Ma rimane sempre un romanzo che, come tutto ciò che scrivo, contiene tanto di me.
dalla vostra
Stefania Convalle
Dietro la porta di stefi: il Blog della scrittrice ed editrice Stefania Convalle.
Quarta puntata
Riassunto delle puntate precedenti :-D
Se volete partire dall'inizio ;-) ecco i link dei numeri del blog dove, un passo alla volta, vi sto raccontando tutto (o quasi) di me, nel mondo delle parole e delle emozioni.
https://st62co.blogspot.com/2021/05/numero-376-ripercorrendo-la-mia.html
https://st62co.blogspot.com/2021/05/numero-378-ripercorrendo-la-mia.html
https://st62co.blogspot.com/2021/05/numero-379-ripercorrendo-la-mia.html
Questa quarta puntata potrebbe diventare lunga, mettetevi comodi :-D In effetti l'accelerazione è stata costante e sempre più intensa.
Nel 2015 pubblicai per la prima volta, con una casa editrice di Roma, il romanzo "Una calda tazza di caffè americano".
Ma facciamo un passo indietro: com'era nato questo romanzo?
Ricordo che ero nella mia Milano e passeggiavo in Galleria Vittorio Emanuele, finendo come sempre alla libreria Rizzoli. Entrai. Lo sguardo mi cadde su un blocco, un notes che si chiamava, in uno strano gioco di parole, "Il blocco dello scrittore". Potete immaginare la mia curiosità, non tanto perché avessi quel blocco lì - dello scrittore - che non ho mai sperimentato perché starei sempre a scrivere e le idee non mancano, ma perché parlava di scrittura. Così lo comprai. Dentro conteneva un po' di consigli vari, tra i quali uno in particolare: scrivere per dieci minuti al giorno senza fermarsi.
Facile, no?
Ci volli provare.
E così entrai dritta dritta nella scrittura di pancia.
Qualsiasi cosa stessi facendo, una volta al giorno mi fermavo, andavo al computer, sceglievo la musica e mettevo la sveglia. Dieci minuti di scrittura senza fermarsi.
E così è nato il romanzo.
Chi l'ha letto lo sa: è in due parti. Nella prima, il risultato di questo esperimento, dove c'è molto, direi tutto di quei giorni, della mia vita. Quel "tutto di me" che poi è diventato il "tutto di Molly", la protagonista di quello che poi si è trasformato in un romanzo vero e proprio.
"Una calda tazza di caffè americano", un romanzo che segna il passaggio in modo netto verso quella scrittura che è diventata la mia modalità: scrivere senza un progetto, scrivere di pancia, scrivere lasciandosi guidare dalle emozioni in una forte immedesimazione nei personaggi. Ero Molly, ma ero anche Alan.
La svolta. Ecco.
Ma prima di proporvi un passo del romanzo, voglio anche ricordare che in quell'anno decisi di dare vita al premio letterario Dentro l'amore.
Come sempre, quando le idee mi frullano in testa, le metto in pratica e mi butto. E così feci anche quella volta, senza particolari aspettative, anzi, pensavo che sarebbe stata la prima e unica edizione, e invece fu un successo. Una serata finale in un locale gremito, dove cominciai a mettere in pratica un'altra idea: quella di dare vita a una serata finale che fosse anche spettacolo, non solo premiazioni.
Indimenticabile.
Fu un anno pieno di eventi importanti, ricco di esperienze come quella di Voghera, l'Iria Castle Festival.
In questa foto anche Cinzia Zerba che era una delle voci narranti, brava come sempre.
E poi, ancora a Voghera, un'altra esperienza molto particolare, un Poe-Tango in un centro commerciale.
Quante esperienze in quell'anno, il tutto stava diventando impegnativo ed entusiasmante.
Quanta gavetta, ma cosa c'è di più bello?
Eh, quante cose ci sarebbero da raccontare...
"Una calda tazza di caffè americano" è poi stato ripubblicato in una nuova veste nel 2017, con Edizioni Convalle. Dopo sei anni, ad oggi, dalla sua nascita, conquista ancora lettori e prosegue il suo cammino insieme a tutte le mie opere, quelle uscite prima e quelle che sarebbero uscite dopo, in questa straordinaria avventura.
Per voi ho scelto un brano particolare. Non è l'inizio, non è la fine, è la vita che scorre.
Da "Una calda tazza di caffè americano"
Come si fa a dire grazie alla Vita quando ti tradisce così? Non so dire
se la rabbia che sento è la maschera di un dolore che non oso attraversare. Ho
paura.
Lui non sapeva che, ogni volta che salvava uno scritto dei nostri “dieci minuti”, io ero lì a leggere i suoi pensieri, le sue parole, il suo ricordare, il suo raccontare del passato e di quel nuovo oggi che sembrava appartenerci. Eravamo due PC collegati e, di clic in clic, ero stata nella sua mente e avevo osservato in silenzio quello che maturava nel cuore di quell’uomo apparentemente duro.
E quando il silenzio si è fatto più forte ho capito, senza che nessuno me lo dicesse, che quell’aereo di cui parlava il telegiornale era quello sul quale si trovava lui, quello che aveva preso per venire qui, a prendermi.
È difficile spiegare. Ma ho
chiuso tutte le persiane e poi le finestre, cercavo il buio, la notte perenne,
l’assenza di rumore. In quei momenti si fanno le cose più strane e non so
perché ho mangiato anche se non avevo fame, ho preso una pentola, l’ho riempita
d’acqua, ho acceso il fuoco, l’ho fissata aspettando che bollisse e ho buttato
gli spaghetti, ho preparato un sugo come se lui fosse a cena con me, ho
riempito un bicchiere di vino, ho bevuto tutto d’un fiato senza farmi domande,
senza perché, senza ma né come, ho affondato la forchetta nel piatto e l’ho
girata, girata, girata, fino a quando il boccone era pronto. E ho mangiato,
tutto, fissando una lavagnetta davanti a me dove scrivo le cose che non devo
dimenticare e dove avevo segnato con un gessetto polveroso, solo pochi giorni
fa, Alan sta per arrivare, disegnando una faccina col sorriso, come fanno i
bambini. Ero felice.
Il vino rimane quello che mi può
consolare, anestetizza i pensieri, offusca lo sguardo e stordisce le orecchie,
non sento il telefono che squilla, squilla, squilla. Ma io non voglio sentire,
parlare, piangere o urlare. Voglio stare qui e mi sento un felino ammaccato in
mezzo alla savana, cerco un riparo, mi lecco le ferite e aspetto, aspetto che
passi, aspetto che il tempo, come dicono, mi faccia dimenticare.
Ma come si fa a dimenticare?
Forse gli amori giovani e ancora
non radicati sono quelli che passano prima? Che follia! Non è vero. Non lo è
stato in passato, per me, e non lo è ora.
L’amore è l’amore e non conta da
quanto ami.
Alan, sei stato il mio ultimo
amore, lo so. L’ultima occasione che mi ha dato la Vita. Sei stato un sorriso
che ha squarciato il mio cielo, e ora, ora, dove sei?
So che sei con Emily e, se ci
penso, mi sembra tutto talmente assurdo! Un anno fa non conoscevo nessuno dei
due, me ne stavo tranquilla qui a galleggiare dentro a un mare di equilibrio,
ma com’è facile trovarsi dove non si tocca più, in balia delle profondità e
sentirsi di nuovo in pericolo, fragili e vulnerabili; e quella sensazione di
essere invincibili, come fa presto a trasformarsi in una sensazione di
sconfitta e di perdita, di nuovo. Ma questa è la Vita, la lezione l’ho imparata
tanto tempo fa, prende e dà, prende e dà, e a me ha dato qualcosa di inaspettato.
Volevo dirtelo appena fossi arrivato qui. E invece non lo saprai mai. O forse
sì, lo saprai da dove sei.
E allora, Alan, mio amore, dimmi tu cosa devo fare. Ti ascolto. Sono seduta tranquilla su questa poltrona, le mani lungo il corpo, mi guardo intorno, cerco nelle ombre, non ho paura, fatti vedere, mostrati, lo so che sei qui, dicono che le persone amate non se ne vanno subito, ma restano fino a quando sono necessarie. E tu lo sei. Adesso più che mai.
Dimmelo tu cosa devo fare. Ora.
Le ombre si muovono mute, persino i pensieri attraversano la mia mente al rallentatore. Sembra tutto annacquato come i miei occhi e mi ricordo di Alan quando spaccava la legna al funerale di Emily; forse anch’io dovrei fare qualcosa del genere, non so, spostare i mobili, fare fatica, sudare, sfinire i miei muscoli: anche il cuore lo è.
Mi viene in mente Rebecca e una
mattina d’inverno quando lei, ancora piccola, sui tre anni, mentre giocava e
sembrava assorta in quello che stava facendo, senza neppure alzare lo sguardo
mi chiedeva: Tata, cosa c’è? Si era accorta di come mi ero incantata, guardando
nel vuoto per qualche mio momento difficile di allora. Piccola adulta, aveva
colto questo frammento di me e, come se fosse grande, se ne interessava. Chissà
perché questo episodio attraversa la mia mente. Piccola grande Rebecca. Ti ho
voluto così bene da averne paura. Ma perché dico così? Non sto per morire,
anche se la morte m’insegue attraverso gli altri. Mi accorgo di pensare alla
morte. Un pensiero che non mi piace mi attraversa. Forse la vita non
m’interessa più, pensiero inquietante che allontano subito, quasi con un gesto
delle mani. Ma lui, pensiero ostinato, insiste e sembra sussurrarmi che al di
là di questa vita ci sono le persone a me più care, e poi c’è Alan…
Alan – Alan – Alan – Alan – Alan – Alan – Alan.
Sto perdendo il controllo. Devo uscire. Mi alzo, non mi curo di quello che indosso, afferro le chiavi della macchina ed esco.
E guido, guido, guido, guido, chilometri, chilometri, chilometri, non so dove vado, autostrada, per dove? Non guardo, non m’interessa. E non so come mi ritrovo nei pressi del mare, è notte, non c’è anima viva in giro, solo qualche pescatore che prepara la barca, lascio l’auto in qualche modo, non m’importa, c’è vento, mi colpisce il viso, mi accorgo che non ho una giacca, le braccia nude, ma non sento freddo. Cammino lungo la battigia. Tolgo le scarpe, i piedi nell’acqua e cammino. Il mare è nero, ma la Luna è piena e luminosa. Qualcosa mi chiama, qualcuno mi chiama, non tra le onde, no, sarebbe la morte e ho deciso che devo vivere. Tra quelle barche, là, verso un molo deserto. Una figura. Metto a fuoco.
Alan, ecco, ti riconosco, sei
arrivato. Sì, corro, so che hai risposto al mio richiamo, le barriere non
esistono, tutto fa parte del Tutto. Non c’è Vita, non c’è Morte.
C’è solo l’Amore.
E allora eccomi, ti abbraccio.
Sei qui per me e capisco che non sarò mai sola. Senza voce mi dici “vai avanti,
niente ti può fermare, non guardarti indietro perché io sono solo un passo
avanti a te, ma ti aspetto per quando sarà il nostro tempo. Intanto vivi.
Respira. Sogna. E ama ancora.”
dalla vostra
Stefania Convalle
Terza puntata
Nella seconda puntata di questo viaggio, vi avevo raccontato di com'era nata la raccolta di racconti "Dentro l'amore" e di tutto il movimento ad essa collegato.
In quegli anni si stava mettendo in moto un ingranaggio che si arricchiva di pezzi che avrebbero reso più articolato il mio percorso. Avevo deciso, dopo l'uscita di "Dentro l'amore", di aprire una Pagina su Facebook che è cresciuta piano piano, tante persone si sono avvicinate alle storie che raccontavo - più di diecimila a oggi - e tra loro una persona aveva bussato alla mia porta attraverso un messaggio: Maria Rita Sanna.
Parlo di lei perché rappresenta quello che io intendo come percorso dentro l'amore...
Capii subito che era una donna con un fuoco dentro che però era sotto la cenere, una cenere costituita dalla sua timidezza, forse da poco autostima... Da lì partecipò al premio letterario che fondai due anni dopo, nel 2015, e incominciò a salire un gradino dopo l'altro, attraverso il mio laboratorio di scrittura che ancora segue, fino a diventare quello che è oggi: una scrittrice di talento, premiata dal pubblico, e anche un'intrattenitrice con le sue interviste su Instagram. C'era un diamante da far brillare, si intravedeva tra le parole di quel primo messaggio.
Grande soddisfazione, per me.
Ora quella Pagina si chiama Stefania Convalle - Vivere dentro l'amore, perché è quello che faccio: cerco di vivere così.
Ma tornando al mio percorso di autrice, in quegli anni si era affacciata nella mia vita anche la Poesia. Nascevo come autrice di prosa, certa di non essere in grado di scrivere versi, quando un mio amico poeta, volendomi convincere che potevo cimentarmi anche in poesia, evidenziò una parte di una mail che gli avevo scritto, dicendomi: «Vedi? Hai scritto una poesia senza rendertene conto!»
Parlava delle parole che poi sono diventate poesia in "Oggi sono felice".
E così, grazie a lui e alla mia amica di sempre Emma Barberis, poetessa ma non solo, cominciai a scrivere poesie.
Nacque così, nel 2014, "Storie in verticale" che pubblicai con lo stesso editore che si era occupato di "Dentro l'amore" nella prima edizione.
La cosa curiosa è come in quel periodo, mentre scrivevo racconti e poesie, ci fosse una sorta di collegamento tra loro. Nei racconti mettevo tanto della mia vita, ovviamente romanzando, e quelle storie trovavano la loro espressione sia in prosa che in versi.
Ricordo la prima presentazione di questo piccolo volumetto di poesie. Chi altri poteva essere a farlo se non proprio lei: Emma Barberis.
Una presentazione, uno dei miei Poe-Tango che ricordo con nostalgia.
La poesia da quando si è affacciata nella mia vita, non mi ha più abbandonata. Forse esprime la parte più malinconica di me, quella parte che poco esprimo, qualcosa che rimane molto nel mio privato, che le persone a me più vicine conoscono bene.
Le poesie di quella prima raccolta sono nella mia ultime silloge poetica che raccoglie tutte le mie poesie, edite e inedite, scritte fino alla fine del 2020.
La poesia viaggia con me e in questi anni è in lei che ho riposto le mie emozioni più intime e personali. In quel linguaggio in codice, fatto di immagini, di richiami: di emozioni.
Ho pensato a quale poesia regalarvi in questo numero.
La scelta è difficile, perché nei miei versi ci sono tanti frammenti di vita ai quali sono legata, nel bene e nel male.
E allora scelgo questa, che prende il titolo dal leitmotiv della mia vita. Una poesia che scrissi quando da poco era nato l'amore per Giuseppe, il mio compagno da ormai quasi dieci anni.
Per lui
DENTRO
L’AMORE
Mi manchi già
dal pianerottolo.
Sonno d’amore
torno a dormire.
Nelle lenzuola
ancora la notte.
L’ora dei forse
è finita
quando ti ho chiesto:
cosa faresti senza di me?
Ti cercherei.
Alla prossima puntata
dalla vostra
Stefania Convalle
Seconda puntata
DENTRO L'AMORE
Sono stati anni difficili, quelli che hanno visto nascere i racconti contenuti nella raccolta "Dentro l'amore".
Anni nei quali ho messo in discussione, di nuovo, tutta la mia vita.
Dopo la morte di mia madre, nel 2005, è come se io mi fossi improvvisamente fermata a riflettere sulla mia esistenza.
Ne parlo spesso, di lei, del legame forte. Mamma, figlia: è normale. Ma lei, artista, mi ha insegnato a respirare il bello della vita, quello sguardo poetico che ci dovrebbe accompagnare sempre. La sua poesia, quella che era dentro la sua anima, la esprimeva attraverso la musica. E quando suonava il pianoforte, era felice.
Quando se n'è andata ho preso davvero consapevolezza che la vita è una e non sappiamo quando finirà, e quindi il nostro dovere è cercare di realizzare noi stessi.
Ho iniziato un lungo cammino che non è certo stato indolore, dove ho imparato a vivere da sola, io che sola non ero stata mai... Ho imparato a essere donna, ma anche uomo, quando serviva. Ho fatto i lavori più disparati, compreso pulire le case altrui, e quanto ho imparato da questo sul comportamento degli esseri umani!
Poi ho cominciato a fare la tata e ho incontrato Rebecca che, posso dirlo: mi ha salvato la vita. Stare con lei tante ore al giorno, da quando aveva sei mesi, vederla crescere, ha fatto crescere anche me e mentre io medicavo le sue ginocchia sbucciate quando cadeva e la incoraggiavo a camminare, lei curava le mie ferite e mi dava l'esempio che bisogna sempre rialzarsi, dieci, cento, mille volte. Tutte le volte che è necessario.
E intanto scrivevo.
Nei racconti sognavo, sognavo un nuovo amore. Ma raccontavo anche, romanzando, le delusioni con gli uomini sbagliati.
Ma piano piano i racconti cambiavano, perché cambiavo io. Ero più forte e stavo imparando a non buttarmi via.
Tutto questo è dentro questa seconda opera.
Dentro l'amore.
Un titolo che voleva rappresentare quel mondo dove stavo vivendo, l'amore per me stessa, l'amore per Rebecca, l'amore per la vita.
E il cammino editoriale è ripartito. Un nuovo editore. Una nuova esperienza.
Ricordo di aver scelto per la prima presentazione proprio il giorno 11 luglio 2013, perché in quel giorno di otto anni prima mia mamma se n'era andata. Ho voluto ricordarla così, dedicandole quel primo grande risultato, per me.
Una presentazione che vedeva anche il battesimo del Poe-Tango, la formula che mi ero inventata per portare in giro le mie opere. L'amore per le parole, l'amore per il tango argentino. Eh sì, perché nel frattempo avevo conosciuto Giuseppe - proprio a una lezione di tango ;-) - e così il viaggio di Dentro l'amore avrebbe coinvolto entrambi.
Quanti ricordi. Quante emozioni.
E da lì è iniziato il primo tour, il Poe-Tango per portare in giro Dentro l'amore.
Un viaggio che mi ha regalato tanta esperienza e gli incontri con le persone, tutte nel mio cuore.
La tappa che più porto nel cuore? Quella a Volterra, in un teatro piccolo ma entusiasmante!
Improvvisamente sento il conto alla
rovescia.
Forse perché ho visto mio padre non
riuscire più a tenere un bicchiere in mano da solo.
Forse perché l’ho visto salire su
un’autoambulanza mentre gli dicevo stai tranquillo, è solo per qualche
giorno, vai dove ti curano meglio.
Sì, un posto da dove non uscirà
vivo.
Forse perché quando mi alzo al
mattino e mi guardo allo specchio, vedo gli anni nei miei occhi e anche se
tutti mi dicono – caspita, non ci credo alla tua età, fammi vedere un documento
– quegli anni ci sono e la paura di invecchiare, pure.
Mi alzo ogni mattina alle sei e vado da Rebecca – piccolapiccolapiccola – un anno appena. E per fortuna c’è lei nella mia vita, un cucciolo a cui posso dare tutto l’amore che ho dentro che straripa da questo mio corpo rompendo argini di ossa, muscoli, sangue, ANIMA. Ieri mi sono commossa quando l’ho vista ripetere un gesto che le avevo insegnato, lanciare bacini con la manina, lo so, una sciocchezza, si vede che sto invecchiando, ma ogni volta che mi sorride e vuole venire in braccio, penso: per fortuna c’è lei.
Già, però… Quando scrivo? Finisco
alle cinque e poi cane, spesa, casa, yoga, Tai chi, amiche: quando scrivo?
Ma scrivo a lui che non risponde. Battaglia persa, lo so. E infatti sogno mille uomini che mi distraggano da quei maledetti occhi. Che stupido, non ha voluto vivere questo amore.
E allora scrivo, scrivo, scrivo,
sì, ma quando? A notte fonda, quando Rebecca dorme nel suo lettino a casa sua e
anch’io dovrei dormire perché altrimenti, domattina, chi si alza?
Scrivere è fatica, ma è una droga.
Ero già a letto, diligente e
responsabile baby sitter che si concede le giuste ore di riposo, ma ecco che ho
sentito il conto alla rovescia arrivare. Non c’è tempo, non c’è tempo. Devi
farlo ora, alzati, accendi il computer, scrivi, scrivi, scrivi.
Accendo il computer, mi faccio un
caffè.
Dormono tutti, vicini di casa –
sopra, sotto, a fianco – ah no, quella coppia del piano di sopra non dorme, il
figlio sta piangendo. Ecco, il conto alla rovescia mi ha appena ricordato che
un capitolo si è di certo chiuso: non avrò bambini miei.
Le mie dita corrono veloci sulla tastiera del pc, scrivo veloce, penso che sarà a causa del pianoforte che ho studiato, ma non abbastanza – potevo, potevo, potevo –
ma
quante cose volevo, potevo e ancora
potrei, eppure manca la forza e manca il tempo.
Il tempo: la più grande ricchezza di un uomo.
Time out. Gioco fermo. Come ora è
la mia vita, corre dentro le cellule, ma non fuori. Però riesco ancora a vedere
un mandorlo in fiore. Anche la natura non si ferma, è primavera, vietato essere
infelici, è la stagione dei colori, lucido gli occhi, li spalanco e mi viene in
mente quel modo di dire “quante primavere” si sono vissute. Io quarantasette e
torna il tic tac, il conto alla rovescia, non c’è tempo da perdere.
Via le cose inutili, basta
ammucchiare i ricordi per spolverarli ogni tanto. Basta, basta, basta.
Cos’è stata la mia vita? Un
torrente, ma quante volte ho trovato le rapide! Non mi lamento, in fondo mi
piacciono, ti tolgono il fiato. Quando ho trovato delle piccole anse, ho
ripreso un respiro calmo e poi via di nuovo. E quando mi sono incagliata in
qualche ostacolo, ecco che una corrente improvvisa, forte e impetuosa, mi ha
rimessa in circolo e – rapide, rapide, rapide – amori vissuti fino allo spasmo,
emozioni a mille.
Ora, però, vorrei un lago tranquillo, non una palude, ma acque trasparenti e placide.
Il mio corpo è cavo, svuotato da
troppe delusioni, ma il conto alla rovescia mi ha dato uno spintone – ehi,
muoviti! La vita non ti aspetta! – Potrei vendere tutto quello che ho, partire
per qualche paradiso lontano, inventarmi un lavoro, vivere di poco, ma nel
sole, mare, caldo perenne. Chi mi trattiene in fondo?
Le mie paure.
Basta, ho deciso, domani lo faccio.
Domani.
Sì, domani.
Ora, però, spengo il pc e torno a dormire.
è quasi l’alba.