venerdì 24 aprile 2026

Numero 500 - Intervista a sorpresa, a cura di Tania Mignani - 24 Aprile 2026


A tu per tu con… Stefania Convalle
a cura di Tania Mignani

Oggi chiacchierata tra amiche, ma con un tema preciso: la scrittura.

E se scrivere libri è già una sfida, pubblicarli, curarli e accompagnare altri autori lo è ancora di più, perché Stefania Convalle non solo scrive, ma aiuta anche gli altri a farlo meglio, con pazienza, occhio attento e quella sincerità che serve a capire i propri limiti e a superarli.
Scrittrice, editrice, coach di scrittura creativa, in questa intervista Stefania Convalle si racconta attraverso il suo percorso, le sue idee e i retroscena di questo mondo senza mai dimenticare l’obiettivo finale: la passione per la scrittura.
A questo proposito mi viene in mente il titolo di una vecchia canzone (sapete quanto io ami inserire riferimenti musicali…) “There is a light that never goes out” di The Smiths – “C’è una luce che non si spegne mai” e posso garantirvi, cari lettori, che questa luce, qui, la troverete sempre accesa.
 
Parlando di scrittura, da dove parte Stefania Convalle?
Devi sapere, cara Tania e cari lettori di questa puntata del Blog, che comincio a invecchiare e con me la mia memoria 😉 e quindi non riesco a ricordare da dove sono partita, forse perché non c’è un momento preciso. Di certo mi ricordo l’amore per i libri, la lettura, e credo sia cominciato tutto da lì, dall’incanto che procuravano in me quelle pagine piene di parole scritte, che guardavo come fossero un dipinto e leggevo rapita.
 
Quali autori ti hanno influenzata di più?
Tanti. Ho amato diversi scrittori e da ognuno ho imparato qualcosa. Ricordo, da ragazza, che avevo una vera e propria ammirazione per Oriana Fallaci, per esempio. Il suo coraggio, la sua passione, la sua libertà di parola, la profondità dei suoi scritti. Volevo essere come lei, ma ho anche compreso che nessuno poteva esserlo, perché poi col tempo ho capito che ognuno non può essere altro che sé stesso, anche nella scrittura.
 
C’è un libro che ti ha cambiato come scrittrice?
Nessuno, in particolare. Però quando anni fa mi era capitato di ascoltare una voce alla radio, mentre guidavo, che leggeva una pagina letta tratta dal libro “Paula” di Isabel Allende, ricordo che mi aveva letteralmente catturata. La carica emotiva di quelle parole mi aveva fatto pensare che avrei voluto scrivere così.
 
Cosa ti piace leggere nel tempo libero?
Sono una persona curiosa. Mi piace leggere di tutto, se è scritto bene. La differenza è tutta lì. La mia libreria è piena di opere di narrativa, ma anche di poesia, di saggi sui più svariati argomenti. Inseguo la conoscenza; e anche se so che quello che ho letto è una goccia nel mare e sempre lo sarà, ogni volta che termino un libro so di avere un pezzetto in più di quel mare dentro di me.
 
Come nasce l’idea per un tuo romanzo?
Nasce dalla musica. Come dico sempre anche nei miei laboratori di scrittura, quando voglio iniziare un romanzo, mi siedo al tavolo davanti al computer, mi metto in cuffia e ascolto musica. Ed è lei – sempre lei – la Musica, che mi porta dentro la storia e mi detta le parole, fino alla parola Fine.
 
Come capisci quando una storia è davvero finita?
Quando sento che i personaggi hanno dato tutto quello che avevano e la storia si è compiuta. Non una parola di più, non una parola di meno.
 
C’è un personaggio a cui sei particolarmente legata?
Ho scritto tanti romanzi e racconti, e quindi mi sono immedesimata in tutti i personaggi che hanno animato le storie che raccontavo.
Scrivo le storie da dentro, indosso i panni di ognuno, penso e agisco come loro, fino a quando il romanzo è finito, come se vivessi – durante le varie stesure – una doppia vita. Li ho amati tutti e non so davvero dire a quale sono più legata. Sono tutti unici e importanti, ai miei occhi e nel mio cuore.
 
Quanto c’è di autobiografico nei tuoi libri?
Col passare del tempo, sempre meno. All’inizio, come credo la maggior parte degli autori, si tende a raccontare di sé, anche se sempre e comunque in forma romanzata. Ma poi, con gli anni e con l’esperienza, si entra in tante vite/storie e situazioni che non si sono mai vissute, tramite la fantasia. Alla fine, credo, che lo scrittore debba allontanarsi da sé, oppure essere così bravo da saper miscelare le proprie esperienze, arricchendole e trasformandole in qualcosa di universale.
 
Ti è mai capitato che un personaggio “prendesse il controllo” della storia?
Sempre. I personaggi sono invadenti e mi obbligano spesso e volentieri a compiere delle virate nella narrazione, che non avevo previsto. Forse è per questo che spesso i lettori mi dicono che leggendo i miei romanzi non immaginano mai come potrebbero andare a finire le storie. Insomma, i colpi di scena sono sempre dietro l’angolo, anche l’ultimo della strada.
 
Come gestisci i momenti di blocco creativo?
Cos’è il blocco creativo? Non lo conosco. 😉
 
Come vivi il feedback dei lettori?
Con emozione e trepidazione. Ogni volta che pubblico un nuovo romanzo o qualsiasi altra opera, ho paura. Temo che i miei lettori possano restare delusi. E quindi, quando arrivano le prime recensioni, tiro un sospiro di sollievo.
 
Ti è mai capitato che un lettore interpretasse una tua storia in modo sorprendente?
No, ma mi è capitato che qualche lettore esprimesse pareri sui personaggi attribuendo loro aspetti caratteriali che, magari, non avevo considerato.
 
Scrivi pensando a un pubblico specifico?
Quando scrivo non penso, mi lascio trasportare.
 
Se potessi vivere dentro uno dei tuoi libri, quale sceglieresti?
“Seduti allo stesso tavolo”, perché la protagonista – Penelope – realizza uno dei miei sogni.
 
Come convivono insieme la Stefania scrittrice e la Stefania editrice?
Una volta una psicologa, che era una mia lettrice, mi aveva detto che non capiva come potessi riuscire a vivere il doppio ruolo e che pensava non fosse affatto facile.
Nella realtà posso dire che è vero, non è facile, ma credo anche di essere una persona che ha imparato a separare i ruoli a seconda delle esigenze e dei momenti. Sicuramente ci vuole tanto equilibrio personale ed è un lavoro quotidiano il cercare di trovarlo sempre.
 
Quali consigli darebbe la Stefania editore alla scrittrice?
Credi e dubita sempre della tua penna.
 
Che cosa ti aspetti dal mondo editoriale come scrittrice?
Non mi aspetto più niente. Scrivo perché mi piace, amo i miei lettori e li ringrazio. Fine.
 
Viceversa, come editore, cosa richiedi al mondo letterario e agli scrittori, o, aspiranti tali?
Al mondo letterario non chiedo niente perché penso sia alla deriva totale, ma confido che a un certo punto si ritorni al passato dove pubblicava solo chi lo meritava e non c’erano le CE a pagamento, le auto-pubblicazioni, e quando ancora si ricercava il talento.
E quando ci arriveremo, Edizioni Convalle sarà lì più viva e solida che mai perché lavoriamo sempre con impegno, competenza, passione, lealtà e amore.
Agli scrittori o aspiranti tali chiedo umiltà, di scendere dal piedistallo se per caso ci sono saliti, e di capire fin da subito che scrivere è fatica, impegno e ci vuole anche talento. È una gavetta che non finisce mai e che, quando si ha la fortuna di essere parte di una CE seria, è auspicabile anche saperci restare con rispetto.
 
Da molti anni conduci vari laboratori di scrittura creativa, su quali concetti di scrittura si basano?
Il lavoro che faccio nei laboratori di scrittura è profondo. Si parla di scrittura a 360°, si parla quindi di tutto ciò che riguarda questo mondo che è estremamente complesso. Non riempio la testa di illusioni e/o di false promesse. Si lavora a testa bassa e così si cresce.
 
Quanto serve, secondo la tua esperienza, partecipare ai laboratori di scrittura creativa?
Dipende da come sono i laboratori di scrittura. Se chi li conduce è serio e onesto, aiutano a perfezionarsi e a imparare un mondo di cose, ma soprattutto servono a condividere una passione. Se sono trappole solo per spillare soldi, non servono a niente.
 
Che consiglio daresti a chi vuole iniziare a scrivere?
Gli direi: Non scrivere pensando di diventare famoso. Scrivi solo e soltanto se senti dentro di te il sacro fuoco della scrittura. Non sentirti mai arrivato o troppo sicuro di te, perché è proprio in quel momento che avresti fallito.
Lo scrittore vero è sempre e per sempre alla ricerca di sé e delle parole per nuove storie da raccontare. Senza arroganza, senza spocchia, ma con tanta umiltà, perché ogni riga scritta è una sfida con questa arte.
 
Grazie Stefania, per aver condiviso la tua visione autentica e concreta del mondo editoriale, fatta di passione ma anche di pazienza, di intuizioni e di tanto lavoro dietro le quinte. Un equilibrio delicato che richiede curiosità costante e la capacità di mettersi in discussione, sia quando si scrive, sia quando si accompagna il lavoro degli altri.
È raro trovare uno sguardo così onesto su un settore spesso idealizzato. 
E forse il messaggio più importante che resta è proprio questo, che scrivere, pubblicare e leggere sono, prima di tutto, una grande passione.
E, come ogni buona storia insegna, il meglio potrebbe essere ancora da scrivere.
 
“Resta ben poco da dire. Ma resta anche tanto da dire” (cit. Stefania Convalle)

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Rngrazio Tania Mignani per aver firmato questo bell'articolo sulla sottoscritta: una bella chiacchierata 💖


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Alla prossima 

dalla vostra 

Stefania Convalle