martedì 23 maggio 2023

Numero 443 - Sono mancato all'affetto dei miei cari di Andrea Vitali - 23 Maggio 2023


 

Non avevo mai letto niente di Andrea Vitali, anche se l'ho conosciuto qualche anno fa e l'avevo trovato parecchio simpatico: uomo ironico e intelligente. 

Mi ero fatta, però, un'idea diversa da quello che ho trovato leggendo "Sono mancato all'affetto dei miei cari" (Einaudi).

All'inizio sono rimasta un po' disorientata dal tipo di scrittura, molto disinvolta. Da un lato mi spingeva a proseguire, dall'altro mi affaticava, ma credo che dipendesse solo dalla mancata suddivisione in capitoli che, almeno a me, crea un po' di fastidio.

Un lungo monologo.

Parla lui, il protagonista, padre di famiglia nella provincia lombarda, nel periodo che si può collocare negli anni sessanta/settanta. Titolare di una Ferramenta che spera di lasciare ai figli maschi, l'Alberto e l'Ercolino, i quali, per una ragione o per l'altra gli procureranno delle belle gatte da pelare. Non è da meno la figlia femmina, l'Alice, e anche la moglie fa la sua parte per rendergli la vita difficile. Il quadro di una famiglia perfettamente descritto, dove il tema principale è dettato dal rapporto coi figli, difficili da comprendere a lui, lavoratore instancabile, senza sogni se non quello di vedere quello che ha creato con sacrifici proseguire dopo la sua dipartita.

Uno stile brillante, ironico, ma molto molto molto amaro. 

Impossibile non affezionarsi a questo eroe della vita quotidiana, viene voglia di dargli una pacca sulla spalla man mano che deve subire le conseguenze dei vari colpi di testa e decisioni dei suoi ragazzi. 

E la conclusione, l'ultima frase che si ricongiunge col titolo, strappa un momento di commozione al lettore, anche se Andrea Vitali non indugia sul momento drammatico.

Uno stile che è un'arrampicata su una parete, senza appigli, direi innovativo. Si sorride parecchio, si corre lungo le pagine assecondando il modo di raccontare i fatti del protagonista, ma alla fine, anche se si arriva all'ultima pagina col respiro affannato, si chiude il libro con il desiderio di rivolgere un complimento allo scrittore. 

Una lettura che consiglio.



Alla prossima 
dalla vostra
Stefania Convalle




domenica 23 aprile 2023

Numero 442 - Esperimenti di scrittura - 23 aprile 2023


Continuiamo a sfogliare le riviste create nel Laboratorio di Scrittura - il Vivaio, allo scopo di sperimentare la scrittura in tutte le sue forme. Ovviamente non è una vera rivista, e chi ha lavorato ad essa non è né giornalista, né caporedattore, ma è stato investito del ruolo in una sorta di gioco/esperienza nel Laboratorio.

La fotografia che vedete in testa a questo numero è la copertina scelta dal Caporedattore di turno, Vittoriana Motta.

Il titolo della rivista immaginaria è... Scopriamolo insieme, leggendo anche tutti gli articoli scritti dalla squadra di redattori di Vittoriana.

ALTRA DANZA

Rivista di Danza Classica e Contemporanea


EDITORIALE

(a cura di Vittoriana Motta)


Cari lettori,
cosa c’è di più bello del piacere di immergersi nel flusso della musica alle prese con i passi di una nuova danza? È quello che faremo grazie all’inviata Tania Mignani, la quale ha provato per noi un nuovo ballo, che vi lascio scoprire nelle pagine che seguono.
Continua anche il nostro percorso storico nel mondo dei balli. In questo numero Graziella Braghiroli ci porterà in Francia all’inizio del Settecento a conoscere il Minuetto.
Incontreremo poi la grande ballerina Elisabetta Bigoni che, intervistata dalla nostra inviata Linda Silvia Scarpenti, ci svelerà qualche dettaglio di “Romeo e Giulietta” in chiave moderna, in scena questo mese nella nostra città.
Con la certezza che la vostra curiosità vi spinga a girare pagina, vi auguriamo una buona lettura.
 
                                                           

C’era una volta a… Bollywood

  Tania Mignani

Cosa succede in una Scuola di Danza dove, 
in via del tutto eccezionale, 
si tiene una serata di prova della Bollywood Dance.

Quando la mia amica Carla mi ha chiamato annunciandomi di farmi trovare pronta per le otto perché mi avrebbe portato in un luogo straordinario, ero ben consapevole di quanto fosse erronea tale affermazione: alle otto di sera esisteva un solo luogo straordinario, ed era il divano di casa mia. Ma chiunque abbia a che fare con un’amica come Carla, sa benissimo quanto qualsiasi protesta sia superflua, quindi, tanto vale rassegnarsi e sperare sia rapido e indolore, di qualsiasi cosa si tratti. 

Durante il tragitto, la valanga di informazioni che mi si è riversata addosso non mi ha impedito di isolare alcune parole-chiave: scuola di danze bollywoodiane. Ora, io sfido chiunque a rimanere calmo e impassibile, dopo essersi reso conto di quale destino avverso lo stesse aspettando. Ma non era forse lei che fino a poco tempo prima andava predicando di dottrine new age, ricarica interiore e centro di gravità permanente? Mi fulmina con un’occhiata puntualizzando che, come al solito, sono rimasta indietro, che devo adeguarmi ai nuovi trend. Taccio, anche se vorrei tanto risponderle che stare al passo con i suoi nuovi trend è impresa alquanto impossibile, considerando che cambiano ogni tre per due.

Ed eccoci arrivate alla Scuola di Danza dove, in via del tutto eccezionale, questa sera si terrà una serata di prova della Bollywood Dance. Mi guardo intorno, la sala d’aspetto pullula di gente: per ogni “Carla” entusiasta c’è un’amica come me, strappata a forza da un divano e da un caldo plaid. Ci riconosciamo, siamo quelle silenziose che pensano commosse alla loro tisana alla passiflora e alla trentatreesima replica di Titanic che si stanno perdendo.

La lezione di prova sta per cominciare. Due ragazze bellissime ma, soprattutto, giovani e magre, fasciate in due sari Technicolor che solo loro possono permettersi di indossare, ci sorridono da una pedana. Una delle amiche entusiaste chiede se la partecipazione al corso preveda l’utilizzo di tali costumi. Io e le altre accompagnatrici ci guardiamo smarrite, per venire immediatamente rassicurate che, solo al termine dell’intero corso, quando si metterà in scena una specie di saggio, si potrà pensare ai costumi.

Le simpatiche ragazze ci elargiscono alcune nozioni teoriche. Ci spiegano cosa si intende per Bollywood: quello stile cinematografico indiano, che prevede produzioni mastodontiche di film sotto forma di commedia e, da qui, l’origine di un genere musicale e di danza che, pare, stia spopolando nelle scuole di danza italiane. Se poi volessimo  continuare e frequentare il corso, potremmo accorgerci di quanto tale danza sia benefica per il corpo e per lo spirito. Parrebbe, infatti, che equivalga a un allenamento completo che conferisce flessibilità, velocità di esecuzione e tecnica muscolare, il tutto a un ritmo incalzante di musica che favorisce la socialità e il buonumore e, udite udite, garantendo persino una sicura perdita di peso.

I passi base che ci vengono mostrati non sembrano difficoltosi: riesco persino a seguirli e a dare loro un senso.

La lezione continua e ci appassioniamo sempre più. Sarà per la grazia delle insegnanti o per il ritmo coinvolgente ma, alla fine, ci guardiamo incredule, non saremo leggiadre e aggraziate ma ci siamo impegnate e, soprattutto, ci siamo divertite.

Le due ragazze ci ringraziano e ci invitano a iscriverci al corso. Guardo la mia amica Carla e le altre entusiaste come lei. Mi accorgo che il loro entusiasmo è già scemato, oppure si sta orientando verso un nuovo trend. Sono così, loro, falene sempre alla ricerca di nuove luci.

Mi viene offerto un biglietto con il numero di telefono, è meglio prenotare nel caso si pensi di partecipare. Carla, impaziente, mi aspetta in auto con il motore già acceso, io ringrazio e saluto.

Magari la prossima settimana non ci sarà niente di interessante in televisione, magari il pensiero di fare un po' di movimento divertendosi mi farà schiodare, almeno per una sera, da quel divano.

Sai che c’è? Io, quasi quasi, mi iscrivo.




Il Minuetto
Graziella Braghiroli
 
Partiamo da Venezia e, 
passando per la corte del Re Sole, 
scopriamo il periodo d’oro di un ballo chiamato Minuetto

Febbraio, tempo di Carnevale, di maschere, di balli. A Venezia, ci si prepara all'invasione di orde di turisti che non vedono l'ora di partecipare a uno dei Carnevali più famosi del mondo.
Anche nel Settecento, periodo di maggior splendore della Serenissima, il Carnevale impazzava per calli e piazze già dal giorno di Santo Stefano. Per tutti, il divertimento era assicurato con canti e balli sfrenati fino a notte fonda.
Ma cosa succedeva nei palazzi che, tuttora, si specchiano nel Canal Grande? Se si stava attenti, si poteva sentire una musica soave dove il clavicembalo la faceva da padrone e si capiva che, in quel momento, si stava ballando il Minuetto.

Il ballo
Il minuetto è nato come ballo popolare nella regione francese del Poitou. Il suo nome deriva dalle parole pas menu (piccoli passi) e definisce passi corti e aggraziati, ben diversi da quelli in voga fino a quel momento in balli molto meno raffinati.
Fu il Re Sole, Luigi XIV, a portare il minuetto alla reggia di Versailles, decretandone il successo in tutte le corti europee. Jean-Baptiste Lully, musicista di corte e ottimo ballerino, è considerato il primo compositore di minuetti, tra opere e balletti ne ha scritti ben novantadue!
La danza seguiva una sorta di rituale. All’inizio, una sola coppia si esibiva mentre gli altri osservavano. I ballerini s'inchinavano alla Presenza, identificata con il Re, poi eseguivano riverenze uno nei confronti dell’altro e la danza poteva iniziare secondo uno schema preordinato. Alla corte di Luigi XIV, per esempio, i passi disegnavano sul pavimento un’immaginaria lettera “S”, proprio in omaggio al Re Sole.
Nel Settecento, dame e cicisbei lo usavano per flirtare senza attirare troppo l’attenzione. Una riverenza, un’occhiata languida, uno sfiorarsi quasi per caso e si gettavano le basi per un futuro incontro, al riparo da occhi indiscreti.

Diffusione
Il successo del minuetto fu tale che, ancora oggi, lo si identifica con la musica barocca per eccellenza.
Musicisti di fama come Haydn, Boccherini  e Johann Sebastian Bach lo inserirono nelle loro sinfonie. E come dimenticare il minuetto del Don Giovanni di Mozart? È ballato dagli aristocratici Don Ottavio e Donna Anna mentre i loro servitori si scatenano in una danza plebea evidenziando la cultura e le posizioni sociali differenti.

Evoluzione
Con l’avvento del Romanticismo, l’importanza del minuetto calò fino a scomparire del tutto. Fu sostituito da ritmi sempre più veloci che sfociarono nel valzer, ritenuto in un primo tempo scandaloso, ma che non ha mai conosciuto rovesci di fortuna, visto che si balla ancora oggi.
Ma del valzer vi racconterò un’altra volta.

Frederik Hendrik Kaemmerer (1839-1902), Il Minuetto



Intervista a Elisabetta Bigoni, 

prima ballerina del Teatro alla Scala di Milano

Linda Silvia Scarpenti

La grande ballerina della Scala ci parla di sé stessa 
in occasione della nuova messa in scena del 
Romeo e Giulietta al teatro Verdi

(ndr: intervista di fantasia, i nomi sono inventati)

Dal 20 al 22 febbraio andrà in scena, al Teatro Verdi della nostra città, una rivisitazione in chiave moderna del balletto Romeo e Giulietta tratto dalla tragedia di William Shakespeare con la musica di Sergej Prokofiev.
Protagonisti i primi ballerini Elisabetta Bigoni e Roberto Rota della compagnia il Balletto di Milano.
Il regista, Giorgio Achilli, uno dei migliori coreografi italiani degli ultimi trent’anni, è l’artefice di tale rielaborazione, con dialoghi fedeli all’originale, ma ambientazione contemporanea.
A pochi giorni dal debutto, abbiamo ottenuto in esclusiva di intervistare Elisabetta Bigoni, la protagonista femminile Giulietta.
- Innanzitutto, grazie per avere accettato di dedicarci un po’ del suo tempo preziosissimo.
- Grazie a voi.
- Nasce a Genova nel 1992, inizia a studiare danza molto piccola e capisce subito che quella sarebbe diventata la sua strada. Intraprende gli studi accademici presso la Scuola di ballo del Teatro alla Scala di Milano, dove si diploma nel giugno 2011.
- Esatto.
- Sarà, quindi, la Giulietta del balletto che attendiamo tutti di vedere.
- Sì, la protagonista di questa versione moderna che vuole trasmettere un messaggio di speranza, per quanto l’epilogo della storia – la morte - sia lo stesso di quello originale.
La storia di due famiglie, i Montecchi e i Capuleti, in eterna lotta tra di loro, distanziate dalla fede religiosa, che vivono in un mondo dove la pace è pura utopia, e che quando trovano accidentalmente un punto d’incontro attraverso l’amore dei due ragazzi, non sanno coglierne l’essenza che è di basilare importanza per proseguire in un cammino meno tortuoso e irto di ostacoli. Devo dire che sono veramente emozionata. Ma, del resto, l’emozione è una costante comune a molti tipi di carattere, quella che non ti lascia mai e ti sta sempre vicino come un’amica fedele.
- Qual è questo messaggio di speranza?
- Giorgio (Achilli, il coreografo, ndr) ambienta il suo Romeo e Giulietta in un qualsiasi imprecisato luogo del nostro mondo, polveroso, triste e buio, dove la fine di una guerra sembra dover dare seguito a una rivoluzione, e dove la pace sembra essere ancora lontana. Pochi i costumi; cupa e scura l’illuminazione. La scenografia, creata da pochi elementi, è però essenziale. Vede quel muro grigiastro sullo sfondo? Anzi, quello che resta di quel muro? Ebbene, proprio da quel muro, che porta con sé il ricordo di un conflitto mondiale che ha soffocato e annichilito i sentimenti di intere generazioni, si leva un grido contro le brutture della guerra e contro le discriminazioni di questo mondo: un messaggio di speranza che arriva al cuore, ricco di determinazione a superare antichi dissapori, incomprensioni e odi.
- Cosa rende attuale il testo di un’opera così imponente come quello di Romeo e Giulietta?
- Le tematiche sociali di allora che continuiamo a ritrovare anche ai giorni d’oggi, all’interno della nostra società: la prevaricazione sociale, la continua lotta contro il tempo, le lotti di classe, la vendetta, il forte che vince sul debole, la paura del diverso… E così via. Con la differenza, però, che il messaggio di sconfitta presente nel testo originale – sarà sempre il più forte a vincere (la morte) – nella rivisitazione moderna di Achilli diventa un messaggio positivo: di speranza, appunto.
- Ci parli ancora un po’ di lei, adesso. Quale desiderio o sogno ancora non è riuscita a realizzare?
- Da bambina sognavo di diventare ballerina, e da grande sono riuscita a coronare questo sogno. Adesso, voglio solo ballare, e nulla può distrarmi. Per me il desiderio più grande è trasmettere la mia energia. E ci lavoro giorno dopo giorno.
- Che cosa suggerisce a tutti quei giovani ballerini che, al giorno d’oggi, trovano maggiore visibilità mediatica?
- Credo fermamente che la danza sia un sogno e che, per mantenerlo come tale, non serve solo lavorare con disciplina e determinazione, ma occorre anche umiltà. Vorrei aggiungere, poi, che il traguardo più importante per me è riuscire sempre a mostrare e trasmettere i sentimenti dei miei personaggi, e non solo di raccontarne la storia legata a un luogo e a un tempo specifici. Posso suggerire loro di rendere quella storia talmente viva e reale da farla diventare quasi la loro storia, nonché la storia di ognuno. E di ricordarsi che nella danza – come in tutte le manifestazioni d’arte - conta solo la poesia che si riesce a far arrivare e, soprattutto, quanto essa suscita in chi l’ascolta.
- Un’ultima domanda: qual è il dono più grande ricevuto dalla danza?
- La voglia di andare sempre avanti, di ballare sempre meglio e sempre più, in tutti i teatri delle città più importanti. Danzare è linfa vitale; vorrei portare me stessa al massimo delle mie capacità.


The end

Il mio commento da Coach alla rivista simulata:
Vittoriana Motta, caporedattore per una manciata di giorni ;-) ha strutturato una rivista immaginaria molto interessante e particolare, cercando di suscitare la curiosità dei lettori con gli articoli affidati ai propri redattori.
Tania Mignani ha dato una nota di colore alla rivista, raccontando di una ipotetica prova sul campo di una disciplina inerente alla danza. Lo ha fatto con la sua consueta ironia, facendo però anche delle riflessioni di costume che elevano il suo pezzo.  
Graziella Braghiroli ha dato un apporto molto interessante e di cultura, affrontando l'argomento del ballo sotto un profilo storico, ma offrendo ciò che scriveva con leggerezza di penna, e questo è un valore aggiunto per non annoiare il lettore. 
Infine, Linda Silvia Scarpenti, con la sua intervista immaginaria, ci ha fatto entrare nel mondo della danza classica con grazia, facendo emergere tutto ciò che c'è dietro la vita di una ballerina, la vita di sacrifici prima di salire su un palco.
Tre penne che Vittoriana Motta ha saputo armonizzare tra loro, proponendo al lettore un numero di una rivista interessante, che informa, senza però mai appesantire la lettura. Quindi, i miei complimenti a lei e a tutta la sua squadra per il lavoro svolto. 

A voi lettori di questo blog il giudizio, un pensiero, una critica nel bene e nel male serve a crescere.
Nei prossimi giorni posterò nel Blog (uno alla volta) gli altri esperimenti.


Alla prossima
dalla vostra
Stefania Convalle


domenica 19 marzo 2023

Numero 440 - Parlo di me, Salvina Alba - 19 marzo 2023

 

Sono nata in una soleggiata giornata di fine ottobre di tanti anni fa nella mia amata Sicilia e forse per questo nella mia personalità sono presenti varie caratteristiche contraddittorie: dalla malinconia dell’autunno alla voglia di sorridere, dall’attrazione verso gli altri popoli, che mi ha spinta a studiare le lingue straniere e a viaggiare, al desiderio di starmene tranquilla in casa mia. Sarà perché sono un’isolana, ma adoro la solitudine e da sola non mi annoio mai. Mi piace leggere, vedere film e serie tv, ascoltare musica, suonare il piano (male), a volte perfino disegnare e… mangiare tanti dolci. E ovviamente scrivere.

Non è facile per me descrivermi ma, se proprio dovessi farlo con poche parole, mi definirei un’insegnante che scrive romanzi. Sì, perché tanto tempo fa ho scelto questo lavoro e ho dedicato tutta la mia vita alla scuola, all’insegnamento, ai giovani che mi sono stati affidati nel corso di questi lunghi anni.

La scrittura è venuta dopo, ma non troppo. Scrivo infatti da oltre vent’anni, anche se ho sempre considerato questa attività un hobby, lo strumento giusto per evadere da una quotidianità che a volte annoia, a volte delude, a volte viene stretta.

Ho cominciato quando, cercando nuovi libri da leggere la sera ai miei figli piccoli, ho ritrovato in un vecchio quaderno una storia che avevo iniziato e mai finito diversi anni prima. Completarla è stato un atto voluto poiché avevo sempre desiderato scrivere e dovuto perché mio figlio ha preteso di conoscere la conclusione di quel racconto.

Da quel momento non ho più smesso e la pubblicazione del mio primo romanzo non è stata una sorpresa per nessuno. In fondo, ero sempre stata la classica ragazzina secchiona che adorava leggere e alla quale piaceva studiare e ottenere il massimo dei voti. Da quando ho imparato a decifrare consonanti e vocali, ho subito cominciato a divorare tutto ciò che trovavo attorno a me. La lettura mi ha accompagnata in tutti i momenti della mia vita, anche i più difficili, anche i più importanti, mi ha consentito di conoscere, apprendere, scoprire, viaggiare, vivere tante altre vite. Sono convinta da sempre che i libri impediscano di sentirsi soli.

Della scrittura invece adoro l’atto creativo, la possibilità di far sorgere dal nulla o quasi un mondo tutto mio, il senso di onnipotenza che mi regala la consapevolezza di essere il demiurgo delle mie storie, di poter plasmare tutto a mio piacimento, di poter esprimere le mie idee. Prediligo la narrativa psicologica, il monologo interiore, l’indagine dell’interno piuttosto che la descrizione dell’esterno. I miei autori di riferimento, Stendhal e Camus, provengono dalla letteratura d’oltralpe e forse non avrebbe potuto essere diversamente per una persona che ha insegnato francese per quarant’anni.

L’incontro con Stefania e la sua casa editrice Edizioni Convalle è stato frutto del caso, ma qualcuno sostiene che il caso non esiste e quindi, se ci siamo trovate, vuol dire che doveva andare così. Questo incontro fortuito e fortunato mi ha fatto conoscere una persona speciale e vulcanica e un gruppo unito e solidale che si sostiene reciprocamente. È una grande emozione pensare di farne parte anch’io, almeno un po’. La pubblicazione de "Il bosco di faggi", il mio quinto romanzo edito, un’opera a cui tengo molto, mi consente di proseguire la mia attività di autrice e questa è la cosa che desidero di più perché, in fondo, la mia ambizione più grande è lasciare un ricordo di me ai miei cari e far sì che il mio fantastico nipotino Alessandro, che oggi ha appena otto mesi, possa un giorno sfogliare i miei libri e, attraverso le pagine, ricordare la “nonna scrittrice”.

Salvina Alba


E ora la parola all'editrice ;-)

Nella mia esperienza da editrice, mi capita di conoscere prima l'autore e poi l'opera, o il contrario. E quando si legge prima l'opera, parlano le parole scritte ed è più difficile - secondo me - far breccia nel cuore di chi legge e valuta se l'opera in questione è nelle corde, nel mio caso, di Edizioni Convalle.
Il romanzo di Salvina Alba, "Il bosco di faggi", è stato per me un colpo di fulmine. Amo, in primis, la bella scrittura e leggendo quelle pagine l'ho trovata: corretta, introspettiva, profonda: come piace a me. Nella prima parte dell'opera, credo che la sua penna sia stata davvero abile a delineare il tratto psicologico del personaggio principale, come anche della situazione di vita, tra famiglia e lavoro, di questo ragazzo. E poi ho apprezzato la virata, nella seconda parte, verso il giallo, qualcosa che non ti aspetti e ti cattura perché ci si chiede: ma che succede? 
Di Salvina mi hanno molto colpito due cose: la penna (come già detto) e la sua gentilezza. Lei ha un cuore davvero gentile, che di questi tempi non è proprio cosa scontata. E io sono contenta che sia entrata nella famiglia della mia casa editrice! 
Il suo romanzo è proprio bello e invito chi non l'avesse ancora letto, a farlo, perché parla di Vita, parla dell'essere umano, toccando stati d'animo - quella parte oscura di noi - che forse è la più vera.


Alla prossima
dalla vostra 
Stefania Convalle



 

 

domenica 12 marzo 2023

Numero 439 - Parlo di me, Barbara Galimberti - 12 Marzo 2023


 

Parlo di me.
Sembra facile parlare di sé stessi, eppure non è così, o per lo meno non lo è per me.
Da sempre, creare un personaggio e raccontare la sua vita mi è sembrato più agevole e in qualche modo più comodo. È stato quasi naturale mascherare le mie emozioni dietro le forti personalità dei protagonisti delle mie storie.
Trovarmi qui a scrivere di me stessa, anche se apparentemente semplice agli occhi di molti, per me, invece, è complesso, a tratti tortuoso, come lo è sempre stato nel passato e forse lo sarà nel futuro. Non sono mai stata una persona pronta a mettersi in prima fila, ma ho sempre preferito sedermi in un angolo, nascosta dagli sguardi delle altre persone.
Ma oggi, con le dita che corrono sulla tastiera, ho deciso che è arrivato il momento di raccontarmi per farmi conoscere da chi è lontano, ma anche per aprirmi un pochino di più verso chi vive quotidianamente nella mia vita.
Molte persone mi dicono che di me in realtà sanno poco, a parte che non bevo vino, non mangio funghi e tartufi.
Sono capace di ridere e scherzare con chiunque, ma difficilmente riesco a condividere le mie lacrime.
Per anni la danza mi ha permesso di abbandonare la mia mente e il corpo verso il mondo delle emozioni, da qualche anno anche la scrittura mi ha aiutata a proiettarmi in un universo parallelo e mi ha accompagnata a comprendere che lo sguardo degli altri, il loro giudizio, non è poi così importante per me stessa e non è necessario per realizzare i miei sogni. 
Il cammino verso la scrittura non è stato facile. La mia vita ruota intorno ai numeri, visto che insegno economia aziendale, e le parole sono sempre state affascinanti, ma in qualche modo ho avuto difficoltà nell’avvicinarmi a queste, proprio perché la staticità del numero è sempre stata più facile da gestire, rispetto la dinamicità delle parole, che racchiudono le nostre emozioni, i nostri sentimenti e le nostre domande e le risposte.
Oggi, la lettura e la scrittura sono quasi diventate indispensabili, sono parte della mia linfa giornaliera. Nelle parole trovo me stessa, con i miei limiti e le mie potenzialità. Ho imparato a non giudicarmi, ma anzi a stimolarmi a guardare avanti, a provare nuovi percorsi e nuove sfide.
Sono orgogliosa e felice di ciò che sto costruendo nella mia vita. Diciassette anni fa sono diventata madre, dopo un percorso non facile. Oggi, guardo mio figlio e vedo in lui la donna che sta crescendo e che sta rispondendo, giorno dopo giorno, alle mille domande della vita. Da tanti anni sono anche moglie e penso che il matrimonio, o comunque la convivenza, sia un viaggio dove si incontrano ostacoli, non sempre facili da superare, ma se rifletto sugli anni che verranno, accanto a me non riesco a pensare a un’altra persona, se non a mio marito. E, fortunatamente, sono ancora figlia e sorella. Quel passato importante che ha posto le basi per il mio presente e per il futuro.
I miei numeri, i miei ragazzi a scuola, con i loro sorrisi e i loro bronci, sono la mia quotidianità e le parole, quelle che dico e quelle che scrivo, rappresentano me stessa, a volte molto luminosa e altre ombreggiata. Ma sono convinta che continuerò a essere innamorata delle parole e questo forse mi porterà a scrivere per sempre.

Barbara Galimberti



E ora la parola all'editrice ;-)


Eccomi qui a parlare di Barbara Galimberti per raccontarvi quello che lei non vi ha detto parlando di sé ;-)
Vi svelerò qualche segreto...
Il primo: fa delle lasagne buonissime! E quando è venuta a casa mia per qualcosa inerente al suo romanzo - forse doveva ritirare qualche copia o forse dovevamo  presentare in una diretta on line il suo romanzo - si è presentata con le lasagne... Inutile dire che è entrata subito nella top ten delle autrici preferite di Edizioni Convalle :-D A proposito, cara Barbara (scusate se intanto ne approfitto per dirle una cosa), quando me le rifai???
Bene, passiamo al secondo segreto.
Dovete sapere che Barbara frequenta i miei laboratori di scrittura da più di due anni, all'interno dei quali gli "allievi autori" leggono in una diretta il loro compito (racconti vari etc). Ecco, lei si diletta a fare la milanese imbruttita, e vi posso assicurare che come lo fai lei... Nessuno! Insomma, più di una volta ci ha fatto davvero divertire. Ora non chiedetele di farlo in diretta mondiale perché è un po' timida, eh sì, e quindi lo fa solo per noi o quando le offro del vino e allora perde i freni inibitori :-D
Il terzo segreto ancora lo devo scoprire, ma quando accadrà ve lo verrò subito a spifferare, cari amici lettori di questo blog!
A parte questa parentesi scherzosa, vi racconto come ho conosciuto Barbara. Attraverso la scrittura, si è iscritta ai miei laboratori e abbiamo fatto un percorso insieme.
Il suo primo romanzo, "Anna", è nato proprio nel laboratorio. Avevo assegnato, come compito, di scrivere un racconto dove - nel suo caso - il personaggio principale fosse una postina. Quando alla lezione successiva l'ho letto, ho subito capito che c'era lo spazio per proseguire e farlo diventare un romanzo. Barbara è stata brava a seguire i miei consigli, anche qualche mese più tardi, quando dopo aver letto l'opera completa le ho suggerito alcuni approfondimenti, e alla fine il risultato è stato un'opera prima gradevolissima, ironica ma commovente. Un'ottima partenza, insomma!


Insomma, Barbara è una donna che ci sa fare coi numeri, però i numeri non sono così statici, come dice lei ;-) I  numeri sono magici e molto altro, ma questo è un altro discorso... Dicevo, Barbara ci sa fare coi numeri, ma è entrata nel mondo delle parole con successo! Ricordo che all'inizio ho fatto un po' di fatica a farle togliere la corazza che bloccava le parole più intrise di emozioni, ma alla fine, a furia di romperle le scatole, ce l'ho fatta. Ed è sempre un'emozione per me accompagnare una mia "allieva" fino alla pubblicazione!
Bene, per questa volta vi ho spifferato tutto!
Godetevi questa bella foto e noi ci vediamo alla prossima!


Alla prossima 
dalla vostra
Stefania Convalle



venerdì 3 marzo 2023

Numero 438 - Esperimenti di scrittura - 3 marzo 2023


Continua l'esperimento di scrittura che abbiamo fatto nei laboratori che conduco: una sorta di simulazione di una redazione di una rivista. 
Un modo diverso di allenare la penna!
In questo numero vi propongo l'idea di Silvana Da Roit, caporedattrice per gioco, per così dire.
La foto che vedete in testa a questo numero è la copertina della sua rivista immaginaria. Leggiamo insieme gli articoli che lei ha affidato ai vari redattori della sua squadra.

LO SCAFFALE INFINITO
Periodico mensile di proposte di lettura
gennaio 2023

Cari lettori,
lo scaffale infinito torna anche quest'anno per continuare a stuzzicare la vostra voglia di leggere, indicando romanzi che hanno a che fare con gli articoli pubblicati.
Che cosa c'è di meglio che affrontare il nuovo anno con liste di buoni propositi, già dai primi giorni di gennaio? Se anche voi siete parte di questo pubblico, leggete l'arguto pezzo di Marco Lazzaro e, come diceva Renzo Arbore, meditate, gente, meditate!
Rispetto agli scorsi anni abbiamo introdotto due novità: un angolo dedicato ai proverbi, curato da Adelia Rossi, e una rubrica che propone scrittrici nate nel mese corrente, in questo caso gennaio, seguita da Cinzia Zerba.
Buon gennaio e buona curiosità a tutti.
Silvana Da Roit


Propositi 2.0
Marco Lazzaro

Anche il 2022 è finito.
Ora non ci rimane altro che sederci in riva al fiume e vedere passare i cadaveri di tutti quei propositi che ci eravamo prefissi come obiettivo.
Che cosa possiamo fare per evitare di compiere, anche quest'anno, la stessa strage?
La risposta è più semplice di quello che pensi.
Partiamo dal principio.
Che cosa ci spinge quando, arrivati all’ultimo dell'anno, decidiamo di farci così male da pensare a elenchi di progetti per un intero anno?
È probabile che colti dall'euforia dei festeggiamenti iniziamo a credere di poter affrontare anche i mulini a vento, così ci lanciamo in utopistici propositi come portare la pace nel mondo o altri più abbordabili - ma altrettanto tosti – come da domani mattina, fare una corsetta appena svegli.
Si deduce che la prima cosa che sbagliamo è il tempismo.
Perché aspettare il trentuno dicembre per fare progetti, quando abbiamo un intero anno per procrastinare le nostre ambizioni all'anno successivo?
Quindi, ecco il primo proposito da mettere in atto: scrivere i propositi appena vengono in mente, magari calendarizzarli, così da non dimenticarseli lungo la strada.
Non sarà facile, ma se pensiamo a qualcosa di concreto sono sicuro che troveremo un sacco di errori da non ripetere o di cose da fare meglio in futuro, e quelli saranno dei perfetti candidati per la nostra lista ideale.
Secondo proposito: porre un freno a tutti i tentativi di migliorare il proprio carattere. Quella è una questione che non va rimandata all'anno dopo. Se pensi di avere un problema perché posticiparlo e non affrontarlo subito?
Usciti dalla palude del rimandare, possiamo ora concentrarci su ciò che possiamo in concreto pensare di realizzare.
Il primo punto è banale.
Siamo capaci tutti ad ascoltare Rihanna, no? Perché non provare a trovare un nuovo artista da supportare? E lo stesso concetto si può applicare a qualsiasi arte. Si può leggere un libro di un autore emergente o trovare qualche mostra nelle vicinanze per aiutare un illustratore o un pittore a farsi conoscere.
Il secondo proposito è quello di provare una cucina diversa dal solito. Non sei mai andato in un ristorante stellato? L'anno nuovo potrebbe essere l'occasione per provare un'esperienza diversa, oppure sei tra i pochi rimasti a non aver mangiato il sushi? Cerca un ristorante con una proposta alla carta e buttati a capofitto su sapori alternativi che potrebbero anche aiutare a espandere i tuoi orizzonti.
Ora che abbiamo sfamato anima e stomaco non ci resta che pensare alla sfera sociale. Tutti coloro che non vivono in una caverna nascosta nelle foreste del Molise hanno a che fare con una cerchia di persone più o meno vicine.
Per spiazzare piacevolmente gli altri non c'è nulla di meglio di un regalo. Un pensiero fatto a un parente o a un amico può migliorare la loro giornata, soprattutto se non sanno che è un proposito che hai letto su un articolo, quindi, taci.
Un'altra idea è quella di organizzare una bella vacanza in un posto in cui non sei mai stato, con qualcuno a cui tieni. Questo potrebbe rafforzare il legame con le persone scelte, ma anche farti conoscere una cultura o un modo di vivere differente da quello che conosci.
L'inizio dell'anno è un buon momento per pensare alla propria carriera lavorativa ricordandosi che, a meno di non essere ricchi ereditieri, il posto di lavoro è il luogo in cui passiamo gran parte della giornata, quindi essere soddisfatti è fondamentale.
Potresti partecipare a qualche corso online per aumentare le tue competenze, oppure cercare di migliorare i rapporti con i colleghi.
Se questo però non dovesse essere nelle tue corde, oppure piuttosto che pensare al lavoro preferiresti imparare da autodidatta a sdraiarti sul letto di chiodi di un fachiro, allora ti consiglio di focalizzarti sui tuoi hobby.
Però, non mettere troppa carne al fuoco. Potresti non avere il tempo libero necessario a seguire tutto quanto e finiresti col sentirti frustrato, ci siamo capiti?
Avete preso nota?
Ora che abbiamo considerato tutte queste idee, prendiamole e buttiamole via.
Al giorno d'oggi la vita è troppo frenetica per ragionare su queste cose e bisogna cogliere il momento.
L'unico consiglio valido è quello che, a meno di impedimenti di forza maggiore, non c'è miglior momento per fare qualcosa di quello attuale.
Quindi, il segreto per non dover pensare a uno sterile elenco di volontà per il nuovo anno è, nientemeno, quello di aver cercato di realizzare più desideri possibili in quello passato.
 
Proposta di lettura
Non buttiamoci giù di Nick Hornby, se non altro per il consiglio esplicito nel titolo rivolto come augurio a tutti.


Ogni gatta ha il suo gennaio
Adelia Rossi
 
Devo ammettere che questo proverbio, a quanto pare molto conosciuto, per me è qualcosa di completamente nuovo.
Vogliamo provare a comprenderne il significato? Magari molti lettori lo conoscono già, ma tanti altri come me, forse, ne sono all’oscuro, inoltre, come per ogni giornalista che si rispetti, ritengo che la curiosità sia uno degli elementi base di questo lavoro.
Ho condiviso con questi meravigliosi esseri, i gatti, parte della mia vita, comprenderete pertanto il grande interesse che nutro per loro.
Da ragazzina seguivo mia madre, gattara per vocazione, nei suoi continui spostamenti alla ricerca di mici da sfamare e quant'altro, e mi divertivo ad annotare su fogli volanti quel crescendo di emozioni per poi riportarle su un quaderno, che ancora oggi fa bella mostra di sé sulla scrivania dell'ufficio.
Non lo sapevo, ma già da allora il seme della scrittura si era interrato in me.
La fortuna di scrivere per un giornale, inoltre, mi offre la possibilità di parlare di loro, i mici, e di narrarvi di quelle figure che, come mia madre, dedicano tempo ed energia a prendersi cura di quegli straordinari esseri. 
Ogni gattara che si rispetti non ha orari e nemmeno concetti!
Questo proverbio, in realtà, l'ho inventato io. Mi era uscito così, di botto, una domenica mattina in pieno inverno quando sorpresi mia madre tutta infagottata dentro strambe vesti.
Sacrificare il tempo non mi pesa, ricevo in cambio più di quanto può darmi un qualsiasi essere umano, diceva sempre, e questo le bastava a farla ricredere su eventuali ripensamenti dettati talvolta dalla fatica. Aveva colonie ovunque e, quando credeva di avere finito, c’era sempre altro che l’attendeva altrove.
Era una paladina, mia madre, apparteneva a un pianeta sino allora quasi sconosciuto.
Ogni mattina prima di uscire da casa per recarsi al lavoro, controllava che nello zaino non mancassero i croccantini, poiché lungo il percorso poteva sempre trovare randagi di strada, dimenticati e spesso anche maltrattati. Aveva sempre sentito dire che i gatti erano esseri indipendenti, opportunisti e talvolta traditori. D'altronde si diceva anche che Giovanna d'Arco fosse una strega e spesso l'ignoranza fa grandi danni.
Ci sarebbe tanto da dire su questi esseri, ma sono felice se, anche solo per un attimo, ho risvegliato il vostro interesse. Scrivetemi, con il permesso della redazione ritaglieremo uno spazio dove anche voi, lettori, potrete dire la vostra e, perché no, presentarci i vostri gatti.
Se si decide di fare una buona azione si porta fino in fondo, siete d'accordo?
Ma non vi siete accorti che manca qualcosa? Il proverbio! Ditelo, pensavate me ne fossi dimenticata, vero? Invece, eccomi qua.
Allora, il proverbio ogni gatta ha il suo gennaio è dovuto al fatto che proprio in questo mese le gatte entrano in calore dando così inizio alla fecondazione. Questo avviene al Sud, mentre al Nord diventa il mese di febbraio per il semplice motivo che la temperatura più rigida non garantirebbe la sopravvivenza dei piccoli. Ancora una volta mi accorgo quanto la natura sia previdente e soprattutto non abbia bisogno della mano dell'uomo per gestirsi. Sono certa che in questo concorderete con me.
Vi saluto e vi lascio in compagnia dei nostri Miao.
 
Proposta di lettura
Casper, il gatto pendolare di Susan Finden. 


Donne che vestono di giallo
Cinzia Zerba
 
Amici lettori, buon anno e ben ritrovati!
Oggi per la rubrica Dimmi in che mese siamo e ti parlerò di una scrittrice conosceremo Patricia Highsmith.
Prima di parlarvi di questa autrice, desidero percorrere una breve carrellata di scrittrici che, prima e dopo di lei, hanno dato vita a gialli intriganti e thriller ad alta tensione.
Mi pare ovvio partire dalla regina del giallo, la britannica Agatha Christie che, dopo aver creato Hercule Poirot, esce nel 1930 con un giallo la cui protagonista è Miss Marple: la prima donna investigatrice nella storia della letteratura.
Per dovere di cronaca, però, si deve ricordare che Carolina Invernizio, nata a Voghera nel 1851, già nel 1909, con alle spalle una sessantina di pubblicazioni di romanzi gialli, storici e d’appendice, si cimentava con le investigazioni al femminile uscendo con il libro “Nina, la poliziotta dilettante”, riscuotendo notevole successo soprattutto in America Latina.
Nel 1990 compare sulla scena dei thriller americani una giovane e promettente Kay Scarpetta, personaggio nato dalla penna della giornalista e scrittrice Patricia Cornwell: il medico legale che ormai da decenni conduce le investigazioni con il collega e cognato Marino e tiene col fiato sospeso milioni di lettori. I libri venduti, infatti, sono tantissimi e si può dire che attualmente sia una delle più amate scrittrici viventi di thriller al mondo.
Se guardiamo al nord Europa non possiamo non parlare della svedese Åsa Larsson, che pubblica nel 2003 il libro in cui compare per la prima volta l'avvocatessa - investigatrice suo malgrado - Rebecka Martinsson; come anche dell'autrice sua connazionale Camilla Läckberg, la quale, a partire dal 2002, inizia a vendere milioni di copie in tutto il mondo, grazie alla sua Erika Falck, una scrittrice che insieme all'ispettore Patrik Hedström risolve intricati e misteriosi casi nella città in cui entrambi abitano.
Penelope Poirot, invece, è il personaggio creato da Becky Sharp, un'immaginaria discendente anglo-belga del personaggio creato da Agatha Christie. Le prime traduzioni sono disponibili nel nostro Paese già dal 2016.
Nel panorama editoriale italiano, invece, spicca il personaggio di Alice Allevi, brillante e maldestra allieva di medicina legale, che si ritrova, come il prezzemolo, sempre in mezzo a delicati casi di omicidi, nato da un’idea di Alessia Gazzola, e da cui è stata tratta una fortunata serie televisiva. Stessa storia per la commissaria Lolita Lobosco, invenzione della pugliese Gabriella Genisi, che dal 2010 si prodiga per la risoluzione dei casi sui tacchi altissimi delle sue Louboutin, e che di recente abbiamo visto anche sul piccolo schermo.
In questo nutrito panorama di autrici troviamo, come accennavo all’inizio, Patricia Highsmith, statunitense, nata il 19 gennaio 1921 e considerata una delle più abili scrittrici di thriller psicologici al mondo.
Purtroppo, non riscuote grande fama e successo in Patria, soprattutto per i temi scomodi trattati, come la condizione omosessuale o la perversione a cui l’essere umano può arrivare, quale l'attrazione verso il male, mentre viene molto apprezzata in Europa e dai registi. Nata a Fort Worth, in Texas, ama da sempre la scrittura e nel 1950 esordisce con il libro thriller “Sconosciuti in treno” che le vale l'attenzione di Hitchcock, il quale ne fa una trasposizione cinematografica intitolata “L’altro uomo”.
Sono molte le sue opere che diverranno dei film, come “Il talento di Mister Ripley”, “Carol”, “Delitto in pieno sole”. La Highsmith, però, non dimostra grande entusiasmo per la produzione cinematografica derivante dalle sue opere; piuttosto schiva, anticonformista e annoiata dalla routine, cambia spesso città fino a trasferirsi dapprima in Inghilterra, poi in Francia e negli ultimi anni in Svizzera sino alla sua morte avvenuta nel 1995, dove conduce una vita al riparo dalla notorietà, spesso in compagnia delle donne che amò.
Trattandosi del primo articolo dell'anno, quale miglior lettura potrei proporvi di questa autrice, se non “I due volti di gennaio”?
Scritto nel 1964, edito da Bompiani nel 2000, neanche a dirlo diventò un film nel 2014, ed è la storia ad alta tensione di Chester e Colette, marito e moglie americani in fuga perché truffatori. L'uomo, riconosciuto da un poliziotto che è sulle loro tracce, è costretto a ucciderlo, ma all'assassinio assiste anche un’altra persona: Rydal, un americano che vive in Grecia per sfuggire al suo passato ingombrante. Quest’ultimo si offre di coprire l'omicidio e aiutare i due nella fuga, nascondendoli. In un crescendo di fascinazione e seduzione, i tre non riescono più a controllare i loro istinti, fino a quando Chester si accorge che tra Colette e Rydal sta nascendo una forte attrazione… Il resto non ve lo svelo, se vorrete sarà la vostra lettura del mese.
Noi ci ritroviamo a febbraio, buona lettura!
 
Proposta di lettura
I due volti di gennaio e Il talento di mister Ripley di Patricia Highsmith

 The end

Il mio commento da Coach alla rivista simulata:
Silvana Da Roit, caporedattore per una manciata di giorni ;-) è riuscita a mettere insieme penne molto diverse tra loro, andando ad affidare ciò che riteneva più congeniale per ogni redattore.
Troviamo quindi un articolo di Marco Lazzaro che, con la consueta ironia che appartiene al suo stile, ha lanciato messaggi utili per ognuno di noi, strappandoci un sorriso qua e là per lo stile spiritoso. 
E poi troviamo la penna di Adelia Rossi. Quale argomento migliore poteva affidarle Silvana, se non qualcosa che riguardasse i suoi amati gatti? In modo simpatico e personale, Adelia parla di proverbi a modo suo ;-) in modo originale.
Che dire poi dell'articolo di Cinzia Zerba, abile nel fare ricerche nell'ambito letterario, regalandoci un panorama interessante sul mondo del giallo... 
Bella, anche, l'idea di Silvana di chiedere ai suoi redattori un consiglio di lettura a fine articolo.
Nell'insieme, tre penne diverse, sapientemente guidate da Silvana Da Roit che ha saputo trarre il meglio da ognuno di loro.

A voi lettori di questo blog il giudizio, un pensiero, una critica nel bene e nel male serve a crescere.
Nei prossimi giorni posterò nel Blog (uno alla volta) gli altri esperimenti.


Alla prossima
dalla vostra
Stefania Convalle


 
 


domenica 26 febbraio 2023

Numero 437 - Parlo di me, Luca Verzulli - 26 Febbraio 2023


 

Parlo di me: l’ho sempre trovato difficile come compito fin dall’elementari, quando ti chiedevano di comporre quei temi per stimolare noi poveri bambini a pensare alla nostra identità. Ma io non so bene chi sono; come non lo sapevo allora, non lo so adesso.
Mi è sempre stato più facile creare immagini di me, personaggi estrapolati da qualche posto che mi facevano compagnia, ho sempre vissuto un po’ qui con tutti voi e un po’ in un altrove più divertente. Difatti, una delle mie battute preferite del film “È stata la mano di Dio” del grande Paolo Sorrentino, è quella tra il piccolo Paolo e il fratello maggiore, che recita così:
Fratello di Paolo: «A un certo punto, lo chiama un giornalista. E Fellini gli risponde: Il cinema non serve a niente, però ti distrae. E secondo me il giornalista gli avrà detto una cosa tipo, ti distrae da cosa? E Fellini gli fa, dalla realtà, la realtà è scadente.»
Lo stesso Paolo Sorrentino disse che fu proprio questo il motivo che lo spinse a fare cinema, e io mi rivedo pienamente nelle sue parole, solo che io mi sono buttato sulla scrittura, ma chissà cosa mi riserverà il futuro. 
Mi ritengo una persona sensibile che vive di alti e di bassi, entrambi momenti produttivi e importanti poiché nei momenti alti sono sempre fuori casa a socializzare, fare amicizie e conoscenze in ogni dove; nei momenti bassi, invece, tendo a chiudermi e a isolarmi, talvolta ne ho un bisogno naturale, come per ripulirmi e scrollarmi di dosso alcune cose che non hanno un nome. Questo secondo periodo è molto introspettivo e creativo. Sono due esatte contrapposizioni che fanno entrambe parte di unico essere, forse è questo che rende difficile rispondere alla domanda: “Mi parli di te?”. 
Pochi capirebbero, allora tendo a presentare solo una parte di me, quella che al momento fa più comodo. L’esperienza dei miei 28 anni mi fa capire quando ho bisogno di uno o dell’altro e mi comporto di conseguenza.
Ho iniziato a scrivere all’età di 16 anni, annotavo i miei pensieri, poi ho iniziato a trasformarli in poesie e da lì ne ho collezionate tante da spingermi a condividerle con gli altri, auto-pubblicandomi una raccolta di poesie intitolata “Il peso specifico di una carezza” su Amazon Kindle. 
Da lì in poi divenni un mangiatore di libri, quando lessi “Che Dio ci perdoni” di Amy Michael Homes e “La boutique del mistero” di Dino Buzzati, mi illuminarono su cosa volessi fare: scrivere una raccolta di racconti. Iniziai verso i 21 anni e con molta calma e pazienza arrivai al giorno, come per il primo libro, nel quale era pronto per essere condiviso con un pubblico. Iniziai a cercare online qualche casa editrice che potesse coronare questo sogno; tra case editrici poco trasparenti ed altre che chiedevano grandi cifre economiche per stampare il proprio libro c’era lei, Edizioni Convalle, solo libri di qualità, la prima cosa che lessi. 
Iniziai a informarmi, spulciare tra i forum. Mi sembrava veramente una casa editrice come quella che cercavo, meritocratica, gestita da qualcuno che ha veramente una forte passione per ciò che fa, una persona che ci mette la faccia e rischia in un mondo molto difficile come quello dell’editoria. Naturalmente sto parlando di Stefania Convalle, che ha trasformato il mio sogno in realtà. Colgo quest’occasione per ringraziarla ancora una volta, ringrazio anche Giuseppe e tutto il team che ha visionato e valutato il mio manoscritto.

Luca Verzulli


E adesso la parola all'editrice ;-)

Luca è stato, per me, una vera e propria scoperta.
Quando è arrivata la sua opera a Edizioni Convalle, in un primo momento sono rimasta perplessa perché alcuni racconti erano davvero forti... Poi ho deciso di pubblicare "Spogliati" perché ho scorto tra le righe e dentro le storie narrate, qualcosa di non comune. Il disagio esistenziale dei personaggi, le loro problematiche, alla fine non sono altro che i lati oscuri di tutti, anche se estremizzati. I racconti scuotono il lettore, ma inducono alla riflessione e questo è quello che cerco, come editore. 
Mi chiedevo se fossero autobiografici, in qualche modo, e devo dire che un po' il pensiero mi preoccupava! Poi ho conosciuto Luca, è venuto alla Fiera della Microeditoria, e mi ha colpito la sua gentilezza, la sensibilità che ha nello sguardo, la profondità dei pensieri. Impressione che si è confermata quando è venuto a casa mia per la diretta del giovedì nella Pagina Facebook di Edizioni Convalle, quando abbiamo presentato la sua opera.


Mi riconosco nel suo modo interiore, quello da lui accennato in questo parlo di me. Una persona, oltre che un autore, che ha tanto da dire e da dare, soprattutto a livello umano.

E quindi, se non l'avete ancora letto, ve lo consiglio caldamente.


Alla prossima
dalla vostra
Stefania Convalle