Tempo fa un'amica mi ha regalato questo libro. Non conoscevo la scrittrice e ho cominciato a leggerlo con grande curiosità.
Le prime pagine mi hanno catturato all'istante per la scrittura e per l'atmosfera che Han Kang ha creato fin dalle prime battute.
Ma andando avanti l'impressione è mutata.
Cerco di spiegarmi.
Han Kang ha una penna davvero coinvolgente, lo stile semplice - ma non semplice - me l'ha fatta amare, ma più mi addentravo nella storia, più le perplessità aumentavano.
Si può amare la scrittura di un'autrice, ma non apprezzare la vicenda che viene narrata?
Non è tanto una questione di gusti rispetto al genere, ma la tematica e il disagio espresso a 360° rimangono per me incomprensibili.
Intanto preciso che, nonostante il titolo, non si tratta di una protagonista che diventa vegetariana per scelte ideali o posizioni "x" relative alla nutrizione, ma si racconta di una donna che in seguito a un sogno decide di non mangiare più carne, assumendo comportamenti sempre più estremi.
Questo il punto di partenza, ma intorno al cambiamento radicale della protagonista, si assiste a un dramma che coinvolgerà tutta la sua famiglia.
Uno degli elementi che ho osservato è che i personaggi maschili sono tutti negativi. Insomma, non se ne salva uno. Dal marito egoista che ritiene la moglie insignificante ma è soddisfatto di lei in quanto femmina che lo accudisce in tutte le sue esigenze senza fiatare, passando poi al cognato che svilupperà una sorta di ossessione verso di lei, arrivando poi al padre che rappresenta una sorta di patriarcato violento.
Nessun uomo viene riabilitato nella narrazione di questo breve romanzo.
Le donne sono due: la protagonista che si autodistrugge e la sorella che dovrà fare i conti con prese di coscienza rispetto a suo marito, e le sue frustrazioni e analisi di sé stessa mentre cerca di salvare la vegetariana.
In sintesi, un romanzo del disagio. Una storia di disagio e personaggi disagiati, non si ravvede nessuna luce in fondo al tunnel per nessuno di loro e di conseguenza il lettore avverte - almeno a me è successo così - una sorta di allontanamento emotivo dalla vicenda.
In conclusione: Han Kang, superlativa nella scrittura, ma la storia, per me, allucinante.
Ma forse non l'ho apprezzato solo io, considerato che ha vinto il Nobel nel 2024.
Se l'avete letto, lasciate in un commento la vostra impressione in merito, sarà interessante condividere i vari punti di vista.
dalla vostra
Stefania Convalle

