lunedì 14 dicembre 2015

Numero 228 - L'intervista sul balcone ;-) - 14 Dicembre 2015


Sono talmente tante le cose che voglio  dire su quest'ultimo romanzo letto che non so da dove cominciare!

Cerchiamo di fare ordine;-)

TITOLO
Le stelle di Srebrenica

AUTORE
Daniela Quadri

EDITORE
Leucotea

Questo romanzo è stato una vera e propria rivelazione!
Le prime pagine, pur essendo scritte bene senza perdersi in inutili dettagli ed entrando subito nella storia, non mi avevano dato però l'idea di quello che avrei trovato dopo: una penna, quella di Daniela, assai talentuosa! 

La storia è ricca, procede in modo accattivante, tenendo viva l'attenzione del lettore che, pagina dopo pagina, conosce le protagoniste principali, Marta ed Elma, due donne che si conoscono casualmente e che diventano subito amiche e complici nel risolvere situazioni, difficili e di tensione, che si presenteranno nel manifestarsi degli eventi.

Marta, una giornalista free-lance, definita Miss Marple della Brianza dal simpatico carabiniere Nardone, personaggio che ispira simpatia dal primo istante, forse comparsa nella struttura del romanzo, ma ugualmente incisivo; Elma, bosniaca, ex moglie di un pericoloso criminale e mamma di Nadia, bimba affetta dalla Sindrome di Down, bimba alla quale il lettore si affeziona subito e quasi si vorrebbe entrare tra le pagine del libro per proteggerla;
e poi Rina, mamma di Marta, anziana donna che deve fare i conti con il terribile Alzheimer.

Le prime pagine del romanzo introducono questi temi importanti e non si riesce a capire quale strada la scrittrice sia intenzionata a percorrere, sembra quasi che cerchi di sviare la nostra attenzione con deviazioni che si rivelano, poi, il cuore e il nocciolo della storia.

Un romanzo non certo prevedibile e questo, per me, è un grande pregio. Niente è scontato, niente è come ci si aspetta. Si girano le pagine, una dopo l'altra, percorrendo strade principali o piccoli vicoli, tutti affascinanti e pieni di contenuto. 
Niente è superfluo: non una parola, non un pensiero.

L'autrice sa tenerci bene sul filo del rasoio, districandosi tra eventi piccoli e grandi, che andranno poi a definire il grande disegno della storia nella sua interezza.

La storia accende i riflettori su tanti temi importanti e ci spinge a porgere attenzioni a problemi seri quali le patologie che affliggono Rina e Nadia, ma lo fa in modo trasversale, quasi un accenno che non diventa il protagonista, ma un suggerimento a fermarsi un attimo intorno a queste tematiche verso le quali, a volte, porgiamo uno sguardo distratto, se noi o chi ci è intorno non ne è toccato.

Ma Daniela, autrice dalla grande sensibilità, ci suggerisce di non dimenticare che questi problemi esistono, lo fa con garbo, per scuotere con dolcezza le nostre coscienze.

Ma non sono queste tematiche, di nuovo, ad essere le protagoniste.

L'amicizia e la solidarietà tra Marta ed Elma, invece, è sicuramente il motore della storia, ma non il nucleo, a mio modesto parere.
E' interessante osservare le due donne, provenienti da culture diverse, l'una cristiana, l'altra musulmana, interagire in perfetta armonia, pronte all'ascolto delle reciproche confidenze relative ad infanzia e adolescenza. 
Ed è forse a questo punto della narrazione che cominciamo ad entrare nel cuore del romanzo. Le storie delle due donne, i ricordi, sono molto diversi... Se per Marta, ricordare la giovinezza la riporta a momenti piacevoli insieme alla madre e alla nonna, con suggestivi riferimenti alla vita di qualche decennio fa in una Brianza genuina e piena di colore... per Elma, invece, l'adolescenza è segnata da un evento tragico, quello della guerra della Bosnia -Erzegovina, e dei conseguenti orrori che molti di noi ricordano dai telegiornali che abbiamo, purtroppo, visto. Ma ascoltare un notiziario è una cosa, essere stati là, come Elma e la sua famiglia, è ben altra faccenda. 
I passaggi relativi a questi momenti della vita di Elma sono duri e faticosi da leggere, per una donna soprattutto, ma inducono a forti considerazioni sulle guerre, tutte le guerre, dove forse, alla fine, non vince nessuno, ma prevale solo la crudeltà degli uomini. 

Ma Daniela è brava a farci respirare e cambia registro in fretta, per darci la possibilità di metabolizzare pagine difficili; ci riporta al presente delle due donne, che seppur pesante da sopportare per certe vicende che non vi svelo per non togliervi la suspance, è accompagnato in ogni momento dalla speranza.

La guerra, forse è lei protagonista trasversale di questo romanzo.

La guerra dei Balcani, attraverso i ricordi di Elma.
Ma anche la seconda guerra mondiale. 

E qui, per conto mio, entriamo davvero nella parte più bella, più ispirata, una pagina d'autore, una pagina da scrittore affermato.

La storia di Gustavo.

Non voglio dirvi troppo, perché secondo me queste pagine che non a caso sono posizionate nel cuore del libro, sono imperdibili e "Le stelle di Srebrenica" varrebbe la lettura anche solo per questo magnifico esempio di letteratura vera e destinata, a mio giudizio, a restare nel profondo intimo di chi leggerà. 
Mi sono commossa: devo dirlo.
Da scrittrice dico - e non mi capita spesso di farlo;-) - che sono pagine che vorrei aver scritto io stessa!

Leggetele e mi darete ragione. Ne sono convinta.

Gustavo è il vero protagonista, per me.

La guerra, due esempi nel romanzo, poche pagine, ma incisive. Quante riflessioni attraversano la mente! E quante domande, in automatico, si affacciano nei pensieri...

Forse era questo l'obiettivo di Daniela Quadri?

Ma nel suo libro, c'è posto anche per la leggerezza, pagine e parole dedicate ai sogni di Marta, all'amore, ai sorrisi dei bambini, alle cose che vanno bene, alle sorprese della vita.

E l'occhio che dedica alla sua Brianza, che è un po' anche mia, essendo io monzese di adozione, è stata una piacevole sorpresa; ritrovare luoghi, vie e ponti, vecchi negozi ed angoli,  posti dove vivo ormai da più di vent'anni, fa di questo libro, almeno per me, una piccola chicca.

Un romanzo perfettamente equilibrato.

Ma vogliamo conoscere un po' meglio questa autrice?



Daniela Quadri. 
Si definisce esordiente, ma è già al suo terzo romanzo.
Nella nostra "intervista sul balcone" :-D mi ha spiegato che, secondo lei, le lezioni non finiscono mai, e quindi preferisce tenere un profilo basso e sentirsi come se stesse scrivendo il suo primo lavoro! Atteggiamento umile, che le fa onore, anche se le ho detto che esordiente è ben altra cosa, e lei mi pare proprio una scrittrice navigata, che ben conosce trucchi e segreti del mestiere!

Sogna di diventare una scrittrice di professione, e di ritirarsi in qualche casetta in riva al mare per dedicarsi alle sue creazioni... Beh, secondo me ce la può fare! 
E vi dirò: se lo meriterebbe tutto.

Gemelli ascendente Toro, riservata ma sicura di sé; ho avuto il piacere di conoscerla personalmente ad una mia presentazione dove lei, con mio immenso piacere, ha ricoperto il ruolo di intervistatrice. E anche qui è stata una bellissima sorpresa!


Preparata e attentissima al mio romanzo, mi ha rivolto domande intelligenti, acute, piene di spunti per scatenare un dibattito tra il pubblico senza precedenti!

Insomma, cara Daniela, scrittrice, amante della natura, laureata in lingue, fotografa, intervistatrice doc:  ma c'è qualcosa che non sai fare??

Leggere e recensire il tuo romanzo è stato un grande piacere, un onore e se posso darti un consiglio, che è una brutta parola perché non è che tu ne abbia bisogno, mi sento però di dirti una cosa:

se riuscirai a scrivere sempre come hai scritto la storia di Gustavo, dove è evidente e salta all'occhio con forza (almeno all'occhio esperto di chi nella scrittura ci vive), l'abbandono alla forza della tua penna, facendo cadere muri e barriere, beh, guarda, sono sicura che potresti davvero entrare nell'Olimpo;-)

Io tifo per te!

...

Alla prossima 
dalla vostra

Stefania Convalle





sabato 28 novembre 2015

Numero 227 - Il terremoto di Loredana Limone - 28 Novembre 2015


IL TERREMOTO DI LOREDANA LIMONE


Proprio ieri ho terminato di leggere l'ultimo romanzo di Loredana Limone, una scrittrice che ho avuto il piacere di conoscere, anche se solo virtualmente, quest'estate; mi ha talmente colpita la sua gentilezza, che non è poi così scontata al giorno d'oggi, e la sua disponibilità nell'elargire consigli e suggerimenti (da scrittrice a scrittrice) che ho voluto conoscerla meglio; e quale modo migliore se non leggere una delle sue opere?

E così mi sono recata alla libreria Hemingway & Co., a Monza, e ho acquistato "Un terremoto a Borgo Propizio" (Ed. Salani).

383 pagine, tutte da gustare, una ad una. 

E così ho fatto. 
Agevolata dalla scelta di Loredana di procedere per brevi capitoli, mi sono somministrata una piccola dose - prima e dopo i pasti;-) - di questo romanzo, centellinandolo, come fosse una fiction di quelle che ci accompagnano ogni giorno, e alle quali ci si affeziona, sia alla storia che ai personaggi, parteggiando per l'uno o per l'altro. E così è successo.

Voglio sottolineare subito, relativamente al romanzo,  che Loredana Limone sa scrivere! E anche bene, con un lessico vario ed articolato. Sembra una cosa scontata, ma non lo è, perché, diciamocelo: ci sono tante persone che scrivono, ma i veri  scrittori meritevoli di questa definizione, si contano sulla punta della dita. E lei lo è.

"Un terremoto a Borgo Propizio" è un romanzo che definirei corale, perché i personaggi sono tanti, più o meno importanti ai fini della storia di base, la storia di un paese che si confronta con una calamità naturale come un terremoto. Tutto gira intorno a questo evento e ad un omicidio avvenuto simultaneamente; però, protagonista vera, secondo me, è la dinamica di sentimenti, positivi e negativi, ed emozioni che abbracciano tutta la sfera umana. 

L'autrice è brava a portare avanti i suoi personaggi, animandoli ed analizzando i più svariati comportamenti di fronte ai drammi della vita, ma anche al chiacchiericcio di paese, alle malignità, alle passioni espresse e inespresse, alle delusioni e alle soddisfazioni, alle aspettative e ai dietro-front che c'impone, a volte, la vita.

E' brava, Loredana, a non farci perdere l'orientamento nel narrarci  le vicende che s'intrecciano, ci consegna un virtuale filo di Arianna per condurci fuori dal labirinto senza che il lettore si senta mai perduto!

Mentre leggevo questo romanzo, mi è venuta in mente la lettura dei Tarocchi. Chi li conosce, sa che esistono gli Arcani Maggiori  e quelli Minori; i primi servono a definire gli eventi ai massimi sistemi, usando archetipi che rappresentano i simboli della vita; i secondi sono quelli che si addentrano nel dettaglio, nella vita di tutti i giorni, nella definizione fisica ed intellettuale delle persone che viviamo nel quotidiano, scoprendone il fianco e i talloni d'Achille. 
Ecco, Loredana, per me, è come se avesse scritto questo romanzo usando gli Arcani nella loro completezza, dandoci attraverso l'uso dei Minori, anche la visione di quei lati, forse meno nobili dell'essere umano, ma assolutamente veri.

Una bella prova d'autore, un romanzo che consiglio ad un pubblico di ogni età ed estrazione, un libro al quale ogni persona si può affezionare, lasciandosi avvincere dagli eventi narrati, e lasciandosi trasportare, comunque, dal  "profumo di buono" che si avverte pagina dopo pagina.

Ma vogliamo conoscere meglio questa scrittrice che, dopo tanta gavetta, è approdata ad un pubblico più vasto, fuori e dentro l'Italia, come risultato di tanto impegno e, soprattutto, bravura?



Ho rivolto alcune domande a Loredana, simpatica e disponibile come sempre:-)

Come nasce la passione per la scrittura in Loredana Limone?
Per esprimermi. Da bambina mi sentivo incompresa e inascoltata.

Ho notato che nel romanzo, tra i vari personaggi, ci sono ben tre scrittori che si approcciano a quest'arte in modi differenti: un numero alto, in percentuale, rispetto al numero dei personaggi stessi. Come mai questa scelta?
Trattandosi dell'ambiente nel quale ruoto, scrivo di ciò che conosco. Tuttavia non è esattamente una scelta. I personaggi mi si presentano e mi raccontano. Io semplicemente ascolto e scrivo.

Ci vuoi raccontare, in poche parole, cosa significhi essere scrittori al giorno d'oggi, soprattutto in un mondo editoriale dove è difficile districarsi?
Ho lasciato un impiego per dedicarmi a tempo pieno alla scrittura. Dunque, secondo me, significa essere un po' folli, molto convinti e tenaci, ma anche precostituirsi, per quanto è possibile, una solidità economica che copra le spalle almeno nel primo periodo... la famosa "stanza tutta per sé" di Virginia Woolf.


Cosa significa, per te, essere una scrittrice?
Anziché "cosa costituisce" direi "cosa rappresenta": un privilegio.

Cosa sogni per la tua carriera?
Borgo Propizio è nato come terapia per evadere dalla realtà in un periodo terribile, poi è diventato romanzo, poi trilogia; ha addirittura varcato le Alpi. Non ho da sognare, ho da essere grata.

Cosa ti ha dato, fino a questo momento?
Tante soddisfazioni ed emozioni, la possibilità di visitare luoghi che non conoscevo e moltissimo affetto da parte di lettori che sono diventati amici e non solo virtuali.


Cara Loredana, 
stai pur certa che ne troverai  tanti e tanti altri ancora di amici/ammiratori!
Sei all'inizio di una carriera che ti porterà lontano, perché te lo meriti per l'impegno, la costanza, il tuo modo di essere e soprattutto per la tua capacità di scrittura!

Questo Blog è con te;-)

...

Alla prossima, 
dalla vostra
Stefania Convalle ;-)


martedì 20 ottobre 2015

Numero 226 - Il volto dell'Attesa - 20 Ottobre 2015


 Il romanzo che ho appena terminato di leggere:
"Il volto dell'Attesa" di Roberta Volpi


La prima cosa che mi viene da dire è che non si tratta solo di un romanzo, ma  di un'esperienza.
Un percorso tra realtà e irrealtà che il lettore vive insieme alla protagonista, Alison, attraverso il mondo onirico: ma qual è la realtà e quale l'irrealtà? La linea di confine tra una cosa e l'altra è molto sottile e per Alison sarà proprio questo il nodo da sciogliere per capire cosa stia accadendo nella sua vita di tutti i giorni. 
Lei, donna estremamente razionale che nega tutto ciò che non sia scientificamente provato, si trova a scontrarsi con mondi diversi, forse dimensioni sconosciute, o solo proiezioni della  mente e dei propri desideri e bisogni? 
La protagonista è costretta dagli eventi, che si susseguono con un ritmo che cattura il lettore fino alla fine, a mettere in discussione se stessa e le sue convinzioni. 

Un viaggio: 
splendidamente accompagnata dalle parole di Roberta Volpi, scrittrice dalla penna sapiente, Alison percorre il suo personale viaggio all'interno di sé, cercando di capire cosa le stia succedendo in un incrocio tra fatti reali che si alternano a episodi appartenenti al sogno. 

"E se il sogno fosse reale?"

Al lettore il compito di scoprirlo.
Un romanzo che non lascia spazio alla noia, offre la possibilità di leggerlo solo come una storia surreale e misteriosa; ma dà anche spunti,  a chi cerca più profondità, per spalancare porte alla scoperta di nuovi mondi.

Diciamo che per me, entrare in questo romanzo è stato come stare a casa mia, dati gli argomenti e le situazioni nelle quali si muovono i protagonisti. 
Mi sono venute in mente svariate esperienze della mia vita, quali, per esempio, una serie di conferenze sui viaggi astrali, viaggi al di fuori del corpo. Il viaggio astrale è un'esperienza alla quale si accede, eventualmente, un momento prima di addormentarsi, quando il corpo è caduto nel sonno, ma la coscienza ancora no. Ed è in quell'istante che si può tentare di lasciare il corpo a riposare;-) per partire con la propria coscienza alla scoperta di nuove dimensioni che potrebbero portarci anche... all'origine, come si dice nel romanzo:-) Ma il viaggio astrale può diventare una passeggiata attraverso epoche o momenti passati della nostra vita...
Personalmente non ho mai cercato di fare il tentativo di separarmi dal corpo, non sono così evoluta;-) e la paura di non riuscire a tornare è  più forte della curiosità verso l'esperimento. 

Tornare nel corpo, già. In fondo noi siamo energia, spesso citata nel romanzo. Siamo fatti di energia e tutto ciò che ci circonda è Energia.
Altro argomento interessante,  avendo studiato e praticando Zen Shiatsu che prevede il riequilibrio energetico; o avendo praticato Yoga e Tai Chi, dove anche in questi casi, l'insegnamento principe è proprio questo concetto...

E per chi ci crede, anche Dio è Energia, forse quella suprema, la più pura... Chissà...

Quanti spunti di riflessione procura la lettura di questo libro!

E non è ancora finita.

Vogliamo parlare del Velo di Maya?
La dottrina di origine indiana, ripresa soprattutto da Schopenhauer, vuole che gli uomini non abbiano una corretta comprensione della realtà e l'ostacolo alla percezione, che distorce quello che vediamo, è metaforicamente rappresentato da un velo, chiamato appunto Velo di Maya.

"Ma è tutto intorno a noi, ci separa solo velo che non è così impossibile intravedere. Siamo tutti nello stesso luogo."

Così scrive l'autrice e il richiamo al Velo di Maya è stato, per me, immediato.

Ma conosciamo meglio l'autrice: chi è Roberta Volpi?

Ho conosciuto Roberta prima che uscisse il mio ultimo romanzo "Una calda tazza di caffè americano", di cui ha curato l'editing in maniera perfetta,  e avevo subito capito che era una seria professionista nel campo editoriale. Conoscendo un po' la sua storia e formazione, posso affermare che è una donna che si è fatta da sola,
una self-made woman.
Tanta gavetta, studio e impegno, l'hanno portata ad essere una voce autorevole come editor, agente letterario, con uno sguardo esperto e acuto verso i nuovi talenti.
Punto d'appoggio per diverse case editrici, Roberta Volpi ha un suo sito dove poter leggere tutto di lei: 
www.robertavolpieditor.it
ma potete trovarla anche su Facebook.



 In bocca al lupo, dunque, cara Roberta, per la tua carriera e soprattutto, in questo caso, per il tuo primo romanzo! E' stata, per me, una bella esperienza leggerlo e cercare tra le righe il mio confine personale tra realtà e sogno: e se fossero la stessa cosa?

Con questo dubbio amletico vi lascio, cari lettori di questo Blog e vi consiglio di leggere, senza se e senza ma...

"Il volto dell'Attesa" di Roberta Volpi
ordinabile su Amazon


Alla prossima
dalla vostra
Stefania Convalle!


lunedì 5 ottobre 2015

Numero 225 - "L'attesa" - 5 Ottobre 2015





Lo confesso: chiusa nella mia torre a scrivere, con un occhio sul mondo, ma anche fuori dalle tante notizie che si susseguono in ogni ambito, mi era sfuggito il successo avuto al Festival di Venezia di questo film: 
"L'attesa" 
di Piero Messina.

Mi cospargo il capo di cenere.

Però la casualità (o il Destino, strada per la quale propendo sempre, e chi mi legge lo sa) mi ha portato ad incrociare su Facebook la bacheca dello sceneggiatore del film,
Andrea Paolo Massara.
 E un giorno, lì, ho letto:

- Per tutti quelli che "Vado a vederlo presto il film", "Devo trovare una sera libera", "Aspetto che ci sia la mia ragazza per vederlo insieme": è ora di rimandare gli impegni, oppure cambiare ragazza!
Andate a vedere "L'attesa" oggi o domani, dopo potrebbe essere troppo tardi. Se volete parlarne dopo la visione, io sono qui. Posso anche venire ad abbracciarvi fuori dal cinema. Ditemelo che arrivo. E non è una battuta di spirito.-


Sono bastate queste poche parole a colpirmi, sia per il modo ironico con cui si è posto Andrea Paolo Massara, sia per la disponibilità che ha mostrato  e che mi ha fatto capire quanto entusiasmo, quanto amore per questo film, quanta soddisfazione per il percorso fatto! 
Insomma, la mia missione è diventata quella di riuscire ad andare a vedere "L'attesa".

Ed ecco che in una serata milanese un po' freddina, dedico una delle mie poche uscite a questa opera. 
Arrivo al cinema, sala più piccola per il film scelto da me: questo comincia già a creare un'atmosfera intimista. 

Mi immergo nel buio della sala, curiosa, quasi emozionata, e il film comincia.


 I cento minuti volano via. Strano per un film che procede a passo lento come un respiro calmo e profondo. 
Eppure il concetto del tempo scompare, perché lo spettatore "entra" nello schermo e vive  atmosfere e ambientazioni come se all'improvviso fossero parte di sé.
Perché le attese, quali che siano, fanno parte della vita di ognuno, quei momenti in cui sembra che tutto si fermi.

Due donne, Anna e Jeanne, condividono la loro personale attesa; Jeanne, dell'arrivo del suo ragazzo, Giuseppe, e Anna del "momento giusto" per rivelare una verità che fa fatica a pronunciare.
I dialoghi tra loro, essenziali, ma mai banali e sempre pieni di ricerca nella reciproca conoscenza che comincia in punta di piedi, ma tocca poi livelli alti di emozione.

L'atmosfera è magicamente creata da una fotografia splendida che propone immagini come  quadri dai colori caldi, ma anche dalle foto-pennellate che ricordano le tele degli impressionisti; come, per esempio, le immagini riguardanti un materassino rosa in balìa del vento, unica macchia di  colore  dentro un'inquadratura dove prevale il bagliore del sole;
o anche il bagno di Jeanne in un laghetto, dove il  nuotare sott'acqua e poi il riemergere creano un effetto foto/pittura che sottolinea, a mio parere, il momento "sospeso" nel quale si trova la ragazza.

Che dire del tragitto dell'auto che porta la ragazza, dopo il suo arrivo all'aeroporto, alla casa di Anna: una strada che si snoda tra le rocce laviche, in una prevalenza di bianco e nero, un paesaggio a tratti lunare, che apre le porte ad una storia di silenzi (cosmici) e ritmo lento, quasi in assenza di gravità.

Juliette Binoche e la giovane Lou de Laàge, due interpreti straordinarie. Me lo aspettavo, relativamente a Juliette che conosco come attrice dai tempi di Film Blu; Lou è stata una piacevole scoperta. Entrambe intense. 

Anna e Jeanne, due donne che imparano a conoscersi, seppure in un arco di tempo breve. 
Poche parole, molti silenzi, tanti sguardi, tanti primi piani che mostrano il mutare delle emozioni, i moti di un mare emotivo in tempesta che a tratti si placa, ma che ritorna come uno tsunami. 
Tutto questo emerge dal volto di Anna, donna/madre che combatte col proprio dolore, a volte arrendendosi ad esso, a volte rialzando la testa e cercando la Vita che trova affondando le dita in un impasto nero e colloso, dal quale emerge la pasta fresca che offre a Jeanne e ai suoi amici.

Anna: una donna che si muove nei suoi silenzi, arrancando in un vuoto sottolineato dal suo vagare nella camera del figlio; una donna che si muove tra vita e morte, alla ricerca di un equilibrio; una donna che, alla fine, sceglie ancora la Vita in un gesto d'amore verso Jeanne.
"Tu vivrai punto e basta. Lo farai perché è quello che fanno tutti, sempre."

Due interpreti davvero straordinarie.

Non da meno il personaggio maschile che, come un'ombra, si muove dentro questa casa dove regna il buio e il silenzio; uomo che fungerà poi da spartiacque per riportare a galla le due donne. 

Un film che parla di attesa, sì, ma attesa in nome dell'amore; parla del vuoto, parla del dolore.
E soprattutto lo fa con poche parole, perché alla fine, come nell'abbraccio finale, il dolore non ha bisogno di parole.


Film, direi, curatissimo in ogni sua parte, accompagnato da una colonna sonora incisiva.



Che dire, fossi in voi, non me lo perderei!


Alla prossima!

La vostra
Stefania Convalle 








giovedì 27 agosto 2015

Numero 224 - Blu oltremare, magici incontri - 27 Agosto 2015



Le mie vacanze in Sardegna, quest'anno, mi hanno portata in Ogliastra, una Terra tutta da scoprire, somigliante alla grande quantità di fichi d'india sulle sue strade: spinosi fuori, ma dentro... un elisir. Bisogna indossare i guanti per raccogliere questi frutti e così mi appare quest'angolo della Sardegna, a tratti ostile, ma se si riesce a superare la barriera, beh, l'incanto è alle porte.



Ed è qui, in  una serata agostana, che incontro
Virginia Murru.

La conosco da anni, ma virtualmente; insieme, abbiamo condiviso la passione per la scrittura all'interno di un sito letterario. Ed è lì, fin dalla prima riga letta di lei, che noto il suo talento, il suo essere un metro sopra la miriade di amanti della penna: mi rendo conto da subito di essere davanti ad un talento vero.

Virginia Murru, poetessa, scrittrice, giornalista.

La incontro di persona nella sua Sardegna, nella più che mai SUA Ogliastra, e quando parla di Lei lo fa con un tale trasporto pari solo a quello che si ha per chi si ama.
E lei ama la sua Terra.


La racconta nelle sue poesie, in un volume che battezza 
BLU OLTREMARE, e ci si perde in questo Blu e in questo Mare delle sue parole, dei suoi versi, delle riflessioni poetiche, delle emozioni che descrive.
Apro questo volumetto e leggo a caso, non è facile scegliere qualche poesia da condividere con voi, sono tutte straordinarie.


Suono al campanello della sua casa, ho già visto in foto questa piccola grande donna, ma quando apre la porta scopro una persona che mi regala all'istante un alone di magia. 
Qui vive la poesia.
Un mirto assaporato sedute su divanetti di vimini, in un giardino dai rami intrecciati, la ascolto e mi rendo conto che la sua voce sembra un incantesimo: 
mi cattura.

La interrompo e le dico:
"Virginia, ma lo sai che io ti ascolto, e intanto vedo la bella aura che hai?"

Lei sorride, pensa che la stia prendendo in giro, ma non è così, lo penso davvero e mi rendo conto di essere di fronte ad una vera artista, poetessa all'altezza delle grandi firme del panorama letterario... Ho la consapevolezza di essere "dentro" la letteratura, in quel momento, in quel giardino, in quel magico incontro.

Voglio regalarvi, cari amici di questo Blog, qualche poesia di Virginia. Sono sicura che amerete, come me, i suoi versi.


NON CREDERE  AL MIO SORRISO

Non credere al mio volto esatto -
alle smorfie
perfette imitazioni di sorrisi
sono solo sbadigli di una fame scaltra
che apre ogni porta pur di farti
sapere che c'è -
la fame è un poeta mancato - si sa.

Non credere al mio passo lungo
non ho strade né direzioni
per girare a destra della svolta -
o alla mia voce
che riporta suoni probabili
dai luoghi precari dell'ostentazione -
peso non specifico di un amore sprecato.

Infine abbi clemenza
della luce che non sa illuminarmi
di questo pensiero non vedente
costretto a leggerti le carte
come una chiromante.

Virginia Murru


AROMI

Profumi speziati d'autunno
note di lavanda in sottobosco di felci
concerti d'essenze - infiorescenze
aromi di ginepri e basalti
betili infissi nel suolo - nuraghi
campane di greggi lontane.

Un fischio - un latrato - un galoppo -
uno sparo.
Una fuga vile - un'omertà.
Anche questa è Sardegna.

Virginia Murru


E' PRIVILEGIO, LA VITA

Che io possa stare in un piccolo angolo
di questo giorno
e sostarvi con privilegio.
Concludere un'emozione
che ha sorriso alla luce
e indugiare in questo mistico avvenimento.

Virginia Murru


BLU OLTREMARE

Certi dolori non hanno perimetri
non si fanno attraversare da condoni
non li puoi pesare
senza sbagliare la perizia
Sono blu oltremare
non hanno parenti prossimi
o cugini lontani.

Certi dolori non entrano
in figure piane - rettangoli o quadrati
non puoi definire l'area
mancano d'angoli retti - spigoli regolari.

Un dolore così è insofferente al dettaglio
ti spegne la frase in bocca
conduce in austerità lontane
finché non accende davvero
tutte le ragioni della sua strada.

Virginia Murru


Che dire, Virgy (come mi piace chiamarti), mi hai colpita dritta al cuore.
Forse, un po', mi hai ricordato mia madre perché lei, artista come te, s'illuminava quando parlava della Sua musica... E tu t'illumini quando parli della tua Terra. 
E della Poesia... perché ce l'hai dentro.
Conoscerti è stato un onore.


Alla prossima, 
dalla vostra
Stefania Convalle:-)