Dietro la porta di stefi: il Blog della scrittrice ed editrice Stefania Convalle.
mercoledì 25 marzo 2026
Numero 499 - "Nel sangue di Garlasco" e "Il ragionevole dubbio di Garlasco" - Recensioni - 25 Marzo 2026
lunedì 19 gennaio 2026
Numero 487 - 4 3 2 1 di Paul Auster, secondo me - 19 Gennaio 2026
mercoledì 16 aprile 2025
Numero 469 - Colazione da Tiffany - Truman Capote - La mia recensione - 16 Aprile 2025
Cinema e Letteratura possono fondersi, ma il risultato è spesso, per non dire sempre, una formula che zoppica.
Se si legge prima il romanzo, per esempio, e poi si guarda il film tratto dal libro, la delusione è dietro l'angolo, tranne rari casi.
Se si vede prima il film, come nel caso del famoso "Colazione da Tiffany" con Audrey Hepburn e George Peppard - e che film, oltretutto! - il libro ti sembra uno sconosciuto, nel senso che riconosci la storia ma quasi disturbano le differenze dal film.
domenica 23 marzo 2025
Numero 467 - Parliamo di libri: tra opere della letteratura e opere di Edizioni Convalle - Anne Tyler e Tania Mignani - 23 Marzo 2025
In questo caso, qualche mese fa, un'amica cara, nonché autrice della mia casa editrice, mi ha fatto arrivare un romanzo che è tra i suoi preferiti: "Per puro caso" di Anne Tyler. Me ne aveva parlato e mi aveva incuriosito la storia. E dopo qualche giorno è arrivata la sorpresa!
Naturalmente l'ho iniziato subito.
Intanto, per chi non sapesse chi è Anne Tyler, vi dico che è una scrittrice americana, ha scritto una miriade di romanzi, alcuni sono diventati anche film famosi. Ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa nel 1989.
Oggi ha più di ottant'anni e vive a Baltimora. Sono andata, per curiosità, a cercare una sua foto e ho trovato un bel sorriso e simpatico. Un po' come ho trovato il suo romanzo: con un bel sorriso e simpatico.
Una mano, quella di Tania, autentica e sincera. Una penna che non si atteggia, ma che asseconda la sensibilità dell’autrice regalando pagine e pagine di profondità e conoscenza dell’animo umano.
Un cammino tra momenti di felicità dei protagonisti, ma anche di disperazione descritta alla perfezione, dove fa capolino l’ironia pungente di colei che narra, un’ironia amara che arriva a essere dissacrante proprio perché inserita in passaggi dove sarebbe così facile calcare la mano e virare verso il melodramma… Ma lei non lo fa.
martedì 3 dicembre 2024
Numero 458 - "Giorni da cane" e "Le lettere di Esther", le mie impressioni - 3 dicembre 2024
Questo è stato un regalo da parte di una mia cara lettrice, non solo delle mie personali opere, ma anche di quelle della mia casa editrice: Edizioni Convalle. Laura Beretta, sapendo che conduco da tanti anni un laboratorio di scrittura, è rimasta incuriosita dalla storia di questo romanzo e me l'ha regalato.
venerdì 27 settembre 2024
Numero 454 - Violeta, Isabel Allende - 27 settembre 2024

martedì 23 maggio 2023
Numero 443 - Sono mancato all'affetto dei miei cari di Andrea Vitali - 23 Maggio 2023
Non avevo mai letto niente di Andrea Vitali, anche se l'ho conosciuto qualche anno fa e l'avevo trovato parecchio simpatico: uomo ironico e intelligente.
Mi ero fatta, però, un'idea diversa da quello che ho trovato leggendo "Sono mancato all'affetto dei miei cari" (Einaudi).
All'inizio sono rimasta un po' disorientata dal tipo di scrittura, molto disinvolta. Da un lato mi spingeva a proseguire, dall'altro mi affaticava, ma credo che dipendesse solo dalla mancata suddivisione in capitoli che, almeno a me, crea un po' di fastidio.
Un lungo monologo.
Parla lui, il protagonista, padre di famiglia nella provincia lombarda, nel periodo che si può collocare negli anni sessanta/settanta. Titolare di una Ferramenta che spera di lasciare ai figli maschi, l'Alberto e l'Ercolino, i quali, per una ragione o per l'altra gli procureranno delle belle gatte da pelare. Non è da meno la figlia femmina, l'Alice, e anche la moglie fa la sua parte per rendergli la vita difficile. Il quadro di una famiglia perfettamente descritto, dove il tema principale è dettato dal rapporto coi figli, difficili da comprendere a lui, lavoratore instancabile, senza sogni se non quello di vedere quello che ha creato con sacrifici proseguire dopo la sua dipartita.
Uno stile brillante, ironico, ma molto molto molto amaro.
Impossibile non affezionarsi a questo eroe della vita quotidiana, viene voglia di dargli una pacca sulla spalla man mano che deve subire le conseguenze dei vari colpi di testa e decisioni dei suoi ragazzi.
E la conclusione, l'ultima frase che si ricongiunge col titolo, strappa un momento di commozione al lettore, anche se Andrea Vitali non indugia sul momento drammatico.
Uno stile che è un'arrampicata su una parete, senza appigli, direi innovativo. Si sorride parecchio, si corre lungo le pagine assecondando il modo di raccontare i fatti del protagonista, ma alla fine, anche se si arriva all'ultima pagina col respiro affannato, si chiude il libro con il desiderio di rivolgere un complimento allo scrittore.
Una lettura che consiglio.
mercoledì 25 gennaio 2023
Numero 429 - Un cane è meglio del Prozac, Bruce Goldstein - 25 gennaio 2023
Una storia vera, quella che si narra. Un uomo di successo che cade nel pozzo nero della depressione, degli attacchi di panico con annessi e connessi. Ma la situazione è anche più grave perché emergono disturbi della personalità che portano l'uomo alle porte del suicidio.
Fino a quando gli viene consigliato di prendere un cucciolo.
E lui dopo mille ripensamenti - come potrei occuparmi di lui se non riesco a prendermi cura di me? - un giorno che avvolge New York nella tormenta più tormenta che ci possa essere, decide di fare chilometri per andare a prendere quel cucciolo di labrador.
Il romanzo si apre così, con questo viaggio.
Ma la narrazione fa un passo indietro e nella prima parte dell'opera il lettore conosce il protagonista, lo stesso Bruce Goldestein, nel suo personale incubo dovuto a suoi problemi.
Nella seconda parte si riprende il filo da quel viaggio e del suo ritorno a casa con il piccolo cagnolino (ancora) senza nome.
I primi periodi col cucciolo da accudire sono un vero disastro che quasi lo fa desistere, ma tiene duro perché un passo alla volta Bruce si rende conto che avere la responsabilità di un essere vivente che dipende solo ed esclusivamente da lui lo porta a spostare l'attenzione dai suoi problemi.
Se fino all'arrivo di Ozzy, per Bruce era quasi impossibile alzarsi alla mattina, o mettere il naso fuori dal suo palazzo se non per le strette necessità, ecco che improvvisamente scopre una ragione di vita.
Giorno dopo giorno s'impone di essere il migliore "padroncino" del mondo: quello di Ozzy.
Ozzy riesce a portare fuori Bruce dalla sua tana, ogni giorno, per ore e ore, e durante le lunghe passeggiate lo sguardo verso il mondo e gli altri essere umani cambia. Il cucciolo diventa il tramite con quello che c'è fuori, le persone si fermano ammirate da quel cagnolino così bello.
S'innamora di Ozzy, lo cura come meglio può, lo accudisce come un papà verso il proprio figlio, si preoccupa se non sta bene e arriva a prendere un taxi in piena notte per correre disperato verso una clinica veterinaria quando Ozzy si mangia una scatoletta che contiene veleno per insetti. Piange e si dispera perché ha paura di perderlo.
E non lo perde.
Scopre l'amore e ritrova sé stesso.
Anche quando ha una ricaduta e in una notte terribile rivede i suoi fantasmi. Acciambellato per terra, chiede aiuto a lui, al suo cane che capisce - perché gli animali capiscono - e grazie alla sua vicinanza, il battito del suo cuore e qualche leccatina, riprende contatto con la realtà.
Ozzy diventa il suo angelo custode, il suo amico, colui che lo capisce, non lo giudica e lo ama per quello che è, con tutti i suoi problemi e fragilità di essere umano.
Grazie a un ritrovato mondo non solo nero, Bruce ritroverà anche l'amore e riuscirà a farsi una vita nuova, pur sapendo che dovrà sempre convivere con questo squilibrio chimico che dovrà sempre monitorare.
Ma quello che mi spaventa in questi giorni è quando Ozzy e io usciamo per una passeggiata e lui cammina lentissimo. Le persone guardano ancora Ozzy e sorridono. Però spesso mi chiedono: «Quanti anni ha?» E io sussulto. Mi uccide ogni volta perché, a differenza di me, chiunque abbia mai amato un cane sa che non vivono per sempre. E a essere sincero, è difficile scrivere queste parole con le lacrime che mi colano sulle guance. Non riesco a pensare di poter vivere senza di lui. Ma una cosa la so. Quando Ozzy se ne andrà, rimarrà sempre con me, nel mio cuore.
Per ora, chi se ne importa se cammina piano? Ha settantasette anni, per l'amore del cielo. E sapete una cosa? Ha ancora giornate magnifiche. Adora ancora nuotare. E se si innamora e vede un cane che vuole scoparsi... ragazzi, non riesco mica a tenerlo. Per assurdo, a volte, quando le persone mi chiedono quanti anni ha e io rispondo undici, non mi credono. Dicono: «Ooooh, ma guardalo, è solo un cucciolo.»
E io sorrido. E penso, già, è solo un cucciolo.
Fino a oggi, una delle cose che preferisco fare quando sono alzato fino a tardi a scrivere è portare fuori Ozzy alle tre del mattino, con il mondo addormentato; è un momento solo nostro. Solo io e il mio ragazzo. A volte gli tolgo il guinzaglio per farlo sentire libero, ma lui si gira per controllare che io sia solo a pochi metri dietro di lui. La cosa migliore di tutte, voglio dire la sensazione più meravigliosa del mondo è quando guardo Ozzy e lui mi guarda con quegli splendidi occhi da cucciolo e sorride. Sorride.
mercoledì 28 dicembre 2022
Numero 424 - The Fabelmans, la magia del Cinema - 28 Dicembre 2022
Anche questa volta è successo. Anche perché, mentre guardavo lo scorrere delle immagini, pensavo a come sarà il film che sarà tratto dal mio romanzo “Il manoscritto” che, nel 2023, diventerà un film anch’esso. Grande emozione, ma di questo parleremo più avanti.
“The Fabelmans”, l’ultimo film di Steven Spielberg – nonostante fossi scettica – mi ha letteralmente conquistato per svariati motivi.
Un lungometraggio diverso da ciò che siamo abituati a vedere di questo celebre regista. Una storia intima, personale – la sua storia di come si è avvicinato al cinema, di quando e come si è innamorato di quest’arte – raccontando di sé bambino, e poi adolescente, fino al giovane uomo che inizia per davvero la sua strada che lo avrebbe portato ad essere ciò che è.
La scena finale è memorabile, il suo incontro con un grande regista ormai vecchio, che con poche parole gli dà un consiglio di vita, direi, che coinvolge anche lo sguardo di chi gira un film.
Lo sguardo. Ecco.
In “The Fabelmans”, Spielberg è bravissimo a farci capire lo sguardo di chi sta al di là della macchina da presa, che mostra quello che può sfuggire nella vita di tutti i giorni, che può anche dare una visione della realtà differente…
Ma quello che mi ha colpito di più è stata la sua storia, quella della sua famiglia dove è nato e cresciuto.
Scorrevano le immagini e vivevo una sorta di transfert: sua madre, suo padre. Mi sembrava di vedere i miei genitori. La protagonista, Michelle Williams – magnifica – assomigliava tanto a mia madre; anche lei pianista che ha dovuto sacrificare il suo talento alla famiglia, per esempio. Nelle scene dove suona il pianoforte ho rivisto proprio lei, con la sua gioia quando suonava per noi, e si vedeva il trasporto che la portava in un’altra dimensione.
Di contro, un padre pragmatico – un po’ come lo era il mio – che invita il figlio più volte alla concretezza, che definisce un hobby quello del cinema, che non crede possa diventare la sua strada.
Un famiglia che si sposta di città in città negli immensi Stati Uniti, fino ad approdare in California; un viaggio che diventa un cammino verso un destino segnato, sia per Steven, sia per le sorti della famiglia stessa.
Nonostante l’intero cast sia eccezionale, l’interpretazione di Michelle Williams è davvero memorabile; arriva dritta l’inquietudine del personaggio che interpreta, il suo entusiasmo per la vita, ma anche la malinconia che l’afferra per la gola per determinate circostanze che però non vi svelo per non spoilerare.
Un film che incanta, commuove, ma fa anche sorridere. E soprattutto fa sognare e insegna che bisogna lottare e credere in quello che capiamo essere il nostro destino.
Bella anche la piccola parte dedicata a uno zio che passa una sola notte in casa Fibelmans, ma saprà lasciare il segno in Sammy (che sarebbe il personaggio di Spielberg ragazzo) che capirà da un monologo dello zio quanto costi essere preda dell’Arte, ma gli spiega che quando il talento è dentro di noi, bisogna arrendersi ad esso, costi quel che costi.
E una battuta della madre, a un certo punto del film, è il messaggio più importante per il giovane: “Non devi la tua vita a nessuno, nemmeno a me.”
Un invito a seguire il proprio destino, il talento, ciò che ci chiama e capiamo essere la nostra strada.
E per fortuna Steven Spielberg ha seguito il consiglio di questa mamma che sembra fragile, a tratti, ma che invece è fortissima e coraggiosa, anche per una decisione che prenderà verso la fine del film.
Due ore e trenta che corrono via senza che lo spettatore provi nemmeno un minuto di noia.
Un film che consiglio a tutti.
Non aspettatevi effetti speciali alla Spielberg, non li troverete.
Troverete molto di più: gli effetti speciali della Vita.
sabato 22 ottobre 2022
Numero 415 - Destinazioni - Lapo Ferrarese
Lapo Ferrarese è un amico e collega, perché entrambi editori ed entrambi scrittori.
Con grande curiosità e piacere ho letto il suo ultimo romanzo, uscito nel 2020.
Leggendo il romanzo, ho provato un senso di nostalgia per la giovinezza che è ormai un ricordo e la morte ha fatto già visita nella mia vita, toccando alcune delle persone a me più care. E soprattutto ho capito che la morte non guarda in faccia l'età di nessuno.
Si sorride di un sorriso malinconico, voltandosi indietro e ricordando come eravamo noi, all'età di quei giovani ragazzi che si perdono tra le tappe più gettonate dagli studenti che dormono negli ostelli o in un prato - non fa molta differenza - mangiano montagne di panini e pensano solo a godersi la vita.
L'autore ci accompagna in questo diario del protagonista che rivive un arco di tempo breve, precedente alla tragedia finale.
Viviamo nei suoi pensieri, lo ascoltiamo come un vecchio amico saggio che osserva chi ancora deve fare esperienza e cogliamo il messaggio finale che ci insegna - ancora una volta - che la vita va avanti.
Destino già scritto?
Chissà.
A voi lettori la risposta a questa domanda.
A Lapo i miei complimenti per aver scritto una bella storia che fa riflettere e che, anche attraverso a vari rimandi cinematografici e musicali, ci trasporta indietro nel tempo.




























