare

«Voglio fare un giretto in quel nuovo locale aperto da poco, Il canto dell’allodola

«Ho capito! Vengo anch’io. Vediamo se rimediamo un’altra chiave ma questa volta che sia quella giusta.»

                                                                                  ***

                                            IL SOGNO

Silvana Da Roit


Se L’erba sogna il cielo, cosa potranno sognare Anime antiche come noi?

In 47 secondi, ripercorro gli ultimi istanti del mio sogno, prima che Il canto dell’allodola lo interrompesse.

Siamo nei leggendari sotterranei, I tunnel di Oxilla, indecisi se continuare Sulle tracce di Lucifero o proseguire scegliendo La svolta a destra.

«E adesso, che facciamo?»

«Dipende da dove vuoi andare» rispondi.

Nella realtà non sarebbe mai successo, ma lì, nel sogno, tra Luci e ombre, ci separiamo e scegliamo strade diverse.

«Ci troviamo fuori, tra circa venti minuti. Conosci La locanda di Ester

«Sì, è La casa sulla scogliera

Di profilo sembri Monroe, il predatore di demoni. Un eroe, il mio eroe. L’ho sempre saputo, anche se quando ti ho incontrato eri Un uomo alla deriva. E io, cos’ero, io? Semplicemente L’altra. Non ti avessi mai incontrato sarei appartenuta per sempre a questa categoria o tutt’al più a quella di Madri illuse, madri convinte che le Vite dei figli siano solo La giostra delle possibilità, quelle mancate a loro.

Proseguo Come biglia in equilibrio precario: il terreno dissestato è una vera e propria Camurrìa. Per fortuna, sento già L’eco del maestrale. Tra poco sarò fuori, sotto Il sole delle cinque.

Cerca di non mancarmi troppo, lo dici ogni volta che ci separiamo anche per poco; saranno anche parole semplici, Poesie fatte in casa, ma mi provocano forti Aritmie spirituali; Un soffio sul cuore, caldo, potente.

Intravedo l’uscita, ci ho messo davvero poco; chissà se sei arrivato, se mi aspetti piluccando Pane e fragole. Emergo dall’ultimo tratto, pronta a respirare Il mare intorno all’isola. Chiudo gli occhi per assaporare questo momento e quando li riapro, mi trovo Là dove finisce il fiume.

Qualcosa non quadra, come Il granello di sabbia nell’ingranaggio, ho sbagliato uscita; certo Poteva andare peggio, potevo perdermi nei meandri o chissà cos’altro ancora.

Mi dirigo verso il luogo dell’appuntamento, camminando e camminando, intanto La lieve carezza del tramonto mi fa rabbrividire. Ho voglia di una bevanda, Una calda tazza di caffè americano.

Non ci sei ancora, ti aspetto qui, alla locanda, masticando una Mandorla amara dietro l’altra. In televisione stanno trasmettendo una serie, I delitti dell’orto. Mi piace la protagonista, incalza con sagacia un sospettato: «Parlami di lei, raccontami tutto Dalla A alla Z. Cosa successe quell’estate, L’Estate '36

I miei occhi sono attratti da Lo specchio macchiato dal tempo, mi vedo deformata nei panni di una nobile, forse La baronessa di Campo Piano, intenta a Scrivere lettere, The Letters, come diresti tu. Sarà un segno, anche io dovrei scriverti, spiegarti che non sono limpida come mi vedi, confessarti che La verità è una rotta tracciata a matita e che, alla fine, Nessuno è innocente. Nemmeno tu.

Lo farò solo se Un giorno mi perdonerò.

Mi apparto nel cortile, non sei ancora qui. Il pensiero che ti sia successo qualcosa è insopportabile, rovescia il cielo, mi sommerge. Ho Il silenzio addosso.

È solo un sogno, mi dico, allora perché questo affanno?

«Hai avuto un incubo?» 

Intanto volti il mio cuscino per darmi refrigerio.

«Sì, ma corto, cortissimo.» 

Ti sorrido.

Preferisco non raccontarti, ambedue sappiamo che si giunge Dentro l’amore, Oltre le emozioni, proprio Quando piccole storie si vestono di poesia. Respiriamo piano, Sotto la luna che ride; è tutto qua: L’amore è fatto di niente.

***

IL RIMORSO DEL TEMPO PASSATO

Federica Madeddu


 

Era passato tanto tempo dall’ultima volta in cui le loro anime si erano sfiorate.

La vita le aveva messe alla prova poco più che ragazze. Dopo l’Estate '36 non si erano più viste, e la guerra le aveva portate a chilometri di distanza. Una breve telefonata di soli 47 secondi, dopo che le bombe si abbatterono in tutta l’Europa, rasserenò le due amiche sull’incolumità delle loro Vite ma le strade per un motivo o per l’altro si separarono. 

Dopo quasi quarantacinque anni, Anna e Rebecca si diedero appuntamento, come erano solite, sotto Il sole delle cinque.

La casa sulla scogliera era rimasta la stessa. La padrona di casa tornava ad abitarci nel periodo autunnale, quando il sole non pizzicava più sulla pelle e poteva passeggiare a piedi nudi Sotto la luna che ride. Amava contemplare Il mare intorno all’isola dalla sua terrazza e lasciare che i pensieri e ricordi incontrassero L’eco del maestrale. I suoi capelli erano argento e la saggezza che cresce con l’età le aveva insegnato che la vita, così come La verità è una rotta tracciata a matita e che, per quando ci si possa sforzare, nelle Aritmie spirituali non sempre il risultato è soddisfacente.

Amava ripensare ai tempi che furono.

Il canto dell’allodola aveva fatto da colonna sonora ai loro incontri, Là dove finisce il fiume, in quel luogo iniziava La giostra delle possibilità che la giovinezza forniva a loro. Le Madri illuse di una tenera amicizia non conoscevano le Luci e ombre che attanagliavano i pensieri impuri delle figlie, sarebbe stata una Camurrìa da eliminare. Si sa, L’amore è fatto di niente, è Un soffio sul cuore e le ragazze non avrebbero mai permesso a nessuno di entrare Dentro l’amore che racchiudeva le loro anime.

Lo scricchiolio dei sassi sotto gli pneumatici della berlina che risaliva il vialetto interruppe i ricordi di Anna. Un autista aprì lo sportello dalla quale scese una signora distinta. Anna riusciva a scorgere in lontananza la figura Di profilo, era davvero lei.

Le andò incontro sistemandosi i capelli e la giacca sulle spalle come avrebbe fatto a un primo appuntamento. Restò ferma a osservare il portamento dell’amica. Sembrava La baronessa di Piano Campo, la nobildonna protagonista dei loro giochi infantili.  

Per Rebecca, ogni passo era accompagnato da un brivido, ma bisognava andare Oltre le emozioni. Il momento tanto atteso era ormai giunto, l’aveva trovata.

Le due donne si unirono in un abbraccio che sciolse ogni tensione, e solo La lieve carezza del tramonto poteva enfatizzare l’incontro tanto atteso per più di quarant’anni.

«Anna, my friend, non piangere» disse Rebecca accarezzando la guancia avvizzita dell’amica con un italiano stentato.

«Lo sai, tra noi due sono sempre stata io quella emotiva. Guardati, hai il portamento della Monroe, io sembro una Mandorla amara, scura e rugosa.»

«Perdona mio italiano, ma ti conosco dalla punta delle orecchie ai piedi e so che sei una donna perfetta, Dalla A alla Zeta. Fammi entrare, non vorrai congelare una star del cinema.»

Anna aveva acceso il camino del salone e una volta fatta accomodare l’amica si apprestò a servirle Una calda tazza di caffe americano: Rebecca aveva sempre odiato l’espresso, una bevanda che si prestava poco alla compagnia e alle chiacchiere.

«Rebecca, non riesco a credere ai miei occhi e alle mie mani: sei qua con me. Qualche settimana fa eri in tv nell’ultima fiction: I tunnel di Oxilla. Ho sempre saputo che nel tuo futuro ci sarebbe stato qualcosa di grande ma non immaginavo un golden glob

«Anna, no fiction, is serie tv…Hai la tv satellitare?»

«Ma quale satellitare, già molto che ho il telefonino moderno, hanno tanto insistito i ragazzi per farmi le videochiamate, ma sai come la penso, tutte diavolerie che mi portano Sulle tracce di Lucifero

«Ma come passi il tempo?»

«Adoro leggere, Scrivere, e il fine settimana aiuto in paese come cuoca a La locanda di Ester. La domenica leggo prima del dolce le mie Poesie fatte in casa e gli avventori hanno sempre apprezzato: adorano Quando piccole storie si vestono di poesia

«Oh, ricordo la tua cucina, my friend… A fine estate rubavamo la frutta nei terreni della chiesa e ci ritrovavamo mezzo nude, giù al fiume a mangiare Pane e fragole, remember?»

«E quando fantasticavamo sui Delitti dell’orto che avrebbe compiuto il guardiano del cimitero? Tutte sciocchezze da ragazzine.»

«Io ricordo The letters, scusami, le lettere che mi scrivevi. Un giorno mi perdonerò di non averti mai risposto…» Rebecca continuò a fissare l’amica mentre beveva un sorso di caffè, sapeva che non sarebbe stata una discussione semplice.

«Già, ho aspettato al lungo, come L’erba sogna il cielo

E fu ancora protagonista Il silenzio addosso a quelle due Anime antiche che permise di fissarsi negli occhi, riportandole alla loro adolescenza quando, lo scavarsi dentro e viaggiare l’una negli occhi dell’altra era il preambolo dei baci umidi e appassionati.

Anna fu la prima stavolta a interrompere l’incantesimo.

«Parlami di lei

«Non facciamoci del male, Anna, Nessuno è innocente, nemmeno tu

«Oh su, io ho salvato Un uomo alla deriva, conosci bene la mentalità di una piccola realtà, mi sono conformata, ma lei per te è stata La svolta

«Non fare l’italiana gelosa, erano anni difficili per tutti, con lo scoppio della guerra, mio padre al fronte, io mi sono sentita Come biglia in equilibrio precario, Meredith mi ha preso per mano e portata in un mondo nuovo, l’America.»

«Ti sei venduta, Rebecca.»

Ad Anna si strozzarono le parole in bocca ma furono sufficienti a scalfire il cuore dell’amica.

«Hai ragione, sono scesa a patti, ma avevo capito che nella vita tutto Dipende da dove vuoi andare. Io sarei stata sempre L’altra, la diversa. Ho sudato e nessuno mi ha regalato niente. So che non capisci ma volevo uno lifestyle migliore di una semplice vita di paese.»

Anna accusò il colpo ma smorzò con un, beh, Poteva andare peggio.

Rebecca ringraziò la clemenza dell’amica, che continuò: «Ora Chiudo gli occhi e tu mi racconti come e quando hai deciso questo incontro.»

Rebecca teneva stretta in mano la tazza ancora calda e chiuse gli occhi anche lei.

«Tempo fa ho trovato Lo specchio macchiato dal tempo, quello che avevamo rubato a casa di tua nonna, ma a farmi cedere sono state le tue parole: sono state Il granello di sabbia nell’ingranaggio. Ogni giorno leggevo una lettera fino a quando ho deciso di assoldare un detective privato per ritrovarti.»

«Bastava cercarmi nell’elenco telefonico!» e Anna proruppe in una fragorosa risata, onorata per aver disturbato così tanto l’amica, riportando per qualche secondo entrambe giù al fiume, quando i baci e le risate sovrastavano i rumori del bosco che le proteggeva.

Anna risplendeva di luce propria quando rideva e Rebecca avrebbe scambiato qualsiasi cosa in suo possesso per avere più tempo da trascorrere in compagnia dell’amica. Dentro di sé sapeva bene che forse non ci sarebbe stata una seconda visita. La malattia era galoppante e il detective l’aveva informata del rifiuto di ogni terapia. 

Una voce continuava a ripetere dentro di sé, perdonami se sono arrivata solo ora. Cerca di non mancarmi troppo quando non sarai più con me.

***


LUISA E ALMA

Laura Sala


Due Anime antiche le loro, Madri illuse che amavano Scrivere, e quella fu La svolta alle loro vite.

Luisa e Alma si erano trovate unite da una vita comune.

Il loro passato era come Lo specchio macchiato dal tempo, che rifletteva, Sotto la luna che ride, Luci e ombre.

L’amore è fatto di niente, come quello che avevano vissuto nell’Estate '36, quando, in 47 secondi, avevano scoperto la presenza de L’altra, La Baronessa di Piano Campo.

Si erano trovate così, come Il granello di sabbia nell’ingranaggio.

Non avrebbero mai potuto competere con lei. Era di un altro rango.  Ma poi alla fine per chi o per cosa avrebbero dovuto lottare? In fondo cosa avevano perso?

Si erano date appuntamento a La locanda di Ester, per Una calda tazza di caffè americano. Era un localino vicino a La casa sulla scogliera, e Il sole delle cinque gli dava un fascino particolare. Sotto La lieve carezza del tramonto, si sentiva L’eco del maestrale, e Il mare intorno all’isola era Un soffio sul cuore.

«Parlami di lei» disse Luisa, e quando Alma cominciò a parlare, a Luisa sembrò di percorre I tunnel di Oxilla. Le raccontò tutto, Dalla A alla Zeta, e capì che aveva vissuto con Un uomo alla deriva. Lo credeva pieno d’amore e invece era Come biglia in equilibro precario.

Di colpo si sentì Il silenzio addosso.

Le aveva tradite entrambe e si accorse che La verità era una rotta tracciata a matita.

Non Poteva andare peggio di così, La giostra delle possibilità ormai non offriva più alcuna alternativa. 

Dentro di sé pensava: Un giorno mi perdonerò.

Non vi era dubbio che anche lei avesse le sue colpe, Nessuno è innocente di fronte a certe situazioni.

Si era guardata dentro, mettendosi Di profilo, ma lui di certo si era comportato in modo scorretto. Bugie, sotterfugi, promesse mai avverate. E quando, nonostante l’evidenza, lui continuò a negare, lei capì di colpo che aveva avuto a che fare con un narcisista e un egoista.

Luisa tolse dalla borsa un pacchetto di fogli sgualciti dal tempo. 

«Guarda Alma» disse. «Queste sono The letters. Tutto ciò che lui mi scriveva e ora queste parole hanno il sapore di una Mandorla amara

Quello di Luisa era ormai Il canto dell’allodola e l’unica sua fortuna era stata incontrare Alma. Entrambi ferite ma entrambe unite nello stesso dolore, come Quando piccole storie si vestono di poesia, Là dove finisce il fiume.

Poteva andare peggio. La rabbia che Luisa aveva in corpo era la stessa di Alma.

Sarebbero potute andare assieme Sulle tracce di Lucifero (così ormai avevano definito quell’uomo), volevano ammazzarlo, ma sarebbe stato dei  classici: Delitti nell’orto.

Loro, due Aritmie spirituali, preferirono  andare Oltre le emozioniCome quando L’erba sogna il cielo. In tutte le cose, Dipende da dove vuoi andare. Decisero così di scrivere Poesie fatte in casa e la fortuna le baciò quando le parole di Alma racchiuse in “Monroe”, e quelle di Luisa scritte in “Pane e Fragole”, vinsero il primo e il secondo posto di Dentro l’amore, un premio letterario indetto da una piccola casa editrice.

A volte si può rinascere anche dal dolore.

***

COLPO DI FULMINE

Pinuccia Sassone


Nel tardo pomeriggio della vigilia di Natale, mi recai nel suggestivo Rione Terravecchia  per assistere al Concerto Stella Cometa, davanti al sagrato della Chiesa Madre. L’atmosfera era fatata. Il brindisi di auguri, organizzato presso La locanda di Ester concluse la splendida serata, nell’incantato scenario tra Luci e ombre.

Ci conoscemmo quel giorno.

Il sole delle cinque, La lieve carezza del tramonto, la musica, tutti complici del nostro primo incontro. Ci presentò Filly, un’amica comune. Fu come Un soffio sul cuore, un remoto desiderio si stava avverando.  Incontro magico, Sotto la luna che ride proprio come Quando piccole storie si vestono di poesia.

L’avevo subito notato Di profilo, sembrava Monroe, il predatore di demoni, dal fascino conturbante,  al punto tale che dopo 47 secondi ero già Oltre le emozioni.

Era un poeta, un po’ sui generis, autore di belle Poesie fatte in casa. Le definiva così perché raccontava le  verità della vita con parole semplici. Il silenzio addosso mi inondò mente e corpo, paralizzando ogni mio pensiero. Che strana sensazione, quasi irreale. Un  incontro fuori da ogni razionalità. Sentivo di essere posseduta da incredibili Aritmie spirituali.

Anche lui mi osservava. Era  imbarazzante guardarlo. Chiudo gli occhi fingendo di allontanare un fastidioso moscerino. Li riapro ed era già a pochi passi da me, gli occhi fissi nelle mie pupille arrivavano  dritti al cuore come Il granello di sabbia dell’ingranaggio. Mi sentivo Come biglia in equilibrio precarioSi avvicinò mentre facevo finta di Scrivere appunti sul taccuino, simulando il massimo della spontaneità.

«Ciao, sono Thomas, ho la strana impressione di averti già incontrata, di dove sei?»  

La domanda mi colse di sorpresa, avevo avuto la stessa sensazione. Mi inibii un poco, la timidezza a volte mi faceva brutti scherzi, ma Poteva andare peggio, considerato che diventai solo rossa in viso.

«Sono Enrica, La baronessa di Piano Campo. Abito a pochi chilometri da qui, non molto lontano dai luoghi diventati famosi  grazie ai Delitti nell’orto, le prime indagini della Sciura Marpol

«Ne ho sentito parlare, sembrerebbe ci sia qualcosa di vero. Attenta, Nessuno è innocente, nemmeno tu» mi disse strizzandomi l’occhio.

«Mah, può darsi, se così dovesse essere, Un giorno mi perdonerò» risposi con altrettanta ironia.

«Ti andrebbe di bere con me Una calda tazza di caffè americano? Qui lo fanno buonissimo. Lo servono accompagnato da un dolce delicato e speciale, fatto solo con Pane e fragole che  lascia un accattivante retrogusto di Mandorla amara. Tutto merito di  un ingrediente  segreto che non vogliono svelare. Allora, accetti il mio invito?»

Io, Dalla a alla zeta, senza pensarci due volte: «Ok, molto volentieri, mi hai incuriosita.»  

In effetti quel dessert era straordinario.

Si fece tardi. Una forte stretta di mano fu più loquace di mille parole.

Lo risentii dopo tre giorni, desiderava visitare I tunnel di Oxilla per conoscere più da vicino i misteri di quei luoghi, sconosciuti a molti, me compresa. L’escursione fu molto interessante. Così ebbe inizio la nostra quotidiana frequentazione. Ogni giorno un luogo diverso. Senza dirci nulla, entrambi eravamo consapevoli di essere letteralmente immersi Dentro l’amoreLe emozioni crescevano, uniche, intense. Due Vite, forse due Anime antiche che avevano aspettato di ritrovarsi.

«Domani ti andrebbe di venire con me?»

«Dipende da dove vuoi andare

«Vorrei portarti in un posto magico, Là dove finisce il fiume, dove Il canto dell’allodola e L’eco del maestrale  si fondono insieme diventando un turbinio di emozioni. Voglio emozionarmi con te. Che ne dici?»

Era il mio stesso desiderio. I nostri pensieri viaggiavano all’unisono, tutto accadeva al di là delle  intenzioni.

Dopo tre settimane mi disse che doveva partire, lo aspettavano per completare le ricerche Sulle tracce di LuciferoNon capivo cosa intendesse dire, e chi era costui? Si era perso qualcuno? Mi raccontò di un gatto smarrito. Non entrò nei particolari, capii che si trattava di una storia delicata.

«Devo tornare a casa, non preoccuparti, ritornerò.»

«Sii sincero, ti prego Thomas. Se c’è qualcuno tra me e te, dimmelo, posso capire.»

«Sì, hai ragione, c’è L’altra, ma ancora per poco, è una di quelle Madri illuse che pensa di tenermi al guinzaglio solo perché sono il padre dei suoi figli.»

«Parlami di lei. Tra noi quindi… dimmi la verità,  è finita?»

«La verità? La verità è una rotta tracciata a matita, può sempre cambiare. La svolta, ho bisogno di una svolta nella mia vita, ormai diventata una Camurrìa. Non sarà un caso se ti ho incontrata.»

Aveva cambiato espressione, sembrava Un uomo alla derivaGuardandolo, pensai come La giostra delle possibilità nella vita non si ferma mai, è una  altalena in continuo movimento, tra alti e bassi , proprio come Il mare intorno all’isola: può inghiottirti in qualunque momento o farti naufragare.

«Tornerai?» gli chiesi.

«Abbi fiducia, il mio posto è qui. Con te.»

«Ti aspetterò, ma Cerca di non mancarmi troppo

Thomas partì ed Enrica non lo sentì più. Puntualmente, ogni settimana riceveva solo le sue lettere custodite come reliquie in un album, sulla cui copertina aveva dipinto in rosso The Letters of my love. Le rileggeva ogni giorno, nutrendosi di quelle parole d’amore e della promessa che non si sarebbero lasciati. Non era mai indicato l’indirizzo del mittente, ma Enrica gli rispondeva con altrettante lettere anche senza poterle spedire. 

Un giorno, forse… Thomas potrà leggerle.  Che strana storia, tra certezze e dubbi continui. Se pensava di volergli credere, si sentiva come quando L’erba sogna il cielo. Se la speranza l’abbandonava, si sentiva invece come Lo specchio macchiato dal tempo, senza più nessuna luce.

Passò un anno, era un giorno di fine luglio, Estate '36, quando, presa dalla nostalgia, si recò sulla spiaggia per rivedere La casa sulla scogliera, il loro segreto nido d’amore. Immersa in una profonda malinconia, si sentì all’improvviso chiamare da una voce lontana. La riconobbe subito , il cuore ebbe un sussulto. Si voltò…Thomas!

Era tornato.

L’emozione si sciolse in un abbraccio interminabile, bagnato da lacrime di gioia. Impossibile non pensare che L’amore è fatto di niente.

***

  THE LETTERS

  Giusy Li Vecchi

 

Ho sempre pensato che le Vite degli altri fossero più interessanti della mia, tutta colpa delle Poesie fatte in casa che mia madre mi raccontava ogni benedetta sera prima di addormentarmi.

Quando piccole storie si vestono di poesia la tua mente si apre e il tuo cuore si arricchisce, era solita ripetermi.

Le inventava lei e parlavano sempre di donne meravigliose come la Monroe, bionde da capogiro e corteggiate da tutti, in fondo mi raccontava la sua storia.

Anche mia madre era bionda e aveva fatto l’attrice; io ero l’esatto contrario, bruttina, un casco di capelli neri e nessun talento. La odiavo un po’ per questo, non aveva saputo farmi bella come lei, ero la Mandorla amara del suo cestino.

Quando compii vent’anni lei se ne andò, era giunta La svolta che tanto aveva sognato. Una compagnia di saltimbanchi dal nome insolito, “Sotto la luna che ride” aveva fatto tappa nella nostra città e lei si era unita a loro senza pensarci troppo. Mi aveva lasciata salutandomi con un biglietto appoggiato sulla tavola della cucina, che recitava così: Perdonami se puoi, la vita è come La giostra delle possibilità e io voglio saltarci sopra, girare il mondo e vivere. Ti ho amata immensamente come fossi mia, ma la verità è un’altra. Eri nata solo da qualche ora e tuo padre aveva bussato alla mia porta, disperato, Un uomo alla deriva, distrutto dal dolore, che aveva avuto la sfortuna di innamorarsi di una nobildonna, La baronessa di Piano Campo. Dal loro amore eri nata tu, ma i genitori della baronessa non avrebbero mai dato la loro benedizione a quella unione, io ero stata la soluzione più comodanessuno avrebbe badato a me, ero una poco di buono alla quale non avrebbero fatto domande, e così diventasti mia figlia. Un soffio sul cuore, delicata come Pane e fragoleDentro l’amore per te mi ci sono tuffata a capofitto, eri la mia possibilità di redenzione, stavo facendo la cosa giusta. I tuoi genitori si sono sempre occupati di noi, non ci hanno fatto mai mancare nulla, ora io ti chiedo di perdonarli e di perdonare me, anche se quello che non so è se io Un giorno mi perdonerò, ma ricordati anche che, se Nessuno è innocente, a modo nostro ti abbiamo molto amata. Troverai da sola i tasselli mancanti della tua verità.

Mi ero lasciata cadere sulla sedia, Il silenzio addosso, gelido e tagliente, era l’unica cosa che sentivo. Adesso chiudo gli occhi e muoio, me lo ero ripetuta come un mantra mille e mille volte. Chi sono? Da dove vengo? 47 secondi, quello era il tempo che ci avevo messo a leggere il biglietto, quello il tempo che ci aveva messo la mia vita ad andare in pezzi. Chi erano i miei genitori?

Lo specchio macchiato dal tempo faticava da giorni a riflettere la mia immagine, non mi riconoscevo più, c’era solo un posto che mi avrebbe fatto sentire meglio, era La casa sulla scogliera, proprio Là dove finisce il fiume che bagna la nostra città.

Il sole delle cinque era ancora caldo nonostante fosse già ottobre e il mio rifugio era il posto perfetto per pensare, Il mare intorno all’isola era stranamente calmo e il mio cuore aveva ripreso il suo normale ritmo. Non ero l’unica in cerca di tranquillità, in cima ci avevo trovato un giovane intento a pescare, mi ero seduta a fianco senza dire una parola, lui si era limitato a guardarmi e a sorridere, io avevo fatto lo stesso.

Avevo portato con me carta e penna decisa a Scrivere il dolore che avevo dentro, per descrivere il buio nel quale ero piombata, come I tunnel di Oxilla dei quali la mamma bionda, originaria dell’alto Piemonte, mi raccontava.

Proprio quando L’eco del maestrale aveva iniziato a farsi pungente, il ragazzo aveva iniziato a parlare d’amore, di dolore, di Madri illuse.

Non capivo.

«Sono Gustavo» mi disse. «Conosco la tua storia.»

«Come fai a conoscere la mia storia?»

«Tu sei Clara, la figlia di Rosaria, la baronessa.»

Quell’affermazione per poco non mi fece cadere dalla scogliera. «Ma tu che ne sai?»

«Sono tuo fratello, o meglio, fratellastro.»

È così che iniziò a togliere Il granello di sabbia nell’ingranaggio dando un senso a ciò che era successo.

Gustavo era più giovane di me di due anni, nato da Rosaria e Carmelo, l’uomo che i miei nonni avevano ritenuto più idoneo per la loro nobile figlia; era venuto a conoscenza della verità nelle ultime ore di vita di Rosaria, che gli aveva fatto promettere di occuparsi di me, nonostante fosse più piccolo.

Gli aveva anche lasciato diverse lettere nelle quali raccontava dettagli di quella vita iniziata in Estate ’36.

Ecco perché l’altra madre bionda aveva trovato il coraggio di andarsene, Gustavo l’aveva rassicurata, io sarei stata in buone mani e lei avrebbe potuto sentirsi come quando l’erba sogna il cielo, libera e bella come Il canto dell’allodola al sorgere del sole, bionda come una diva d’altri tempi.

Il mio fratellastro allungò la mano e strinse la mia, non avevo il coraggio di guardarlo negli occhi, i miei erano gonfi di lacrime.

Con la voce rotta dal pianto gli dissi: «Parlami di lei, parlami della mamma.»

Gustavo lo faceva guardando il mare, me la descriveva con dovizia di particolari e mentre lo guardavo Di profilo mi chiedevo se mi somigliasse.

Sotto La lieve carezza del tramonto quel ragazzo svelava le mie radici. Solo le parole necessarie, come fossimo Aritmie spirituali alle quali bastava poco per capirsi. Mi aveva messa su un’altalena, aveva iniziato a spingermi Oltre le emozioni, in alto fino al cielo e poi in basso fin Sulle tracce di Lucifero, Luci e ombre che si intrecciavano in continuazione, risate e lacrime che mi stavano ricucendo il cuore.

«La verità è una rotta tracciata a matita» mi disse «potremo continuare insieme.»

Non ero sola, non è vero che L’amore è fatto di niente, l’amore è fatto di mamme bionde incapaci di restare, di Anime antiche che sanno raccogliere un cuore in frantumi e accomodarlo utilizzando polvere d’oro. Eravamo Come biglia in equilibrio precario, ma ci eravamo ritrovati e questo mi faceva stare meglio. Avevamo ancora tanto da dirci. 

«Verresti con me?» mi disse alzandosi in piedi.

«Dipende da dove vuoi andare» risposi.

«La locanda di Ester» è un luogo magico, ci beviamo Una calda tazza di caffè americano

«Sì, ma voglio sapere tutto Dalla A alla Z» gli dissi.

«Non fare la Camurrìa» mi rispose ridendo.

La locanda era deserta e la cameriera ne approfittava per guardarsi una telenovela argentina dal titolo "I Delitti nell’orto".

«Poteva andare peggio» disse ridendo Gustavo. «Avrebbe potuto piovere.»

A quella citazione non seppi resistere, lo abbracciai con slancio e scoppiai in una risata liberatoria. Da lì a poco avrei dovuto salutarlo, mi appesi al suo braccio e tra me e me pensai: Cerca di non mancarmi troppo, fratellone.

***

 E adesso aspettiamo i prossimi coraggiosi che proveranno a cimentarsi in questo gioco letterario!



Alla prossima
dalla vostra
Stefania Convalle