MRS BLUE NIGHT
di
Stefania Convalle
La chiamavano
Mrs Blue Night. Nessuno conosceva il suo vero nome.
Nessuno, tranne
lui.
E lui, quel
giorno d’estate, fece il suo ingresso nella milonga dove la donna era solita
andare.
La sala
semibuia, la musica nei movimenti dei ballerini in pista. Lei, seduta al suo
tavolo, là, nell’angolo. Vicino al bar. Quasi annoiata. Indossava il consueto
abito di scena, blu, come il suo nome. Lo sguardo non era più impaurito come
qualche anno prima, quando ancora non aveva imparato a domare la vita; ora era
sicuro, forse un po’ più duro, ma certamente più risolto.
Prese uno
specchietto dalla borsetta, si guardò, con una mano si aggiustò la rosa tra i
capelli biondi raccolti e fu in quel momento che si accorse di lui.
L’uomo aveva
preso posto su un divanetto poco lontano, dal lato opposto della sala.
Lo
osservò, non era cambiato: gli occhi
neri erano più neri che mai e quella barba incolta, ancora regnava sul suo viso;
i capelli raccolti in una coda e quel modo di guardarla un po’ sfrontato. Non
poteva udire la sua voce, con quell’accento argentino che le aveva fatto
perdere la testa.
Si accorse di
non essere turbata da quella presenza improvvisa. In fondo, aveva sempre
atteso il suo ritorno, dopo quella notte trascorsa a ballare; si erano conosciuti
durante un tango a cui era seguita una notte di parole lungo la Senna. Lei si
trovava in viaggio per una delle sue turné e Parigi era l’ultima tappa dove era
attesa per un’esibizione.
Non c’era stato
niente tra loro, solo carezze fatte di sguardi, baci fatti di parole,
abbracci sussurrati nei gesti. Eppure era accaduto qualcosa e lui,
all'alba, davanti a un fiume ancora assonnato, le aveva detto:
“Dimmi il tuo
nome: verrò a cercarti.”
Lei aveva
sorriso, non gli credeva. Ormai non credeva più agli uomini. Ma gli rispose e
gli svelò come si chiamasse davvero. Lui le aveva preso la mano, gliela aveva sfiorata con
un bacio, l'aveva guardata conficcandole quello sguardo nel petto, si era voltato e
si era incamminato verso il suo mistero.
La donna aveva fermato un
taxi ed era tornata al suo albergo.
Per anni aveva pensato a
quell’incontro.
Aveva allontanato tutti
gli uomini che ambivano a una notte con lei, con MRS-BLUE-NIGHT, come se fosse un
trofeo da esibire; ma lei voleva di più, voleva l’amore, anche se, giorno dopo
giorno, ci credeva sempre meno.
Non credeva in
se stessa, non credeva di meritarlo, non credeva che fosse nel suo Destino.
Eppure,
nonostante il ricordo dell’uomo fosse diventato sbiadito col tempo, si scopriva
a immaginare come sarebbe potuto essere il suo
ritorno.
Lui non le aveva
chiesto niente, aveva solo voluto la sua voce, le sue parole, i suoi pensieri.
Nient’altro. Forse per questo era così difficile dimenticarlo.
Ma ora era lì, a
pochi metri da lei.
Mancava poco
all’esibizione e il suo ballerino non era ancora arrivato. Cominciava a
preoccuparsi. La chiamarono dal bar, c’era qualcuno che la cercava al telefono.
Scoprì così che quella sera avrebbe dovuto rinunciare allo spettacolo, il
compagno di ballo era rimasto bloccato in aeroporto.
“Poco male” disse lei a
voce alta “Ballerò solo per divertirmi.”
“No!”
La donna si
voltò e si trovò davanti quegli occhi neri, inconfondibili.
“Balla con me.”
La prese per
mano e la condusse in mezzo alla pista. Calò il silenzio più totale, un
silenzio fatto d’attesa, il pubblico le diede spazio e si sedette ai bordi
della pista.
L’uomo si voltò
per un attimo in direzione del musicalizador e gli fece un cenno d’intesa.
Partì la musica.
La stessa del loro primo tango.
El tango de
Roxanne.
E fu l’apoteosi.
Roxanne: il suo
nome. E lui era tornato a prenderla.
https://youtu.be/-tJujl-4sSM