Tutti coloro che scrivono dovrebbero avere questo piccolo grande libro.
Io l'ho scoperto insieme alle persone che frequentano i miei laboratori di scrittura, l'abbiamo letto, studiato, commentato.
Mi piace condividere queste letture con loro, scrigni preziosi di esperienze e scritti di grandi autori del passato. C'è sempre tanto da imparare sia dal punto della scrittura, ma anche da quello del mondo editoriale che già ai tempi di London presentava le difficoltà dei giorni nostri, dal punto di vista di determinate dinamiche commerciali e da quello più spinoso dell'ego di chi scrive.
Quello che ho sempre notato, leggendo queste opere, è che i "grandi" sono state persone che hanno lottato tanto per affermare - quando ci riuscivano in vita - la propria scrittura.
Lavoro duro, sacrifici, disciplina, in nome di un sogno, di una speranza di diventare conosciuti.
Io l'ho scoperto insieme alle persone che frequentano i miei laboratori di scrittura, l'abbiamo letto, studiato, commentato.
Mi piace condividere queste letture con loro, scrigni preziosi di esperienze e scritti di grandi autori del passato. C'è sempre tanto da imparare sia dal punto della scrittura, ma anche da quello del mondo editoriale che già ai tempi di London presentava le difficoltà dei giorni nostri, dal punto di vista di determinate dinamiche commerciali e da quello più spinoso dell'ego di chi scrive.
Quello che ho sempre notato, leggendo queste opere, è che i "grandi" sono state persone che hanno lottato tanto per affermare - quando ci riuscivano in vita - la propria scrittura.
Lavoro duro, sacrifici, disciplina, in nome di un sogno, di una speranza di diventare conosciuti.
A quei tempi la figura dell'editore era certamente più rispettata e da lì si doveva passare. Non era come oggi che la selezione è pari a zero e si può ricorrere all'autopubblicazione o all'editoria a pagamento etc etc.
Ma non voglio ripetere gli stessi discorsi sul mondo dell'editoria di oggi che è abbastanza alla canna del gas, sapete come la penso, ma confido negli editori, piccoli-medi-grandi che lavorano ancora alla vecchia maniera, cercando il talento.
Comunque, tornando al nostro Jack London, è stata una lettura incredibile. Abbiamo letto della sua vita, della strada che ha dovuto percorrere, piena di ostacoli, di no, di delusioni; ma abbiamo letto passi dei suoi romanzi, spingendoci a metterli nel carrello, come questo, per esempio.
Ma non voglio ripetere gli stessi discorsi sul mondo dell'editoria di oggi che è abbastanza alla canna del gas, sapete come la penso, ma confido negli editori, piccoli-medi-grandi che lavorano ancora alla vecchia maniera, cercando il talento.
Comunque, tornando al nostro Jack London, è stata una lettura incredibile. Abbiamo letto della sua vita, della strada che ha dovuto percorrere, piena di ostacoli, di no, di delusioni; ma abbiamo letto passi dei suoi romanzi, spingendoci a metterli nel carrello, come questo, per esempio.
Ma è stato oltremodo interessante leggere lo scambio di missive con aspiranti scrittori che si rivolgevano a lui chiedendo consigli sui loro manoscritti.
E devo dire che London, se fosse vissuto ai tempi dei social con i tanti bravo-bravissimo che si leggono nei commenti in nome del solito buonismo che è meno faticoso della verità, sarebbe stato criticato per il suo rispondere pane al pane e vino al vino.
Una lettera in particolare mi ha colpito, per la sua cruda onestà, ma quanta verità!
E devo dire che London, se fosse vissuto ai tempi dei social con i tanti bravo-bravissimo che si leggono nei commenti in nome del solito buonismo che è meno faticoso della verità, sarebbe stato criticato per il suo rispondere pane al pane e vino al vino.
Una lettera in particolare mi ha colpito, per la sua cruda onestà, ma quanta verità!
Siete curiosi di leggerla?
Eccola qui.
LETTERA AD ARMINE VON TEMSKY
(n.d.r. Armine: figlia quattordicenne dell'amministratore dell'Haleakala Ranch di Maui nelle Hawaii, pubblicherà in seguito vari romanzi - forse grazie anche alla strigliata di London 😉)Honolulu
30 giugno 1916
30 giugno 1916
Cara Armine,
dopo un lungo indugio, per il quale imploro debitamente perdono, ti rimando qui acclusi i manoscritti.
Allora, ti avevo avvisato di aspettarti da me un trattamento severo se avessi avuto modo di venirmi a trovare per un paio d'ore durante la tua ultima visita a Honolulu. Inoltre mi avevi dato il permesso di fare delle sottolineature sui tuoi manoscritti. Mi sono limitato a sottolineare le prime quattordici pagine del manoscritto "Lionel Pendagron". Non ho approfondito le questioni di stile, trattazione, tono, gusto, gestione; ho voluto evidenziare un unico difetto particolare.
E il trattamento severo che ti ho preannunciato è legato a quest'unico difetto particolare, che viene necessariamente prima di tutti gli altri aspetti più importanti nell'attività dello scrittore. Questo difetto particolare è la sciatteria. Non posso chiamarla in altro modo. In questo caso, nel tuo caso, è totale, completa, assoluta e sfacciata. Non esiste direttore editoriale che leggerebbe cinque pagine di un manoscritto battuto a macchina con tanta sciatteria, come sono stati battuti a macchina questi tuoi manoscritti. Nella mia vita ho letto svariate migliaia di manoscritti di principianti. Ma non ne ho mai letto nessuno che fosse sciatto come il tuo.
Una tale sciatteria fa capire a qualsiasi direttore editoriale, con un'occhiata a un paio di pagine, che tu non hai nessun rispetto sincero per la letteratura, nessun desiderio sincero di scrivere letteratura; che tu sei o di una stupidità senza limiti o di una sfacciataggine senza pari a presentare dei manoscritti battuti a macchina in modo tanto raffazzonato; che, insomma, ti denunci da sola come grande sciattona.
Ti prego di credere che ti voglio sempre bene per tutte le altre belle qualità, ma l'affetto che ho per te non mitiga la severità della punizione che ti infliggo per quello che hai fatto. Se mai qualcuno ha meritato un simile castigo, lo hai meritato tu presentandomi un dattiloscritto tanto orribile, terrificante, spaventoso!
E il teste non ha altro da aggiungere.
dopo un lungo indugio, per il quale imploro debitamente perdono, ti rimando qui acclusi i manoscritti.
Allora, ti avevo avvisato di aspettarti da me un trattamento severo se avessi avuto modo di venirmi a trovare per un paio d'ore durante la tua ultima visita a Honolulu. Inoltre mi avevi dato il permesso di fare delle sottolineature sui tuoi manoscritti. Mi sono limitato a sottolineare le prime quattordici pagine del manoscritto "Lionel Pendagron". Non ho approfondito le questioni di stile, trattazione, tono, gusto, gestione; ho voluto evidenziare un unico difetto particolare.
E il trattamento severo che ti ho preannunciato è legato a quest'unico difetto particolare, che viene necessariamente prima di tutti gli altri aspetti più importanti nell'attività dello scrittore. Questo difetto particolare è la sciatteria. Non posso chiamarla in altro modo. In questo caso, nel tuo caso, è totale, completa, assoluta e sfacciata. Non esiste direttore editoriale che leggerebbe cinque pagine di un manoscritto battuto a macchina con tanta sciatteria, come sono stati battuti a macchina questi tuoi manoscritti. Nella mia vita ho letto svariate migliaia di manoscritti di principianti. Ma non ne ho mai letto nessuno che fosse sciatto come il tuo.
Una tale sciatteria fa capire a qualsiasi direttore editoriale, con un'occhiata a un paio di pagine, che tu non hai nessun rispetto sincero per la letteratura, nessun desiderio sincero di scrivere letteratura; che tu sei o di una stupidità senza limiti o di una sfacciataggine senza pari a presentare dei manoscritti battuti a macchina in modo tanto raffazzonato; che, insomma, ti denunci da sola come grande sciattona.
Ti prego di credere che ti voglio sempre bene per tutte le altre belle qualità, ma l'affetto che ho per te non mitiga la severità della punizione che ti infliggo per quello che hai fatto. Se mai qualcuno ha meritato un simile castigo, lo hai meritato tu presentandomi un dattiloscritto tanto orribile, terrificante, spaventoso!
E il teste non ha altro da aggiungere.
Con affetto,
Jack
Jack
P.S.: Ad ogni modo, dovresti proprio vergognarti!
Vi lascio con una sua citazione:
"E allora tu, giovane scrittore, hai qualcosa da dire, o credi soltanto di avere qualcosa da dire?"
"E allora tu, giovane scrittore, hai qualcosa da dire, o credi soltanto di avere qualcosa da dire?"
💚💚💚
Prima di salutarvi, vi ricordo di andare a fare un giretto nel sito ww.edizioniconvalle.com
Troverete tante belle letture per l'estate alle porte.
SOSTENETE LA PICCOLA EDITORIA
perché è lì, se l'editore fa l'editore, che troverete le penne talentuose di questi anni.
Troverete tante belle letture per l'estate alle porte.
SOSTENETE LA PICCOLA EDITORIA
perché è lì, se l'editore fa l'editore, che troverete le penne talentuose di questi anni.
Alla prossima
dalla vostra
Stefania Convalle




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